Li Fangyuan. Fiori di Cotone Rosso: un Ponte tra Tradizione e Modernità

Li Fangyuan. Fiori di Cotone Rosso: un Ponte tra Tradizione e Modernità
Fortunato D’Amico

La magia del futuro nei paesaggi culturali della Cina

Li Fangyuan, nato nel 1930 nel quartiere di Dinghu della città di Zhaoqing, nella regione del Guangdong, è stato un artista sostanzialmente legato alla sua terra e al retaggio culturale cinese. Cresciuto in un contesto pedemontano e in una famiglia che valorizzava l’istruzione, ha sviluppato fin da piccolo un amore estremo per il paesaggio natio, che ha trovato espressione naturale nella sua pittura.
La sua formazione ha inizio presso la Scuola Tecnica Normale di Canton (Guangzhou, nota anche come Yangcheng, il cui simbolo è il fiore di cotone rosso, dove ha studiato a fondo gli stili pittorici delle dinastie Song, Yuan, Ming e Qing). Successivamente, ha avuto la fortuna di essere allievo del maestro Li Shouzhen, a sua volta discepolo di figure di spicco della Scuola Lingnan.
Un incontro che ha segnato un punto di svolta nella sua carriera, guidandola verso direzioni originali.
La Scuola Lingnan è un movimento artistico che ha influenzato grandemente la pittura non solo cinese ma anche nipponica. È considerata uno dei principali movimenti artistici della pittura cinese del XX secolo. La sua importanza si è estesa sia in Oriente che in Europa, contribuendo alla rinascita dell’arte figurativa cinese.
Li Fangyuan ha ereditato dal suo maestro i principi della Scuola Lingnan, adottando un approccio innovativo, evidente nelle oltre mille opere realizzate nella sua vita.
Le sue immagini con i fiori di cotone rosso, simbolo di Canton (in cinese Guangzhou), sono un esempio di come l’artista osservasse la natura e la decifrasse in codici e lemmi di allegorie visive riferite alla stagione gioiosa della primavera.
Ogni anno, tra marzo e aprile, questi alberi si ricoprono di fiori e foglie, assumendo un aspetto maestoso che comunica una forte energia e vitalità. I fiori di cotone rosso, vividi e grandi, catturano lo sguardo con il loro colore acceso.


Moderno cantore di Yangcheng, ha trasferito il proprio vigore spirituale sulla tela attraverso specifici e ingegnosi espedienti: colpi di pennello brevi ma coordinati per esprimere un’idea, uso di poche tracce e di elementi minuscoli interconnessi tra loro per generare dinamismo. Queste procedure, sapientemente combinate, creano un forte impatto emotivo. Il cotone rosso acquerellato da Li Fangyuan assume così una personalità distintiva, turgidamente inchiostrata. Gli strati cromatici sono identificabili ma fusi insieme esprimono forza e grazia. Nella pioggia d’inchiostro delle sue tele si percepiscono una potenza e una vitalità antiche, scaturenti dall’armoniosa unione di tratto, inchiostro, colore ed acqua. Il risultato è un’esplosione di vitalità che celebra la rinascita della natura, in cui traspare la completa padronanza dei sistemi pittorici storicamente sviluppati in Cina e una grande sensibilità nella traduzione attualizzata dei soggetti illustrati.
In un dipinto in cui il tema sono i fiori gialli, la fluidità delle campiture e l’equilibrio cromatico tra il giallo acceso e il blu-verde scuro creano un’armonia elegante, seppur con una composizione non perfettamente simmetrica, tipica di un punto di vista più coerente alla situazione odierna. Il polittico con uccelli e fiori rossi mostra una maggiore dinamicità, con pennellate rapide che suggeriscono movimento, contrapposte alla staticità dei fiori, creando un ritmo di calibrata tensione visiva.

In altre raffigurazioni, più volte Li Fangyuan ritrae un gallo con macchie ampie e sicure ma più leggere per descrivere il contesto circostante con un’atmosfera serena e intima.
L’artista utilizza la pittura come un pianista che suona il pianoforte, alternando segni decisi ad altri più leggeri, creando una consonanza visiva che risuona con la stessa profondità emotiva di una melodia suonata con maestria sulla tastiera.
In tutte le sue produzioni, la semplificazione delle forme e la maestria nell’uso dell’inchiostro e del colore sono evidenti, componendo scene animate da un grande impatto visivo.
L’artista ha prediletto l’utilizzo di pennelli realizzati con coda di cavallo selvatico, una scelta che gli ha consentito di ottenere un tratto particolarmente vivace e dinamico. Ha lavorato prevalentemente su carta cotta, un materiale che ha contribuito a mantenere una sensazione di vibrante umidità, sviluppando varianti originali della tecnica della “collisione acquea”, intervenendo sul colore con l’acqua per espanderlo prima che si asciugasse. Questo processo, apparentemente semplice, ha permesso a Fangyuan di creare effetti cromatici unici e intensi.
L’estetica della sua arte annota e trasfigura la realtà, animando nello spettatore l’esigenza di un ulteriore avvicinamento contemplativo alla dimensione interiore e spirituale.
La calligrafia presente nei dipinti, riporta frasi evocative e poetiche, e arricchisce il significato complessivo dell’opera, aggiungendo un’ulteriore fonte di stimolo e di curiosità.

Pittura e resilienza culturale nell’opera di Li Fangyuan

Gli anni ’50 hanno rappresentato un periodo di grandi difficoltà per Li Fangyuan. Come ha evidenziato Stefano Giovannini, l’artista è stato accusato ingiustamente di essere un oppositore del regime durante la campagna contro gli “elementi di destra”. “Quello era un periodo di caccia alle streghe”, ha affermato Giovannini, sottolineando l’ingiustizia subita dall’artista. Tale accusa, seppur infondata, ha avuto conseguenze dirette sulla sua vita. Li Fangyuan ha perso il suo posto di lavoro accademico, vedendo compromessa la sua posizione. Tuttavia, non si è arreso. Ha aperto un proprio studio privato, dove ha continuato a trasmettere le sue competenze a un piccolo gruppo di allievi. Questo studio è diventato un rifugio intellettuale, un luogo dove preservare la tradizione pittorica cinese in un periodo di repressione. “Fangyuan non era interessato alla politica”, ha spiegato Giovannini, sottolineando che si trattava di un artista che si esprimeva attraverso la pittura e che ha trovato nell’insegnamento una forma di resistenza culturale. Li Fangyuan non ha mai realizzato opere antigovernative. La revoca del suo titolo di docente è stata poi rivista, e le autorità probabilmente lo hanno ritenuto non pericoloso. La carriera di Li Fangyuan è costellata di attestazioni di merito.

Nel 1995, ha ricevuto il Premio “Per una vita dedicata alla pedagogia” da parte del Comune di Canton. Questo riconoscimento, come evidenziato in precedenza, è arrivato in un periodo congiunturale diverso. ma di grande valore anche se circoscritto a livello locale. Negli anni, ha tenuto numerose mostre, tra cui la sua prima personale nel 1982 al mercato floreale del quartiere di Yuexiu, e un’altra all’Accademia di Pittura del Guangdong nel 2008. Nel 2012, ha collaborato alla pubblicazione di una raccolta di lavori calligrafico-pittorici per celebrare il centenario della biblioteca della città di Zhongshan.
Il suo impegno ha iniziato ad essere stimato con ammirazione anche al di fuori della Cina, grazie alla figlia minore, Li Luyun. Con una determinazione che ricorda quella del padre, Li Luyun tramite l’Associazione Pedone fondata da Li Zhiying ha organizzato mostre in Italia, superando le iniziali resistenze delle sorelle maggiori, che consideravano le opere del padre un patrimonio familiare da proteggere. Sono recenti le mostre di Li Fangyuan in diverse gallerie italiane, tra cui quella ospitata nel 2022 dalla Galleria Casa di Dante a Firenze e dal titolo “Colori indelebili”. Questa iniziativa ha permesso di far conoscere l’opera di Li Fangyuan a un pubblico internazionale, aprendo nuove prospettive interpretative e di valorizzazione della sua unicità.
Nella visione artistica di Li Fangyuan, la relazione tra la storia e la modernità, tra l’espressione artistica e il contesto sociale, risulta fondamentale per arginare gli effetti devastanti di un’epoca globalizzata che in rapida ascesa sta cancellando l’ampia ricchezza di idiomi e linguaggi fioriti nelle diversità espressive di tutti i Paesi del mondo, sostituendo il DNA tipico di ogni territorio con modelli e modalità estranee alle realtà locali. L’opera di Li Fangyuan nel suo insieme costituisce un importante patrimonio da condividere perché dimostra come sia possibile mediare il sapere e la sapienza del passato con il presente, mantenendone viva l’essenza e integrandola a una visione personale del tempo attuale.

Amazzoni. Martina Fontana e le donne dell’Associazione Amazzoni di Morbegno

Dal 6 al 9 marzo 2025 a Morbegno, presso il Chiostro S. Antonio, la mostra Amazzoni, a cura della scultrice Martina Fontana

Testo a cura di Giovanna Brambilla
Foto di Daniela Pellegrini

Indossare cicatrici. È in questo gesto che la pratica dell’artista Martina Fontana incontra il vissuto e l’esperienza del gruppo “Amazzoni” fondato nel 2008 dalla Dott.ssa Patrizia Franzini, che supporta chi sta vivendo un percorso di malattia oncologica al seno.
Elemento centrale del progetto è la scultura collettiva/scudo, realizzato attraverso una serie di incontri e un workshop. Sulla sua superficie prendono forma le riproduzioni di nodi e tagli campionati da alberi presenti sul territorio che le Amazzoni hanno scelto e catturato.
Indossare cicatrici. È in questo gesto che la pratica dell’artista Martina Fontana incontra il vissuto e l’esperienza del gruppo “Amazzoni” fondato nel 2008 dalla Dott.ssa Patrizia Franzini, che supporta chi sta vivendo un percorso di malattia oncologica al seno.
Elemento centrale del progetto è la scultura collettiva/scudo, realizzato attraverso una serie di incontri e un workshop. Sulla sua superficie prendono forma le riproduzioni di nodi e tagli campionati da alberi presenti sul territorio che le Amazzoni hanno scelto e catturato.


Questo oggetto, ideato da Martina Fontana, non solo protegge le donne ritratte nelle foto all’interno della mostra, ma rappresenta anche la loro capacità di rigenerarsi e rinascere dopo la malattia. Gli alberi, infatti, sono noti per la loro capacità di guarire le ferite e continuare a crescere, simboleggiando la resilienza e la forza.

“Insieme abbiamo lavorato sull’immagine e sul significato profondo delle cicatrici, visibili e invisibili. I calchi dei nodi degli alberi sono stati assemblati in un’unica scultura a forma di scudo con il quale ogni Amazzone ha scelto come rappresentarsi in relazione al proprio corpo e al proprio vissuto.” racconta Martina Fontana.

“La fotografia, in questo contesto, è uno strumento terapeutico e un rituale potente. L’atto di farsi ritrarre nude, vedendo ciò che si ha più paura di vedere, può essere un modo per “ritrovarsi” superando frammentazioni interne e promuovendo un’accettazione profonda in una sorta di ricostruzione dello sguardo. I corpi diventano mappe e paesaggi del dolore e della rinascita.”racconta Daniela Pellegrini.
Corpi nudi, semplici e reali, si mostrano o si nascondono, si fanno scudo e si sostengono tra loro, divenendo un corpo unico che attinge alle energie primordiali degli elementi e ad una forza interiore più segreta e sotterranea.


All’interno della mostra l’installazione 19 stelle celebra la forza del gruppo come punto di orientamento e guida per tutte le donne che ne fanno parte. I nodi argentei seguono la disposizione degli astri che compongono la costellazione di Orione, il gigante con lo scudo. Il dolore cede il passo alla bellezza, la luce e la forza delle compagne segnano una strada luminosa da percorrere verso la rinascita.

Naked. Behind the mirror

Silvia Rastelli

Naked. Behind the mirrorNaked, è una mostra di Silvia Rastelli curata da Luciano Bolzoni e Fortunato D’Amico. Silvia Rastelli, figlia d’arte e originaria di Piacenza, ha ereditato la passione per l’arte dal padre scultore, trascorrendo la sua infanzia nella sua bottega. Questo ambiente ha plasmato la sua formazione artistica, che si snoda tra la pittura e la danza, culminando in una laurea in Pittura e successivamente in Area del Contemporaneo all’Accademia di Brera di Milano.
L’arte di Silvia Rastelli è un ponte tra il passato e il presente, un dialogo costante tra il “Io” e il “Noi”. Il legno, materiale prediletto del padre, diventa la tela per raccontare storie personali, ma sempre in dialogo con la società e le sue relazioni. I suoi ritratti, che interpretano i volti come aree geografiche emerse dall’inconscio, sono simboli di liberazione dai pregiudizi e dall’intolleranza razziale, come sottolineato da Fortunato D’Amico.
“Naked. Behind the Mirror” esposta presso la sala Bipielle Arte di Lodi rappresenta un momento di profonda introspezione per l’artista. Silvia Rastelli si mette a nudo, esplorando la propria sfera personale e ponendola in relazione con la collettività. Questo percorso artistico è un viaggio attraverso uno specchio magico verso il cambiamento, senza perdere se stessa. L’arte diventa uno strumento di scoperta e di espressione, come sottolinea Luciano Bolzoni.
L’ approccio multisensoriale, coinvolge tutti i sensi: olfatto, vista, gusto, tatto, udito e propriocezione. In collaborazione con il musicista Denny Cavalloni, Silvia Rastelli crea un’esperienza sensoriale che invita il visitatore a interagire con il mondo circostante e a sperimentare nuove prospettive. Questo gioco di specchi riflette il “noi”, mettendo in luce il sé e l’altro in un’esperienza unica e coinvolgente.

VIA TORTONA: LA STRADA DEI SETTE MUSEI

Sabato 8 marzo ore 17.00 

In occasione di Milano MuseoCity 2025 e del tema-guida “Le Strade dell’Arte”,  Gisella Borioli, founder & creative director di Superstudio, presenta un talk vivace e coinvolgente dedicato a uno dei fenomeni più iconici della Milano contemporanea. Un viaggio tra passato e futuro per scoprire come Superstudio, pioniere dal lontano 1983, abbia contribuito a trasformare un quartiere industriale periferico in un vibrante polo culturale. Oggi, via Tortona vanta la più alta concentrazione di musei, gallerie, studi di artisti e fotografi, agenzie di comunicazione, location per eventi e, ovviamente, il cuore pulsante della Milano Design Week.Un esempio unico di riqualificazione urbanistica dove la creatività si muove senza confini tra arte, moda, design, comunicazione, tecnologia e innovazione visiva.Ospiti del talk saranno Fortunato D’Amico, architetto e curatore del progetto “Terzo Paradiso/SuperOrtoPiù” di Michelangelo Pistoletto, realizzato dieci anni fa per Expo e ancora visibile sul Roof di Superstudio; Bros, tra i primi street artist  a esporre in una grande personale a Milano, accolto da Superstudio in un periodo in cui la street art trovava difficilmente spazio e credibiltà (2008); e Pier Paolo Pitacco, pluripremiato art director, che ha il suo studio creativo CentoxCento Company in zona da oltre 40 anni. 

FLA MUSEUM- MILANO MUSEOCITY dal 2 marzo all’8 marzo 2025


-Apertura Museo: DO 2 marzo e SA 8 marzo ore 11.30- 12.30; 15.30-18.30; da LU 3 marzo a VE 7 marzo ore 15.30 -18.30 
-Visite guidate, DO 2 marzo e SA 8 marzo ore 11.30, 15.30, 16.30; da LU 3 marzo a VE 7 marzo ore 15.30, 16.30, 17.30   (fino ad esaurimento posti; 5 euro)
– Evento speciale talk “Via Tortona: la strada dei sette musei” sabato 8 marzo ore 17.00; ingresso libero e gratuito  CONTATTI:- Informazioni: tel.02 422501 assistant@superstudiogroup.com – FLA Museum, Chiara Ferella Falda (General Manager) c.ferellafalda@superstudiogroup.