EARTHPHONIA. Le voci della terra

di Chiara Crosti

Nel contesto della mostra di Alfredo Rapetti Mogol, abbiamo incontrato Max Casacci, chitarrista italiano, produttore e fondatore dei Subsonica.
Ci presenta il suo libro “Earthphonia. Le voci della terra”, testi accompagnati da brani sonori che si acquisiscono semplicemente attraverso il QRcode a fianco al titolo di ogni capitolo, accompagnando la lettura con composizioni sonore riprodotte direttamente da Spotify oppure al contrario sonorità accompagnate da testi che raccontano la provenienza del suono e ne svelano la sua natura, un viaggio verso la sua pura essenza, l’atto creativo dell’autore diviene mezzo con cui indagare la natura per conoscere e riconoscerci.
Un libro multimediale fin dalla copertina che collegandosi al profilo istagram di Max Casacci ci proietta nella dimensione della realtà aumentata.
Earthphonia è il risultato di un percorso di ricerca di suoni prodotti dalla natura, un viaggio alla scoperta di luoghi che conservano un’antica sacralità dove esistono pietre che diventano “…un’orchestra preistorica che attendeva di essere suonata”.
Max Casacci dapprima raccoglie suoni provenineti dai mondi che costituiscono i 4 elementi dell’Universo: Acqua , Terra, Fuoco e Aria e li trasforma in strumenti musicali; attraverso un sintetizzatore li campiona e poi compone nuove trame, dando vita a strumenti inediti come il pianoforte costituito dai suoni emessi dalle balene, flauti e batterie e motli altri strumenti che prendono vita ad esempio dal battito delle ali delle api o dal suono di un fiume filtrato dalla geometria di un’opera d’arte…un vero alchimista che come Alfredo Rapetti Mogol si pone all’ascolto, l’uno di suoni provenienti dalla natura e l’altro del suono inteso come verbo= parola…dapprima scomponendolo e poi inserendolo in un processo creativo che lo porta a far parte di un racconto, di una canzone, di un suono che si fa racconto, plasmando nuovi mondi e riscoprendo archetipi sonori, riconnettendoci con la natura e rivitalizzando le nostre radici, quelle che ci riportano in relazione con la natura e con il principio di tutto l’Universo che ha generato tutte le forme di vita: il Suono.

ALFREDO RAPETTI MOGOL. LE MIE PAROLE

di Valentina Facchinetti

Alfredo Rapetti Mogol, in arte Cheope, noto autore di testi musicati, pittore e scultore italiano espone al castello sforzesco di Vigevano in provincia di Pavia, alcune delle sue opere riunite in una mostra curata da Fortunato D’Amico.
La mostra intitolata “Le Mie Parole” espone le sue opere contraddistinte dal tema di scomposizione alfabetica, lasciando all’osservatore il compito di ricomporre la frase e comprenderla.
L’obiettivo principale, come ha raccontato lui stesso all’inaugurazione della mostra è quello di dare un nuovo senso a frasi semplici, che conosciamo tutti, sia dal punto di vista estetico che concettuale, dividendole in isole letterarie in modo che trascendano lo spazio e il tempo attuale.
Data la sua prolifera carriera di autore risulta naturale che le sue opere rimangano nell’ambito del linguaggio e del suono. Una scomposizione alfabetica, la sua, che a tratti lascia trasparire un ritmo e una musicalità visiva che ricorda la metrica della poesia.
Come racconta lui stesso durante il workshop introduttivo Scrivere una canzone, nella sua vita l’arte gioca un ruolo di mantra e ispirazione; se normalmente in musica si ritrova a collaborare con altri artisti, lo spazio creativo del suo studio diventa un momento individuale, dove si ritrova con se stesso e le sue creazioni pittoriche.

GENOVA DESIGN WEEK 2021

In occasione della Genova design week 2021 ecco alcuni appuntamenti organizzati da Pensare Globalmente Agire Localmente:

📌 Venerdì 18 giugno ore 16:00 SLOW ARCHITECTURE con Enrico Frigerio e Fortunato D’Amico – Palazzo Marc’Antonio Sauli, Genova

📌 venerdì 18 giugno ore 17:00 FIFTY SHADED OF GREEN con Giorgio Scianca e Fortunato D’Amico – Palazzo Marc’Antonio Sauli, Genova

📌 sabato 19 giugno ore 15:00 IL DESIGN E L’ARCHITETTURA DELLE SMART CITIES con Giulio Ceppi , Massimo Facchinetti e Fortunato D’Amico – Palazzo Marc’Antonio Sauli, Genova

📌 sabato 19 giugno ore 16:00 AGENDA 2030 PENSARE GLOBALMENTE AGIRE LOCALMENTE con Enzo Eusebi e Fortunato D’Amico – Palazzo Marc’Antonio Sauli, Genova

Festival della Poesia Vigevano. Daniela Pellegrini: Manuale di Sopravvivenza Poetica

Domenica 6 Giugno 2021, ore 17.00. Strada Sotterranea del Castello Visconteo Sforzesco di Vigevano. All’interno della mostra di Cesare Giardini “A riveder le stelle, sulle strade di Beatrice”

Presentazione del Manuale di Sopravvivenza Poetica di Daniela Pellegrini con la partecipazione di Giovanni Ronzoni  e Fortunato D’Amico. Presenta: Vito Giuliana.


Daniela Pellegrini artista romana dedita a percorsi trasversali sulla parola poetica, riceverà nei prossimi giorni l’onorificenza del Premio Internazionale di Poesia e Letteratura Arte Visuale, per il terzo posto raggiunto nella sezione Poesia Silloge Inedita a Tema Libero.Il premio, giunto alla  quarta edizione, ha raggiunto la quota i oltre 350 partecipanti,  ha tra i suoi giurati nomi eccellenti della cultura internazionale, tra questi Rodolfo Vettorello, candidato al Premio Nobel della Letteratura 2020, Hafez Haidar, candidato al Premio Nobel per la Pace 2017, tra i principali curatori e traduttori in italiano dell’opera di Khalil Gibran, Giovanni Ronzoni, poeta e promotore culturale, vincitore di numerosissimi premi, e curatore della rassegna Festival della Poesia Vigevano. La cerimonia di premiazione si svolgerà il 12 giugno 2021 all’Isola d’Elba.

La raccolta poetica di Daniela Pellegrini, è frutto di un lavoro collettivo, in cui vengono coinvolti passanti e persone conosciute solo occasionalmente. E’ stata realizzata a tra Roma e Parigi nei periodi precedenti, durante e dopo gli attentati terroristici all’ormai noto locale  Bataclan. Scrive nel saggio di presentazione Fortunato D’Amico: La poesia collettiva, qui proposta nelle espressioni di una scrittura immediata, non mediata dalla razionalità ma sospinta dall’istinto precoce dal piglio uraniano, è stata elaborata nel corso delle esperienze che Daniela Pellegrini e le sue compagne di viaggio hanno inteso intraprendere per sperimentare l’ebrezza della parola poetica, estetizzante, inebriante. Un’immersione nella poesia di gruppo rivelata come un rosario tra le strade e le piazze che uniscono Romae Parigi, alla ricerca di un punto medio di equilibrio difficile da conseguire, accessibile solo a chi, dopo l’accadere di eventi destabilizzanti, ha deciso di soffermarsi a sviluppare, con grande cura, attente e mediate riflessioni sulla natura dell’Essere.

La pubblicazione è accompagnata dalle fotografie scattate negli stessi periodi da Daniela Pellegrini. Vito Giuliana, promotore del Festival della Poesia di Vigevano, attento cultore della poesia ed esso stesso poeta, ci guiderà in questo particolare  sentiero della prosa poetica, che si sviluppa fuori dagli ordinari percorsi ordinari della letteratura di settore, per comprendere come oggi la parola poetica si confronta con la società del terzo millennio

Cesare Giardini. A riveder le stelle,sulle strade di Beatrice

a cura di Fortunato D’Amico

dal 5 al 27 giugno 2021

Inaugurazione Sabato 5 Giugno – Ore 11.30

A riveder le stelle, alla ricerca di Beatrice è il titolo della mostra di Cesare Giardini , curata da Fortunato D’Amico, che sintetizza perfettamente il lavoro sin qui compiuto dall’artista, proiettato in una dimensione della pittura sempre più fluttuante in un universo favolistico, dove vita reale e fantasia diventano una cosa sola.
E se a Dante spetta il titolo di poeta “pellegrino”, altrettanta candidatura e onorificenza è da attribuire a Cesare Giardini, che attraverso la sua arte ha costantemente elaborato il tema del viaggio, intessendo trame narrative appropriate all’ esplorazione di paesaggi fantastici, immaginati in un dimensione onirica proiettata verso una possibile Terra Promessa.
Come nella Divina Commedia la percezione del viaggiare in luoghi impossibili, surreali ed estremi, si sottrae alla condizione temporale. L’orizzonte degli eventi è sospeso in una immaginaria linea di equilibrio tra passato e futuro e condiziona le movenze dei personaggi rappresentati, non più assoggettate alla caducità stagionale ma innalzati in una sfera della metafisica per diventare essi stessi il tramite per la comunicazione di messaggi ancestrali nella dimensione umana.
La vita dell’artista stresso è il suo percorso sono lo specchio di questa ricerca della Verità, aggrovigliata nell’intrigo enigmistico dei sui racconti pittorici.
La Donna ideale, la Beatrice dantesca che apre spiragli su universi paradisiaci e infiniti è il tema attorno a quale ruota il senso di questa mostra allestita all’interno della Strada Sotterranea del Castello Visconteo Sforzesco di Vigevano. Cesare Giardini rimanda ai sui personaggi femminili, già conosciuti in altre occasioni espositive ma che oggi nella loro rilettura, ispirata dalle celebrazioni dantesche e dalle recenti clausure forzate dalla pandemia, acquisiscono un’are più ampia di significati inducendo nuove letture. Un omaggio anche alle donne cantate nei testi delle canzoni scritte da Alfredo Rapetti Mogol, raffigurate in un trittico e in dialogo con due nuovi olli su tela che presentano Dante e Beatrice in ambientazioni vigevanesi. Altri quadri storici di Cesare Giardini, come quelli ispirati alla Gilda del Mac Mahon o ad alle protagoniste di canzoni celebri del passato, completano l’universo della femminilità sublimata dall’artista e accompagnano il visitatore nel magico modo delle meraviglie illustrato dall’artista anche nelle altre tele in mostra che hanno come tema il viaggio in luoghi dove solo al pensiero fantastico e concesso avvicinarsi.


Strada Sotterranea del Castello Visconteo – Sforzesco di Vigevano
dal 5 al 27 giugno 2021
Inaugurazione Sabato 5 Giugno – Ore 11.30

CESARE GIARDINI

A RIVEDER LE STELLE,
SULLE STRADE DI BEATRICE

a cura di Fortunato D’Amico

Orari
Da Martedì al Venerdì ore 11.15-12.30 | 17.15-19.30
Sabato e Domenica ore 10.30-12.45| 15.15-19.30
email: art@cesaregiardini.com




Giorgio e Silvia Rastelli.HUMAN GENERATION.Un viaggio dalla terra alle stelle

a cura di Fortunato D’Amico

Strada Sotterranea del Castello Visconteo-Sforzesco di Vigevano

8 – 30 maggio 2021

Inaugurazione Sabato 8 maggio Ore 17.00

Sono passati 700 anni dalla morte di Dante Alighieri e, nonostante la pandemia del Covid, il mondo intero celebra l’arte del Sommo Poeta e, con essa, la sua opera più importante: La Divina Commedia, uno dei maggiori capolavori della letteratura mondiale di tutti i tempi. Per questa occasione Vigevano gli dedica una mostra speciale, ispirata ad alcuni episodi narrativi del suo lavoro: una selezione di opere realizzata da una coppia di artisti, Giorgio e Silvia Rastelli, rispettivamente padre e figlia, che verranno esposte lungo il percorso della Strada Sotterranea del Castello Visconteo-Sforzesco di Vigevano.

Il viaggio che dalla terra conduce alle stelle, illustrato dalle sculture lignee di Giorgio e dai ritratti di Silvia, è un’avventura vissuta tra le insidie della natura umana e le vie della consapevolezza, della responsabilità individuale e collettiva. Una Divina Commedia rivisitata secondo una critica rilettura della contemporaneità del nuovo millennio, in cui le contraddizioni in essere, i conflitti e le ingiustizie generate dal cambiamento epocale, proiettano ombre inquiete sul futuro dell’umanità, in bilico verso il baratro, sulla soglia del non ritorno. Volti e corpi in movimento in cerca di equilibri stabili che raccontano drammi, felicità, storie e speranze di gente comune con dentro qualcosa di speciale. Un’umanità in pericolo così come la sua permanenza in un pianeta che un tempo era stato designato come luogo del paradiso terrestre.

Ampiamente vessato dai propri errori, giunto al capolinea dopo una lunga corsa autolesionista, il genere umano è oggi in cerca di soluzioni e rimedi più efficaci per purificare l’aria di casa e quella del pianeta. I protagonisti della Commedia in mostra, suddivisa in quattro sezioni, Foresta Oscura, Inferno, Purgatorio, Paradiso, sono descritti con l’abilità e la dovizia minuziosa dei due artisti, entrambi capaci di esaltare il talento di ciascuno dei soggetti presentati, privilegiando la pulizia dei dettagli, la semplificazione del linguaggio, la purezza dei colori, la discrezione e l’eleganza degli equilibri continuamente ricercati e intesi quale finalità stessa del lavoro artistico.

L’artista è il creatore di scenari surreali, ma di fatto possibili, di mondi fantastici in grado di volgere verso la redenzione e la trascendenza planetaria ciò che in precedenza è stato corrotto. Ma ora, che ha espiato tutte le sue colpe, è pronto a generare nuove energie, impulsi e spinte per fare girare il mondo nella giusta direzione, fino a scendere nelle viscere della nostra amata terra per poi ascendere verso le alte stelle del cielo senza più paure, inibizioni ed ostacoli temporali provocati dall’ignoranza.

Le sculture lignee di Giorgio Rastelli creano concetti dalle forme dinamiche sospese, altalenanti, svolazzanti in ambienti atemporali frequentati da specie animali, elementi di natura e figure danzanti che insieme danno origine ad atmosfere connotate da un grande rigore estetico.

I personaggi di Silvia Rastelli e Giorgio Rastelli dialogano tra loro, immersi in questo clima rarefatto, ma intenso di contenuti e allegorie, sottraendo al tempo la caducità e la provvisorietà degli Esseri viventi anelando, una dietro l’altra, storie e visioni poetiche in virtù delle quali è possibile rigenerare i grandi topoi narrativi. Ispirati dal silenzio della loro presenza si possono udire le voci e le parole che risuonano empatiche con i versi e la poesia del Sommo Poeta, vaganti nell’etere e alla ricerca di una fratellanza ideale, un’amicizia universale, che ha la necessità di condividere, nel profondo dell’intimità e dei sensi, le aspirazioni più vere e sincere dell’anima.

Un linguaggio, quello di Silvia Rastelli, pronunciato da corpi di legno, teste, busti, braccia, gambe, mani, piedi, profili di persone che ogni giorno vivono la rappresentazione della commedia quotidiana della sopravvivenza e, a volte, nascondono le emozioni nel segreto, nell’indifferenza degli altri. Talvolta piangono, si arrabbiano disperate o ridono di gioia per una speranza mai sopita che dagli inferi li condurrà verso le stelle dove risiede il paradiso infinito, un luogo in cui sarà necessario tuffarsi e immergersi per ritornare purificati dal peccato per sentirci una cosa sola e indivisibile dall’universo di cui siamo parte. Torneremo così a mangiare e gustare le mele dall’albero originale del frutto peccaminoso, senza più essere esortati dall’inutile tentazione di generare una continua separazione tra noi e le cose divine, preludio di incessanti competizioni tra me e te, tra noi e voi, tra il bene e il male. 


Strada Sotterranea del Castello Visconteo-Sforzesco di Vigevano

8 – 30 maggio 2021

Inaugurazione Sabato 8 maggio Ore 17.00

GIORGIO E SILVIA RASTELLI

HUMAN GENERATION

un viaggio dalla terra alle stelle 

a cura di Fortunato DAmico

dal 7al 30 maggio 2021

Aperto sabato e domenica: 10.00 /12.30 – 15.00/19.00

Prenotazione obbligatoria: whatsapp +39 328 410 8828

email:  info@silviarastelli.it


Le ali non sono in vendita

Sala dell’Affresco del Castello Visconteo-Sforzesco di Vigevano
1 maggio 2021, ore 16.00

Le ali non sono in vendita, viaggio nel labirinto della fast fashion

Un film di Paolo Campana
con la supervisione artistica di Sara Conforti

Sabato Primo Maggio, presso la Sala dell’Affresco del Castello Visconteo-Sforzesco di Vigevano verrà proiettato il docufilm Le ali non sono in vendita, viaggio nel labirinto della fast fashion, diretto da Paolo Campana, con la supervisione artistica di Sara Conforti e prodotto da FAIR, che racconta un percorso durato un anno per riflettere insieme a ragazzi e ragazze sul fenomeno della fast fashion. Il film interseca arte e attivismo: al documentario con interviste su temi complessi si affianca infatti il viaggio onirico ed estetico degli studenti e il loro percorso di riappropriazione dei propri vestiti.

Da tempo la Campagna Abiti Puliti denuncia l’insostenibilità di questo modello di sviluppo: la produzione continua di nuove collezioni e la vendita a basso costo impone alle lavoratrici tessili ritmi di lavoro disumani per paghe da fame. Turni estenuanti, violenze fisiche e psicologiche, straordinari non retribuiti, libertà di associazione violata sono alcune delle caratteristiche alla base del ciclo della fast fashion. Inoltre, come ultimo anello di una catena di potere fortemente sbilanciata a favore dei marchi committenti, le lavoratrici stanno pagando in larga parte il conto della crisi.

Consapevoli che il cambiamento passi anche attraverso l’educazione alla cittadinanza attiva al consumo critico delle nuove generazioni, FAIR in collaborazione con hòferlabproject ha promosso una serie di workshop di approfondimento in quattro Istituti di Milano, Genova, Foggia e Torino seguiti da due masterclass a Genova e Torino, coinvolgendo i giovani studenti attraverso un approccio sperimentale che unisse la pratica artistica e l’attivismo.

Il docufilm, arricchito da interviste ad esperti, infografiche e approfondimenti, racconta questo percorso dando voce ai ragazzi e alle ragazze che lo hanno vissuto. Attraverso una metafora onirica, che passa da Dedalo e dal filo di Arianna, i giovani aprono al mondo la loro riflessione sul presente e sul futuro della moda, e lanciano una chiamata all’azione che si fa appello corale al cambiamento. Un percorso corale che ha coinvolto anche l’artista e rapper AME 2.0 con la canzone Cambiare ispirata alle dichiarazioni raccolte dai giovani durante i workshop e ai principi della Campagna Abiti Puliti.

È stato un viaggio emozionante che ci ha permesso di osservare da vicino il punto di vista dei ragazzi e delle ragazze che acquistano i capi della fast fashion e ne frequentano i luoghi. Attraverso un viaggio a cavallo fra l’arte e l’attivismo, siamo riusciti a costruire con loro uno spazio di confronto al contempo intimo e politico sugli impatti multidimensionali della moda, sulle persone e sul tema del consumo critico. Sono loro i veri protagonisti di questo film, sono loro che domandano un cambiamento radicale del modello di produzione e consumo- ha dichiarato Deborah Lucchetti, presidente di Fair e coordinatrice della Campagna Abiti Puliti.

Il docufilm è stato realizzato con i contributi dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e dell’Unione Europea e grazie ai contributi derivanti dalla campagna 5 per mille 2017 e 2018.
Le ali non sono in vendita, viaggio nel labirinto della fast fashion è disponibile in visione gratuita su questo sito https://streeen.org/film/le-ali-non-sono-in-vendita/

Ingresso sino ad esaurimento posti.
Per prenotazioni: info@sopramaresotto.it

UFFICIO STAMPA
Francesco Verdolino +39 339 8129813 francesco.verdolino@hotmail.it
Isabella Rhode +39 320 0541543 info@isabellarhode.com

La Bandiera del Mondo 1+1=3 di Michelangelo Pistoletto e Angelo Savarese a Reggio Emilia.

Intervista di Giacomo Bassmaji in collaborazione con Tommaso Cabassi
SOMMARIO: Arte, Architettura, Multiculturalità, intervista a Luca Vecchi Sindaco della Città del Tricolore

Buongiorno a tutti. Sono Giacomo Bassmaji, curatore dell’istallazione collaborativa “Bandiera del Mondo 1 + 1 = 3” di Michelangelo Pistoletto e Angelo Savarese all’interno di Rigenera – Festival dell’Architettura. Sono con Luca Vecchi, Sindaco di Reggio Emilia per parlare di Arte, Architettura e Multiculturalità.

Giacomo Bassmaji – Buongiorno Luca Vecchi, esattamente 6 mesi fa a Reggio Emilia è stata realizzata la performance “Bandiera del Mondo 1 + 1 = 3” cosa ha significato per la città, che rapporto si è instaurato tra la Città del Tricolore e questo simbolo, quest’opera d’arte?

Luca Vecchi – Buongiorno a tutte e a tutti, credo sia stata un’iniziativa molto importante, con grande partecipazione, che porta con sé un significato culturale e valoriale davvero forte. Molto emozionante il modo in cui è stata collocata nel contesto di questo luogo, nei chiostri benedettini, di San Pietro a Reggio Emilia. È stata una performance molto coerente con l’identità contemporanea, la storia stessa di questa città, il sistema dei valori di questa comunità.
Una performance e un’istallazione che attraverso l’arte e la cultura manda all’Italia e al mondo un messaggio molto potente.

GB – L’arte del Maestro Pistoletto riesce a mandare messaggi etici. Qual è il ruolo, dell’arte contemporanea, in una città di medie dimensioni com’è Reggio Emilia?

LV – La risposta è inequivocabile, la cultura è creatività, è espressione di sapere, è pensiero critico, è dialogo ed è anche capacità di stimolare una discussione pubblica all’interno di una comunità. Quindi è del tutto evidente che quando i luoghi di una città riescono a nutrirsi di arte e di cultura, a beneficiarne non è soltanto la bellezza che già in sé è un elemento fondamentale, nel contesto a volte di una società che rischia di declinare verso dinamiche anche un po’ di degrado, ma soprattutto perché generativo di un processo di crescita civile di una comunità. Credo quindi che da questo punto di vista questa iniziativa è un ulteriore passo in avanti, per una città che ha sempre pensato che l’arte e la cultura debbano rappresentare un po’ una sorta di driver del proprio modello di sviluppo.

GB – Parlando di opera d’arte, Bandiera del Mondo e nell’infisso 1 + 1 = 3 vuole trasmettere l’importanza del sistema collaborativo tra persone. Il messaggio dei due artisti è espressione di dialogo interculturale, rompe realmente i confini geografici e culturali.

LV – Dall’opera di Pistoletto e Savarese credo valga lo sforzo di raccogliere il messaggio che vuole trasmettere, cioè che l’incontro tra le diversità genera una ricchezza e non invece timori e divisioni. L’Opera a mio avviso, ha un significato potente perché trasmette non soltanto un messaggio interculturale e interreligioso, ma fa incontrare le tante diversità del mondo e soprattutto un messaggio di pace. Questo perché noi viviamo in un mondo in cui le diversità sono ogni giorno rappresentate molto più nella loro dinamica di competizione e di contrapposizione. Di rado il mondo riesce a trasmettere un’immagine unitaria della propria diversità, acquisisce ancor più valore questa performance come elemento di coesione, e quindi come messaggio di fratellanza e di pace.

GB – Come Sindaco della Città del Tricolore hai posizionato l’ultima bandiera, quella italiana, insieme a me che ho messo la bandiera di un popolo in guerra, quella siriana. Ciò che dici ha ancora più valore, infatti la città di Reggio Emilia è sempre stata un modello di accoglienza. Il distanziamento fisico che stiamo vivendo può nuocere a questa peculiarità della nostra comunità?

LV – Io credo che al di là del distanziamento tra le persone In questa epoca di Covid, il distanziamento è un fenomeno molto attuale. Quando riflettiamo sulla relazione tra Reggio Emilia e la sua storia e le politiche di dialogo interculturali e tra religioni, io credo che dobbiamo allargare l’orizzonte per ripercorrere la storia, per certi versi anche recente, di una città che negli ultimi 25 anni ha attraversato un processo di cambiamento socio-demografico. Mi riferisco al fenomeno dell’immigrazione, che nell’ultimo quarto di secolo è arrivata a circa il 17% della popolazione residente nella nostra città e che al suo interno include quasi 100 nazionalità. In questo percorso penso che la città poteva esplodere nei presupposti fondamentali della sua coesione sociale e civile. La nostra comunità invece arriva nel 2021 alla fine di un percorso iniziato negli anni 90 del secolo scorso, potendosi presentare al mondo come una città che ha trovato le ragioni della propria unità anche a partire dai concetti di diversità. Recentemente il Consiglio Europeo ci ha inserito in un gruppo di 10 città europee del dialogo interculturale.
Questo vuol dire che la sua dimensione valoriale ha saputo essere virtuosa. Questa è stata l’epoca in cui, dal secondo dopoguerra, l’Europa si è trovata a misurarsi con il concetto di diversità vissuta in modo conflittuale, vissuta come generazione di muri. Questa è l’epoca della cultura sovranista e dell’approccio populista. In questo contesto Reggio Emilia è riuscita a fare argine contro questo tipo di penetrazione culturale e ha saputo diventare sempre più la città dei diritti della persona, i diritti civili e più in generale dei diritti umani, favorendo un dialogo interculturale e interreligioso.

GB – La città di Reggio Emilia ha voluto rigenerare i Chiostri di San Pietro in cui convivono attività sociali e culturali. L’architettura, come può investire per creare nuovi spazi fisici e digitali, per favorire rapporti sociali e culturali?

LV – Oltre quello che abbiamo detto poc’anzi, un altro dei percorsi importanti che la città ha fatto negli ultimi 15 anni, è il modo di ripensare e di rigenerare tanti luoghi e tanti spazi, soprattutto pubblici. È stato fatto sì che la rigenerazione di questi spazi fosse anche una grande occasione di rigenerazione dei legami sociali, nel senso stesso di appartenenza a una comunità.
Per citare alcuni esempi di rigenerazione recente, pensiamo alle tante piazze riqualificate in questa città nell’ultimi 10 anni, pensiamo a luoghi importanti come i Chiostri di San Pietro, o piuttosto a luoghi come la Reggia di Rivalta, di imminente riqualificazione. Luogo importante per la costruzione del modello economico di questo territorio, sono state le ex Officine Reggiane, dove si sta facendo un grande parco dell’innovazione. Ma anche luoghi apparentemente meno noti, come il Binario 49 nella zona stazione. Ne potrei citare tanti altri e potremmo andare ulteriormente più indietro, pensando per esempio quando l’ex fonderia diventa il luogo e la sede della fondazione nazionale della danza o quando invece all’inizio degli anni 2000 i locali dell’ex Locatelli diventano quello che oggi è il centro internazionale Loris Malaguzzi.

Se noi mettiamo in fila tutti questi interventi, vediamo una città che si è trasformata e che ha saputo cambiare grazie anche alla rigenerazione di questi luoghi, portando con sé sempre la ricostruzione dei legami sociali, rafforzando il senso di appartenenza alla città. I Chiostri di San Pietro credo che ne siano anche un po’ il paradigma. Pensiamo al fatto che fino al 2005 questo luogo era un portone chiuso. Un giorno quel portone è stato aperto ed è stato restituito alla città. Da lì è partito un percorso di recupero e di valorizzazione, insieme a tante iniziative culturali e sociali che lo rendono oggi probabilmente uno dei luoghi più belli della città. Se mettiamo insieme il percorso sul dialogo interculturale da un lato e dall’altro il grande percorso sulla rigenerazione urbana dello spazio pubblico che questa città ha compiuto negli ultimi anni, capiamo molto del modo in cui Reggio Emilia ha saputo concretizzare una propria originale e autonoma idea di innovazione dentro la contemporaneità.

GB – La guida Michelin in lingua francese indica Reggio Emilia come la città dell’architettura contemporanea all’interno di un sistema emiliano romagnolo. Gli investimenti citati nella rigenerazione urbana, hanno forse aiutato a portare in città una festa dell’architettura come è stata Rigenera. Questa manifestazione si è voluta anche per ridefinire la funzione e la figura dell’architetto, all’interno di un sistema sociale e cittadino, cosa ha portato alla città questa festa?

LV – Rigenera è stato un festival importante, ricco di iniziative di grande valore e qualità, peraltro organizzato in un’epoca difficilissima. Penso davvero che si debbano fare i complimenti agli organizzatori per essere riusciti a mettere insieme questo festival. Rigenera è stata poi occasione di incontro, ha avuto momenti di interesse collettivo, con molta partecipazione. Credo quindi che meriti un grande riconoscimento, non soltanto locale.

GB – Essendo uno degli organizzatori, confermo la difficoltà, ma al contempo le soddisfazioni sono state doppie. Credo che Andrea Rinaldi, il Presidente dell’Ordine degli architetti, colui che ha portato sulle spalle tutta la responsabilità dell’organizzazione, sarà molto contento di sentire queste parole. Potrebbe diventare Rigenera un appuntamento annuale o biennale a Reggio Emilia?

LV – È una valutazione che devono fare gli organizzatori primariamente, posso dire che l’amministrazione e la comunità, accoglierebbe positivamente la continuità annuale o biennale di questa esperienza. Il mio auspicio è che questo momento, fatto di iniziative e di incontri che hanno messo al centro il tema della città contemporanea con la rigenerazione urbana e gli aspetti valoriali rilevanti come il dialogo interculturale e la performance artistica Bandiera del Mondo, possa continuare a esserlo anche in futuro.


Il mio augurio è rivolto anche a un’altra cosa, che l’ambizione del progetto sia anche quella di riuscire a partire, come sempre in tutti i festival, dal mondo dei professionisti, degli stakeholder di riferimento, da una comunità riflessiva e consapevole su questi temi. Questo per riuscire a essere sempre più capace di coinvolgere la città nel suo insieme per discutere sui temi di attualità. Questa si è veramente una sfida del futuro, perché quando si innova in una città, non è affatto scontato che tutti i cittadini comprendano che riqualificare uno spazio pubblico urbano, sia un presupposto fondamentale per la rigenerazione di un sistema di relazioni. Il fatto che l’architettura parta dei propri temi per cercare di arricchire la società e di farla crescere, è un elemento che può trovare in Reggio Emilia un grande fondamento. Il mio auspicio e il mio incoraggiamento è che gli organizzatori pensino seriamente a proseguire questa esperienza e che possa essere integrato con le caratteristiche della quotidianità della nostra città.

GB – Ringrazio il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi per la sua disponibilità, ringraziamo la città intera perché sa essere una città accogliente non solo con le persone che arrivano da fuori ma anche con i propri cittadini, e gli permette di organizzare eventi e occasioni di dialogo e di dibattito. Io come organizzatore di Bandiere del Mondo, sono stato molto contento di portare un simbolo e un’opera d’arte che sa mettere insieme tutti i popoli del mondo con le loro bandiere, proprio nella Città del Primo Tricolore.

Intervista di Giacomo Bassmaji in collaborazione con Tommaso Cabassi.
Credits immagini:
Tommaso Cabassi, Chiara Nizzoli, Emiliano Paolucci e David Rubil.