ALDO PALLANZA. Movimenti dinamici e altri astrattismi



Aldo Pallanza nasce in una famiglia di calzolai a Vigevano, ma già da bambino mostra un grande talento per il disegno e in generale per i lavori artistici. Nelle vacanze estive va ad aiutare i decoratori locali dai quali acquisisce le tecniche e capacità lavorative. Si diploma con il professor Luigi Barni, all’Istituto Arti e Mestieri Roncalli vincendo anche un premio, che gli avrebbe garantito l’accesso all’Accademia di Brera che però non frequenterà perché il padre gli impone di iniziare a lavorare nell’azienda di famiglia. In breve diventerà un apprezzatissimo “designer” della calzatura, anche se nell’Italia di allora alla sua professione si attribuiva il titolo di “modellista”. Lavorerà per decenni alla creazione di scarpe che verranno indossate da milioni di donne in tutto il mondo.

Dall’universo femminile estrapola “l’anima del sentire” e dell’emozione; questo gli permetterà di stabilire un dialogo profondo con quelle sensibilità del gusto che altri non sono mai riusciti a eguagliare. La trasposizione di quest’abilità è evidente anche nel suo percorso artistico, completamente connesso all’universo di conoscenze tecniche e creative di cui è stato portatore. Una caratteristica che lo ha reso esigente e anche diverso dagli altri artisti che hanno operato in Lomellina negli anni in cui decide di confrontarsi con loro e di proporsi per oltre un decennio in alcune mostre collettive. Sarà determinante in questo senso la sua amicizia con Fulvio Belmontesi, artista marchigiano, uno dei protagonisti dell’arte geometrica lombarda che gravitava attorno alla Galleria Sincron di Brescia, anche lui residente a Vigevano per la sua lunga collaborazione con l’industria della calzatura, che lo spingerà a estremizzare le ricerche sull’arte astratta. Un’amicizia che sfocerà in un contenzioso che avrebbe portato all’abbandono da parte di Aldo Pallanza di ogni esibizione pubblica. Deluso da questa vicenda, dalle attività espositive e dalla necessità di confrontarsi con altri artisti, decide di continuare a sperimentare da solo.


ALDO PALLANZA

Aldo Pallanza non era un “modaiolo dell’arte” anche se il suo mestiere di designer induce a considerarlo tale. Potremmo dire invece che era un’inventore di “moda” e con le sue calzature ha certamente influenzato il gusto estetico di quegli anni che a partire dalla scarpa contagiava il resto dell’abbigliamento, le tappezzerie di casa, lo stile di vita e con esso l’immaginario su cui ci siamo formati noi cittadini di questo millennio.

Nel 1989 vince il 3°Trofeo Sacro Cuore, concorso nazionale di Pittura e Grafica presso la chiesa Sacro Cuore di Vigevano: inaugura la stagione della sua presenza agli eventi artistici.

Numerose sono state negli anni le partecipazioni a mostre collettive, tra le personali da ricordare le più importanti: nel 1994, 1995 e 1996 alla Galleria Sincron di Brescia; nel 1996, la mostra antologica presso palazzo Roncalli di Vigevano, le mostre allo studio d’arte La Corte di Abbiategrasso, al Palazzo Del Moro di Mortara, alla Sala delle Colonne di Corbetta, allo studio Web Agency Area51Lab di Milano e nella chiesa delle Sacramentine di Vigevano.

Nel 2006, la personale è stata ospitata nella Sala dell’Affresco del Castello di Vigevano, durante la manifestazione Elementi Musicali.

Le sue opere sono esposte negli Emirati Arabi presso lo Sharjah Art Museum, a New York al Museum of Modern Art, e a Caracas presso la Galleria Graphica.

La sua carriera, iniziata con le prime tempere nel 1930, si conclude con le sua ultima serie di opere nel 2014.

(Rita Viarenghi)


ALDO PALLANZA. MOVIMENTI DINAMICI E ALTRI ASTRATTISMI

a cura di Fortunato D’Amico

Strada Sotterranea del Castello Visconteo e SforzescoPortone di via XX Settembre

dal 4 al 22 settembre 2021

Patrocinio: Comune di Vigevano

Catalogo: Editoriale Giorgio Mondadori

Inaugurazione: Sabato 4 settembre ore 17.00

Orari di apertura: sabato e domenica ore 10.00 – 12.30 e 15.00 – 19.00

Ingresso libero


Come le aziende dovrebbero approcciarsi alla sostenibilità ?

Secondo il Rapporto Brundtland della Commissione mondiale sull’Ambiente e lo Sviluppo, la sostenibilità si fonda sul principio di sviluppo sostenibile che consiste in “quello sviluppo che soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri” (Brundtland, 1987, p.43). Partendo da questa definizione, nel settembre del 2015, si è giunti, all’adozione da parte dei leader di 193 Paesi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile. L’Agenda 2030 individua 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs) a cui tutte le imprese di tutti i Paesi, sia sviluppati che in via di sviluppo, devono dare il loro contributo in quanto parte attiva della nostra società.

Il modo tradizionale di fare impresa, pertanto, definito anche come ‘Business as usual’, non è più perseguibile ormai in quanto ha prodotto enormi impatti negativi in termini di disuguaglianze sociali ed economiche, cambiamenti climatici e sfruttamento incontrollato delle risorse naturali. Considerando anche l’attuale crisi, non solo sanitaria ma anche sociale ed economica generata dal covid-19, la necessità di adottare un modello di business sostenibile è sempre più pressante.

Per un’azienda, essere sostenibile significa coniugare la profittabilità aziendale con le dimensioni ambientale e sociale (Elkington, 1997). L’obiettivo è generare valore nel lungo termine, combinando virtuosamente le tre sopracitate dimensioni. Questo significa che l’azienda deve operare nel rispetto della dimensione ambientale (ad esempio attraverso il controllo e la riduzione delle varie forme d’inquinamento, l’utilizzo razionale delle risorse naturali e l’adeguato smaltimento dei rifiuti) e sociale (rispettando, ad esempio, i criteri di inclusività, anticorruzione, uguaglianza, equa remunerazione), senza compromettere le performance economico-finanziarie.

PERCHÉ LE AZIENDE DOVREBBERO ADOTTARE UN APPROCCIO SOSTENIBILE?

Sono molteplici le motivazioni che spingono le imprese ad essere maggiormente sostenibili.

In primis, rappresenta una forma di tutela per il business in quanto diminuisce la probabilità di incorrere in rischi legali e reputazionali. Inoltre, oggi il mercato e l’opinione pubblica sono sempre più attenti al tema della sostenibilità, infatti, ciò si traduce anche in un cambiamento ormai visibile e concreto dei comportamenti di acquisto dei consumatori così come delle strategie di investimento degli investitori, sempre più orientati all’aspetto ‘green’ delle attività d’impresa. Per tale motivo, un modello di business orientato alla sostenibilità consente alle aziende di rispondere alle nuove esigenze di mercato.

In aggiunta, possiamo dire che fare sostenibilità conviene! Può trasformarsi in fonte di vantaggio competitivo! In particolare, può portare a: riduzione degli sprechi e conseguentemente dei costi grazie ad una gestione più attenta delle risorse; ottimizzazione dei processi; incremento della reputazione aziendale; rafforzamento del valore del brand e della fedeltà del cliente; creazione di nuove opportunità di crescita e sviluppo e maggiore competitività sul mercato; ambiente di lavoro percepito come più sicuro, aumento della motivazione del personale e della soddisfazione dei dipendenti, attrazione di nuovi talenti.

SOSTENIBILITÀ: DA “NICE TO HAVE” A “MUST DO”

Secondo quanto detto fino ad ora, si può affermare senza alcun dubbio che un approccio sostenibile rappresenta per le aziende un’opportunità di mercatoe un fattore di crescita aziendale. Di conseguenza, l’essere sostenibile non è solo la scelta più giusta e conveniente da fare per rispondere alle nuove richieste del mercato, ma deve diventare la scelta predefinita a tutela del proprio business e di tutta la società. Quanto esposto può essere sintetizzato attraverso il concetto di ‘Sustainability by default’, per il quale si intende la messa in atto di opportune misure e politiche interne, che rispondono a determinati principi di responsabilità sociale e ambientale, volte a garantire che strategie, processi, prodotti e tutte le attività che coinvolte nella vita dell’azienda rispettino i principi di Sviluppo Sostenibile.

Tuttavia, nello scenario competitivo attuale, non è così semplice e immediato riuscire ad adottare strategie orientate alla sostenibilità che abbiano effetti reali e positivi. Non basta più il mero adempimento di normative e regolamenti ambientali, o il dire di fare sostenibilità redigendo appositi report, ma è necessario un approccio che faccia la differenza e non sia semplice attività di “greenwashing”. Occorre, quindi, adottare strategie e soluzioni di business sostenibili che siano originali e concreti, per generare un impatto positivo sull’ambiente e sulla società e che allo stesso tempo costituiscano uno strumento di crescita e guadagno per l’azienda.

COME FARE?

Per essere autentica e non una semplice attività di «greenwashing», la sostenibilità deve partire dalla mission e dai valori di ogni singola azienda, coinvolgendo (Busco et al., 2020):

  • i modelli di governance e le strategie dell’azienda: tale integrazione risulta necessaria al fine di garantire che le aziende reindirizzino la propria attenzione su come creare e/o preservare valore per il business stesso ma anche per tutti i suoi stakeholders. Questo implica, da un lato, una gestione dei rischi economici, sociali e ambientali e, dall’altro, la necessità di integrare i temi di sostenibilità nelle discussioni del Cda, rendendoli a tutti gli effetti elementi cruciali per le decisioni strategiche di lungo termine.
  • i processi interni e le catene di fornitura: è necessario riorganizzarli in ottica sostenibile. Risulta indispensabile integrare le logiche di sostenibilità nelle diverse fasi produttive dell’azienda, adottando soluzioni ad hoc attraverso le quali poter ad esempio:
    • monitorare e ridurre le emissioni di GHG (greenhouse gases o gas effetto serra). Per quanto concerne la misurazione delle emissioni di GHG, i principali KPIs utilizzati sono Scope [1] (emissioni dirette) e Scope [2] e [3] (emissioni indirette). Dalla misurazione delle emissioni è possibile individuare l’area o l’attività aziendale più inquinante ed implementare eventuali azioni correttive, come ad esempio: incentivare l’utilizzo di veicoli elettrici, favorire l’approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili, prediligere la fornitura a Km 0, ottimizzare carichi e percorsi attraverso una corretta gestione della logistica e del magazzino, ecc.
    • razionalizzare l’utilizzo delle risorse e incentivare soluzioni di circular economy. Ciò richiede un ripensamento strutturale dell’intera value chain, generalmente considerata lineare, che dovrà invece cominciare ad omologarsi ad una logica circolare, sia per quanto concerne il flusso di materie prime e prodotti finiti, sia con riguardo alle relazioni tra i vari attori della filiera e i sistemi di produzione-consumo-smaltimento.
    • gestire in maniera sostenibile le filiere. Infatti, al di là del considerare fattori prettamente economici, anche quelli etici, sociali e ambientali risultano fondamentali nel processo di selezione dei propri fornitori. Dopo averli selezionati, inoltre, è necessario anche monitorarne periodicamente le performance, sulla base di diversi parametri (ad esempio: pratiche di gestione e smaltimento rifiuti pericolosi e non, modalità di produzione, possesso di certificazioni quali ISO9001 o ISO14001, rispetto dei diritti umani e dei lavoratori, ecc.);

Tale elenco non è tuttavia esaustivo circa le possibilità di intervento e le soluzioni applicabili per incentivare una produzione sostenibile. Diverse sono le soluzioni possibili anche a seconda della grandezza e del settore di appartenenza dell’azienda.

  • i prodotti e i servizi offerti: oggisi richiede alle aziende di offrire prodotti/servizi che siano ecosostenibili. Ciò implica un ripensamento e riorganizzazione delle dinamiche di business non solo nella fase di produzione, ma anche in quella di commercializzazione e smaltimento, affinché gli output aziendali siano a basso impatto ambientale. Al fine di misurare gli impatti ambientali associati a tutti gli stadi del ciclo di vita di un prodotto, processo o servizio, la metodologia del Life Cycle Assessment (LCA) rappresenta un valido strumento, il quale può anche favorisce un percorso di revisione dei processi industriali in ottica 4.0.
  • l’ambiente di lavoro: deve essereinclusivo, equo e rispettoso. Ciò implica la predisposizione di politiche interne e strumenti volti a garantire la sicurezza degli ambienti di lavoro, così come la cura e il benessere dei dipendenti. Una cultura aziendale inclusiva ed equa, infatti, può favorire una ambiente creativo e lo sviluppo di idee innovative. Nel far ciò, workshop e campagne di sensibilizzazione per i dipendenti circa i principi di sviluppo sostenibile, possono rappresentare armi efficaci a rendere la sostenibilità parte integrante del core business aziendale.

Un valido alleato all’adozione di un approccio originale, innovativo ed efficace al tema dello sviluppo sostenibile per le aziende è dato sicuramente dagli strumenti di Intelligenza Artificiale (IA). Poiché la sostenibilità è un concetto multidimensionale che coinvolge inevitabilmente tutte le attività e a tutti i processi aziendali, per implementare un approccio sostenibile e monitorarne i progressi, è necessario saper governare e interpretare una vasta mole di dati eterogenei sia interni che esterni all’azienda. In questo contesto, gli strumenti di IA rappresentano uno strumento essenziale per una migliore gestione, analisi e visualizzazione dei dati sia economici e sia sociali e ambientali.

L’utilizzo di queste tecnologie consente non solo di valutare le performance passate e monitorare in real-time lo stato attuale della gestione aziendale, ma grazie a ‘what-if analysis’, permetterà anche di prefigurare possibili scenari futuri. In questo modo, i manager aziendali hanno la possibilità di valutare in anticipo gli effetti di una strategia di business e adottare un approccio proattivo, arrivando così preparati ad affrontare possibili situazioni di criticità o anticipare particolari esigenze/opportunità di mercato.

Diversi sono gli ambiti di applicazione dell’IA a sostegno dello sviluppo sostenibile delle imprese: dalla gestione delle risorse umane, al controllo dei processi e delle risorse impiegate, dalla manutenzione predittiva alla gestione delle filiere.

Per concludere, si può affermare che nella società attuale, caratterizzata da una crisi sanitaria ma anche sociale ed economica, un approccio sostenibile può fare la differenza e riuscire nell’arduo compito di “salvare il mondo?”. Allo stesso tempo, però, produrre e consumare in maniera sostenibile è una delle più grandi sfide del nostro tempo e, pertanto, richiede le soluzioni migliori e più originali (Thiele, 2016).


BIBLIOGRAFIA

Brundtland, G. (1987). Our common future: The world commission on environment and development. Oxford, England: Oxford University Press.

Busco, C., Frigo, M. L., Riccaboni, A., Rossi, A., & Sofra, E. (2020). Reaping The Benefits of Business 2030. Strategic Finance, 101(8), 22-31.

Elkington, J. (1997). Cannibals with forks – Triple bottom line of 21st century business. Stoney Creek, CT: New Society Publishers.

Thiele, L. P. (2016). Sustainability. John Wiley & Sons.

AUTORI

Giulio Ancilli, è Head of Advanced Analytics, BigData & IoT Solutions presso Prometeo Srl. Ha conseguito la laurea in Matematica presso l’Università di Siena. Puoi contattare Giulio all’indirizzo giulio.ancilli@prometeonet.it

Loredana Rinaldi, Ph.D. è Business & Sustainability Analyst presso Prometeo Srl. In precedenza, ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Economia Aziendale e Management presso l’Università di Pisa. Puoi contattare Loredana all’indirizzo loredana.rinaldi@prometeonet.it

Viviana Cammarata, è Business Analyst presso Prometeo Srl. In precedenza, ha conseguito un MSc in Accounting and Management presso l’Università di Siena. Puoi contattare Viviana all’indirizzo viviana.cammarata@prometeonet.it

Valerio Grassi, è CEO di Atlas Advanced Technologies Srl. In precedenza, ha conseguito la Laurea in Fisica presso la Università degli Studi di Milano. E’ stato Senior Researcher a NY State e ha operato presso il CERN di Ginevra.  Puoi contattare Valerio all’indirizzo valerio.grassi@atlas-at.com .


NOTE

[1] emissioni di tipo Scope 1 sono emissioni GHG di tipo diretto e derivano dall’uso di combustibili, principalmente gas naturale, utilizzati per l’attività produttiva degli stabilimenti e impianti di riscaldamento-condizionamento all’interno degli uffici, oppure derivano da carburante per veicoli aziendali.

[2] emissioni di tipo Scope 2 sono emissioni GHG di tipo indiretto, derivanti dalla generazione di elettricità, vapore, calore o raffreddamento acquisiti e consumati dall’azienda e sono considerate indirette in quanto sono una conseguenza delle attività dell’azienda ma in realtà si verificano presso soggetti esterni, quali il fornitore (rete di distribuzione) dell’energia richiesta. Il calcolo di tali emissioni per l’acquisto di energia elettrica dalle reti di distribuzione può essere effettuato con due diversi approcci: location-based e market-based.La metodologia location-based per il calcolo delle emissioni effettua la conversione da KWh a tCO2 basandosi sul mix energetico nazionale per l’anno considerato, senza sottrarre la quantità di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili.La metodologia di calcolo market-based permette, invece, di quantificare le emissioni sulla base delle specifiche contrattuali stabilite con il fornitore di energia elettrica. Tale metodo applica un fattore di conversione da kWh a tCO2 pari a zero per la parte di energia elettrica acquistata da fonti rinnovabili poiché queste non generano emissioni. In assenza di queste informazioni, si utilizza come fattore di conversione il ‘residual mix’ che tiene conto del mix energetico nazionale.

[3] emissioni di tipo Scope 3 riguardano altre emissioni GHG di tipo indiretto. Questa categoria include le emissioni che non sono sotto il diretto controllo dell’azienda, ma che comunque sono indirettamente dovute all’attività aziendale (es. attività a monte e a valle della filiera, come le emissioni derivanti dalla produzione di materie prime o derivanti dal trasporto dei prodotti finali).

L’EDUCAZIONE DIGITALE: IL FUTURO È ADESSO Istruzione di qualità, per genitori

Silvia Vercelli e Chiara Crosti

Eccoci al secondo appuntamento con la rubrica “La Mamma Secchiona” dell’associazione culturale Lo Zainetto, in collaborazione con WorldGlocal. Il tema trattato è quello della tecnologia e del suo utilizzo, nelle diverse forme, con bambini appartenenti alla fascia d’età tra zero e sei anni (infanzia), periodo nel quale è fondamentale lasciare spazio allo sviluppo di competenze chiave legate alla sperimentazione manuale, alla relazione e alla creatività che rischiano, altrimenti, di rimanere mancate opportunità. E fase dell’educazione propedeutica all’apprendimento di comportamenti in quelle successivedella pre-adolescenza e adolescenza.

«In un videoclip ci possono essere più di cento immagini in un minuto, ci si abitua a vivere con intolleranza a quelle situazioni che richiedono invece lentezza e concentrazione»ci ricorda Grazia Honegger Fresco, ne “Il Bambino e la Tecnologia”.

In quest’occasione abbiamo avuto il prezioso contributo da parte di un’altra mamma di WorldGlocal, Chiara Crosti, che ha condiviso la sua testimonianza relativa alla sfida di regolare l’uso dei dispositivi tecnologici in modo responsabile e consapevole con le proprie figlie. Dopo averci raccontato come l’ha affrontata, la riflessione è stata incentrata sull’ispirazione che ha guidato la sua determinazione, ovvero la necessità di creare le condizioni per la crescita di futuri cittadini digitali, che abbiano sviluppato le competenze per utilizzare la tecnologia in modo sostenibile e al servizio dell’uomo. Basti pensare alla differenza a cui l’uso di uno stesso social network o dispositivo digitale può portare se orientato al bene comune, ad esempio a favore della conoscenza, dell’innovazione e dell’accesso ad informazioni attendibiliin modo democratico e responsabile, anziché a forme di comunicazione incentrate unicamente sull’ego dei singoli o atte a seminare odio e intolleranza. In questo senso è venuto spontaneo il collegamento con l’obiettivo numero 9 dell’agenda 2030 (Imprese, Innovazione e Infrastrutture).

E già a partire dalla prima infanzia, l’educazione digitale assume un ruolo chiave e una sfida importante per gli adulti di riferimento del bambino. Il testo, condiviso in apertura, è stato “Spegni la TV, Accendi la fantasia”, di Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva, da cui è stato letto un estratto dalla filastrocca a tema per i bimbi e sono stati condivisi alcuni spunti chiave dalla parte relativa alle linee guida per i genitori. Alla domanda “Qual è l’età giusta per dare il cellulare in mano ad un figlio?”, A. Pellai, nei suoi articoli e conferenze, risponde con un’altra domanda che può guidare ciascun genitore in questo senso: “Mio figlio è pronto a gestire la complessità associata all’uso di un cellulare, specie se Smartphone?”. 

È chiaro che tutti i bambini, a partire dall’infanzia, tenderanno a emulare i loro adulti di riferimento, ricercando l’utilizzo di quei dispositivi che vedono maneggiare proprio dagli stessi, nella loro quotidianità. La differenza, in questo caso, la fa la consapevolezza del genitore, la capacità di costruire un progetto educativo valido, autorevole e fase-specifico che permetta al minore di usufruire al meglio di ciò che la vita digitale può offrirgli, senza risentire dei molti rischi e limiti che la vita virtuale è in grado di portare nel percorso di crescita. Questo comporta avere idee chiare su quando è il momento in cui dare inizio alla vita digitale come regolarla, quale modello, ad esempio, rappresentare in questo ambito.

Sull’onda della citazione finale, sempre da G.H. Fresco, sull’importanza di ricongiungere natura e artificio, non potevamo non concludere con il riferimento a La Mela Reintegrata di Michelangelo Pistoletto.

Nel blu dipinto di blu al Ricetto di Almese


Oper-Azione Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto Le Ambasciate in collegamento mondiale nella giornata del Rebirth-Day, 21 Dicembre 2020.

A cura di Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea
In collaborazione con Ricetto per l’Arte Comune di Almese, Associazione Cumalé, Cittadellarte Fondazione Pistoletto, Azienda Filati Tre Sfere e CiAL – Consorzio Imballaggi Alluminio

Il Dipartimento Educazione Castello di Rivoli torna a collaborare con l’Associazione Cumalé, il Comune di Almese e il Ricetto per l’Arte- centro propulsivo per la diffusione e la creazione dell’arte contemporanea sul territorio. Al Ricetto di Almese l’Oper-Azione Terzo Paradiso, a cura delle Artenaute del Dipartimento Educazione Castello di Rivoli, è un omaggio all’opera di Michelangelo Pistoletto e al suo progetto Rebirth-Day, Giornata Mondiale della Rinascita, avviato il 21.12.2012 su scala globale.Dalla torre medievale del Ricetto che guarda alla Sacra di San Michele e alla Valsusa, in questo nuovo Medioevo determinato dalla pandemia, il riverbero della luce dell’alluminio e il segno/simbolo del Terzo Paradiso realizzato in filo blu fornito dall’Azienda Filati Tre Sfere di Settimo Torinese, sono da intendersi come l’auspicio per una nuova rinascita.
Il Terzo Paradiso di Pistoletto suggerisce che, per la difesa del pianeta e dell’umanità, è indispensabile riconsiderare i comportamenti e lo stile di vita di ciascuno di noi, per un presente e un futuro possibile: un messaggio quanto mai attuale nel tempo che stiamo vivendo.

In continuità con il progetto dello scorso anno – Giochi di luce al Ricetto di Almese, il Terzo Paradiso en plen air prende forma a partire da cordoni di alluminio riciclato e riciclabile all’infinito (fornito da CiAl Consorzio Imballaggi Allumino, storico partner del Dipartimento Educazione), materia rilucente e risplendente che con i suoi bagliori evoca la luce che ritorna. L’oper-Azione di quest’anno inoltre si tinge di blu con i Filati Tre Sfere, incorporando tutte le valenze simboliche del colore blu poiché il colore da sempre ha mantenuto rapporti privilegiati con la materia tessile. Associato alla figura geometrica del cerchio, il blu evoca la ricerca di equilibrio, il desiderio di infinito (i tre elementi costitutivi del Terzo Paradiso) che si perde nell’immensità del cielo, nelle profondità del mare, negli spazi aperti. Il blu che da Giotto in poi restituisce il cielo all’umanità, grazie alla preziosità del lapislazzulo, la pietra, che arrivando dall’Oriente (oltremare) ha determinato la storia dell’arte così come la conosciamo, fino ai giorni nostri.
Terzo Paradiso è un progetto artistico nato per essere condiviso su larga scala, dalla dimensione locale a quella globale e che consente di attingere a nuove visioni anche attraverso il lavoro della rete degli Ambasciatori. L’oper-Azione al Ricetto di Almese, grazie alla collaborazione con Cittadellarte Fondazione Pistoletto ha un riverbero nel network mondiale del Rebirth-Day del 21.12.2020, di cui fa parte come assunzione di responsabilità e impegno a contribuire al processo di cambiamento, anche in un ideale collegamento con la Festa del Bianco e della Luce che il Dipartimento Educazione realizza al Gruppo Abele di Torino sempre nella giornata del 21 Dicembre.

Il Terzo Paradiso da tempo connota la Valsusa, anche in omaggio alle origini familiari valsusine di Michelangelo Pistoletto. Numerose le azioni partecipate e i progetti curati dal Dipartimento Educazione insieme alle scuole e ai propri partner sul territorio a partire dal primo Rebirth-Day, il 21.12.2012 con il S.U.S.A. – Sentiero Umano di Solidarieta’ Artistica e Ambientale: una moltitudine di persone tenendosi per mano da Torino fino a Susa, ha collegato la città alla Valle, un grande gesto artistico collettivo, una potente azione metaforica di riconciliazione fra Natura, Arte e Comunità. Lo stesso Forte di Exilles, monumento simbolo della Valle, è caratterizzato dal grandioso giardino del Terzo Paradiso creato sul giasset con 11.000 piante di lavanda con la partecipazione del maestro Pistoletto, in collaborazione con Cittadellarte, Susaculture e i numerosi soggetti del territorio.
Il segno- simbolo del Terzo Paradiso caratterizza anche il wall painting al Polo Sanitario di Avigliana realizzato dal Dipartimento Educazione Castello di Rivoli con un’azione partecipata insieme alle scuole del territorio, in particolare i giovani coinvolti nel progetto alternanza scuola-lavoro (I.T.C.G. Galilei di Avigliana, Liceo Scientifico Rosa di Bussoleno, Liceo Scientifico Darwin di Rivoli, I.I.S.S. Blaise Pascal di Giaveno), mentre all’I.I.S. Natta di Rivoli è stato realizzato il Wall painting in omaggio agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile ONU – Agenda 2030.
Il segno-simbolo Terzo Paradiso è stato al centro di numerose oper-Azioni con le scuole di Rivoli e della Valsusa: dall’inaugurazione dell’Ambasciata del Terzo Paradiso all’Istituto Romero di Rivoli, alle azioni realizzate al Castello di Rivoli, al Liceo Scientifico Darwin di Rivoli e a Susa con il Liceo Classico e Scientifico Norberto Rosa.

Dipartimento Educazione Castello di Rivoli011.9565213 educa@castellodirivoli.org http://www.castellodirivoli.org/educazione Fanpage facebook Dipartimento Educazione Castello di RivoliTwitter @EdRivoli Instagram @artenautecastellorivoli #iostoconleartenaute

Maria Francesca Rodi (Chicca) intervista Chicca (Maria Francesca Rodi)

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Classe 1986, Maria Francesca Rodi compie studi di arte, moda e design.

Dopo un’ esperienza di vita in Australia, decide di dedicarsi all’ arte con un taglio sempre più ecosostenibile, grazie alla sua sensibilità, ai consigli di Fortunato D’Amico suo curatore artistico e agli insegnamenti del maestro Michelangelo Pistoletto artista visionario.

E’ così che decide di mixare le sue passioni destrutturandole e riassemblandole in nuove forme. La moda diviene strisce colorate di tessuti rigenerati, strappati e annodati, spesso aggrappati a vecchi oggetti di design recuperati nello storico mercatino di famiglia “Tra Noi e Voi”, dove Maria Francesca trascorre gran parte del suo tempo, a caccia di vecchi cimeli da trasformare in nuovi tesori e a coinvolgere la clientela in azioni green collettive, come il riciclo di vecchi sacchetti ad uso della comunità.

La Rodi racchiude i suoi disegni di progetti di squadra, sotto il nome di INSIEMEproject come quello nato con LeSciure nel 2017, da questa collaborazione creativa nasce il Collettivo Artistico: “iL NODO LaChicca&LeSciure” . Sotto la guida della giovane artista, il gruppo si è sempre occupato di progetti di arte etica e sociale, etica perché usa materie di riciclo e sociale perché agisce attraverso il lavoro di gruppo. Da circa un anno a questa parte, la squadra si è allargata grazie all’ arrivo dei ragazzini del progetto ReAct.

Maria Francesca Rodi – Perché il nome “iL NODO” ?

Chicca – Perché il nodo è l’elemento che ci contraddistingue, i nodi sanciscono i rapporti tra le persone e attraverso di essi nascono e crescono i nostri progetti, come le sculture, le installazioni e le performance.

Maria Francesca Rodi –  Perché nasce questo progetto?

Chicca – Per creare delle relazioni virtuose tra i partecipanti attraverso la magia dell’ arte e per dare una nuova possibilità a materie dismesse, come vecchi indumenti che vengono tagliati e annodati per una nuova vita  e per dare luce a situazioni che necessitano una svolta, come le case delle Sciure in Via Russoli, smantellate dall’ amianto nel 2011 e non ancora ricoibentate, e come il loro orto sociale (uno in attivo sul tetto di Superstudiopiù in Via Tortona e uno in progetto per una prossima auspicata riqualificazione dei loro stabili)

Maria Francesca Rodi –  Volete portare dei messaggi attraverso le vostre azioni?

Chicca – Certo, dei messaggi che sono anche le basi delle nostre azioni, come appunto l’etica, il lavoro di squadra e la speranza. Sono concetti su cui lavorano anche il maestro Michelangelo Pistoletto con il Terzo Paradiso, l’ ONU con l’Agenda 2030, e ora forse anche il resto dell’ umanità con la risvegliata coscienza causa covid-19.

Maria Francesca Rodi –  Un’ idea di arte etica/sociale al tempo del coronavirus?

Chicca – Fortunatamente la tecnologia ci viene in aiuto in questo, permettendoci di mantenere delle relazioni a distanza ricche di interazioni. Il 98% delle Sciure usa WhatsApp giornalmente, questo ci permette di studiare dei programmi ad hoc.

La Chicca e Fortunato D’Amico, il curatore che ha invitato il Collettivo Artistico a partecipare ad eventi collettivi come mostre e performance, hanno preparato un progetto tra stelle e nodi per questo momento “speciale”.

Maria Francesca Rodi –  C’è un’opera che più vi rappresenta in questo momento?

Chicca – Oltre all’ opera “IL NODO” divenuta anche il nostro logo, in questo momento sentiamo particolarmente vicina “LA BANDIERA DELLA SPERANZA” una grande installazione di tre metri per otto (andata in onda su Rai Uno lo scorso 8 marzo) è al momento la più grande opera realizzata dal collettivo. Dalle sfumature di nero, viola, grigio, blu, che possono essere lette come gli aspetti negativi della vita ossia i problemi, si passa a colori più vividi come il verde, l’azzurro, il rosso, il rosa, l’arancione, il giallo, fino ad accendersi nel bianco che rappresenta la luce, la parte positiva, le nuove possibilità.

L’Arte è Speranza. Buona Speranza a tutti

Anna Laura Orrico. L’Italia della cultura

Silvia Baldina intervista il sottosegretario al MIBACT Anna Laura Orrico.
La parlamentare discute delle inizitive previste dal Governo italiano per il rilancio del settore culturale e turistico post covid, ritenuto uno dei comparti trainanti delle politiche economiche del Paese Italia

I segreti dell’Antartide

Celeste Righi Ricco, Responsabile Relazioni Internazionali di Pensare Globalmente Agire Localmente, intervista la giovane chimica Giuditta Celli.
Un viaggio in Antartide raccontato da una giovane ricercatrice, che ci svela i segreti che i ghiacci hanno racchiuso dentro di sé per millenni. I cambiamenti climatici sono reali, ed in parte, noi umani ne siamo responsabili

Da “Andare a scuola” a “Fare scuola”. Un dialogo tra Giulio Ceppi e Fortunato D’Amico

Giulio Ceppi, Architetto, docente del Politecnico di Milano, Membro della Commissione Ministero Istruzione, dialoga con Fortunato D’Amico sull’opportunità di rigenerare l’istituzione scolastica come strumento di riorganizzazione sociale, ambientale, economica, in funzione dei nuovi comportamenti post Covid19

Giacomo Bassmaji intervista Matteo Pellegrini di Legacoop Emilia Ovest

Matteo Pellegrini, reponsabile Area Economico Finanziaria – Innovazione – Internazionalizzazione presso Legacoop Emilia Ovest, intervistato da Giacomo Bassmaj, racconta l’impegno di Legacoop verso l’Agenda 2030.
L’impegno è accrescere la consapevolezza del rispetto ambientale e sociale, valorizzando produzioni in cui la preponderanza ambientale assume un valore rilevante. Durante i mesi del Covid 19, Legacoop ha promosso riconversione produttiva di 12 cooperative, disclocate in Veneto, Emilia Romagna, con appendici in Calabria e in Sicilia, per realizzare mascherine in materiale naturale e riutilizzabile, diverse rispetto a quelle in distribuzione del tipo “usa e getta”.