Danilo Toninelli, Matteo Mauri. Il futuro delle middletown

Fortunato D’Amico intervista il senatore Danilo Toninelli e il viceministro dell’Interno, Matteo Mauri, sul tema delle middletown nell’epoca della globalizzazione e del Covid, nella prospettiva di una loro imminente riorganizzazione per affrontare le dinamiche di trasformazione del presente e quelle del futuro imminente

Metamorphosis. Ercole Pignatelli

a cura di Fortunato D’Amico e Giancarlo Lacchin

Vigevano, Strada Sotterranea del Castello Sforzesco

3 Ottobre 2020 – 18 Ottobre 2020

Inaugurazione Sabato 3 Ottobre h 17:00

con performance pittorica e musicale di Ercole Pignatelli e Francesco Libetta e presentazione del volume biografico “Metamorphosis – Ercole Pignatelli”

La rassegna “Metamorphosis. Ercole Pignatelli” propone, attraverso una selezione di opere significative, il percorso pittorico di Ercole Pignatelli.

L’artista, originario di Lecce, per oltre sessant’anni ha segnato l’immaginario poetico della cultura italiana a partire dal 1953, anno del suo arrivo Milano, in occasione della mostra di Pablo Picasso.

La mostra racconta un universo artistico fortemente illuminato dalla presenza di colori accesi e fluorescenti, che restituiscono il clima e l’atmosfera del paesaggio salentino. La metafora del corpo femminile, intesa come Grande Madre, come ossessione seduttiva, fonte di ispirazione assoluta e totalizzante del espressione artistica, è rielaborata da Pignatelli in continua metamorfosi con il paesaggio naturale e antropico della campagna leccese. Un contesto in cui si agitano rabdomanti, masserie, germinazioni, nudi, basamenti floreali, paesaggi, marine, che consentono di ricostruire un microcosmo sospeso tra cielo e terra, fantastico e onirico per antonomasia, ricco di memorie vernacolari del passato, ma comunque saldamente legato al sentire contemporaneo.

Nell’artista, padrone assoluto di varie tecniche pittoriche, trovano feconda sintesi creativa le esperienze della figurazione contemporanea, ma anche le occasioni trasfigurate del Barocco meridionale.



Info pubblico: info@sopramaresotto.it

UFFICIO STAMPA

IBC Irma Bianchi Communication

Tel. +39 02 8940 4694 – mob. + 39 334 3015713 – info@irmabianchi.it

testi e immagini scaricabili da www.irmabianchi.it

MIDDLE TOWN: Vivibilità e Sviluppo in un futuro glocal?

In occasione del FESTIVAL DELLE TRASFORMAZIONI DI VIGEVANO vi invitiamo Venerdì 25 settembre 2020 alle ore 21.00 all’evento in diretta facebook www.facebook.com/festivaltrasformazioni

MIDDLE TOWN: Vivibilità e Sviluppo in un futuro glocal?


Relatori:

Carlotta Bonvicini, Assessore all’Ambiente, Agricoltura e Mobilità Sostenibile del Comune di Reggio Emilia

Matteo Colleoni, Docente di Sociologia dell’ambiente e del Territorio, Univ. degli Studi di Milano Bicocca,

Marco Minari, Consigliere nazionale AIAPP (Ass. Italiana di Architettura del Paesaggio)

Alessandra Aires, AIAPP Piemonte e Valle d’Aosta


Coordina: Fortunato D’Amico
A cura di: Associazione Pensare Globalmente Agire Localmente

Celeste Righi Ricco: il clima cambia, e noi?

Trieste. Museo della Bora. Giulia Massolino intervista Celeste Righi Ricco, giovane attivista per l’ambiente. Al Museo della Bora temporaneo siamo stati contenti di affrontare anche il tema dei cambiamenti climatici, perché i musei ci tengono al mondo intorno a loro.

Resilienza trasformativa

Che cos’è la resilienza, perché questo termine, oggi tornato attuale, viene ripreso anche dall’Asvis in riferimento al tema della sostenibilità e come ciascuno di noi può sviluppare questa capacità ?

Silvia Vercelli intervista a questo proposito Simonetta Scavizzi, diplomata in counseling evoluzionistico della riprogrammazione esistenziale con Mario Papadia presso l’Accademia della Riprogrammazione Esistenziale, riconosciuta da Assocounseling. Grazie all’unione delle sue competenze di counselor con quelle musicali e di insegnante, crea percorsi personalizzati di crescita e sviluppo personale.

Contatti:

https://www.linkedin.com/in/simonetta-scavizzi-88076738/

scavizzis@yahoo.it

Maria Francesca Rodi (Chicca) intervista Chicca (Maria Francesca Rodi)

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Classe 1986, Maria Francesca Rodi compie studi di arte, moda e design.

Dopo un’ esperienza di vita in Australia, decide di dedicarsi all’ arte con un taglio sempre più ecosostenibile, grazie alla sua sensibilità, ai consigli di Fortunato D’Amico suo curatore artistico e agli insegnamenti del maestro Michelangelo Pistoletto artista visionario.

E’ così che decide di mixare le sue passioni destrutturandole e riassemblandole in nuove forme. La moda diviene strisce colorate di tessuti rigenerati, strappati e annodati, spesso aggrappati a vecchi oggetti di design recuperati nello storico mercatino di famiglia “Tra Noi e Voi”, dove Maria Francesca trascorre gran parte del suo tempo, a caccia di vecchi cimeli da trasformare in nuovi tesori e a coinvolgere la clientela in azioni green collettive, come il riciclo di vecchi sacchetti ad uso della comunità.

La Rodi racchiude i suoi disegni di progetti di squadra, sotto il nome di INSIEMEproject come quello nato con LeSciure nel 2017, da questa collaborazione creativa nasce il Collettivo Artistico: “iL NODO LaChicca&LeSciure” . Sotto la guida della giovane artista, il gruppo si è sempre occupato di progetti di arte etica e sociale, etica perché usa materie di riciclo e sociale perché agisce attraverso il lavoro di gruppo. Da circa un anno a questa parte, la squadra si è allargata grazie all’ arrivo dei ragazzini del progetto ReAct.

Maria Francesca Rodi – Perché il nome “iL NODO” ?

Chicca – Perché il nodo è l’elemento che ci contraddistingue, i nodi sanciscono i rapporti tra le persone e attraverso di essi nascono e crescono i nostri progetti, come le sculture, le installazioni e le performance.

Maria Francesca Rodi –  Perché nasce questo progetto?

Chicca – Per creare delle relazioni virtuose tra i partecipanti attraverso la magia dell’ arte e per dare una nuova possibilità a materie dismesse, come vecchi indumenti che vengono tagliati e annodati per una nuova vita  e per dare luce a situazioni che necessitano una svolta, come le case delle Sciure in Via Russoli, smantellate dall’ amianto nel 2011 e non ancora ricoibentate, e come il loro orto sociale (uno in attivo sul tetto di Superstudiopiù in Via Tortona e uno in progetto per una prossima auspicata riqualificazione dei loro stabili)

Maria Francesca Rodi –  Volete portare dei messaggi attraverso le vostre azioni?

Chicca – Certo, dei messaggi che sono anche le basi delle nostre azioni, come appunto l’etica, il lavoro di squadra e la speranza. Sono concetti su cui lavorano anche il maestro Michelangelo Pistoletto con il Terzo Paradiso, l’ ONU con l’Agenda 2030, e ora forse anche il resto dell’ umanità con la risvegliata coscienza causa covid-19.

Maria Francesca Rodi –  Un’ idea di arte etica/sociale al tempo del coronavirus?

Chicca – Fortunatamente la tecnologia ci viene in aiuto in questo, permettendoci di mantenere delle relazioni a distanza ricche di interazioni. Il 98% delle Sciure usa WhatsApp giornalmente, questo ci permette di studiare dei programmi ad hoc.

La Chicca e Fortunato D’Amico, il curatore che ha invitato il Collettivo Artistico a partecipare ad eventi collettivi come mostre e performance, hanno preparato un progetto tra stelle e nodi per questo momento “speciale”.

Maria Francesca Rodi –  C’è un’opera che più vi rappresenta in questo momento?

Chicca – Oltre all’ opera “IL NODO” divenuta anche il nostro logo, in questo momento sentiamo particolarmente vicina “LA BANDIERA DELLA SPERANZA” una grande installazione di tre metri per otto (andata in onda su Rai Uno lo scorso 8 marzo) è al momento la più grande opera realizzata dal collettivo. Dalle sfumature di nero, viola, grigio, blu, che possono essere lette come gli aspetti negativi della vita ossia i problemi, si passa a colori più vividi come il verde, l’azzurro, il rosso, il rosa, l’arancione, il giallo, fino ad accendersi nel bianco che rappresenta la luce, la parte positiva, le nuove possibilità.

L’Arte è Speranza. Buona Speranza a tutti

Weak Links

Articolo di Francesco Saverio Teruzzi

Luca Lagash, Carlo Ratti e Will Smith. Artista e musicista il primo, affermato architetto il secondo e tra gli attori più conosciuti al mondo il terzo. Cosa hanno in comune tra loro? Questo articolo. Luca Lagash l’ho conosciuto telefonicamente, anni fa, quando con il Collettivo OP sembravano crearsi le condizioni per un’operAzione Terzo Paradiso se non ricordo male nelle Marche. Non se ne fece nulla, ma rimanemmo in contatto e, lo scorso anno, Luca accettò di partecipare a una mia idea, la Lectio Marginalis, al Macro Asilo di Roma, a “margine” del concerto dei Marlene Kuntz, di cui è il bassista, che si sarebbe svolto il giorno dopo a Roma. Circa un’ora e trenta (potete vederla qui) di conversazione, tra arte, musica, schemi ed idee, in una collaborazione che successivamente abbiamo rinnovato con un articolo di Luca per Pandemopraxia | L’Arte dell’equilibrio, contenitore di proposte e azioni per il post Coronavirus, pubblicato sul Journal di Cittadellarte (per l’articolo cliccare qui). Partendo dall’attuale lavoro che il Collettivo OP sta realizzando, Uno di Un Milione, Luca introduce il tema della ramificazione delle azioni isolate come agente scatenante di relazioni, esperienze, costruzioni di nuovi saperi e collezione di antichi e recenti saperi. La pandemia? Un doppio vero problema, come malattia certo, ma anche come elemento deleterio: alle relazioni sociali, alle mappe esperienziali concrete, ai nuovi orizzonti creativi. Luca, con il suo articolo, mi introduce ai weak links, ai collegamenti deboli, e di fatto mi presenta Carlo Ratti. Carlo Ratti, architetto e ingegnere, insegna al mitico MIT, Massachusetts Institute of Technology, di Boston ed è ritenuto una delle 50 persone in grado di cambiare il mondo. Carlo Ratti ha recentemente affermato che se ora tutto il mondo è in stand-by, è dalle Università che bisogna ripartire e le stesse devono accogliere la richiesta di rinnovamento, in prima persona. Con il richiamare alla necessità di sostituire le aule con i laboratori Carlo Ratti introduce il tema dei weak links, scambi e interazioni tra studenti e tra studenti e docenti che provenendo dalla casualità dei nostri incontri divengono importantissimi nel creare imprevisti, innovazione, creatività. In un’ottica di smart cities questo mi ha riportato alla mente una scena di un film del 2004, Io, Robot, di Alex Proyas con interprete principale Will Smith. Avveniristico e fantascientifico, ambientato in una vera e propria super smart city del futuro, racconta del tentativo, non spoilero, di avvicinare sempre più il robot, la macchina, all’uomo. In uno dei passaggi, Will Smith ritrova dei vecchi modelli di robot in un container e, questa la deduzione filosofica, non sono sparsi per lo stesso, ma tutti raggruppati in un angolo, quindi portatori e conoscitori di concetti alla base dell’umanità: la paura e la necessità di comunità. Weak links, paura e comunità. Cosa ci sta succedendo? Possiamo non riconoscerci più in quello che eravamo? Oppure, possibile che non sapevamo cosa eravamo? Nel momento stesso in cui ci hanno tolto la prossimità, gli anelli deboli si sono spezzati e così il nostro senso civico e della morale, c’è stato un inasprimento dei giudizi, delle sentenze, delle condanne da web e il momento della caduta sembra più prossimo a una ricaduta che a una riscossa. Cito Carlo Ratti che cita l’ex sindaco di Chicago, Emanuel Rahm: «non lasciare mai che una crisi vada sprecata». Delle due l’una: o approfittiamo della nuova flessibilità e della riscoperta di avere un proprio tempo per riorganizzare e rinnovare la società, oppure… no, dai cazzo un oppure no! I weak links, i collegamenti deboli, diventano così fondamentali, necessari, così come fondamentale e necessario ne è il loro rispetto. Perché, in assoluto, il collegamento debole, sporadico ma di prossimità, è il contatto con l’altro. L’ALTRO generico, non definito, diverso, differente, l’altro che per l’altro sei tu. Non deve essere, quindi, la paura a renderci succubi e assertivi, ma il rispetto, il senso di responsabilità, il capire che l’applicazione di alcune regole non è per paura, ma per tornare prima a una, speriamo però nuova, normalità. Economicamente non è il problema di pochi o tanti, è il problema di tutti, e se io voglio che si possa poter tornare a parlare di crescita economica, distribuzione delle risorse e, per dire, viaggi e vacanze, lo si potrà fare soprattutto attraverso strumenti (mascherine, igienizzanti, distanziamenti, ecc.) simbolo di una regolamentazione che ci permetterà di tornare a lavorare tutti, tutti e non solo io… o tu. Rispetto, responsabilità e comunità, queste le parole chiave del durante Pandemia. Innovazione, rispetto, responsabilità e comunità, queste le parole chiave del post Pandemia.

Covid 19. Silvio Garattini intervistato da Fortunato D’Amico

Silvio Garattini, Presidente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, risponde alle domande di Fortunato D’Amico in merito alle emergenze determinate dal Covid 19 e alla riorganizzazione del Sistema Sanitario, in relazione anche ai prossimi eventi epidemici provocati dalla globalizzazione