Campus Party con Celeste Righi Ricco

” Campus Party, la più grande esperienza di innovazione e creatività al mondo per under 30, lancia Campus Party Spotlight, un format globale e totalmente digital incentrato su circolarità, sostenibilità, climate action ed energia pulita. Sul Main stage ci saranno decine di speaker internazionali, tra cui giovani leader che parleranno del ruolo che i giovani ricoprono nell’ assicurare una transizione sostenibile all’insegna dell’innovazione. Celeste Righi Ricco parteciperà all’evento come co-fondatrice e rappresentante dell’associazione Pensare Globalmente Agire Localmente, affiancata da Irene Ghaleb, vice presidente di Change For Planet, e Davide Paturno, presidente di Social Innovators. Seguiteci il 28 Gennaio dalle 19 alle 20 pm. ” Link:  https://spotlight.campus-party.org/agenda/

La costruzione dell’immaginario

Linda Massetti, Elio De Grandi, Fortunato D’Amico

LIbreria Bocca 1775 – Rubrica DYNAMIC CULTURE: Linda Massetti Psichiatra e psicoterapeuta: responsabile ASL DI Torino e Elio De Grandi Alexander (illusionista) psicoterapeuta

L’Arte del futuro

Che futuro inventerai?


Le questioni sollevate dai pronomi interrogativi “che, quale, quando, chi…”, soprattutto se stimolate per dare risposte individuali ad atteggiamenti condivisi all’interno di una comunità, mi mettono sempre in imbarazzo perché presuppongono risposte che spesso gli interlocutori non forniscono in maniera ponderata.
Tuttavia, l’evoluzione, l’antropizzazione del pianeta e, più in generale, il dialogo tra gli esseri, come insegna la storia della filosofia, si costruiscono sull’alternanza tra domanda e risposta. Due modalità che si alternano per dare ordine alla creazione e che è evidente anche nel segno del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, così come negli Specchi.
Se al convivio dei partecipanti in cui la nascente umanità pose a se stessa la prima domanda erano presenti Adamo, Eva e il Serpente, il quale prospetto le prime soluzioni all’interrogazione, il morso della mela fu “la prima risposta” risolutiva data per colmare le richieste dei nascenti bisogni del genere umano. Una risposta che determinò il passaggio dal Primo Paradiso al Secondo. Le domande costruiscono il futuro e il morso della mela inaugura un futuro che avrebbe visto l’umanità evolversi verso l’arte di fabbricare gli artifici avvicinandosi, in tal modo, ad un potere creativo quasi divino. Possiamo quindi rintracciare in questo particolare momento della storia mitologica a cui segue l’episodio della cacciata dal Paradiso Terreste, l’inizio in cui ha origine l’invenzione del futuro e il Secondo Paradiso.

Le domande presuppongono un cambiamento di direzione, un’alternativa alla situazione presente. Nuove domande sono lo specchio di rinnovati bisogni e trovarvi risposta produce nuovi progetti, oggetti e atteggiamenti.
Nella grandiosa capacità creativa nascosta negli interrogativi troviamo anche la ragione dell’inquietudine che essi generano. Appare chiara, di conseguenza, la necessità di evitare risposte impulsive o egoiste, che sanno soltanto disegnare futuri populisti e iniqui.
In altre parole, progettare il futuro affidandosi alle risposte di chi si appresta a risolvere un interrogativo problematico senza dar voce a un pensiero razionale, ponderato e orientato all’equilibrio, è il primo rischio di un’impresa affatto semplice. L’invenzione del futuro è il compito più complesso che la collettività ha affrontato lungo il percorso della sua evoluzione. Le visioni dei singoli individui devono incontrarsi e interagire con quelle di altri milioni di scenari disegnati osservando il mondo da punti di vista prospettici differenti. L’elaborazione di ognuno di essi, in cui sono identificati i nuovi ruoli delle persone,  presuppone un distaccamento tra l’io del presente e un “prossimo io” scaraventato in uno scenario temporale che deve ancora venire.
Quando il tentativo di mediare tra le diverse prospettive individuali fallisce, si apre lo spazio del conflitto e dello scontro, si dà inizio alle azioni di guerriglia per sconfiggere il nemico, contro colui che ha progettato un futuro diverso dal nostro.
Alle teorie filosofiche e scientifiche, così come alla ricerca sul senso del divino, spetta l’onere di colmare il vuoto tra il presente e il futuro immaginato. Strumenti concettuali raffinati hanno l’incarico di proiettare la prospettiva degli ideali futuribili sulla linea di accadimenti inediti, ancora da progettare e costruire. Un obiettivo a lungo termine, quindi, che per la sua realizzazione coinvolge diverse generazioni, stimolate a muoversi verso un orizzonte che si allontana ogni volta un po’ più avanti ogni volta che si cerca di raggiungerlo e che per questo costringe i contemporanei ad un continuo adattamento delle prospettive visionarie.

Tanto più il futuro progettato si avvicina, diventando presente, tanto più si mantiene fissa la distanza degli orizzonti  ideali, tanto più lontana si spinge l’immaginazione e con essa la sua elaborazione filosofica, scientifica, religiosa. Un processo di costruzione che si svolge nel tempo e che si riflette nel percorso di riflessione, prima individuale e poi collettiva, di Michelangelo Pistoletto, avviato dallo Specchio, transitato dal Terzo Paradiso e approdato alla Mela Reintegrata.
Che, quale, quando, chi…”, pronomi interrogativi promotori di un futuro sfuggente, che scivola via subito dopo che il compimento di un gesto, come un sorriso che lo specchio è riuscito a registrare per un’infinitesimale frazione di tempo. Un solo attimo attraverso il quale ci rendiamo conto che  il Terzo Paradiso, una combinazione equilibrata del tempo passato e del futuro, è già qui presente. Il Terzo Paradiso è il presente. Comprendiamo che è qui e ora che dobbiamo praticare il futuro. Più allontaniamo il futuro dal nostro “fare” presente, più il futuro si trasforma in uno spazio troppo grande da colmare e smette di appartenerci. Questa deduzione ci permette di affrontare con lucidità le trasformazioni in atto, rendendoci consapevoli della possibilità che ciascuno di noi ha di partecipare per migliorare il proprio presente e quello degli altri e di interagire, in questo modo, con il futuro che si consuma istante dopo istante è che sembra irraggiungibile.Partecipare consapevolmente è attivamente al proprio presente è anche il rimedio migliore per contrastare il pessimismo verso l’avvenire.
Per quanto mi riguarda, come regola per orientarmi nel  “fare” presente ho adottato, insieme ai principi del Terzo Paradiso,  l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e i suoi 17 obiettivi di sostenibilità. Milioni di persone stanno già facendo la stessa cosa in tutto il mondo. Sono convinto che condividere obiettivi comuni sia un po’ come suonare in una jazz band: una volta individuate le note della linea melodica iniziale il brano si costruisce e si sviluppa insieme,  attraverso variazioni al tema apportate con linguaggi timbrici, strumenti diversi, e la libertà di ognuno dei jazzisti di esprimersi tenendo fermi pochi vincoli necessari allo sviluppo della composizione. Tutti insieme alla fine della performance saranno consapevoli di avere suonato della buona musica prodotta grazie al contributo di ognuno.

Fortunato D’Amico

Tratto da Arte dell’equilibrio / Pandemopraxia cliccare qui.


L’EDUCAZIONE DIGITALE: IL FUTURO È ADESSO Istruzione di qualità, per genitori

Silvia Vercelli e Chiara Crosti

Eccoci al secondo appuntamento con la rubrica “La Mamma Secchiona” dell’associazione culturale Lo Zainetto, in collaborazione con WorldGlocal. Il tema trattato è quello della tecnologia e del suo utilizzo, nelle diverse forme, con bambini appartenenti alla fascia d’età tra zero e sei anni (infanzia), periodo nel quale è fondamentale lasciare spazio allo sviluppo di competenze chiave legate alla sperimentazione manuale, alla relazione e alla creatività che rischiano, altrimenti, di rimanere mancate opportunità. E fase dell’educazione propedeutica all’apprendimento di comportamenti in quelle successivedella pre-adolescenza e adolescenza.

«In un videoclip ci possono essere più di cento immagini in un minuto, ci si abitua a vivere con intolleranza a quelle situazioni che richiedono invece lentezza e concentrazione»ci ricorda Grazia Honegger Fresco, ne “Il Bambino e la Tecnologia”.

In quest’occasione abbiamo avuto il prezioso contributo da parte di un’altra mamma di WorldGlocal, Chiara Crosti, che ha condiviso la sua testimonianza relativa alla sfida di regolare l’uso dei dispositivi tecnologici in modo responsabile e consapevole con le proprie figlie. Dopo averci raccontato come l’ha affrontata, la riflessione è stata incentrata sull’ispirazione che ha guidato la sua determinazione, ovvero la necessità di creare le condizioni per la crescita di futuri cittadini digitali, che abbiano sviluppato le competenze per utilizzare la tecnologia in modo sostenibile e al servizio dell’uomo. Basti pensare alla differenza a cui l’uso di uno stesso social network o dispositivo digitale può portare se orientato al bene comune, ad esempio a favore della conoscenza, dell’innovazione e dell’accesso ad informazioni attendibiliin modo democratico e responsabile, anziché a forme di comunicazione incentrate unicamente sull’ego dei singoli o atte a seminare odio e intolleranza. In questo senso è venuto spontaneo il collegamento con l’obiettivo numero 9 dell’agenda 2030 (Imprese, Innovazione e Infrastrutture).

E già a partire dalla prima infanzia, l’educazione digitale assume un ruolo chiave e una sfida importante per gli adulti di riferimento del bambino. Il testo, condiviso in apertura, è stato “Spegni la TV, Accendi la fantasia”, di Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva, da cui è stato letto un estratto dalla filastrocca a tema per i bimbi e sono stati condivisi alcuni spunti chiave dalla parte relativa alle linee guida per i genitori. Alla domanda “Qual è l’età giusta per dare il cellulare in mano ad un figlio?”, A. Pellai, nei suoi articoli e conferenze, risponde con un’altra domanda che può guidare ciascun genitore in questo senso: “Mio figlio è pronto a gestire la complessità associata all’uso di un cellulare, specie se Smartphone?”. 

È chiaro che tutti i bambini, a partire dall’infanzia, tenderanno a emulare i loro adulti di riferimento, ricercando l’utilizzo di quei dispositivi che vedono maneggiare proprio dagli stessi, nella loro quotidianità. La differenza, in questo caso, la fa la consapevolezza del genitore, la capacità di costruire un progetto educativo valido, autorevole e fase-specifico che permetta al minore di usufruire al meglio di ciò che la vita digitale può offrirgli, senza risentire dei molti rischi e limiti che la vita virtuale è in grado di portare nel percorso di crescita. Questo comporta avere idee chiare su quando è il momento in cui dare inizio alla vita digitale come regolarla, quale modello, ad esempio, rappresentare in questo ambito.

Sull’onda della citazione finale, sempre da G.H. Fresco, sull’importanza di ricongiungere natura e artificio, non potevamo non concludere con il riferimento a La Mela Reintegrata di Michelangelo Pistoletto.

Paolo Tofani. Dai suoni sperimentali degli Area POPular Group alle vibrazioni spirituali di Krishna

Libreria Bocca 1775 – Rubrica DYNAMIC CULTURE: Good vibrations – Fortunato D’Amico dialoga con Paolo Tofani ex chitarrista degli Area International POPular Group con il Patrocinio del Comune di Milano #socialTVLBocca da un’idea di Giorgio Lodetti incontro culturale con il Patrocinio del Comune di MILANO! Archivio canale YouTube LibreriaBocca1775 – incontri della #socialtvlbocca con il Patrocinio del Comune di Milano

La Camera degli abbracci

Un progetto architettonico orientato alla cura attraverso l’abbraccio, ispirato al Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto.

TRA LE TUE BRACCIA

GLI OBIETTIVI

La proposta progettuale si prefigge di rispondere a una serie di bisogni legati al
concetto di cura sia del corpo che degli affetti, da concretizzare in un unico luogo.
Per rappresentare l’incontro, l’abbraccio, prendiamo in prestito il concetto di Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, formato da tre cerchi, due più piccoli laterali, che rappresentano l’”IO” e il “TU” e un cerchio più grande centrale che unisce i due concetti in un “NOI”.

Il progetto “tra le tue braccia” ha l’obiettivo di creare un luogo vivo, caloroso e attivo, rispettando le necessità dei pazienti e le loro disabilità, concentrandosi principalmente sulla sfera emotiva nel creare un luogo idoneo alla ricongiunzione con i propri cari.

La principale sfida è quella di progettare uno spazio di incontro che sia intimo, dove il
telo possa diventare il fulcro di un’esperienza di ritrovo e di contatto, più che un freddo
strato di separazione. La stanza sarà dunque accogliente e diversa dal resto della
struttura, per creare suggestioni positive e subito riconoscibili, che possa infondere
serenità e stimolare ricordi.
Lo spazio dovrà inoltre essere inteso come un luogo di condivisione anche al di fuori
del momento di incontro, sfruttabile quotidianamente dagli ospiti della struttura. Questo luogo potrebbe ospitare una sala per fare esercizi motori, una sala di svago per gli anziani ospitati dalla struttura o un giardino d’inverno.

Infine, la proposta prevede che lo spazio che si andrà a creare non sia dipendente dal
singolo ambiente, ma possa essere replicato in qualunque luogo, anche all’esterno,
mantenendo le caratteristiche specificate.

L’IDEA

Flessibilità, sensorialità, benessere, bellezza, condivisione, sono alcuni concetti su cui si basa il progetto, elementi fondamentali per mettere a sistema questi valori sono:

la parete “tra le tue braccia”, modellare una parete della stanza, renderla sinuosa e accogliente attraverso forme morbide, avvolgenti proprio come un abbraccio. Una parete che parla tanti linguaggi, composta da materiali diversi, riflettenti, morbidi, rigidi, su cui si può scrivere un messaggio, con cui fare ginnastica, o semplicemente specchiarsi.

La creazione di un ambiente vegetale, che richiami il paesaggio esterno, la campagna e i luoghi di infanzia. L’allestimento è volutamente in contrasto con la struttura che lo accoglie e consente al paziente e ai visitatori di ritrovarsi in uno spazio noto, riconoscibile, dove i colori, i profumi e la matericità rimandano a sensazioni di serenità e bellezza, come se un giardino fosse entrato nella stanza;

La creazione di un ambito raccolto, più ristretto e intimo, all’interno del quale avvenga l’incontro con i propri cari. Si propone dunque una struttura autoportante, l’utilizzo di luce calda può portare benessere all’incontro e all’abbraccio.

Il PROGETTO

L’elemento generativo della stanza è il luogo del “NOI” il cerchio centrale, in cui avviene l’incontro tra le persone, questo luogo enfatizzato dalla presenza di una luce calda che disegna lo spazio in tre dimensioni. Il cerchio luminoso funge da struttura generatrice del luogo di cura e affetto, permette di sorreggere il telo e congiungerlo alla parete “tra le tue braccia”.

La parete può essere realizzata in diversi materiali e forme, può essere in parte rivestita da una superficie lavagna, su cui i parenti degli ospiti possono scrivere delle frasi, può diventare una parete per esercizi motori, applicando alcuni oggetti ginnici studiati appositamente per far esercitare gli anziani, può contenere piante per rendere l’ambiente un vero giardino d’inverno. La superficie si presta per l’applicazione di stencil o wallpaper con rappresentazioni di alberi, foglie e fiori. Tutti i materiali utilizzati saranno facilmente sanificabili e igienizzabili.

Il tema della riproposizione di un giardino verde si appoggia alle nuove strutture e alle pareti della stanza messa a disposizione della residenza.

L’unione dei vari elementi: rappresentazioni naturali alle pareti, piante vere e
distribuite uniformemente, luce calda, sono le scelte che ci consentono di creare uno spazio diverso ma riconoscibile, noto e accogliente, modificabile secondo le esigenze, dove il verde e la natura entrano e circondano l’importante momento dell’ abbraccio ritrovato.

Progetto di arch. Giacomo Bassmaji, arch. Nadia Calzolari e arch. Chiara D’Orazi, promosso da: Ordine degli Architetti di Reggio Emilia, Comune di Reggio Emilia e l’ASP Reggio Emilia

GIACOMO BASSMAJI