Premio alla carriera a Vivienne Westwood

Vivienne Westwood riceve il premio alla carriera alla 13a Florence Biennale ed è in visita al padiglione Cavaniglia Eternal Feminine Eternal Change curata da Fortunato D’Amico.
Il premio assegnato a Vivienne Westwood “in riconoscimento di una produzione creativa rivoluzionaria che ha segnato la storia del design della moda nel corso degli ultimi cinquant’anni, cambiando e ampliando il concetto di femminilità, e per aver ideato e promosso campagne innovative con l’obiettivo di proteggere la vita sulla nostra Madre Terra”.

Le è stato dedicato uno spazio espositivo che ripercorre le tappe principali della sua carriera, con una particolare attenzione alle sue campagne in difesa dei diritti umani e dell’ambiente.

13a Florence Biennale. Feminine Eternal Change

La 13ª Florence Biennale, ospiterà al Padiglione Cavaniglia dal 23 al 31 ottobre 2021, lo special concept curato da Fortunato D’Amico, dal titolo Eternal Feminine Eternal Change, che ospiterà esclusivamente le installazioni di oltre 60 artisti, selezionati dal curatore in chiave interdisciplinare e multiculturale,  i quali si sono impegnati a realizzare opere individuali e collettive, sul tema della mostra. 

Il Femminino è stato inteso come concetto trasversale, interpretato per dare volto a indagini artistiche sensibili alle tematiche sociali, ambientali, economiche,  esplorato da punti di vista differenti,  rilevati nel largo panorama espressivo delle arti. Le proposte elaborate da performer, fotografi, pittori, scultori,  architetti, designer, musicisti, poeti, video maker, sono state selezionate dal curatore, al fine di sollecitare sul pubblico riflessioni urgenti sulla condizione contemporanea della Grande Madre, un pianeta Terra collassato sotto la pressione dell’inquinamento e della cattiva gestione delle risorse, oltre che di una democrazia decadente, in un’epoca caratterizzata da economie ed epidemie globalizzate. Tra le proposte presentate dagli artisti emergono le problematiche legate all’universo femminile alle soglie del terzo millennio, alle differenze culturali e di genere e alla questione LGBTQ+

Il Padiglione Cavaniglia si propone quest’anno  come un grande laboratorio attivo per pratiche militanti e cambiamenti responsabili e sostenibili, che  il mondo dell’arte contemporanea deve necessariamente considerare, non solo da un punto di vista Estetico ma anche  Etico.

L’opera di Michelangelo Pistoletto e Angelo Savarese, La Bandiera del mondo- 1+1=3, che occuperà lo spazio centrale del padiglione,  e che verra composta attraverso una performance collettiva, è il simbolo di questa nuova consapevolezza di responsabilità,  esorta a Pensare Globalmente Agire Localmente,  ad Amare le Differenze per salvare il femminino che accoglie tutte le biodiversità: il pianeta Terra.

ARTISTI IN MOSTRA

Artiglieria – Change for Planet; Yuval Avital; Stefano Benedetti e Carlo Busetti; Marco Bertìn; Claudia Cantoni; Silvia Capiluppi – LenzuoliSOSpesi; Maria Cristina Carlini; Max Casacci; Giulio Ceppi; Andrea Cereda; Sara Conforti; Paola Crema; Mario De Leo; Chiara Del Sordo; Massimo Facchinetti; Valentina Facchinetti; Roberto Fallani; Andrea Felice; Manuel Felisi; Anna Ferrari e Piero Cademartori; Elia Festa; Enzo Fiore; Martina Fontana; Duilio Forte; Patrizia Benedetta Fratus; Marcella Gabbiani; Loredana Galante; Piero Gilardi; Rossella Gilli; Giuse Iannello; Pina Inferrera; Lorenzo Lucatelli; Maria Elisabetta Marelli; Max Marra; Marica Moro; Fabio Novembre; Fiammetta Parola e Ermanno Ivone; Daniela Pellegrini; Ercole Pignatelli, Giuliano Sangiorgi e Laura Zeni; Michelangelo Pistoletto e Angelo Savarese; Cristina Pistoletto; Giuseppe Portella; Sonja Quarone e Pablo Stomeo; Alfredo Rapetti Mogol “Cheope”; Giorgio e Silvia Rastelli; Paola Risoli; Paola Rizzi; Maria Francesca Rodi – Collettivo Artistico “iL NODO LaChicca&LeSciure”; Massimo Roj; Giovanni Ronzoni; Pierangelo Russo; Ludovica Sitajolo; Mari Terauchi; Oliveiro Toscani; Barbara Uccelli; Emmanuele Villani; Fiamma Zagara.


https://www.florencebiennale.org/

XIII Florence Biennale

23 – 31 ottobre 2021
Fortezza da Basso, Firenze


Info e prenotazione

Tel. +39 055 32 49 173
Dal lunedì al venerdì 10.00-18.00
info@florencebiennale.org


Orario mostra

Sabato 23 – 11:30-20:00
Tutti i giorni 10:00-20.00
Lunedì 25 ottobre – chiuso
Domenica 31 ultimo ingresso ore 18:00

Programma completo


Dove Siamo


Fortezza da Basso
V.le Filippo Strozzi 1
Firenze

CLIMATE CHANGE

Non solo un problema ecologico

di Chiara Crosti

In occasione dell’incontro “CLIMATE CHANGE. Non solo un problema ecologico”, tenutosi Sabato 9 Ottobre, presso l’Auditorium San Dionigi di Vigevano, sono stati invitati a questa prima conferenza di presentazione i relatori: 

Andrea Ballonegiornalista per la Provincia Pavese, l’Araldo, Senza Filtro e Tpi. Gianni Biondilloscrittore, architetto, docente universitario. Chiara Crostiattivista dell’Associazione Pensare Globalmente Agire Localmente ODV . Maria Francesca Rodiartista e attivista. Massimo FacchinettiArchitetto e designer docente del Politecnico di Milano. S.E. Monsignor Maurizio GervasoniVescovo di Vigevano. Ha introdotto e coordinato il dibattito Fortunato D’Amico.

Chiara Crosti ha presentato l’associazione “Pensare Globalmente Agire Localmente” e alcuni esempi di azioni concrete intraprese in ambito locale da parte di alcuni membri dell’Associazione, con l’intento di sensibilizzare i presenti sui temi di sostenibilità dell’Agenda 2030, far conoscere l’associazione stessa e condividere idee e progetti realizzabili su altri territori.

Di seguito una sintesi dei temi esposti:

“L’Associazione è nata circa due anni fa a Vigevano. I soci sono rappresentati da figure appartenenti a quella che oggi identifichiamo come CITTADINANZA ATTIVA, che operano in diversi contesti sociali e territoriali con la finalità condivisa di portare ad attuazione, a livello globale, quelli che sono gli obiettivi indicati dall’Agenda 2030 e, a livello locale, quella di creare una comunità partecipativa.

L’AGENDA 2030 è un documento che propone uno sviluppo sostenibile e si differenzia da quelli sottoscritti nel passato  perché chiama a partecipare al cambiamento direttamente la società civile; il concetto di PENSARE GLOBALMENTE E AGIRE LOCALMENTE muove ognuno di noi a portare nel proprio contesto, nel proprio territorio e negli ambiti sociali di cui facciamo parte, progetti, iniziative e trasformazioni con un ruolo attivo, partendo dalla creazione di reti, proprio come indicato nell’obiettivo N.17 dell’Agenda ed attivando altri cittadini, istituzioni, associazioni, comitati, scuole,ecc. alla creazione di progetti condivisi per realizzare gli altri obiettivi.

Diventa quindi un approccio che si amplifica in dimensioni sempre piùtiere, al proprio paese, città, e così via creando un modello di crescita basato sui princìpi dello sviluppo sostenibile in termini economici, sociali ed ambientali

L’associazione attraverso il suo blog worldglocal.com raccoglie eventi, progetti, iniziative in modo da proporre testimonianze reali e concrete di come ognuno di noi possa operare in questa trasformazione sociale, economica e ambientale.

Abbiamo avviato una serie di PODCAST per dare spazio ad esperienze in ambiti diversi di cittadinanza attiva in modo da fornire una ispirazione, un punto di partenza per chi ancora non ha preso parte al cambiamento.

Nelle prime tre puntate abbiamo affrontato temi come la salute e il benessere con Roberta Massei, il Social Housing e l’arte come luogo di incontro per far nascere riflessioni ed imparare a progettare insieme il futuro.

Ieri abbiamo registrato la quarta puntata incentrata sull’Obiettivo n.10, “Ridurre le Diseguaglianze”con Chiara Mignemi.

Il prossimo progetto relativo ai podcast prevederà la creazione di connessioni tra i soci dell’associazione stessa, a cui chiederemo nei prossimi mesi di condividere ai nostri microfoni i propri progetti così anche da mantenere attiva la relazione tra tutti i componenti dell’associazione.

In questo processo di co-progettazione è possibile partire partire da uno o più obiettivi e poi collegarsi a tutti gli altri poiché gli obiettivi sono tutti connessi, e tutti sono chiamati a partecipare.

Di seguito alcuni esempi di cittadinanza attiva per meglio spiegare cosa si intende per attuazione dell’Agenda 2030.

Nel corso di questi due anni sono stati numerosissimi gli eventi, workshop, conferenze, dibattiti, manifestazioni artistiche che hanno preso vita nei diversi territori in cui opera l’associazione.

  • A Vigevano, nella strada sotterranea del Castello Sforzesco si sono susseguiti eventi basati sulla interdisciplinarietà e temi declinati in molteplici linguaggi come il Design, l’Arte, l’Architettura, la Musica, la Danza, la Moda, il Teatro, la Poesia, tutti aventi l’obiettivo di promuovere la partecipazione della comunità.
  • A Trezzano sul Naviglio ho seguito personalmente diversi progetti, insieme a Silvia Vercelli, attivista dell’associazione che sta lavorando a livello locale insieme a me.

Ispirate da uno dei princìpi guida  promossi dall’Agenda 2030 per cui “E’ fondamentale lo sviluppo di nuovi programmi educativi per sostenere la formazione di uomini e donne in grado di diventare agenti di cambiamento”sono stati realizzati:

La rubrica “La Mamma Secchiona”, uno spazio di dialogo, avviato insieme all’Associazione “Lo Zainetto” (per genitori e bambini nella fascia della prima infanzia), durante il periodo di lockdown, dove c’è stata la possibilità di condividere spunti e approfondimenti da parte di esperti sulle differenti tematiche educative, che di volta in volta emergevano come rilevanti da parte dei genitori interessati, creare connessioni con i diversi obiettivi di sostenibilità, costante bussola nel processo educativo e concludere poi con un invito alla riflessione e domande aperte su quelle aree potenziali di miglioramento su cui l’adulto potesse intervenire nel proprio ambito familiare.

Cavalcando l’onda dell’interesse mostrato dai genitori rispetto a questa prima iniziativa, è stata poi avanzata la proposta ad un istituto scolastico del territorio di un programma più ampio, dal titolo “Educazione allo sviluppo sostenibile: genitori felici, figli felici, comunità felici“, che prevede un ciclo di 6 incontri, con interventi incentrati sulle “5P” intorno a cui ruotano gli obiettivi di sostenibilità e che fa leva su 4 elementi chiave:

  • Condivisione di temi di rilevanza globale e di esperienze o progetti in essere
  • Maieutica, come espediente per l’acquisizione di consapevolezza, la generazione di domande nuove e l’apprendimento reciproco.
  • Arte, che viene messa al servizio del sociale, non solo come strumento di trasformazione, ma anche di comunicazione, responsabilità sociale e sostenibilità.
  • Multidisciplinarietà, attraverso l’apprendimento di nuove competenze nelle diverse discipline proposte e la possibilità di metterle in relazione a differenti ambiti di applicazione

A Cusago, comune confinante a Trezzano, con altri genitori di bambini frequentanti il nidoscuola 0-6 anni Leonardo Da Vinci, con approccio educativo ispirato al metodo Reggio Children Approach, stiamo lavorando alla creazione di un Comitato di genitori per aprire un tavolo di lavoro con diversi interlocutori come l’amministrazione, la dirigente scolastica e la Fondazione Reggio Children con la finalità di costruire insieme un percorso formativo in continuità anche con la scuola elementare e che risponda ai requisiti dell’istruzione di qualità descritta nell’Obiettivo N.4 dell’Agenda 2030 partendo dalla creazione di una comunità educante con caratteristiche specifiche e adatte al territorio di riferimento.

Personalmente ho partecipato insieme al comitato del mio quartiere, il Comitato Boschetto, a diverse iniziative di tipo sostenibile: per l’ambiente attraverso la valorizzazione del parco di quartiere, il Parco dei Sorrisi, cercando di creare luoghi di aggregazione in un paese dove in passato la presenza della malavita è stata dominante per decenni ed ha sempre cercato di spezzettare e dividere, facendo perdere il senso di appartenenza dei residenti al proprio territorio dovuta anche alla mancanza di luoghi di incontro dove confrontarsi e creare insieme una realtà locale che rispecchi le reali esigenze di chi la vive.

Insieme a Legambiente, abbiamo partecipato ad un progetto di piantumazione di 100 tuje nel nostro parco, donate dall’azienda Siapi che ha offerto in questo modo una barriera alla CO2 emessa dal transito continuo dei tir nel confinante centro logistico. Grazie all’attività di censimento e nomenclatura degli alberi presenti nel parco, abbiamo poi avuto occasione di istruire i bambini della vicina scuola elementare sulla biodiversità; a beneficio degli stessi bambini, abbiamo creato un orto didattico di discrete dimensioni, in collaborazione con l’Amministrazione comunale ed Amsa che ci ha fornito il terriccio, per sensibilizzare i bambini sui temi dell’agricoltura e delegato poi alle insegnanti ad affrontare questi temi in maniera più ampia.

Abbiamo infine partecipato ad un bando per la riqualificazione di aree comuni dismesse o non curate, per creare nuovi spazi di gioco all’aperto per i bambini e percorsi di attività motoria, uniti alla conoscenza dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030 attraverso il gioco.

https://comitatoboschetto.wordpress.com/

In seguito a queste esperienze io stessa ho preso consapevolezza di vivere il mio territorio con molteplici ruoli da cui mi è possibile attivare iniziative a favore dello sviluppo sostenibile: come residente, genitore, membro del comitato di quartiere, ho attivato iniziative per la comunità e come titolare di un’azienda dello stesso quartiere ho partecipato ad un tavolo di lavoro di trasformazione urbanistica proposto dall’amministrazione comunale di Trezzano, finanziato dal Ministero dell’Ambiente e con principale partner il Politecnico di Milano. La proposta progettuale ha previsto la creazione di una inedita rete tra le aziende trezzanesi per co-progettare proposte in sinergia con la variante del PGT, sulle linee guida dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030. Un esempio di tavolo di lavoro e modalità di lavoro che sarà poi utilizzato come progetto pilota per essere applicato in altri contesti territoriali.

AP+A

In conclusione, una riflessione sul fatto che tutti gli esempi citati sopra costituiscono una prova concreta di come il processo di trasformazione abbia inizio innanzitutto con la condivisione, motivo per cui sono qui oggi a farvi questo racconto, attivando così altri interlocutori per progettare nuovi contesti e contribuire a migliorare la propria comunità a livello locale e di conseguenza contribuire anche all’attuazione dell’AGENDA 2030 a livello globale.”

Centosettantaperottanta | What comes first? Progetto di ricerca artistica di Sara Conforti

Testo di Fortunato D’Amico

Centosettantaperottanta | What comes first? è un progetto di ricerca artistica di Sara Conforti.
Nato dalla collaborazione con Moleskine Foundation e ispirato dal tema del progetto educativo AtWork 2022, questo lavoro è diventato un installazione site e context specific, a cura di Fortunato D’Amico, ora in esposizione al VI Festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare, in corso a Palazzo Barolo di Torino dal 1 al 14 ottobre 2021.
Sara Conforti concepisce il lavoro artistico come momento di interpolazione e di intreccio tra la dimensione etica e quella estetica. La sua attività creativa è strettamente connessa ad un operatività relazionale e ad un’arte che potremmo definire di psicoanalisi interpersonale, motivata dal desiderio di portare un reale contributo al cambiamento sociale, spirituale, finalizzata al raggiungimento di una felicità da condividere senza sensi di colpa. Il campo di azione artistica su cui si muove Sara Conforti è ampio e articolato, difficile da circoscrivere nelle stereotipate visioni dell’arte da salotto del Secolo breve. Il campo di indagine su cui ha scelto di approfondire le sue esperienze artistiche nell’ultimo decennio transita nel misterioso mondo della fashion-sfashion a quello dell’universo femminile,
spesso vittima di ingiustizie e soprusi. Anche in questo progetto di ricerca artistica, Centosettantaperottanta | What comes first?, di fatto realizzato durante l’emergenza pandemica, sono state coinvolte diverse associazioni e Comunità, attivate attraverso i workshop che si sono
tenuti sia in modalità remota che in presenza, e hanno visto la partecipazione di ben 70 persone.


E’ stato un serio impegno di militanza artistica messo in atto per mezzo di pratiche condivise, utili a districare la matassa dei nodi e dei sentimenti attorno ai quali si addensano i blocchi annodati dei fili, intesi anche come feelings, che se non sono slegati e liberati impediscono agli stati emozionali inibitori del benessere interiore di dissolversi, annullarsi o trasformarsi in pratiche di guarigione.
Insieme all’impianto strutturale sopra descritto, su cui si fondano le pratiche artistiche di Sara Conforti, convive, in modo altrettanto sistematico, anche quello più prettamente semantico, con una decisa predisposizione verso l’aspetto, poetico, magico-simbolico, mitologico. Così, nella sua modalità installativa di porsi al pubblico, Centosettantaperottanta | What comes first? si presenta come
un’ulteriore occasione per indagare un mondo parallelo a quello dell’apparenza, ed esplorare universi di conoscenze eteree, spesso tralasciati dalla prassi artistica contemporanea. A seguito di poche e semplici regole il pubblico potrà interagire con le opere, i ricami rilegati nel libro di fortuna ed i taccuini realizzati dalle partecipanti ai workshop, tirando a sorte un numero da un insieme di piccoli sassi cifrati. L’utente potrà così rivolgere verso sé stesso la domanda what comes first? Cosa viene prima? Verrà così incoraggiato ad aprire il libro ed a scoprire una possibile risposta da approfondire accedendo alla lettura del taccuino cifrato e realizzato da una delle protagoniste verso la quale è stato inevitabilmente trascinato dalla sorte. Egli dovrà entrare in empatia con una storia scritta e istoriata da una sconosciuta e dovrà trarne auspici riferendoli ad una situazione di vita che gli appartiene.

Sara Conforti giocando con le regole della sorte richiama ai cosiddetti Libri della Fortuna in gran voga nel periodo del Rinascimento, compilati per gli aristocratici per i personaggi dell’allora nascente borghesie, da parte di studiosi, docenti universitari, filosofi. Quello che ora può sembrare eccentrico ed esoterico è stato invece propedeutico alla formazione di una cultura umanistica interdisciplinare nel periodo della rinascita, per la capacità di trovare analogie e produrre visioni di conoscenza e di rielaborazione inaspettate. Nel Rinascimento, infatti si assiste al fiorire di un rinovato interesse per il Mito, l’Astrologia, la Cabala, la Geometria, l’Alchimia, i Tarocchi. La diffusione della stampa consentì una larga diffusione della cultura filosofica in generale di quella scientifica e analitica. Questo fu possibile, in un’epoca in cui la fotografia era ancora la protagonista della produzione libraria, grazie alle arti grafiche, che ebbero grande sviluppo proprio in questo periodo. Utilizzando tecniche in gran parte artigianali, gli editori, insieme agli autori e ai grafici, riuscirono a dare corpo e visione a teoremi, a volte difficili da comprendere, espressi dal contenuto dalle parole scritte e facilitati dall’uso delle immagini.

E questo senza ricorrere alla tecnica pittorica tradizionale, ideale per l’istorizzazione delle parte architettoniche, ma certo non compatibili con la produzione editoriale di tipo seriale. Insieme ai filosofi classici e agli scienziati del passato, Platone, Aristotele, Pitagora, Plutarco, Euclide, Torquato Severino Boezio, e tanti altri, emergono anche i nomi degli autori contemporanei del rinascimento, tra i quali quelli di Leonardo, Fibonacci, Leon Battista Alberti, Giovanni Pico della Mirandola. In questo periodo scienza, filosofia e arte incrociano i loro percorsi in chiave multiculturale nelle produzioni editoriali delle prime case editrici, come Aldo Manunzio a Venezia, che tra le altre cose pubblicherà il Triompho di Fortuna di Sigismondo Fanti nel 1526, di recente riscoperto da Renucio Boscolo, in cui insieme le quartine profetiche sono accompagnate dall’immagine di un’oroscopo realizzato su base quadrata. E’ un anticipo straordinario, e anche più completo rispetto alle quartine o alle sestine, del libro di profezie più famoso dal mondo, Le Centurie di Nostradamus, pubblicate anni dopo, nel 1555, ma, senza l’ausilio di immagini a commento del testo. Il libro di sorte che anticipa entrambe le pubblicazioni e di Lorenzo Gualtieri detto Spirito, scritto nel 1482; il libro fu miniato solo nel primo decennio del XVI secolo, da artisti umbri provenienti dalla scuola del Perugino e del Raffaello.

Ne seguiranno molti altri, ma qui non è possibile recensirli tutti, ma ci è utile ricordare che i Libri di Sorte o di Fortuna sono caratterizzati dalla formulazione di una domanda e dalla ricerca di una conseguente risposta che possa chiarire le trame e i fili del destino. Allora come non collocare Centosettantaperottanta | What comes first?, e l’esperienza artistica di Sara Conforti nel file rouge di una cultura artistica umanistica che tesse e disfa tele, rigenera il mito dei viaggi di conoscenza mistica, straordinari voli che ci guidano verso la comprensione del Sè e dell’Universo in cui galleggiano i destini umani? L’augurio non può che essere, per tutti i curiosi e gli intrepidi che decideranno di affrontare il viaggi di ventura insieme a Sara Conforti e alla sua arte combinatoria, che uno solo: Buona Fortuna.


Sara Conforti (Torino – 1973)
Sara Conforti è un’artista militante – attivista. La sua pratica esplora le complessità del tessuto sociale e di genere unitamente a tematiche sociali, politiche e ambientali. Autrice di progetti performativi, di ricerca artistica e di scultura sociale che hanno come focus l’abito che da oggetto-simbolo della nostra vorace società del consumo, diventa soggetto-perno capace di stimolare riflessioni profonde intorno all’identità individuale e collettiva grazie alla riattivazione del processo di reminiscenza. Una pratica per la costruzione di processualità condivise, mnemoniche e manuali che passano dalla dimensione biografica e confluiscono in opere corali per la generazione di nuovi rituali e legami. Per guardare insieme gli ingranaggi di questo tempo di mezzo che non riesce più a sopportare nulla che duri e
rappresentato così minutamente dal rapporto spaziale e temporale con i nostri indumenti. Un impegno morale e politico che Sara Conforti persegue grazie alla funzione salvifica di quell’arte che si lega alla comunità e che si pone al centro di luoghi e momenti in cui il gruppo si riconosce e costruisce relazioni. Una necessità che si rivolge alle contingenze del tempo presente con profonde riflessioni e mappature che coinvolgono habitus e abito nel terreno dell’arte antropologica. L’indumento si fa totem e diventa così elemento privilegiato di una ricerca nel sociale e per il sociale volta alla raccolta di tasselli per la rilettura di quell’eterna ricerca di armonia tra l’umanità e la disumanità dei gesti quotidiani. Uno dei tanti è il feroce acquisto compulsivo contemporaneo. Per questo, da quasi un ventennio, Sara persegue i suoi studi volti alla comprensione del complesso sistema moda, dei suoi impatti sociali, sanitari, ambientali e psicologici per generare un prisma di conoscenze che definisce la sua pratica artistica indirizzata alla ricerca di forme di preservazione dei valori e dei diritti umani. Per Sara Conforti i nostri abiti sono metafore, sintomi o motori di scelte – di identità perdute o ritrovate – testimoni di luoghi, rappresentanti ufficiali di stereotipi, di traumi, di gioie. La sua pratica – la sua poetica – si articola intorno al centro vuoto del sistema moda attraverso un’esplorazione sulla semantica della vestizione come fenomeno che caratterizza una società contemporanea alla ricerca di identità. Conduce la sua indagine attraverso il progetto Centosettantaperottanta inaugurato negli spazi del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea nel 2012. Titolo che deriva dalla misurazione di una camicia “da uomo”, ma che identifica uno spazio di esplorazione dedicato all’ universo femminile dove il valore pubblico e privato della memoria e del vissuto incontra la possibilità di svelarsi. Centosettantaperottanta è una prassi tassonomica che declina e moltiplica i diversi capitoli di una ricerca che scava nei guardaroba per cercare e condividere risposte. Diretta conseguenza delle indagini di Centosettantaperottanta è infatti il progetto performativo 13600HZ Concert for sewing machines che dal 2013 l’artista costruisce attorno al suono delle macchine per cucire. Ogni volta un Tableau Vivant site specific focalizzato sul tema della ricerca genera una nuova costruzione scenica. Un lavoro corale in cui le partecipanti ai workshop vengono ulteriormente coinvolte nell’espressione corporea e drammaturgica per elaborare i contenuti delle proprie indagini personali che confluiscono nell’atto performativo. L’agire e la spettacolarizzazione delle riflessioni diventano gesto politico e di consapevole denuncia rivolta alle distorsioni produttive del fashion system che fagocita identità. Per colmare il gap informativo rispetto agli impatti ambientali, sociali del turbo sistema moda Sara Conforti nel 2011, fonda hòferlab ass. cult. Piattaforma multidisciplinare per connettere la cultura della moda etica con il sistema sociale, artistico e produttivo; per stimolare il dibattito sui principali driver di innovazione sostenibile portandoli all’attenzione di un’opinione pubblica sempre più consapevole delle criticità ambientali e sociali del sistema globale della moda. Con un lavoro in networking con importanti stakeholder della cultura, dell’istruzione e della produzione presenti sul territorio regionale e nazionale hòferlab ass. cult. organizza workshop, corsi di formazione, incontri, seminari, convegni e rassegne periodiche per stimolare un cambiamento nello stile di vita, consumo e produzione a favore di modelli più responsabili e rispettosi dei diritti umani e dell’ambiente. Il volano per una diretta azione educativa itinerante è il progetto ànticasartoriaerrante laboratori nomadi per una moda sostenibile dedicato al circular-design e all’auto produzione. Un network al femminile per aprire un “discutere” critico attraverso un fare artistico e manuale per amplificare il protagonismo femminile nelle scuole, nel cuore dei quartieri cittadini, nelle periferie, nelle piazze, nei luoghi di aggregazione, ma anche nei luoghi di cura e di marginalità dove il perseguimento del riscatto di genere si esprime con forza e coraggio travolgenti: centri di accoglienza, centri psichiatrici, carceri, centri oncologici, comunità terapeutiche. Quelle città invisibili dove è fondamentale saper praticare il passo di fianco e dove l’approccio arte e welfare entra nella
relazione d’aiuto per rispondere all’urgenza. Nel 2017 Sara Conforti fonda Lalàgeatelier – Dispositivi Vestimentari. Un progetto per la ricollocazione sociale e professionale dedicato a donne in stato di fragilità che coniuga arte, moda e produzione, didattica e cura, territorio, responsabilità sociale d’impresa ed economia circolare per la produzione di Capsule Collection in Upcycling. Realizzato in cooperazione con Fragole Celesti – Comunità doppia diagnosi femminile per la cura di abusi, maltrattamenti e violenze e Fermata d’Autobus onlus beneficia del patrocinio dell’associazione Tessile e Salute e del coinvolgimento delle aziende tessili dell’eccellenza biellese certificate.
http://www.saraconforti.net

EARTHPHONIA. Le voci della terra

di Chiara Crosti

Nel contesto della mostra di Alfredo Rapetti Mogol, abbiamo incontrato Max Casacci, chitarrista italiano, produttore e fondatore dei Subsonica.
Ci presenta il suo libro “Earthphonia. Le voci della terra”, testi accompagnati da brani sonori che si acquisiscono semplicemente attraverso il QRcode a fianco al titolo di ogni capitolo, accompagnando la lettura con composizioni sonore riprodotte direttamente da Spotify oppure al contrario sonorità accompagnate da testi che raccontano la provenienza del suono e ne svelano la sua natura, un viaggio verso la sua pura essenza, l’atto creativo dell’autore diviene mezzo con cui indagare la natura per conoscere e riconoscerci.
Un libro multimediale fin dalla copertina che collegandosi al profilo istagram di Max Casacci ci proietta nella dimensione della realtà aumentata.
Earthphonia è il risultato di un percorso di ricerca di suoni prodotti dalla natura, un viaggio alla scoperta di luoghi che conservano un’antica sacralità dove esistono pietre che diventano “…un’orchestra preistorica che attendeva di essere suonata”.
Max Casacci dapprima raccoglie suoni provenineti dai mondi che costituiscono i 4 elementi dell’Universo: Acqua , Terra, Fuoco e Aria e li trasforma in strumenti musicali; attraverso un sintetizzatore li campiona e poi compone nuove trame, dando vita a strumenti inediti come il pianoforte costituito dai suoni emessi dalle balene, flauti e batterie e motli altri strumenti che prendono vita ad esempio dal battito delle ali delle api o dal suono di un fiume filtrato dalla geometria di un’opera d’arte…un vero alchimista che come Alfredo Rapetti Mogol si pone all’ascolto, l’uno di suoni provenienti dalla natura e l’altro del suono inteso come verbo= parola…dapprima scomponendolo e poi inserendolo in un processo creativo che lo porta a far parte di un racconto, di una canzone, di un suono che si fa racconto, plasmando nuovi mondi e riscoprendo archetipi sonori, riconnettendoci con la natura e rivitalizzando le nostre radici, quelle che ci riportano in relazione con la natura e con il principio di tutto l’Universo che ha generato tutte le forme di vita: il Suono.

Cesare Giardini. A riveder le stelle,sulle strade di Beatrice

a cura di Fortunato D’Amico

dal 5 al 27 giugno 2021

Inaugurazione Sabato 5 Giugno – Ore 11.30

A riveder le stelle, alla ricerca di Beatrice è il titolo della mostra di Cesare Giardini , curata da Fortunato D’Amico, che sintetizza perfettamente il lavoro sin qui compiuto dall’artista, proiettato in una dimensione della pittura sempre più fluttuante in un universo favolistico, dove vita reale e fantasia diventano una cosa sola.
E se a Dante spetta il titolo di poeta “pellegrino”, altrettanta candidatura e onorificenza è da attribuire a Cesare Giardini, che attraverso la sua arte ha costantemente elaborato il tema del viaggio, intessendo trame narrative appropriate all’ esplorazione di paesaggi fantastici, immaginati in un dimensione onirica proiettata verso una possibile Terra Promessa.
Come nella Divina Commedia la percezione del viaggiare in luoghi impossibili, surreali ed estremi, si sottrae alla condizione temporale. L’orizzonte degli eventi è sospeso in una immaginaria linea di equilibrio tra passato e futuro e condiziona le movenze dei personaggi rappresentati, non più assoggettate alla caducità stagionale ma innalzati in una sfera della metafisica per diventare essi stessi il tramite per la comunicazione di messaggi ancestrali nella dimensione umana.
La vita dell’artista stresso è il suo percorso sono lo specchio di questa ricerca della Verità, aggrovigliata nell’intrigo enigmistico dei sui racconti pittorici.
La Donna ideale, la Beatrice dantesca che apre spiragli su universi paradisiaci e infiniti è il tema attorno a quale ruota il senso di questa mostra allestita all’interno della Strada Sotterranea del Castello Visconteo Sforzesco di Vigevano. Cesare Giardini rimanda ai sui personaggi femminili, già conosciuti in altre occasioni espositive ma che oggi nella loro rilettura, ispirata dalle celebrazioni dantesche e dalle recenti clausure forzate dalla pandemia, acquisiscono un’are più ampia di significati inducendo nuove letture. Un omaggio anche alle donne cantate nei testi delle canzoni scritte da Alfredo Rapetti Mogol, raffigurate in un trittico e in dialogo con due nuovi olli su tela che presentano Dante e Beatrice in ambientazioni vigevanesi. Altri quadri storici di Cesare Giardini, come quelli ispirati alla Gilda del Mac Mahon o ad alle protagoniste di canzoni celebri del passato, completano l’universo della femminilità sublimata dall’artista e accompagnano il visitatore nel magico modo delle meraviglie illustrato dall’artista anche nelle altre tele in mostra che hanno come tema il viaggio in luoghi dove solo al pensiero fantastico e concesso avvicinarsi.


Strada Sotterranea del Castello Visconteo – Sforzesco di Vigevano
dal 5 al 27 giugno 2021
Inaugurazione Sabato 5 Giugno – Ore 11.30

CESARE GIARDINI

A RIVEDER LE STELLE,
SULLE STRADE DI BEATRICE

a cura di Fortunato D’Amico

Orari
Da Martedì al Venerdì ore 11.15-12.30 | 17.15-19.30
Sabato e Domenica ore 10.30-12.45| 15.15-19.30
email: art@cesaregiardini.com




Marcella Gabbiani a Dynamic Culture

Rubrica DYNAMIC CULTURE: Fortunato D’Amico incontra Marcella Gabbiani, con il Patrocinio del Comune di Milano RICOSTRUIRE SENZA SOSTA LA SPERANZA – Neruda @LibreriaBocca1775 CANALE YOUTUBE – oltre 650 incontri con la CULTURA #socialtvlbocca​ 2021

Laboratorio 2050. La regola del 3

Laboratorio 2050, il podcast ideato da NaturaSì in collaborazione con Hublab. Alessandro Isidoro Re, giornalista e Celeste Righi Ricco, agronoma, raccontano storie e ingredienti della Sostenibilità: un passaggio di conoscenza tra le generazioni, per costruire una fertile alleanza per il futuro.

Una nuova puntata in cui affrontiamo i concetti di “Olismo” con Marco Sartorato e di “Dialettica” con il fisico e filosofo Walter Tocci. Marisa Vernelli racconta la storia dell’omonima Azienda Agricola, ed entreremo poi nei segreti delle Fragole. Infine, una lettura da “L’effetto Farfalla”.

La Bandiera del Mondo 1+1=3 di Michelangelo Pistoletto e Angelo Savarese a Reggio Emilia.

Intervista di Giacomo Bassmaji in collaborazione con Tommaso Cabassi
SOMMARIO: Arte, Architettura, Multiculturalità, intervista a Luca Vecchi Sindaco della Città del Tricolore

Buongiorno a tutti. Sono Giacomo Bassmaji, curatore dell’istallazione collaborativa “Bandiera del Mondo 1 + 1 = 3” di Michelangelo Pistoletto e Angelo Savarese all’interno di Rigenera – Festival dell’Architettura. Sono con Luca Vecchi, Sindaco di Reggio Emilia per parlare di Arte, Architettura e Multiculturalità.

Giacomo Bassmaji – Buongiorno Luca Vecchi, esattamente 6 mesi fa a Reggio Emilia è stata realizzata la performance “Bandiera del Mondo 1 + 1 = 3” cosa ha significato per la città, che rapporto si è instaurato tra la Città del Tricolore e questo simbolo, quest’opera d’arte?

Luca Vecchi – Buongiorno a tutte e a tutti, credo sia stata un’iniziativa molto importante, con grande partecipazione, che porta con sé un significato culturale e valoriale davvero forte. Molto emozionante il modo in cui è stata collocata nel contesto di questo luogo, nei chiostri benedettini, di San Pietro a Reggio Emilia. È stata una performance molto coerente con l’identità contemporanea, la storia stessa di questa città, il sistema dei valori di questa comunità.
Una performance e un’istallazione che attraverso l’arte e la cultura manda all’Italia e al mondo un messaggio molto potente.

GB – L’arte del Maestro Pistoletto riesce a mandare messaggi etici. Qual è il ruolo, dell’arte contemporanea, in una città di medie dimensioni com’è Reggio Emilia?

LV – La risposta è inequivocabile, la cultura è creatività, è espressione di sapere, è pensiero critico, è dialogo ed è anche capacità di stimolare una discussione pubblica all’interno di una comunità. Quindi è del tutto evidente che quando i luoghi di una città riescono a nutrirsi di arte e di cultura, a beneficiarne non è soltanto la bellezza che già in sé è un elemento fondamentale, nel contesto a volte di una società che rischia di declinare verso dinamiche anche un po’ di degrado, ma soprattutto perché generativo di un processo di crescita civile di una comunità. Credo quindi che da questo punto di vista questa iniziativa è un ulteriore passo in avanti, per una città che ha sempre pensato che l’arte e la cultura debbano rappresentare un po’ una sorta di driver del proprio modello di sviluppo.

GB – Parlando di opera d’arte, Bandiera del Mondo e nell’infisso 1 + 1 = 3 vuole trasmettere l’importanza del sistema collaborativo tra persone. Il messaggio dei due artisti è espressione di dialogo interculturale, rompe realmente i confini geografici e culturali.

LV – Dall’opera di Pistoletto e Savarese credo valga lo sforzo di raccogliere il messaggio che vuole trasmettere, cioè che l’incontro tra le diversità genera una ricchezza e non invece timori e divisioni. L’Opera a mio avviso, ha un significato potente perché trasmette non soltanto un messaggio interculturale e interreligioso, ma fa incontrare le tante diversità del mondo e soprattutto un messaggio di pace. Questo perché noi viviamo in un mondo in cui le diversità sono ogni giorno rappresentate molto più nella loro dinamica di competizione e di contrapposizione. Di rado il mondo riesce a trasmettere un’immagine unitaria della propria diversità, acquisisce ancor più valore questa performance come elemento di coesione, e quindi come messaggio di fratellanza e di pace.

GB – Come Sindaco della Città del Tricolore hai posizionato l’ultima bandiera, quella italiana, insieme a me che ho messo la bandiera di un popolo in guerra, quella siriana. Ciò che dici ha ancora più valore, infatti la città di Reggio Emilia è sempre stata un modello di accoglienza. Il distanziamento fisico che stiamo vivendo può nuocere a questa peculiarità della nostra comunità?

LV – Io credo che al di là del distanziamento tra le persone In questa epoca di Covid, il distanziamento è un fenomeno molto attuale. Quando riflettiamo sulla relazione tra Reggio Emilia e la sua storia e le politiche di dialogo interculturali e tra religioni, io credo che dobbiamo allargare l’orizzonte per ripercorrere la storia, per certi versi anche recente, di una città che negli ultimi 25 anni ha attraversato un processo di cambiamento socio-demografico. Mi riferisco al fenomeno dell’immigrazione, che nell’ultimo quarto di secolo è arrivata a circa il 17% della popolazione residente nella nostra città e che al suo interno include quasi 100 nazionalità. In questo percorso penso che la città poteva esplodere nei presupposti fondamentali della sua coesione sociale e civile. La nostra comunità invece arriva nel 2021 alla fine di un percorso iniziato negli anni 90 del secolo scorso, potendosi presentare al mondo come una città che ha trovato le ragioni della propria unità anche a partire dai concetti di diversità. Recentemente il Consiglio Europeo ci ha inserito in un gruppo di 10 città europee del dialogo interculturale.
Questo vuol dire che la sua dimensione valoriale ha saputo essere virtuosa. Questa è stata l’epoca in cui, dal secondo dopoguerra, l’Europa si è trovata a misurarsi con il concetto di diversità vissuta in modo conflittuale, vissuta come generazione di muri. Questa è l’epoca della cultura sovranista e dell’approccio populista. In questo contesto Reggio Emilia è riuscita a fare argine contro questo tipo di penetrazione culturale e ha saputo diventare sempre più la città dei diritti della persona, i diritti civili e più in generale dei diritti umani, favorendo un dialogo interculturale e interreligioso.

GB – La città di Reggio Emilia ha voluto rigenerare i Chiostri di San Pietro in cui convivono attività sociali e culturali. L’architettura, come può investire per creare nuovi spazi fisici e digitali, per favorire rapporti sociali e culturali?

LV – Oltre quello che abbiamo detto poc’anzi, un altro dei percorsi importanti che la città ha fatto negli ultimi 15 anni, è il modo di ripensare e di rigenerare tanti luoghi e tanti spazi, soprattutto pubblici. È stato fatto sì che la rigenerazione di questi spazi fosse anche una grande occasione di rigenerazione dei legami sociali, nel senso stesso di appartenenza a una comunità.
Per citare alcuni esempi di rigenerazione recente, pensiamo alle tante piazze riqualificate in questa città nell’ultimi 10 anni, pensiamo a luoghi importanti come i Chiostri di San Pietro, o piuttosto a luoghi come la Reggia di Rivalta, di imminente riqualificazione. Luogo importante per la costruzione del modello economico di questo territorio, sono state le ex Officine Reggiane, dove si sta facendo un grande parco dell’innovazione. Ma anche luoghi apparentemente meno noti, come il Binario 49 nella zona stazione. Ne potrei citare tanti altri e potremmo andare ulteriormente più indietro, pensando per esempio quando l’ex fonderia diventa il luogo e la sede della fondazione nazionale della danza o quando invece all’inizio degli anni 2000 i locali dell’ex Locatelli diventano quello che oggi è il centro internazionale Loris Malaguzzi.

Se noi mettiamo in fila tutti questi interventi, vediamo una città che si è trasformata e che ha saputo cambiare grazie anche alla rigenerazione di questi luoghi, portando con sé sempre la ricostruzione dei legami sociali, rafforzando il senso di appartenenza alla città. I Chiostri di San Pietro credo che ne siano anche un po’ il paradigma. Pensiamo al fatto che fino al 2005 questo luogo era un portone chiuso. Un giorno quel portone è stato aperto ed è stato restituito alla città. Da lì è partito un percorso di recupero e di valorizzazione, insieme a tante iniziative culturali e sociali che lo rendono oggi probabilmente uno dei luoghi più belli della città. Se mettiamo insieme il percorso sul dialogo interculturale da un lato e dall’altro il grande percorso sulla rigenerazione urbana dello spazio pubblico che questa città ha compiuto negli ultimi anni, capiamo molto del modo in cui Reggio Emilia ha saputo concretizzare una propria originale e autonoma idea di innovazione dentro la contemporaneità.

GB – La guida Michelin in lingua francese indica Reggio Emilia come la città dell’architettura contemporanea all’interno di un sistema emiliano romagnolo. Gli investimenti citati nella rigenerazione urbana, hanno forse aiutato a portare in città una festa dell’architettura come è stata Rigenera. Questa manifestazione si è voluta anche per ridefinire la funzione e la figura dell’architetto, all’interno di un sistema sociale e cittadino, cosa ha portato alla città questa festa?

LV – Rigenera è stato un festival importante, ricco di iniziative di grande valore e qualità, peraltro organizzato in un’epoca difficilissima. Penso davvero che si debbano fare i complimenti agli organizzatori per essere riusciti a mettere insieme questo festival. Rigenera è stata poi occasione di incontro, ha avuto momenti di interesse collettivo, con molta partecipazione. Credo quindi che meriti un grande riconoscimento, non soltanto locale.

GB – Essendo uno degli organizzatori, confermo la difficoltà, ma al contempo le soddisfazioni sono state doppie. Credo che Andrea Rinaldi, il Presidente dell’Ordine degli architetti, colui che ha portato sulle spalle tutta la responsabilità dell’organizzazione, sarà molto contento di sentire queste parole. Potrebbe diventare Rigenera un appuntamento annuale o biennale a Reggio Emilia?

LV – È una valutazione che devono fare gli organizzatori primariamente, posso dire che l’amministrazione e la comunità, accoglierebbe positivamente la continuità annuale o biennale di questa esperienza. Il mio auspicio è che questo momento, fatto di iniziative e di incontri che hanno messo al centro il tema della città contemporanea con la rigenerazione urbana e gli aspetti valoriali rilevanti come il dialogo interculturale e la performance artistica Bandiera del Mondo, possa continuare a esserlo anche in futuro.


Il mio augurio è rivolto anche a un’altra cosa, che l’ambizione del progetto sia anche quella di riuscire a partire, come sempre in tutti i festival, dal mondo dei professionisti, degli stakeholder di riferimento, da una comunità riflessiva e consapevole su questi temi. Questo per riuscire a essere sempre più capace di coinvolgere la città nel suo insieme per discutere sui temi di attualità. Questa si è veramente una sfida del futuro, perché quando si innova in una città, non è affatto scontato che tutti i cittadini comprendano che riqualificare uno spazio pubblico urbano, sia un presupposto fondamentale per la rigenerazione di un sistema di relazioni. Il fatto che l’architettura parta dei propri temi per cercare di arricchire la società e di farla crescere, è un elemento che può trovare in Reggio Emilia un grande fondamento. Il mio auspicio e il mio incoraggiamento è che gli organizzatori pensino seriamente a proseguire questa esperienza e che possa essere integrato con le caratteristiche della quotidianità della nostra città.

GB – Ringrazio il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi per la sua disponibilità, ringraziamo la città intera perché sa essere una città accogliente non solo con le persone che arrivano da fuori ma anche con i propri cittadini, e gli permette di organizzare eventi e occasioni di dialogo e di dibattito. Io come organizzatore di Bandiere del Mondo, sono stato molto contento di portare un simbolo e un’opera d’arte che sa mettere insieme tutti i popoli del mondo con le loro bandiere, proprio nella Città del Primo Tricolore.

Intervista di Giacomo Bassmaji in collaborazione con Tommaso Cabassi.
Credits immagini:
Tommaso Cabassi, Chiara Nizzoli, Emiliano Paolucci e David Rubil.

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