“La Giornata dell’Orto e del Riciclo”

di Silvia Vercelli

In occasione della Giornata della Terra, vi vogliamo raccontare della nostra partecipazione alla Giornata dell’Orto e del Riciclo, svoltasi sabato 9 Aprile e organizzata dal Comitato Quartiere Boschetto, di Trezzano sul Naviglio, presso il Parco dei Sorrisi: un percorso per scuole e famiglie finalizzato alla presa di consapevolezza, da parte di ciascuno, delle potenziali azioni concrete, individuali e collettive, per salvaguardare il benessere di tutti noi e delle nuove generazioni.

La risposta da parte del Pianeta è stata caratterizzata da un sole alto e splendente, ma anche da un forte vento. Forse a voler mettere alla prova la determinazione di organizzatori, ospiti e partecipanti o forse a ricordare a tutti l’esistenza di potenti fonti di energia rinnovabile.

Vento che non ha però impedito agli alunni della scuola elementare IC Roberto Franceschi, insieme alle loro maestre, di mettersi all’opera, sotto la guida degli esperti ranger del Comitato, per far rivivere l’orto didattico, grazie all’attività di semina di ben 4 tipi di insalate e prezzemolo e di messa a dimora di piantine di insalata, pomodori, peperoncini piccanti, arrivando così a completare due aiuole su tre. Il resto sarà portato avanti e curato, a rotazione, da tutti gli alunni della stessa scuola, attraverso un programma di incontri che si snoda fino alla fine dell’anno scolastico.

I più resilienti si sono poi uniti, a turno, insieme ad altri avventurieri, al gioco sul tema del riciclo: indossando collane a tema, realizzate creativamente per l’occasione, hanno interpretato con grande spirito competitivo il ruolo delle principali tipologie di rifiuti – plastica, carta e umido e sperimentato in prima persona il beneficio della raccolta differenziata. Al suono della trombetta a indicare, inesorabile, la fine gioco, righelli e calendari eco – sostenibili a disposizione per tutti.

Per poi passare all’angolo lettura, dove poter riflettere e disquisire su quali effetti può produrre sul nostro ambiente, un gesto superficiale come quello di gettare un rifiuto dal finestrino di un’auto, rispetto a quelli di azioni dal significato più profondo e consapevole, come quella intrapresa da Wangari Maathai, ad esempio, che, ispirata dal desiderio di risanare la sua terra e sensibilizzare le persone della sua comunità, ha dato vita al movimento “Green Belt”, grazie al quale sono stati piantati, nel tempo, ben oltre 51 milioni di alberi ! E qui gli occhi dei bimbi si sono illuminati al pensiero di cosa potesse nascere dalla loro semina della giornata. Ci teniamo a ringraziare la Biblioteca delle Storie Infinite di Trezzano, per i suggerimenti e le indicazioni sui testi consigliati per la lettura, per le diverse fasce d’età.

E i genitori ? Lo spazio predisposto per la condivisione e il confronto sui 17 obiettivi di sostenibilità ha risentito della potenza del vento, che ne sosteneva la danza in giro per il parco.  Un sentito grazie a chi ha contribuito a raccoglierli ! Anche l’intervento previsto da parte di AMSA non è stato possibile. Come ringraziamento finale per la partecipazione e messaggio da portare a casa con sé e condividere con gli amici, il relatore, ha però potuto consegnare ai bimbi la borraccia con su scritto “Siamo fatti di acqua, e non di plastica”.

Nonostante gli impedimenti, siamo stati felici di constatare che, chi ha partecipato è tornato a casa facendo tesoro dei preziosi semi della giornata. Noi comprese, con la mente proiettata verso la prossima occasione per agire localmente, pensando globalmente e con l’augurio che venga data continuità a quanto avviato.

Stai sempre vicino a qualcosa che cresce. Che sia un bambino, un progetto, un’idea, o un nuovo giorno. Senza mai dimenticare la terra, la cura di una pianta. L’incanto, di un fiore che sboccia.

(Anna Maria Ortese)

ANTROPOCENE

Mario De Leo | Max Marra | Giovanni Ronzoni

ANTROPOCENE
a cura di Fortunato D’Amico

Siamo tutti consapevoli di essere giunti alla fine di un’epoca e che un’altra sta per cominciare. Preoccupati per un futuro che si presenta incerto, e apparentemente privo di direzioni, ci accingiamo a lasciarci alle spalle un passato intrappolato in una mole di problemi ambientali, sociali, economici, dai quali dovremmo svincolarci per progettare un nuovo modello di vita sociale.

Antropocene – Il Dramma – spazio gestito da Giovanni Ronzoni
L’Antropocene è un epoca di drammi e di conflitti. Basti pensare che nel corso degli ultimi 100 anni le dinamiche di trasformazione indotte dall’Uomo sul pianeta hanno provocato
l’estinzione dell’83% delle specie animali viventi. Inoltre è stata dimezzata la presenza degli alberi di circa il 50%. La corsa alla modernità ha creato conflitti e nazionalismi, superproduzioni di merci e guerre per conquistare il dominio dei territori. Il rosso, colore della vita, del cuore, dell’amore, dell’energia, nell’Era dell’Antropocene è diventato simbolo del sangue versato dall’Umanità in nome di una libertà caduta al rango di libertinaggio.

Mario De Leo, Max Marra, Giovanni Ronzoni, sono tre artisti che con le loro opere esposte nella Sala Leonardiana del Castello Visconteo Sforzesco di Vigevano intendono stimolare nel pubblico riflessioni, critiche, letture contemporanee di questa Era storica che molte organizzazioni internazionali di geologi, scienziati, climatologi, chiamano Antropocene.
Un periodo caratterizzato da un fortissimo impatto geologico sull’eco sistema, provocato dalle intensa attività tecnologica prodotta dall’Homo Sapiens nel corso dell’ultimo secolo, che ha alterato profondamente gli equilibri del pianeta e creato inevitabili disagi.
Le sculture, le installazioni, le opere grafiche, di Mario De Leo, Max Marra,
Giovanni Ronzoni, esplorano in chiave artistica alcuni degli ambiti in cui questi cambiamenti si stanno manifestando sempre più velocemente nelle nostre vite.
La mostra è scandita da tre momenti, organizzati i tre spazi contigui, ognuno dei quali gestito da uno degli artisti che a sua volta ospita e dialoga con gli altri due.
I tre temi che guidano il pubblico nel percorso espositivo sono quindi i seguenti:

Antropocene – L’Homo Sapiens – spazio gestito da Max Marra
L’Homo Sapiens, cosi come l’ambiente naturale che ha irresponsabilmente continuato a modificare, alterando insistentemente gli equilibri planetari in essere da tempi antichissimi, si è profondamente trasformato anche sotto il profilo genetico. Più che Homo Sapiens questo animale dal nome intelligente, dovremmo forse chiamarlo “Homo Ignorant”. L’antica saggezza, tramandata attraverso la filosofia, il racconto dei miti, il monito etico e morale del pensiero e delle pratiche spirituali, non sono serviti al moderno Uomo Tecnologico per un avanzamento democratico dell’opera di umanizzazione, disattendendo qualsiasi aspettativa di pacificazione, incrementando invece il desiderio di sopraffazione.

Antropocene – L’Homo Sapiens – spazio gestito da Mario De Leo
Durante L’Era dell’Antropocene la tecnologia ha avuto un ruolo fondamentale nella trasformazione dell’ambiente naturale in un sistema complesso e artificioso.
La depauperazione dell’ecosistema di risorse non più rinnovabili, utilizzate per il funzionamento di tecnologie preposte al consumo, ha favorito l’incremento di fenomeni catastrofici, dagli tsunami a oltre duemila miliardi di tonnellate di anidride carbonica riversate nell’aria, che hanno contribuito alla creazione di un enorme buco nell’ozono e accentuato i problemi derivati dal cambiamento climatico.
E’necessario ritornare all’utilizzo di tecnologie sostenibili che non producano inquinamenti.

Sala Leonardiana
Cortile del Castello Visconteo-Sforzesco di Vigevano
dal 20 Marzo al 18 Aprile 2022

 Sara Conforti Centosettantaperottanta – What comes first? 

Ch1 – 2020 – 2021

In mostra dal 16.02.2022 al 08.03.2022 alla Galleria Gli Acrobati di Torino 

Centosettantaperottanta | What comes first? Ch1 – 2020 – 2021 è il primo capitolo del progetto di ricerca artistica di Sara Conforti, nato nel 2020 e ispirato dal tema del format educativo AtWork 2022 DI Moleskine Foundation e realizzato durante l’emergenza Covid 19.

A cura di Fortunato D’Amico, l’installazione site specific è stata ospite – ad Ottobre – sia del VI Festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare – Palazzo Barolo – Torino sia alla XIII Florence Biennale 2021. ETERNAL FEMININE | ETERNAL CHANGE Concepts of Femininity in Contemporary Art and Design padiglione Cavaniglia a cura di Fortunato D’Amico, dove l’artista è stata inviata in veste di Guest of Honour e dove ha ricevuto il Premio Lorenzo il Magnifico del Presidente alla Carriera per l’impegno profuso a favore del femminile fragile. 

  
Nel Dicembre 2020, Moleskine Foundation invita Sara Conforti alla creazione di un esclusivo taccuino d’artista AtWork da inserire nella sua prestigiosa collezione. 
 
Nasce così un’edizione speciale del progetto Centosettantaperottanta, di Sara Conforti, un percorso di ricerca artistica itinerante attraverso il quale l’artista, dal 2011, identifica uno spazio di esplorazione dedicato all’universo femminile. Il valore pubblico e privato della memoria e del vissuto degli oggetti vestimentari incontra così la possibilità di svelarsi attraverso una prassi tassonomica partecipativa. La ricerca scava nei guardaroba per cercare di condividere risposte in cui gli indumenti delle partecipanti diventano protagonisti di autopsie “affettive”, fulcro di un viaggio del Sé in relazione al gruppo, strumento per favorire la nascita di nuove narrazioni collettive. 
 
Centosettantaperottanta, integrando la domanda What comes first? del format educativo Atwork, ibrida la consueta pratica gender oriented tra abito e habitus di questo progetto artistico, e propone la costruzione di un archivio di reminiscenze vestimentarie condivise, attraverso la redazione dei taccuini Moleskine create da ciascuna delle partecipanti, insieme alla realizzazione di un ricamo personalizzato.  
Gli incontri dedicati a questa ricerca artistica, sono iniziati nel dicembre 2020 con le utenti di Fragole Celesti, Comunità doppia diagnosi per la cura di abusi, violenze e maltrattamenti.  
Sia in modalità remota che in presenza si sono tenuti 10 workshop che hanno coinvolto 70 partecipanti lungo la penisola a partire dal mese di Dicembre 2020 sino a Luglio 2021.  
  
I lavori, opportunamente elaborati in fase finale, sono stati poi esposti al pubblico, una volta a Palazzo Barolo di Torino ed un’altra a Firenze, durante la Florence Biennale 2021, con una curiosa formula partecipata che rimanda ai Libri della Fortuna in gran voga nel periodo del Rinascimento.  
Il pubblico degli utenti, rivolgendo a se stesso la domanda What comes first? potrà interagire con le opere delle partecipanti, estraendo un numero da un insieme di piccoli sassi cifrati che a sua volta coincide con quello di un taccuino e di uno dei ricami rilegati nel libro, a loro volta numerati e messi a disposizione del pubblico. Attraverso la loro lettura il pubblico potrà entrare in contatto empatico con la storia scritta dall’anonima compilatrice dell’opera, casualmente chiamata a dare risposta alla domanda iniziale. 
 
Sara Conforti concepisce il lavoro artistico come momento di interpolazione e di intreccio tra la dimensione etica e quella estetica. La sua attività creativa è strettamente connessa ad una operatività relazionale e ad un’arte che potremmo definire di psicoanalisi interpersonale, motivata dal desiderio di portare un reale contributo al cambiamento sociale, spirituale, finalizzata al raggiungimento di una felicità da condividere senza sensi di colpa. Grazie all’abilità artistica di Sara Conforti, i taccuini e i ricami di Centosettantaperottanta – What comes first? sono quindi validi strumenti di analisi e autoanalisi introspettiva, documenti di un percorso di vita e di cambiamento personale e condiviso, indizi che ci suggeriscono proiezioni al futuro dei nostri stati d’animo. 
  
L’augurio non può che essere, per tutti i curiosi e gli intrepidi che decideranno di affrontare il viaggio di ventura insieme a Sara Conforti e alla sua arte combinatoria, che è uno solo: 
Buona Fortuna. 
 
La Collezione di Moleskine Foundation conta più di 1.300 “taccuini d’autore”, opere uniche realizzate da artisti e pensatori su taccuini Moleskine e donate alla Fondazione per sostenere le sue attività. Una staffetta di creatività collettiva che viaggia per il mondo, ispirando una comunità internazionale di talenti creativi, creativity pioneers, change maker e non solo. Raccoglie i contributi di artisti, designer, architetti, musicisti, filmmaker, illustratori, intellettuali e filosofi, che – pagina dopo pagina – hanno riempito i taccuini di pensieri, schizzi, immagini, trasformandoli spesso in artefatti completamente diversi dall’originale.  Il taccuino è lo strumento, il limite, l’origine. La Fondazione si adopera per presentare la collezione a eventi artistici, festival, mostre e Biennali, così da continuare a dare il massimo della visibilità agli autori e, al contempo, sostenere le attività di raccolta fondi. La Collezione ha un valore educativo unico, poiché è un punto di partenza di riflessione e ispirazione per i giovani delle comunità svantaggiate in tutto il mondo che sono i beneficiari del programma educativo non convenzionale Atwork.  

 
Links: 

Notebook Sara Conforti  – Archive Number XXII – 373 
https://www.at-work.org/en/notebook/sara-conforti-2/ 
https://www.moleskinefoundationcollection.org/sara-conforti-centosettantaperottanta-4772/ 
 
https://www.moleskinefoundationcollection.org/ 
https://moleskinefoundation.org/ 
https://www.instagram.com/moleskinefoundation/ 

Arte sociale:strumento di trasformazione, e inclusione

Silvia Vercelli e Chiara Crosti intervistano Maria Francesca Rodi

Oggi parliamo di arte sociale, di come possa essere uno strumento di aggregazione sociale, un legante intergenerazionale e delle innumerevoli possibilità che offre per vivere esperienze di trasformazione e inclusione, porgendo spunti e riflessioni che nella condivisione e co-creazione mettono radici in luoghi apparentemente poco fertili, fino a far crescere nuove visioni e dar luce a nuove collaborazioni.

Abbiamo invitato una giovane artista, Maria Francesca Rodi, a raccontarci alcuni esempi di progetti che l’hanno vista nel ruolo di artista sociale, per capire meglio come nascono questi progetti e di quali energie e situazioni necessitano in modo da auspicare che prendano forma anche in altri luoghi ed occasioni.

Il punto di partenza è sempre l’innesco di collaborazioni e rete tra associazioni, istituzioni e cittadini, come espresso anche nell’obiettivo17 dell’agenda 2030.

I progetti artistici a cui ha partecipato o ideato, sono saldamente radicati nella realtà e volti a dare speranza, potrebbero inoltre in ambito educativo dare un contributo ad accompagnare e ispirare la crescita delle future generazioni.

Maria Francesca Rodi è legata fin dalla nascita al tema della rigenerazione, infatti, nella sua quotidianità si dedica al Mercatino “Tra Noi e Voi, fondato nel 1997 dalla nonna paterna Mariuccia insieme alla mamma Agata; qui si può trovare un vero e proprio polo di rigenerazione delle risorse, si può portare ciò che non si usa più per far sì che possa riacquistare nuova vita .

Il profondo bisogno di appartenenza e rivitalizzazione della materia sono gli stessi princìpi che caratterizzano i progetti artistici di cui ha fatto parte, focalizzati sul lavoro di squadra per non lasciare nessuno indietro, dove ritroviamo anche concetti chiave dell’Agenda 2030 dell’ONU come: i diritti umani, l’amore per l’ambiente, la ricerca di parità di genere e del dialogo intergenerazionale. 

Nel 2017, in occasione del Forum Rebirth di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, organizzato a Milano da Fortunato D’Amico, curatore artistico, per creare uno spazio di incontro tra diversi professionisti con obiettivi comuni, Maria Francesca conosce Tina Monaco, inquilina, attiva rappresentante degli abitanti delle torri di Via Russoli a Milano (case A.L.E.R.) e coordinatrice de “Le Sciure”dell’ Associazione Coltivare la Cittàdonne in pensione che contribuiscono al benessere sociale collettivo da trent’anni a questa parte.

Dall’incontro tra queste donne di valore, nasce il Collettivo Artistico: “IL NODO LaChicca&LeSciure” e l’idea di realizzare la prima opera collettiva: Per fare l’albero ci vuole Il Nodo, scultura multicolore realizzata partendo da strisce di tessuto riciclato e annodato. Questo è stato il primo seme piantato con il desiderio di dare una seconda vita ad abiti e tessuti dismessi, oggetti vissuti e quasi dimenticati, tramite il lavoro di squadra e la speranza, con materiali di riciclo, dove ogni partecipante ha donato una parte di sé cedendo qualcosa di dismesso, come vecchie stoffe, e laddove non è stato possibile, il mercatino “Tra Noi e Voi” si è impegnato a procurare il necessario. 

Attraverso questa prima esperienza con Le Sciure, Maria Francesca percepisce il loro spirito combattivo e proattivo che le sostiene da sempre nonostante le situazioni prevalentemente precarie in cui vivono. Già da tempo, infatti, quando il lavoro di squadra o l’integrazione non assumeva ancora il valore di oggi, avevano spontaneamente costituito un gruppo dinamico e affiatato per portare avanti insieme diversi tipi di attività, dalla ginnastica all’apprendimento di una nuova lingua, alla danza o terapia. 

A questo primo progetto di arte sociale, sono poi seguite altre iniziative, sempre accomunate dal desiderio di creare la squadra e fare insieme. Al collettivo artistico è stato dato il nome Il Nodo, a simboleggiare ciò che sancisce i rapporti e le relazioni, dove ciascuno contribuisce per la propria parte. Da cinque, sei persone si è arrivati, attraverso il passaparola, ad ingrandire la squadra, fino a raggiungere trenta membri. E a ingrandire anche lo spazio, di conseguenza: dalla sede della biblioteca condominiale, di via Russoli 18 ci si è spostati alla nuova sede de Il Nodo, di via Russoli 14, ex studio medico, sempre su concessione di A.L.E.R.  

Un paio di anni dopo, le stesse persone si uniscono in una performance in Piazza Duomo, a realizzare il simbolo de Il Nodo,un cerchio caleidoscopico composto da strisce di tessuto recuperato e annodato, in scala 1:1. rendendo partecipi della performance anche i passanti facendo passare di mano in mano dei gomitoli di stoffa annodata in precedenza che venivano passati di mano in mano creando nuove trame e narrazioni; l’evento ha suscitato anche l’interesse dei  media televisivi che hanno mandato in onda il relativo servizio, proprio l’8 marzo, 2020. Data significativa in cui vengono rese protagoniste proprio quelle donne che hanno vissuto quando la parità di genere non esisteva e la gestione dell’economia familiare pur essendo lasciata nelle mani delle donne non veniva resa visibile o valorizzata.

In sintonia con gli stessi valori, l’opera Cuore di Mamme, nata per celebrare la giornata dedicata alle stesse, coinvolge tutte in un lavoro manuale di squadra, nell’atto creativo di tagliare e annodare. Tutte, anche chi non è mamma fisicamente, perchè non c’è bisogno di essere mamma per creare qualcosa. Questa opera è esposta presso Orto Cucito in Via Italo Svevo 3 a Milano, terreno confiscato alla mafia e rigenerato grazie a Opera in Fiore.

Alla squadra delle Sciure, si uniscono in seguito i ragazzi del progetto ReAct di WeWorld, un progetto doposcuola volto all’ integrazione, protagonisti giovani figli di stranieri nati in Italia.

Due generazioni accomunate dalla sfida della ricostruzione, dopo la guerra la prima e verso un mondo sostenibile la seconda: una vera e propria esperienza di dialogo intergenerazionale e interculturale. 

Grazie all’incontro tra le donne e i ragazzi, sono state realizzate due opere significative nel 2020:  un Calendario Sociale dedicato all’arte al femminile, ogni mese dedicato ad un’opera di un’artista donna dove Le Sciure hanno posato come modelle insieme ai ragazzi, e la Bandiera della Speranza, un grande telaio umano con tanto di trama e ordito, due squadre di persone, e la spola, di mano in mano, a turno avanti e indietro, su e giù, a passare un gomitolo multicolore, in un percorso che parte dal nero fino a giungere alla luce attraverso uno spettro di colori, a simboleggiare il passaggio di un pensiero attraverso la speranza e alla creazione di nuove possibilità. Questa performance è stata realizzata al Parco Spezia, in una struttura anch’essa recuperata da EXPO 2015 e destinata ad un nuovo uso. 

Per concludere, altra opera significativa, che lancia un messaggio sulla profonda interconnessione di ciascuno di noi con la natura: Albero Siamo Tutti , incentrata sul tema dell’importanza di rigenerare, realizzata con scarti di tessuti canapa e lino, insieme ai valori del passato, appartenenti alle generazioni passate perchè non vadano persi nel tempo. Dai colori più cupi si passa ad una scala sempre più luminosa fino a giungere al verde chiaro, che esplode in questo respiro di foglie sospese. Un bisogno di ritornare a respirare che riguarda tutti: noi e la natura


Come nasce l’idea del progetto “Il Nodo”? E perché questo nome?

Il Nodo è il primo importante frutto di INSIEMEproject, un progetto nato per creare connessioni virtuose tra le persone attraverso la collaborazione e  l’arte etica.

Il nodo nasce come gesto istintivo durante Arte al Centro 2016 presso Cittadellarte Fondazione Pistoletto a Biella, dove con altre due artiste sono stata invitata a dare forma ad una performance estemporanea attraverso tessuti di scarto. Il nodo è ciò che sancisce i rapporti, gli eventi e le cose.

Un aneddoto curioso è che in realtà i nodi sono tra le primissime cose che ho creato ancor prima di venire alla luce, nel grembo di mia madre devo essermi divertita in grandi evoluzioni annodando il cordone ombelicale ripetute volte …sarei stata curiosa di vedere quella mia primissima opera!

Il nodo è unione. Attraverso la fusione di due discipline: arte e moda ho voluto creare coesione tra le persone. L’ anagramma della parola nodo è dono, il mio sogno è quello di portare speranza attraverso progetti artistici, l’ arte del fare, dove ognuno possa essere attivo protagonista attraverso un gesto semplice come il nodo.

Attraverso l’arte, abbiamo raggiunto l’importante obiettivo di portare la periferia in centro, dare spazio al potenziale creativo delle Sciure e far luce sulla situazione in cui vivono, cercando un equilibrio tra ciò che è stato e ciò che potrà essere.

Ci sono state delle difficoltà nel creare squadra tra persone e generazioni molto diverse tra loro, sia per età che per esperienze di vita? 

La squadra è nata spontaneamente dall’unione di individui che avevano gli stessi valori e obiettivi, il passaparola funziona sempre. LeSciure appartengono a una generazione speciale, quella della rinascita dopo la guerra, abituata a rialzarsi e andare avanti, a vivere la vita perchè bella. Ho ritrovato in loro un entusiasmo per la vita che non sempre vedo nei miei coetanei.  Nell’ultimo anno, pre-covid, la squadra si è allargata con l’ arrivo dei ragazzi del progetto ReAct, insieme abbiamo lavorato ad opere scultoree, installazioni, performance. La cosa più emozionante è stata veder nascere il tipico rapporto nonni-nipoti tra persone estranee, ognuno ha avuto la possibilità di donare una piccola parte di sé, sia materialmente come la merenda o vecchi abiti per le opere, che i propri saperi e valori. Le difficoltà in realtà le abbiamo trovate all’esterno della squadra. Da fuori l’arte sociale, infatti, non è sempre riconosciuta e valorizzata come tale. Nonostante qualche spiraglio che ci ha aperto questo periodo di pandemia in cui si è percepita la profonda interconnessione che ci lega. Oggi l’arte sociale può essere un potente strumento per creare spazi, occasioni e un nuovo modo di stare insieme costruttivo, dove i talenti e le esperienze di ciascuno possono essere condivisi. Il lato più creativo e sensibile di ognuno di noi ci da l’opportunità di cogliere dell’arte l’aspetto più nobile, che è quello di prendersi cura della collettività e camminare insieme su tematiche globali. Siamo felici e grate di espandere la nostra visione e i nostri progetti attraverso sempre nuove collaborazioni che portano al confronto, elemento fondamentale di crescita.

Come mi ha insegnato il maestro Michelangelo Pistoletto, l’artista non è solo colui che crea le opere d’arte, ma il suo ruolo si realizza proprio nel portare il cambiamento attraverso azioni concrete, colgo l’occasione per ringraziarlo della nomina ad ambasciatrice del Terzo Paradiso.

Quando mi chiedono cosa faccio, io rispondo che mi occupo di rigenerazione quasi a 360 gradi, tra l’ attività del Mercatino di famiglia e i progetti di arte sociale, il comune denominatore è la rigenerazione delle risorse, della materia, degli animi, delle possibilità. In quest’ottica fondamentale è ricordarsi che siamo tutti collegati col tutto, SOLO INSIEME SI CREA L’UNIVERSO.

Proprio la scorsa estate ero in Calabria, nostra terra d’origine, dove ho assistito aimè a diversi episodi di incendi dolosi. La prima riflessione è stata: “I nostri nonni non si sarebbero mai sognati di dare fuoco ad un albero, ritenuto sacro, ciò che dava sostentamento, vita al paese. Com’è possibile che questo rapporto di armonia sia andato perduto”. Da questa riflessione, è nata l’opera “ALBERO SIAMO TUTTI”. 

Che rilevanza potrebbero avere questi stessi princìpi in ambito educativo?  

Quando mi chiedono cos’è l’ arte per me, rispondo che l’ARTE è MAGIA, perché porta il cambiamento, attraverso l’arte siamo in grado di cambiare le cose, la vita. L’attività creativa ha la sensibilità di illuminare le risorse ancestrali che ognuno di noi ha già dentro di sé, la pratica attraverso il lavoro di squadra può portare allo sviluppo delle stesse, ricordandoci di essere tutti parte di un’unica grande opera collettiva.

Ogni scarto può essere risorsa, da cui possono nascere  fiori, rose, nodi…


Ascolta l’intervista sul nostro Podcast nella rubrica “Madre terra”

Rebirth Day con gli studenti di Neviano degli Arduini

Giacomo Bassmaji

Il Rebirth-Day si è celebrato per il decimo anno in tutto il mondo il 21dicembre, evento promosso dalla Cittadellarte – Fondazione Pistoletto per celebrare e promuovere il messaggio del Terzo Paradiso. Il simbolo trinamico, rielaborazione del segno matematico dell’infinito, ideato da Michelangelo Pistoletto che nel suo Manifesto descrive come unione tra uomo e natura, i cerchi alle estremità rappresentano natura e artificio; quello centrale, che li compenetra, l’armonia tra queste due antitesi, il mondo in cui possono coesistere. Il filo che ha unito diverse realtà, da una parte all’altra del pianeta, tra cui L’Avana, Barcellona, Lapponia, Napoli, Torino si è unito Neviano degli Arduini, con un flash mob che ha visto protagonisti i bambini, le bambine, le ragazze e i ragazzi dell’Istituto comprensivo G. Verdi e il Terzo Paradiso che hanno composto, accompagnato dal messaggio “Io sono il mio giardino” perché la terra è il nostro giardino e noi ne siamo parte e “Avrò cura di me”, ovvero di noi stessi e di quello che ci circonda.

“I bambini della scuola dell’infanzia hanno costruito il cerchio verde degli elementi naturali, raccogliendo nei boschi del territorio parmense rami tronchi e fogliame; quelli della primaria il cerchio arancione dell’artificio, utilizzando reti da cantiere, copertoni esausti e mattoni; il cerchio centrale, tinto di blu realizzato dalle ragazze e ragazzi della secondaria, ha unito questi due mondi formando una piazza del dialogo: blu è un colore composto dal verde della natura e complementare del colore arancione, lo sfora e ne prende il meglio – ha spiegato Francesca Bersani, docente e Presidente dell’associazione MuSe Arte contemporanea che ha coordinato il progetto -. “I bambini sono il presente e il futuro di questo nostro pianeta che soffre sempre di più, alcune settimane fa in classe con le ragazze e i ragazzi della secondaria abbiamo calcolato l’impatto che ogni uno di noi ha sulla Terra, abbiamo visto che il giorno di sovrasfruttamento delle risorse nel 2021 è stato fissato per il 22 agosto, per questo dobbiamo fare presto a modificare le nostre abitudini” ha spiegato l’architetto Giacomo Bassmaji, Ambasciatore del Terzo Paradiso.


Questa giornata è nata il 21 dicembre 2012, data indicata dai Maya come la fine del mondo, come segno di rinascita, un nuovo inizio armonico con la natura, per salvaguardarla. Un’idea che Pistoletto da dieci anni sta portando in giro per il mondo. Un’Opera per muovere coscienze e per questo sono le persone protagoniste”. Il fondatore di Cittadellarte ha voluto mandare un messaggio a tutti i partecipanti: “Sono qui con voi per celebrare il Rebirth-day, il giorno della rinascita globale. Corrisponde al giorno più corto dell’anno, che annuncia l’inizio di un nuovo corso, la crescita. Abbismo un’impegno comune: quello di lavorare per rigenerare i nostri rapporti umani e i rapporti con la terra, con questo pianeta”.

FESTIVAL DELLA METEOROLOGIA

Tra Scienza e Arte

Celeste Righi Ricco

Dal 18 al 20 Novembre 2021 c’è stato il Festival ella Meteorologia a Rovereto. Questa settima edizione del Festival è stata inaugurata all’interno del Teatro Zandonai, celebrando il connubio tra scienza e arte attraverso un inaspettato viaggio poetico che ha esplorato i riferimenti meteorologici all’interno della più grande opera Dantesca partendo dagli inferi e giungendo al paradiso. Si sentono nominare la pioggia, la neve, la nebbia, il vento, fenomeni totalmente inaspettati in un mondo etereo teoricamente fuori dallo scenario umano. E invece Dante, nel suo lungo viaggio nell’aldilà, porta con sé una dimensione umana, servendosi della meteorologia per esprimere sentimenti, sensazioni ed emozioni.
A rendere omaggio a Dante, troviamo sul palcoscenico il Generale dell’Aeronautica Militare Italiana e anche Permanent Rapresentative dell’Organizzazione Mondiale della Meteorologia, Luca Baione. Il Generale ricorda l’impegno dell’aeronautica nel perseguire l’impegno di studiare e diffondere informazioni meteorologiche sempre più all’avanguardia, e conclude poi con una citazione del fisico Albert Einstein affermando che “I più grandi scienziati sono sempre anche degli artisti” e che così anche i meteorologi, nel comunicarci la meteorologia si ritrovano ad essere un po’ artisti.

Il festival è un evento unico a livello nazionale, che raccoglie esperti di tutta Italia impegnati a studiare e a comunicare la meteorologia. E’ un momento di unione che permette di creare collaborazioni tra le molteplici realtà del panorama nazionale come i centri di ricerca, le accademie e i privati. Realtà ancora molto frammentate che hanno un forte bisogno di essere riunite per conseguire una reale cooperazione, rendendo la meteorologia una scienza riconosciuta, e favorendo così uno sviluppo più organico e trasparente.
All’interno della manifestazione si parla anche di cambiamenti climatici. In particolar modo la ricercatrice Lavinia Laiti presenta le principali azioni che non sono a livello globale, ma anche a livello locale, sono implementate con il ruolo di mitigazione ed adattamento. In trentino è stato da poco lanciato il Piano energetico ambientale provinciale 2021-2030, che prevede lo sviluppo di soluzioni capillari che andranno a coinvolgere tutti gli attori provinciali, dalle istituzioni ai giovani cittadini. In questo quadro provinciale, questo 2021 è stata organizzata la Conferenza dei Giovani sul Clima del Trentino Alto Adige, parte della campagna #all4Climate e in linea con i principi dell’evento nazionale #youth4climate. Durante questo evento 40 giovani della provincia si sono riuniti per analizzare gli effetti dei cambiamenti climatici sul loro territorio e sviluppare un documento con proposte concrete e soluzioni, indirizzate alle istituzioni locali.
Quello che è emerso dal festival è proprio l’importanza di rendere la meteorologia una scienza condivisa tra tutti gli attori del settore, rendendone la sua complessità una sfida condivisa e affrontata in modo congiunto.

Michelangelo Pistoletto. Premio Lorenzo il Magnifico 2021

Michelangelo Pistoletto riceve il Premio alla Carriera Lorenzo il Magnifico alla 13a Florence Biennale 2021. Il premio aè stato attribuito all’artista per la continuità della ricerca, condotta per oltre sessant’anni in ambito artistico e interdisciplinare,  che ha portato contributi  di fondamentale importanza non solo alle discipline artistiche ma anche a quelle umanistiche, scientifiche, e sociali. Un’arte, quella di Michelangelo Pistoletto,  che ha dato avvio a  pratiche  e percorsi di militanza in tutto il mondo,  in cui l’ Arte è al centro di una trasformazione responsabile e sostenibile della società. Principi, questi, su cui si fonda il progetto di Cittadellarte, organizzazione non profit con sede a Biella, che pone l’arte in diretta  interazione con i diversi settori della società, attraverso l’attuazione di programmi orientati   alla promozione delle differenze culturali come sistema di arricchimento dei  valori individuali e sociali, della salvaguardia ambientale, della responsabilità dell’artista e della sua opera nei confronti della società. Michelangelo Pistoletto è premiato per il suo eccellente lavoro di diffusione, attraverso le arti, della demopraxia, quindi della partecipazione attiva dei cittadini ai processi di progettazione, sviluppo e gestione della società. Michelangelo Pistoletto viene insignito da questa onorificenza alla carriera per il suo costante contributo alla costruzione del dialogo fra le parti sociali, perseguito con determinazione, con la convinzione che per completare l’opera di umanizzazione planetaria è necessario considerare prioritari la difesa dei diritti umani, la tutela delle biodiversità e del loro habitat,  la promozione della giustizia e della pace nel mondo.

MEMORABILIA e altri progetti intergenerazionali

Chiara Crosti e Silvia Vercelli intervistano Chiara Mignemi

Voglio essere un’anziana felice” è l’ispirazione che guida Chiara Mignemi, 30 anni, fondatrice di Kuroko s.n.c. e ideatrice del progetto Memorabilia, insieme al socio Riccardo Micheloni. 

E voglio che lo siano anche tutti gli altri” aggiunge. 

Da un bisogno individuale di rassicurazione e aspettativa di un futuro sereno per sé e per i propri familiari, nasce così un’impresa sociale operante nel terzo settore e per il bene dell’intera comunità.

Dedicata, nello specifico, a chi appartiene alla fascia della terza e quarta età, una fase della vita in cui le persone, libere da impellenze lavorative e dotate di un prezioso bagaglio di esperienza, possono beneficiare di una maggiore quantità di tempo a disposizione. Tempo che, se non accompagnato da strumenti e fattori ambientali favorevoli, può diventare però un grande limite, in cui si rischia addirittura di rimanere intrappolati, per poi ritrovarsi in situazioni di isolamento e solitudine.

Diverse sono le iniziative proposte attraverso il progetto multidisciplinare “Memorabilia”, che ci racconta Chiara in questo podcast, replicabili in diversi contesti e territori. 

La tua vita da leggere” – un’occasione di contatto tra chi desidera raccontare il proprio vissuto e persone capaci di accoglierlo ed elaborarlo in forma narrativa, dove l’idea di delegare il dialogo a qualcuno che non sia un familiare permette di creare uno spazio di spontaneità, in cui si esce dagli schemi imposti dai ruoli per lasciar emergere la vera identità della persona, in tutta la sua complessità, dando così modo di creare anche relazioni più autentiche con gli stessi familiari.

Operazione che assume un valore ancor più grande se rivolta alle donne comuni, nate in una cert’epoca, a cui l’espressione femminile dell’anzianità è stata difficilmente concessa. 

Lo stesso tipo servizio, dal nome “Una storia tira l’altra” si declina anche in forma laboratoriale, per RSA e centri diurni, con livelli di maggiore o minore stimolazione cognitiva e utilizzo di strumenti che portano ad attivare le memorie.

In un percorso che va al di là del prodotto artistico finale, lasciando dietro di sé un tesoro inestimabile, dal punto vista sociale e storico, mettendo sempre la persona al centro, nel totale rispetto della sua intimità e privacy. 

“Mashup Generazionale / Disegnare Alternative” – proposta per le scuole medie e superiori, volta, a partire da un semplice esercizio di proiezione identitaria (un elaborato dal titolo “Quando avrò ottant’anni”), a stimolare la riflessione su sé stessi in un’altra fascia d’età, partendo da una fase, quella adolescenziale, in cui la senilità è qualcosa di ancora inesplorato, pur presentando diversi punti in comune con la stessa, quali anche i sentimenti di solitudine e incomprensione. 

Una sperimentazione che porta esiti interessanti e costruttivi come le conclusioni sulla necessità di una società più inclusiva per gli anziani e l’attivazione di un dialogo intergenerazionale libero da preconcetti. 

“Ti passo a prendere” – servizio, con accompagnamento, in collaborazione con una rete di teatri di Milano per favorire la socializzazione e l’incontro con la cultura, che diventa così espediente di condivisione di vedute e interessi nonché punto di partenza per una conversazione piacevole e avvio di potenziali relazioni di amicizia e sostegno reciproco. 

“Meglio tardi” – programma radiofonico per sensibilizzare sul diritto all’affettività per chi vive la terza e quarta età e dar voce a chi ne ha diretta testimonianza, abbattendo così i tabù sull’argomento.  

Un insieme di iniziative accomunate da una fantasia rivoluzionaria, che si innesta su un lavoro sociale costante, fatto per piccoli passi, tra ostacoli burocratici da una parte e forte determinazione e solide competenze dall’altra. 

Proprio come i kuroko, quelle figure che nel teatro tradizionale giapponese, operano sulla scena vestiti completamente di nero e come ombre sistemano le cose. 

Non è un caso che lo stesso nome sia stato scelto per l’impresa sociale. 

Chiara, nel suo racconto ha citato e trasmesso più volte i concetti di dignità e inclusione, entrambi correlati ad un principio imprescindibile nell’ambito degli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030: “Non lasciare indietro nessuno

Nello specifico vediamo una connessione con l’Obiettivo 10 (Ridurre le Disuguaglianze), l’Obiettivo 3 (Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età), pensando ai benefici sul benessere della persona derivanti dalla riconquista della propria autonomia e dalla possibilità di nutrire la propria mente con nuovo cibo rispetto al rapporto passivo che può crearsi di fronte a un freddo schermo televisivo. 

E non ultimo, l’Obiettivo 17 (Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale). 

È soprattutto attraverso quest’ultimo che un progetto come questo può diventare sostenibile, a tutti gli effetti, ovvero accessibile a tutti, indipendentemente dalle possibilità economiche, attraverso una solida rete di associazioni e istituzioni a supporto. Ci auguriamo pertanto che da questi sforzi quotidiani compiuti nell’ombra si possano raccogliere presto i frutti per un’opera collettiva di cui possa beneficiare tutta la comunità nel suo insieme. 

Per chi volesse saperne di più e contattare direttamente Chiara, ecco il sito di riferimento https://progettomemorabilia.it/

Illustrazioni di Anna Micheloni

Ascolta l’intervista sul nostro Podcast Worldglocal