Il giardino delle metamorfosi di Giorgio e Silvia Rastelli

Concepita come un’installazione diffusa dentro gli spazi condivisi dell’Università Cattolica, la mostra Il Giardino delle Metamorfosi di Silvia e Giorgio Rastelli è uno spazio in perenne mutamento. Le opere delineano un territorio abitato da creature, elementi primordiali e figure provenienti da geografie differenti, in cui la natura si fa specchio dell’esistenza e l’essere umano si riscopre parte integrante di un ecosistema in continua evoluzione.

È qui che l’umanità ha appreso a solcare la terra con l’aratro e a rastrellare il suolo per accogliere la semina, tracciando un ordine nella crescita spontanea e riconoscendo nell’alternarsi delle stagioni una misura del tempo.

Nel giardino, il gesto umano dà forma, ritmo e memoria al paesaggio coltivato, legando la brevità dell’esperienza alla ciclicità della natura. Grazie a questa relazione, l’attività agricola partecipa alla rivelazione del genius loci. L’aratura dell’orto ancestrale imprime sulla pelle terrestre una scrittura temporale in perenne trasformazione, sospesa tra passato, presente e futuro. Il giardino diventa custode di un racconto progressivo, espressione di un’umanità continuamente trasformata dal lavoro di rigenerazione e dal rapporto con i cicli stagionali.

Nella traduzione intermodale, i codici della conoscenza agraria traslano nei territori della grammatica musicale e coreografica, instaurando un legame profondo con l’universo sonoro di Claudio Monteverdi. Nei suoi madrigali la natura partecipa direttamente agli affetti umani. Onde, venti e alberi danno suono alle passioni; i Rastelli trasferiscono questa sensibilità poetica nel presente. Nella loro opera le metamorfosi dei colori stagionali e i cicli delle piante diventano composizioni visive e sonore. Ogni area installativa è un madrigale, un microcosmo autonomo che partecipa a una danza e a una narrazione estesa, dove il visitatore attraversa il giardino tra apparizioni, mutamenti di scala e costellazioni di immagini.

In questo dialogo polifonico, la materia si eleva a Logos. Nell’Orto Sacro delle origini, il suolo è il supporto per l’invenzione di un’ortografia poetica, una scrittura impressa nella materia vivente che accoglie la metamorfosi narrativa.

Il Giardino delle Metamorfosi, nella sua totalità, racconta una storia di passaggi e paesaggi della visione e della mente. Ogni passo apre una percezione diversa e lo scenario, mentre viene osservato, continua la propria metamorfosi.

Nella compresenza di Giorgio e Silvia Rastelli, padre e figlia, l’esposizione acquista infine una valenza genealogica. Il DNA passa da una generazione all’altra senza produrre copie. Si ricombina, varia, conserva tracce e introduce differenze. La filiazione diventa così immagine di una continuità capace di generare scarto, invenzione, autonomia. L’eredità ricevuta sopravvive proprio nella possibilità di mutare, poiché il codice trasmesso si riscrive nel nuovo organismo. La loro vicenda artistica rende visibile questo principio biologico e culturale; l’origine prosegue nella discendenza, affidando al futuro la facoltà di diventare altro.

ARCHI E BRIVIDI ERRANTI SULLE SCALE DI AMORI SCIOCCANTI

Una mostra d’arte di Chiara Vellini a cura di Fortunato D’Amico – Documentazione fotografica di Alice Brizzi

Spazio vissuto, memoria e trasformazione. Il 10 settembre le porte di SPAZIO ERAN a Milano (via Plinio 48) si aprono per accogliere la ricerca artistica di Chiara Vellini, in un evento curato da Fortunato D’Amico e prodotto da Issues Production. La mostra mette in dialogo pittura, installazione, scultura, video e suono per esplorare un concetto universale: l’atto di abitare come riflesso della propria identità. All’interno del percorso espositivo, la dimensione autobiografica dell’artista incontra la collettività, anche grazie al racconto fotografico analogico di Alice Brizzi che ha catturato il dietro le quinte del lavoro e il processo di creazione delle opere.

Il termine “scala”, in italiano, può giocare su due registri. Potrebbe riferirsi a gradini fisici oppure a scale musicali, aggiungendo una dimensione sonora all’immagine delle installazioni di Chiara Vellini, quasi che l’amore stesso avesse una melodia dissonante. La scala fisica diventa scala musicale nel momento in cui la luce rossa la percorre freneticamente, come una vibrazione scandita da una frequenza che sale o scende, un tintinnio sonoro che, come una vela al vento, oscilla, quasi stonato, proprio come negli “amori scioccanti” che danno il titolo a questa esposizione, affiancata dalle opere fotografiche di Alice Brizzi, che testimoniano l’attività dell’artista. Nel suo lavoro l’architettura entra così nella geografia degli affetti. Gradini, aperture, passaggi e percorsi misurano distanze interiori, registrano attese, partenze, ritorni, incontri rimasti sospesi. Valigie accumulate segnano la fuga, il cambio di casa. Custodiscono partenze, eredità, separazioni, desideri, resti di esistenze che ci accompagnano. Le scale distribuiscono questi carichi in un moto verticale, dove salire e scendere diventano esperienze mentali. Amori dislessici, attraversano l’ambiente domesticolasciando scariche e vuoti sospesi, provocando frenate, attrazioni e accelerazioni improvvise. Lo shock misura l’intensità vissuta. Resta il movimento. Un corpo esita, forse cambia piano, poi riprende il cammino o la folle corsa. Le immagini non ospitano figure umane, e proprio in quel vuoto chi osserva può entrare e riempirlo immaginando lo svolgimento della storia, ma anche riconoscendo che al termine delle scale resta una luce, traccia che dal tunnel ci conduce fuori dal labirinto…

DANIELA PELLEGRINI | MARCO NEREO ROTELLI | Sotto il cielo di stelle

Castello Gamba di Châtillon dal 23 luglio al 18 ottobre 2026

Gli spazi suggestivi e sopraelevati dell’altana del Castello Gamba si trasformano nel palcoscenico di un intenso e raffinato dialogo poetico, che vede protagoniste le ricerche artistiche di Marco Nereo Rotelli e Daniela Pellegrini. Questo incontro non è una semplice accostamento formale, ma nasce da una profonda e fertile dialettica tra due alfabeti speculari che ridefiniscono i confini della comunicazione e della percezione visiva.

Il primo di questi codici espressivi è quello di Marco Nereo Rotelli, il cui lavoro si concentra da sempre sul potere evocativo del segno e della parola. Rotelli compie un atto di liberazione concettuale: sottrae la parola scritta alla bidimensionalità della pagina tipografica, scardina la rigidità del testo e la dispone liberamente nell’ambiente espositivo, lasciandola fluttuare lungo traiettorie puramente mentali ed emozionali. All’interno di questa dinamica, le superfici ovali della serie Ab Ovo smettono di essere semplici supporti pittorici per trasformarsi in vere e proprie orbite cosmiche. Questi spazi curvi vengono solcati da calligrafie dinamiche, frecce direzionali e improvvisi impulsi luminosi, frammenti di un discorso universale che si fa pittura e si propaga nello spazio come una radiazione di pensiero.

Il secondo alfabeto, elaborato da Daniela Pellegrini, compie un percorso concettuale inverso ma strettamente complementare. Se Rotelli espande la parola verso l’infinito, Pellegrini riconduce l’immensità dell’universo alla misura intima e profonda del vissuto personale, utilizzando il corpo come territorio di indagine. Nelle sue celebri Cielografie, l’autoritratto fotografico perde ogni connotazione puramente descrittiva o biografica per farsi mappa siderale e firmamento privato. L’epidermide dell’artista si offre allo sguardo come una costellazione segreta, dove i nei e le micro-tracce della sua geografia corporea si convertono in punti luminosi, coordinate astronomiche e astri lucenti impressi sulla materia vivente.

L’intera sala espositiva dell’altana si anima così di una tensione vibrante, sospesa nella dialettica costante tra l’incommensurabile immensità del cosmo e la vulnerabile concretezza della presenza fisica umana. Questa straordinaria prossimità di segni differenti – la parola-luce di Rotelli e il corpo-stella di Pellegrini – genera una fitta rete di poesie visive e nuove rotte astronomiche. L’operazione artistica riesce così a convertire i luoghi della realtà e i codici astratti (logos) in coordinate celesti e inediti campi astrologici, territori aperti alla pura intuizione e alla lettura del futuro. In questo modo, la mostra restituisce all’arte contemporanea la sua facoltà più autentica e ancestrale: quella di farsi strumento di orientamento spirituale, capace di rivelare e comunicare tutto ciò che sfugge alla rigidità dei linguaggi ordinari e razionali.

GRAZIA TODERI | GILBERTO ZORIO | Sotto il cielo di stelle

Castello Gamba di Châtillon dal 23 luglio al 18 ottobre 2026

Tre monitor affiancati proiettano nello spazio espositivo Rosso, l’opera video di Grazia Toderi. Si genera così un campo visivo continuo e magnetico, in cui bagliori improvvisi, addensamenti cromatici e vibrazioni luminose scandiscono il ritmo elettrico e pulsante di un’enigmatica metropoli notturna. Le immagini scuotono e dilatano la superficie, trasformandola in una vera e propria pelle urbana: un ordito artificiale sospeso alla ricerca di intime profondità interiori. Senza più coordinate stabili, lo sguardo dello spettatore viene risucchiato in una dimensione ipnotica e fluttuante.

Questa narrazione in continuo movimento dialoga idealmente con Torre Stella, la serie di disegni di Gilberto Zorio. Ogni lavoro custodisce un’anima mutevole e una doppia esistenza: una visibile alla luce del giorno, l’altra rivelata esclusivamente dal buio. L’uso strategico del fosforo e degli inchiostri fluorescenti interviene direttamente sulle planimetrie e sui progetti grafici degli ambienti installativi, facendo emergere geometrie inattese e lasciando affiorare l’astro come un fulcro radiante di pura energia. Il passaggio radicale tra luminosità e oscurità documenta non solo la metamorfosi tecnica, ma rende tangibile il tempo presente dell’opera.

Nel cuore della sala, le due ricerche si fondono: mentre Toderi espande la percezione sensoriale del cosmo tra cielo e terra, Zorio ne condensa la potenza in un segno grafico vibrante. Sotto l’effetto di questo incontro, lo spazio fisico perde ogni rigidità e il firmamento fa il suo ingresso nell’ambiente, trasformandosi in un evento totalmente immersivo

MIMMO PALADINO | FRANCO PERROTTI | Sotto il cielo di stelle

 Castello Gamba di Châtillon dal 23 luglio al 18 ottobre 2026

Franco Perrotti e Mimmo Paladino danno vita a una tensione dialogica che si sviluppa in due direzioni speculari e contrapposte.

Da un lato, i volatili di Dissuader firmati da Perrotti assumono sembianze tecnologiche e corazzate, evocando in modo immediato i droni che sorvegliano, controllano e colpiscono il paesaggio contemporaneo. Il comune volatile urbano perde così l’innocenza primordiale del proprio volo, portando impressi sul corpo i segni tangibili e brutali della guerra.

Dall’altro lato, opere come Icaro e stelle, Pieno di stelle e Carro stellare di Paladino spalancano cieli intensamente poetici, popolati da miti, apparizioni e alfabeti remoti. Paladino restituisce all’ascesa umana una dimensione immaginativa e spirituale, in cui l’astro torna a orientare il viaggio e a riaccendere il desiderio dell’infinito.

Al centro di questo percorso si colloca Corona, un’opera che agisce come un circuito attorno a un pianeta: un’orbita materica capace di raccogliere in sé presenze arcaiche e frammenti di filo spinato. Questo cerchio perfetto unisce in un unico elemento concetti opposti: protezione e limite, appartenenza e minaccia.

La sala espositiva si offre così a una doppia lettura che oscilla costantemente da Perrotti verso Paladino e viceversa. Il drone incontra la costellazione, l’arma si misura con la poesia, il confine si scontra con l’infinito. È proprio da questa dicotomia che si genera un campo di forze instabile, dove ogni promessa celeste porta con sé il rischio della conquista militare e ogni barriera conserva, nonostante tutto, la possibilità di essere oltrepassata.

MICHELANGELO PISTOLETTO | GEOGRAFIE DEL COSMO CONTEMPORANEO | Sotto un cielo di stelle


Arte e scienza per immaginare il futuro

La sezione allestita in Val Ferret è dedicata a Michelangelo Pistoletto. Davanti alle baite di Les Maisons de Judith, il suo pensiero unisce paesaggio alpino, innovazione, partecipazione civile e coscienza planetaria.Durante la missione VITA (Vitality, Innovation, Technology e Ability), l’astronauta Paolo Nespoli porta sulla Stazione Spaziale Internazionale il simbolo del Terzo Paradiso. Nel logo della spedizione, il DNA richiama l’indagine scientifica, il libro rappresenta la cultura, la Terra occupa il centro quale dimora condivisa dell’umanità. L’emblema conferisce carattere all’impresa e orienta la riflessione verso un progresso capace di ricomporre natura, tecnica e responsabilità. Dall’orbita l’astronauta fotografa la superficie terrestre. L’app SPAC3 accosta quegli scatti ai contributi inviati dai cittadini, inserendoli nella forma dei tre cerchi. Ciascun partecipante interviene nella costruzione di un’opera corale e incontra i diciassette Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Il dispositivo digitale favorisce consapevolezza sui cambiamenti climatici, sull’acqua, sul cibo, sulla salute, sull’uso del territorio e sulle decisioni necessarie alla salvaguardia del pianeta.

L’esperienza compiuta nello spazio ritorna fra le montagne. Sotto la corona del Monte Bianco, i tronchi recuperati dopo una tempesta disegnano sul prato la medesima icona. Il legno custodisce gli anni degli alberi, la forza dell’evento atmosferico e il lavoro della comunità che li ha raccolti. Ciò che sulla ISS racchiudeva la visione unitaria del mondo aderisce ora al terreno e registra la vicenda di un luogo. Fra queste due condizioni, il nucleo centrale indica il compito affidato all’essere umano nella ricerca di un equilibrio fra ambiente e artificio.

L’Autoritratto di stelle estende il corpo dell’artista in una moltitudine luminosa e riconduce l’identità individuale alla sostanza da cui provengono gli astri e gli organismi. Rotazione di corpiraccoglie invece le presenze in un moto comune, dove ogni elemento modifica l’assetto generale e rende percepibile il legame fra persona, società e sistemi celesti.

L’umanità coinvolta nelle nuove avventure spaziali dovrà mantenere in equilibrio la relazione tra dimensione terrestre ed extraterrestre, assumendola quale principio etico capace di orientare l’esplorazione verso la tutela della vita, la riduzione degli impatti e la responsabilità verso le generazioni future.

FRANCO PERROTTI | DISSUADER | Sotto un cielo di stelle

 Chiesa Valdese, Courmayeur dal 25 luglio al 27 settembre 2026

A Courmayeur, gli spazi interni ed esterni della Chiesa Evangelica Valdese ospitano una tappa della mostra diffusa Sotto il cielo di stelle. Protagonista di questa sezione è Dissuader. Il volo della colomba dall’Arca di Noè ai cieli antropizzati, un’installazione site-specific firmata da Franco Perrotti.

Attraverso questo intervento, l’artista mette coraggiosamente in parallelo i sistemi di controllo e le barriere fisiche usate per respingere i migranti durante i loro esodi con i dispositivi urbani installati per allontanare gli uccelli considerati molesti, come i piccioni. Al centro della narrazione si colloca la drammatica metamorfosi della colomba: da ancestrale messaggera biblica e universale icona di pace, si ritrova immersa in cieli contemporanei saturi di confini, sorveglianza e macchine volanti. Nelle opere della serie, i volatili subiscono un’inquietante evoluzione tecnologica. I loro corpi biologici vengono modificati da punte, innesti metallici e superfici taglienti, trasformandosi in pesanti droni d’attacco armati, specchio dei conflitti e delle tensioni della nostra società.

Nel piazzale antistante, la grossa scultura in legno di oltre 4,5 metri raffigurante un piccione nero si erge come un severo monito contro la disumanizzazione dei confini e l’indifferenza di una società che preferisce respingere ed escludere piuttosto che accogliere.

ANGELO BONELLO | Axis Mundi | Sotto un cielo di stelle

 MegaMuseo di Aosta dal 23 luglio al 18 ottobre 2026

La superficie luminosa bifacciale di Angelo Bonello domina il piano superiore del MegaMuseo, ponendosi come un ponte visivo e concettuale tra due dimensioni: i millenari scavi dell’Area Megalitica e gli spazi espositivi interni.

L’installazione dialoga a distanza con Orione, l’altra opera dello stesso artista esposta al Castello Gamba. Ma se in quel contesto la figura atletica del cacciatore mitologico solleva la lancia verso il firmamento per catturare una stella, qui, nel presidio museale, l’asta compie il percorso inverso. Il gesto è rivolto verso il basso, nell’atto di deporre l’astro o di riscoprirlo nelle profondità storiche del sito. Il titolo stesso dell’opera, Axis Mundi, evoca l’asse simbolico universale che connette la sfera siderale alla terra. Nei riti di fondazione antichi, questo centro geometrico e spirituale segnava l’inizio di ogni cosa: piantare un palo o tracciare un solco significava circoscrivere lo spazio sacro, il perno da cui avrebbe preso forma il mondo ordinato.

Questa straordinaria architettura di luce trova una risonanza profonda nel contesto archeologico di Saint-Martin-de-Corléans, un complesso monumentale persino antecedente all’Aosta romana. Qui, una delle storiche allineate di pali lignei e stele antropomorfe segue l’orientamento astronomico della levata di Betelgeuse, la supergigante rossa della costellazione di Orione. Attraverso questo “ombelico sacro”, l’invenzione dell’opera d’arte mette fine al caos primordiale, fissando nell’infinito un punto d’origine da cui misurare e comprendere l’intero ordine del creato.

MICHELANGELO PISTOLETTO | ROTAZIONE DEI CORPI (1989) | Sotto un cielo di stelle

 MegaMuseo di Aosta dal 23 luglio al 18 ottobre 2026

L’installazione si sviluppa attorno a un tavolo sul quale sono adagiate due lastre combacianti di plexiglass, entrambe impresse con immagini stellari provenienti dall’Osservatorio di Monte Palomar.

Invitato all’interazione, il visitatore appoggia un dito sul bordo superiore e imprime una lieve rotazione. Basta questo spostamento millimetrico perché l’assetto delle costellazioni cambi istantaneamente: i punti luminosi si sovrappongono in modi sempre nuovi, dando vita a inediti cerchi concentrici. L’opera trova la sua linfa in questo gesto semplice, un’azione che scardina l’equilibrio precedente e dimostra come nessun fulcro possa mai dirsi definitivo. Una volta concluso il movimento, il partecipante è chiamato a riportare la lastra nella sua posizione originaria, facendola coincidere esattamente con quella sottostante. Se l’azione apre una finestra sulle infinite possibilità del caos, il ritorno ne ristabilisce l’ordine iniziale, preparando la superficie a una nuova esplorazione.

Michelangelo Pistoletto traduce questa affascinante dinamica cosmica direttamente nella dimensione sociale. Nel momento in cui ogni singolo punto può trasformarsi nel fulcro dell’intero sistema, ogni individuo acquista una precisa responsabilità nel rapporto con gli altri. Il tavolo si trasforma così in uno strumento di conoscenza collettiva, mentre l’universo moltiplica i propri centri a ogni sfioramento del dito.

GIULIANA CUNÉAZ | COSTELLAZIONE | Sotto un cielo di stelle

 MegaMuseo di Aosta dal 23 luglio al 18 ottobre 2026

Le opere traggono la loro linfa vitale dall’ultimo, celebre verso di Un coup de dés jamais n’abolira le hasard di Stéphane Mallarmé.

Sulla parete, metacrilato e fibre ottiche si fondono per dare forma a una struttura che evoca catene molecolari, disposte secondo un disegno stellare. Da questa trama geometrica affiora un’entità enigmatica, sospesa nel limbo tra apparizione visiva e puro pensiero. A completare l’esperienza, il video approfondisce queste tematiche attraverso sequenze animate da una continua disgregazione e ricomposizione, capaci di mettere profondamente in crisi la percezione dell’osservatore. Entrambi i lavori interrogano il caso, interpretato come forza attiva che plasma sia i destini individuali sia i processi di mutazione della materia.

Il desiderio umano di assoluto si scontra così con il principio di indeterminazione, quel concetto che la fisica quantistica ha posto al centro del sapere contemporaneo, scardinando ogni certezza definitiva. In questo scenario riaffiora la celebre obiezione di Albert Einstein – secondo cui “Dio non gioca a dadi con l’universo” – come ultima, affascinante resistenza opposta al disordine e al caos. Il campo visivo si traduce in un mosaico di numeri, formule, simboli e ipotesi in cui convivono scienza, filosofia e intuizione artistica. La conoscenza si scopre intrinsecamente instabile, lasciando intravedere l’infinito segreto che si nasconde nel fluire della vita e nelle leggi ancora inesplorate della materia.