Art & Science. Visions on cellular morphogenesis

Claudia Cantoni e Ester Piovesana

Una mostra che unisce scienza, arte, tecnologia e il tema dello sviluppo sostenibile, anche attraverso un allestimento simbolico: le opere sono presentate in forma del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto.

Articolo di: Viviana Vergerio Guerra, curatrice della mostra

La mostra Art & Science. Visions on cellular morphogenesis, è un ambizioso progetto nato con l’intento di fare conoscere, attraverso l’arte, gli orizzonti della ricerca neuroscientifica e per accrescere la sensibilità intorno ad argomenti, quali le malattie neurodegenerative e i processi legati all’invecchiamento, che riguardano tutti noi molto da vicino. Un’idea sviluppata dall’artista Claudia Cantoni in collaborazione con la scienziata Ester Piovesana, entrambe affascinate dalla bellezza astratta esercitata da entità cellulari analizzate al microscopio, manifestazioni di gravi patologie, e legate dalla comune attitudine di operare in maniera partecipata confrontandosi con esperienze diverse. L’arte e la scienza diventano un tutt’uno, due realtà valorizzate attraverso una coraggiosa sperimentazione artistica, che unisce immagini di cellule cerebrali ottenute nelle ricerche in laboratorio da Ester Piovesana, con quelle surreali, realizzate da Claudia Cantoni, con lo scopo di comunicare come alcuni grandi traguardi relativi il futuro e il benessere dell’uomo giungono dalla tecnologia. Le immagini che derivano dall’osservazione di cellule neuronali e della loro mutazione dovuta all’interazione con speciali sostanze coloranti usate nella ricerca microbiologica, vengono inglobate nel lavoro artistico da Claudia Cantoni, secondo un approccio che vuole fare leva sulla percezione visiva. La fase intermedia del processo, è quella digitale, per ogni opera è stato creato un video che mostra il procedimento creativo consentendo all’osservatore di essere totalmente immerso in ogni fase processuale, favorendo una comprensione e un coinvolgimento globale che trova riscontro visivo ed emotivo nei dipinti eseguiti manualmente su tela dall’artista. Il reperto scientifico scelto rappresenta una fondamentale fase embrionale di un processo interattivo, un tassello che diviene parte di un tutto, o meglio una parte che contiene già un tutto, colto e sviluppato dall’artista attraverso la propria immaginazione. L’artista crea nuovi mondi fantastici, scenari naturali differenti, come fondali marini e panorami montuosi, restituendo anche gli stati mentali che insorgono tra la veglia e il sogno. Centrale per l’artista è la natura, per lei preziosa fonte di ispirazione che nell’opera si manifesta in tutti i suoi aspetti, sia nella dimensione nobile e maestosa che in quella minacciosa e inquietante, unendo il particolare con il generale, il micro con il macrocosmo, il tangibile e l’intangibile. Un modo di agire, strettamente legato ai nuclei narrativi iniziali, generatori di nuove e più grandi storie


La mostra è un’installazione composta da diciotto dipinti realizzati con la tecnica mista di acrilico e olio e fotografie stampate su tela e da ventidue dipinti digitali impressi su vetro acrilico presentati secondo un allestimento che trae ispirazione dai tre cerchi consecutivi del Terzo Paradiso, l’opera di Michelangelo Pistoletto, che rappresenta la fase dell’umanità in equilibrio tra natura e artificio, auspicabile per la civiltà planetaria e la propria sopravvivenza che è divenuta ormai un riferimento importante utilizzato in molti ambiti, tra cui quello scientifico. Per questo motivo, lo scorso 25 marzo, nel parco della Villa Saroli a Lugano, si è celebrato il Rebirth Day unendosi all’annuncio di Pistoletto dello scorso 22 dicembre 2022. Nell’occasione, come già avvenuto in altri luoghi, si è formato un cordone umano a sostegno di un nuovo sentiero della rinascita, in difesa dell’umanità e del pianeta. Questa unione partecipativa di più persone intorno ad un tema di assoluta importanza, come quello della responsabilità sociale e ambientale, è un segno tangibile di come l’arte possa esprimere la sua forza su più fronti e mettere d’accordo persone con storie e profili professionali eterogenei.
I proventi delle opere e del catalogo venduti saranno devoluti alla ricerca scientifica.

Info:

L’esposizione, presso le sedi di Villa Saroli e della Limonaia in Via Stefano Franscini, 9 a Lugano, rimarrà aperta fino il 13 aprile 2023. Dalle 10.00 alle 18.00.

“Educarci Alla Pace”

di Silvia Vercelli

Perché educare alla pace? 

Alcune preziose risposte le abbiamo trovate nel documento “Linee guida per l’educazione alla pace e alla cittadinanza glocale”, frutto del lavoro di un gruppo di 162 insegnanti svoltosi tra il 2015 e il 2017 nel Friuli Venezia Giulia, partendo dal programma dell’Agenda 2030. 

“La pace è un valore a cui spesso diamo poca importanza”.

“I problemi, per essere risolti, esigono una forte disponibilità al dialogo, all’interscambio, alla collaborazione e alla cooperazione a tutti i livelli”

“Scegliere la pace … richiede persone consapevoli e determinate. Per questo, dobbiamo educarci ed educare alla pace facendo crescere nelle nuove generazioni la capacità di immaginarla, di desiderarla, di comprenderla, di difenderla e di costruirla laddove ancora non c’è”

La pace si può imparare ? 

Nel bagaglio di competenze relazionali e risorse che abbiamo a disposizione possiamo attingere ad alcuni ingredienti base come i princìpi della comunicazione non violenta, l’intelligenza emotiva e le competenze conflittuali, che, una volta apprese possono supportarci nel manifestare il valore della pace attraverso i nostri comportamenti quotidiani e nell’interazione con chi ci circonda.  

In qualità di genitori ed educatori, abbiamo un’ulteriore responsabilità in questo senso, non solo verso noi stessi, ma anche nell’ambito del percorso educativo con i nostri figli, che acquisiranno a loro volta, attraverso la connessione di qualità che viene così a crearsi con l’adulto di riferimento e il relativo esempio, gli strumenti per affrontare le sfide quotidiane in modo consapevole ed efficace per la loro stessa vita e per il bene collettivo, nel pieno rispetto delle persone,  dell’ambiente di appartenenza e dei diritti umani. 

Considerata la complessità di tutti gli elementi in gioco, a livello individuale, estesi al sistema familiare e sociale e intrecciati nella fitta trama della realtà fisica e virtuale, la domanda successiva che ci poniamo è: 

Da dove partire ? 

Se lo sintetizziamo in un’immagine, ne emerge quella di uno specchio, in cui la figura riflessa è proprio quella di noi genitori per primi circondati dai nostri figli che rispecchiano naturalmente gli stessi comportamenti che noi adulti mettiamo in atto. 

La connessione viene qui spontanea con l’arte di Michelangelo Pistoletto, che, nell’interrogarsi sulla Pace, introduce il concetto dell’inclusione proprio attraverso le sue opere specchianti e  quello del dialogo generativo tra le parti, attraverso il simbolo del Terzo Paradiso. 

Un esempio di progetto concreto nella scuola è quello realizzato da Giacomo Basmaji, grazie al quale bambini e ragazzi appartenenti a tutte le fasce d’età, dall’infanzia alla scuola media, di un istituto comprensivo, hanno partecipato ad un laboratorio sperimentale che ha portato alla rappresentazione finale del simbolo del Terzo Paradiso, in un incontro armonico tra natura e artificio a trasmettere il messaggio di profonda interconnessione tra esseri umani e pianeta terra. 

Gli stessi temi cui si è accennato sopra sono richiamati nella sua mostra La Pace Preventiva, a Palazzo Reale (Milano), dal 23 Marzo al 4 Giugno 2023, dove ciascun visitatore è coinvolto in un percorso di partecipazione attiva e di responsabilizzazione individuale verso il ruolo di co-autore, insieme agli altri concittadini, di una società umana. 

Insieme a Chiara Crosti e partendo dalla cornice di WorldGlocal e dell’Agenda 2030, abbiamo avuto l’opportunità di condividere questi spunti di riflessione, lo scorso 16 Marzo, nell’ambito di un programma più ampio di Educazione alla Pace, articolato in diversi interventi incentrati sui diversi linguaggi attraverso cui si può promuovere rivolto ai genitori di bambini e bambine di una scuola dell’infanzia di un istituto comprensivo di Torino, affiancati dalle rispettive docenti, a rappresentare un vero e proprio esempio di comunità educante che sostiene la crescita di futuri adulti consapevoli, orientati alla creazione di valore e ad uno stile di vita contributivo. Con l’occasione si è anche fatto riferimento ad un altro esempio di progetto realizzato sullo stesso territorio (Il Kilometro Quadrato di San Salvario), di riqualificazione del relativo quartiere, dove la partecipazione degli abitanti e la valorizzazione delle differenze hanno portato alla creazione di una nuova realtà.

In conclusione, a rinforzo di quanto l’educazione assuma un ruolo cruciale nel necessario cambio di rotta verso un futuro sostenibile, condividiamo questa frase, tratta proprio dalla Proposta di Pace del 2022 inviata all’ONU, dal noto educatore e filosofo giapponese Daisaku Ikeda: 

L’essenza dell’educazione consiste nel piantare pazientemente i semi delle possibilità nel cuore dei bambini e delle bambine, seguendoli con il massimo impegno affinché giungano a piena fioritura

Per chi è interessato ad ascoltare alcuni estratti del dialogo tenuto con i genitori si possono trovare qui. 

Grazie per l’ascolto e buona semina a tutti.

L’eredità della Vita – Il clima è una scelta. Salviamo il futuro

Silvia Vercelli

“Ci attende, se lo vogliamo, un futuro di continuo progresso in termini di felicità, conoscenza e saggezza”, citava già nel ’55 Einstein in chiusura al suo manifesto.

Questo stesso appello rivolto a ciascuno di noi per invitarci a ricentrarci nella direzione di un nuovo umanesimo, così urgente e così importante oggi più che mai, per il futuro del Pianeta e, insieme, delle Persone, così profondamente interconnessi, è uno dei messaggi che ci ha trasmesso la mostra l’Eredità della Vita – il Clima è una Scelta. Salviamo il futuro, allestita presso il Centro Culturale Ikeda per la Pace, di Corsico (MI) e conclusasi domenica scorsa. 

Un percorso articolato in 18 pannelli, che, dopo averci aperto gli occhi sugli effetti attuali dell’emergenza climatica sull’ambiente, sulla salute e sulla nostra stessa vita, ci accompagna a prendere consapevolezza su tutte le risorse che abbiamo a disposizione, per scegliere quali azioni mettere in campo, individualmente e insieme, partendo dal nostro “qui e ora” e facendo leva sulle nostre capacità, andando così ad attivare un vero e proprio risveglio al nostro potenziale innato.

Uno spazio in cui spontaneamente prende vita il dialogo, ispirato dalle storie di quei personaggi illuminati e lungimiranti, quali Rachel Carson, Aurelio Peccei, Muhammad Yunus, Wangari Maathai, che avevano anticipato a suo tempo i potenziali effetti di quelle azioni unicamente guidate dall’avidità e dal mero orientamento al profitto, e, pur non essendo adeguatamente ascoltati, ci hanno dato un grande esempio di perseveranza, dedicando le loro vite a lasciare preziose e ancora attuali tracce, a farci da bussola per un cambio di rotta verso una transizione giusta, sostenibile e anche innovativa (!), che vede l’economia in equilibrio con l’ambiente e la società, senza lasciare nessuno indietro. 

Un’occasione anche per imparare a chiamare le cose con il loro nome e ad attingere a fonti di informazione attendibili per sviluppare quello spirito critico e quella capacità di discernimento che sono tra le competenze chiave oggi per influenzare l’ambiente e darci la spinta a ricercare quegli esempi positivi e quella bellezza che ci circonda, ma che non è così facilmente accessibile, come le testimonianze delle persone comuni, anch’esse raccolte all’interno dei pannelli, che, partendo da una scintilla nel loro cuore hanno dato vita a ondate di cambiamento nelle loro comunità. 

E l’ambiente ? L’ambiente ha risposto con gioia, attraverso la voce orgogliosa del bimbo che leggeva ai grandi gli esempi di abitudini quotidiane che ciascuno di noi può acquisire, l’entusiamo della bambina che ha alzato la mano dicendo che in casa sua le lampadine LED già le utilizzano, l’emozione della giovane docente che ha trovato degli spunti da condividere con i propri ragazzi nella sua scuola, dove lo stesso tema veniva trattato con angoscia e senza alcuna speranza, gli occhi lucidi della donna che nella scatola con i biglietti delle azioni ha pescato proprio quello con su scritto “fai della gentilezza il tuo stile di vita” a rinforzo dell’impegno che aveva già preso con sé stessa, la lampadina che si accesa nello sguardo del più scettico, il cuore gonfio dei giovani che conoscono l’agenda 2030 e beneficiano qui di quel’iniezione di fiducia di cui c’è tanta necessità. lo sguardo perplesso del coniglio che ci osservava dal prato sottostante e tante tante altre immagini di cui faccio tesoro e che terrò presenti a me stessa quando mi pongo ogni mattina la domanda di Makiguchi: “Come voglio stare al mondo ?” 

La stessa mostra è itinerante in Italia. Grazie di cuore a tutte le persone che l’hanno visitata e per chi non fosse riuscito ci saranno altre occasioni a breve. Intanto si può dare un occhio qui Mostra / L’eredità della vita (ereditadellavita.it)

“Noi tutti ci differenziamo gli uni dagli altri non per i nostri sensi, ma nell’uso che ne facciamo, nell’immaginazione e nel coraggio con cui cerchiamo la conoscenza al di là dei sensi” [Helen Keller, the five sensed world]

A Scuola della Felicità

di Silvia Vercelli

Agenda 2030 e Obiettivo Numero 4 – Istruzione di Qualità: abbiamo avuto modo di affrontare il tema in articoli precedenti e raccontare alcune delle iniziative intraprese da WorldGlocal al riguardo.

Oggi, ci focalizziamo su un target in particolare, altrettanto importante, il 4.7:

Entro il 2030, assicurarsi che tutti gli studenti acquisiscano le conoscenze e le competenze necessarie per promuovere lo sviluppo sostenibile attraverso, tra l’altro, l’educazione per lo sviluppo sostenibile e stili di vita sostenibili, i diritti umani, l’uguaglianza di genere, la promozione di una cultura di pace e di non violenza, la cittadinanza globale e la valorizzazione della diversità culturale e del contributo della cultura allo sviluppo sostenibile

Quali sono queste “conoscenze e competenze necessarie” che è importante acquisire?

Una cornice immediata che fornisce un orientamento in tal senso è quella proposta dal Joint Research Centre, definita GreenComp – The European Sustainability Competence Framework.

Fonte: Joint Research Centre, GreenComp – The European Sustainability Competence Framework.

È articolata in 12 competenze chiave, da coltivare per promuovere lo sviluppo sostenibile, a partire dall’infanzia; le stesse sono suddivise in quattro aree tematiche, tra loro interrelate, in una trama interdisciplinare, dove il pensiero sistemico e l’alfabetizzazione al futuro, assumono valore, se interconnesse ai valori di sostenibilità. E dove la capacità di agire diventa determinante a completare il quadro complessivo.

Come metterle in pratica ?

Il materiale per approfondire questi concetti e per ispirarsi a proposte di realizzazione pratica, è disponibile per la comunità educante, attraverso diverse fonti istituzionali e grazie a diversi enti  e gruppi di lavoro preposti; a titolo di esempio, il Manuale per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile dell’Unesco, il Quaderno dedicato da ASVIS lo scorso ottobre (Target 4.7. Educazione allo sviluppo sostenibile e alla cittadinanza globale),o il materiale accessibile dal portale del MIUR.

Siamo consapevoli tuttavia, come ci ricorda l’Obiettivo 17 dell’Agenda 2030, dell’importanza di creare delle reti di interazione reciproca e azione condivisa, per arrivare a realizzare concretamente traguardi predefiniti e cambiamenti durevoli, piuttosto che apprendere e agire individualmente nel proprio ambito quotidiano.  

A questo proposito, abbiamo avuto modo di conoscere un esempio di iniziativa che propone un programma formativo completo in tal senso: la Scuola della Felicità, nata a Ottobre 2020, dall’illuminazione e per opera di due docenti, unitesi in seguito nell’Associazione Educazione Creativa, che hanno messo a punto un ciclo di incontri a tema, reiterato attraverso successive edizioni e rivolto, principalmente, a tutti i docenti di ogni ordine di scuola, di tutte le regioni italiane.

Come richiama il titolo stesso, l’obiettivo ultimo del programma è la felicità, intesa come realizzazione dell’individuo e, insieme, la contribuzione al benessere della società.  

Il “sottotitolo” è: Competenze sulla Pedagogia e Creazione di Valore, a indicare il punto di partenza, ispirato  al pensiero dell’educatore T. Makiguchi, vissuto negli anni ’30, nel quale si ritrovano gli stessi princìpi relativi alle attuali teorie di apprendimento per uno sviluppo sostenibile e connessioni con altri educatori contemporanei Dewey, Montessori e Makarenko.

Citando Makiguchi:

«Qual è dunque lo scopo dell’educazione nazionale? Piuttosto che individuare complesse interpretazioni teoriche, sarebbe meglio iniziare osservando il bambino che vi siede sulle ginocchia e chiedersi: come posso far sì che questo bambino conduca una vita veramente felice?»

Ed ecco così, oltre ai princìpi di cui sopra, nella Scuola della Felicità, sivanno poi a toccare di volta in volta temi di varia natura, ma tutti incentrati su un’educazione di qualità, o meglio sulla qualità dell’educazione, con il suo ruolo crucialenel promuovere valori e atteggiamenti di cittadinanza responsabile e  mirati a coltivare uno sviluppo creativo ed emotivo.

Educazione finalizzata sì alla felicità di bambini e ragazzi, ma che non può prescindere dall’attraversare quella degli adulti di riferimento: dall’Agenda 2030 e Carta della Terra, l’Empatia corporea, la psicologia quantistica, alla pace e la cittadinanza globale; i partecipanti, attraverso questo percorso, sono stimolati all’autoriflessione e alla co-creazione di proposte di fattibilità e laboratori concreti, grazie agli interventi di diversi professionisti, coordinati con un approccio maieutico e multidisciplinare, in un’ottica trasformativa e generativa.

Si tratta di una proposta innovativa e accessibile a tutti.

Innovativa, perchè si rivolge alla scuola stessa e prepara il terreno per un’ educazione ‘trasformativa’, mettendo i partecipanti in condizione di diventare essi stessi agenti di cambiamento nei loro ambiti di azione quotidiani.

Accessibile a tutti, perchè aperta, oltre che al personale scolastico, anche ad altre figure educative come i genitori o operanti in ambito sociale; un vero e proprio, programma di educazione non formale grazie al quale si possono sviluppare le competenze trasversali sia all’interno che al di fuori del contesto d’istruzione formale, attraverso un approccio olistico e partecipativo. È inoltre gratuito e comodamente accessibile su piattaforma interattiva.

Senza lasciare nessuno indietro, in risonanza con i princìpi di sostenibilità.  

Nel tempo, attraverso le diverse edizioni e grazie a diversi partecipanti, è nata una vera e propria comunità di pratica, a cui ciascuno può attingere per un confronto collettivo e per poi sviluppare attività laboratoriali e multidisciplinari nel proprio ambito educativo. Andando così a facilitare quella rigenerazione nelle conoscenze e nei comportamenti che diventa oggi indispensabile per stare al passo con i tempi e intraprendere azioni orientate verso la direzione che va a beneficio dei singoli e della collettività.

La stessa scuola ha anche partecipato con un intervento al Festival di Sviluppo Sostenibile ASVIS 2021.

Considerati i valori condivisi di creazione di valore, competizione umanitaria e attenzione alla comunità locale e la forte connessione degli stessi con l’approccio di WorldGlocal, insieme a Chiara Crosti, abbiamo accolto con gioia la proposta di condividere nell’ambito del programma della Scuola della Felicità la nostra testimonianza come militanti nel favorire la conoscenza e intraprendere azioni condivise in linea  con gli stessi temi, nelle nostra comunità e nell’ambito lavorativo. Nel nostro intervento, dal titolo “Sostenibilità e Condivisione – un punto di vista internazionale” raccontiamo, come, attingendo alla rete di risorse di  WorldGlocal, siano riuscite a dare vita nel tempo, ciascuna nel proprio ambiente di appartenenza, a progetti in ambito per lo più educativo, rivolti ai bambini e agli adulti.

La prossima edizione della Scuola della Felicità avrà luogo a Gennaio 2023, con possibilità di iscriversi fino a metà dicembre 2022.

Per chi fosse interessato ad avere più dettagli e consultare il programma, lasciamo i contatti qui:

Mail: educazionecreativa.aps@gmail.com

Pagina Facebook: Scuola della felicità Competenze per la Pedagogia e Creazione di Valore | Facebook

ALDO PALLANZA. AL FEMMINILE

MyOwnGallery di SuperstudioPiù, in via Tortona a Milano ospita dal 17 al 27 novembre 2022, con la curatela di Fortunato D’Amico, la prima personale milanese di Aldo Pallanza, dal titolo “Al femminile”.


Cercasi Principe Azzurro. Dopo aver calzato una scarpetta, perfettamente adatta a modellare il suo grazioso piedino, la giovane, ragazza quotidianamente impegnata a lavorare come donna delle pulizie nella casa della matrigna e delle sorellastre, venne scelta dal Principe Azzurro in qualità di sua consorte e futura Regina del regno. Cenerentola è certamente la favola che meglio esprime la particolare valenza che questo accessorio del vestiario assume nella cultura femminile sul piano simbolico e su quello psicologico di chi la indossa. Certamente Aldo Pallanza conosceva così bene l’universo femminile al punto tale da diventare uno dei più richiesti e affermati designer della calzatura rivolta alle donne. Aldo Pallanza avrebbe compiuto 100 anni nel 2022. Rivedendo e rileggendo criticamente i modelli di scarpe femminili da lui progettati nel corso della lunga carriera di modellista, i primi realizzati da giovanissimo intorno alla metà degli anni trenta del secolo scorso, si rimane meravigliati dall’attualità con cui questi oggetti, si presentano ancora oggi agli occhi di noi contemporanei. Cosa sarebbe la moda senza designer geniali, come si usa adesso per definire i modellisti di una volta, capaci di elaborare soluzioni empatiche al sentire delle donne del proprio tempo? Aldo Pallanza non era solo un disegnatore di stile ma un tecnico completo, chiamato a sviluppare il progetto di industrializzazione del prodotto in tutta la sua filiera, anche quella di programmatore dei macchinari e delle attività lavorative. Insomma, era un vero designer a disposizione dell’industria dell’abbigliamento femminile con il compito di trasformare la scarpa in un accessorio prezioso e fondamentale nello stile di una donna. Il potere attrattivo delle scarpe è fortemente evidente, anche in altre opere di artisti contemporanei come Vanessa Beecroft che fotografa e performa con modelle nude o vestite di pochi ornamenti tra cui quasi sempre sono protagoniste. Aldo Pallanza, quando progetta i sui capolavori, sa che ogni donna vuole sentirsi unica, diversa dalle altre, sensuale, intelligente. Le sue scarpe, prodotte da diverse aziende nazionali e internazionali, sono state vendute in milioni di esemplari in tutto il mondo, hanno certamente influenzato la cultura, le posture, l’immaginario femminile per diversi decenni.
Un inventore di moda che ha lasciato un’impronta estetica influenzando gli stili di vita e i prodotti di altri settori produttivi, dai tessuti, alle tappezzerie, ad altri capi di abbigliamento. La sua creatività era sempre ispirata, al punto da inventare, oltre ai modelli di calzatura, tessuti e simil-pellami utilizzati per il loro ornamento, elaborati in modo originale, ottenuti da un’attenta e particolare lavorazione dei materiali.
La conoscenza tecnica acquisita nell’esercizio dell’attività professionale si riverserà in quella di artista, completamente connesso con l’universo femminile da cui estrapola l’anima del sentire e dell’emozione. L’intenzione pittorica trasborda spesso dalla tela per diventare scultorea o elemento tattile in cui il disegno, oggetto di trattamenti particolari, emerge in rilievo, in funzione dei supporti utilizzati, quasi mai ortodossi rispetto a quelli in uso nella pittura tradizionale.
Figurativismo e astrattismo sono sempre presenti nelle sue opere e anche la funzione decorativa dell’immagine trova gli equilibri armonici da cui attingere gli elementi di un linguaggio rivolto alla donna.
Le sue figure femminili sono, al passo con i cambiamenti culturali in atto nel mondo contemporaneo, sensibili ad una lettura sulla condizione della donna e del suo ruolo nella società moderna, periodicamente segnalata lungo il percorso che negli anni accompagna l’evoluzione politica e giuridica dei popoli.
Così nelle sue rappresentazioni, i corpi, le posture e le facce dei soggetti raffigurati portano i segni della diversità culturale e dei fattori geografici di appartenenza.
Una emancipazione femminile lenta e quasi sempre silenziosa che ha reso possibile in questi ultimi decenni la nascita di una nuova consapevolezza, sia maschile che femminile, che ha portato alcune radicali trasformazioni. Potrà sembrare strano, ma è realistico affermare, come hanno scritto eminenti antropologi e sociologi, che a queste dinamiche di riforma hanno contribuito tante componenti, tra cui anche quelle rivendicazioni agitate dall’universo che gravita intorno al sistema della moda. Dobbiamo così riconoscere anche ad Aldo Pallanza il merito di avere portato il suo piccolo contributo al progresso culturale di cui tutti stiamo testimoni.

LABORATORIO AFRICA

“Noi architetti abbiamo un’occasione unica per proporre idee ambiziose e creative che ci aiutino a immaginare un più equo e ottimistico futuro in comune”.

Lesley Lokko curatrice della Biennale Architettura 2023

Ne discuteremo con:

Arch. Giacomo Bassmaji, Art director Cairepro

Dott. Giovanni Umberto De Vito, Ambasciatore Italiano in Senegal

Arch. Nello Tafuro, Presidente Cairepro

Prof. Mario Zamponi, Dipartimento di Scienze politiche e sociali, Università di Bologna

Prof. Alfredo Ronchetta, già Ordinario Politecnico di Torino

Prof. Romeo Farinella, Ordinario di Progettazione Urbanistica, Università di Ferrara

Dott. Alessio Salvadori Pannini, Cooperatore in Africa

Arch. Antonio Armaroli, Vice Presidente Cairepro

modera Fortunato D’Amico, Architetto, curatore indipendente


Per confermare la tua presenza clicca qui >>> https://bit.ly/3yWfNXW


Il convegno Laboratorio Africa organizzato da Cairepro in occasione dei 75 anni di storia della Cooperativa Architetti e Ingegneri di Progettazione si svolgerà venerdì 28 ottobre alle ore 17:30. I Chiostri di San Pietro a Reggio Emilia ospiteranno l’evento dedicato al continente africano: un’analisi storica, antropologica, urbanistica e architettonica; interverranno sul tema accademici, professionisti, imprenditori, cooperatori e amministratori pubblici.  

Interverranno diversi ospiti illustri tra cui: l’Ambasciatore d’Italia in Senegal, Dott. Giovanni Umberto De Vito, che farà un saluto istituzionale; Mario Zamponi Docente del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Bologna che introdurrà il tema dal punto di vista storico sociale; Romeo Farinella, Professore Ordinario di Progettazione Urbanistica dell’Università di Ferrara, che ha sviluppato diversi progetti in collaborazione con la Facoltà di San Luis de Senegal; Alfredo Ronchetta, Senior Professor del Politecnico di Torino che ci parlerà, tre le cose, delle abitazioni tradizionali swahili. 

Alessio Salvadori Pannini, Direttore di ENABEL Costa D’Avorio, oltre a Nello Tafuro, Presidente Cairepro, Antonio Armaroli, Vice Presidente Cairepro e Giacomo Bassmaji, art director e architetto. La conferenza sarà moderata da Fortunato D’Amico, architetto e curatore indipendente.

Il Presidente Nello Tafuro dichiara: “Cairepro è attiva da 75 anni nel campo della progettazione di architettura e di ingegneria su tutto il territorio nazionale. Dopo diversi tentativi di operare oltre confine, abbiamo trovato in Senegal un territorio fertile e favorevole e una committenza attenta e collaborativa. La nostra attività in Africa ci vede protagonisti in Senegal e Gambia da circa cinque anni. Con Laboratorio Africa vogliamo ribadire la nostra visione di internazionalizzazione e approfondire le tematiche sul territorio che ci ospita grazie ai contributi che porteranno i nostri ospiti. L’iniziativa sarà l’occasione per parlare dei progetti attivi e dello sviluppo futuro di Cairepro in Africa”.

La serata si concluderà con un aperitivo a buffet offerto a tutti gli ospiti che saranno presenti, un momento conviviale per incontrarsi e condividere le esperienze legate al continente africano e la sua storia. Per gli architetti presenti sono riconosciuti due crediti formativi. 

Il 28 ottobre alle ore 17:30 Laboratorio Africa presso i Chiostri di San Pietro a Reggio Emilia per info comunicazione@cairepro.it – http://www.cairepro.it

Evento promosso da Cairepro con il patrocinio di Università di Ferrara | Dipartimento di Architettura, ALA Assoarchitetti, Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Reggio Emilia, Ordine degli Ingegneri di Reggio Emilia, Fondazione E35, Legacoop Emilia Ovest, Pensare Globalmente Agire Localmente.

L’ORIGINE DELLA MATERIA tra Arte e Scienza

di Valentina Facchinetti

Il 4 Luglio 2012 venne confermata al pubblico la cosiddetta “Particella di Dio” dal CERN di Ginevra, il suo compito è quello di conferire massa a tutte le altre particelle: l’origine della materia. Fu inizialmente teorizzata da Peter Higgs dal quale prende il nome e la sua scoperta fu un traguardo straordinario. A dieci anni da quel giorni, la Strada Sotterranea al Castello Sforzesco di Vigevano ci invita ad unire la lettura scientifica di quel momento a quella artistica: “Il Bosone di Higgs, tra Arte, Scienza e Trascendenza

Grazie a Valerio Grassi, uno scienziato di forza al CERN negli anni della scoperta e Cavaliere Dell’Ordine Del Merito Della Repubblica Italiana, e Giuseppe Portella, artista della resina da sempre ispirato dal tema della scienza e dello spazio, ci viene presentata una mostra a cura di Fortunato D’Amico e Chiara Crosti, dove ogni opera d’arte trova una sua applicazione nel mondo e spazio della fisica.

Cerchi concentrici e sfere che ingannano l’occhio danno la possibilità al visitatore di lasciarsi trasportare in mondi che vanno al di là del corpo umano fino a raggiungere la dimensione della “Particella di Dio”.

Come dice l’artista Giuseppe Portella, indagare su questi fenomeni si può fare in molte forme: se il compito dello scienziato e della fisica è di studiare e trovare una verità oggettiva, l’arte lascia più spazio ad una dimensione umana e ad una sua applicazione interiore.

Trascendenza è quello che accomuna le due. Materia e spirito. “Siamo polvere di stelle e parte del Big Bang” ripete spesso Valerio Grassi ed è interessante notare come nei quadri si rispecchia questa unicità e dimensione che va oltre il nostro mondo e ricorda quello particellare.

La mostra si pone come punto di incontro tra le due discipline, “quasi come un esperimento sociale” come menzionato dallo scienziato, dove lo spettatore è portato ad un’indagine interna quando confrontato con la piccolezza e l’immensità di quello che ci compone.

Grazie alla mostra possiamo anche conoscere la biografia di queste due personalità che si occupano di argomenti molto lontani l’uno dall’altra ma che riescono a trovare un punto che le accomuna nella “Particella di Dio”.

INTERVISTA A GIUSEPPE PORTELLA

di Valentina Facchinetti

Come è nata questa collaborazione tra arte e scienza, e come vede questa trascendenza nell’unione tra le due?

A mio parere, scienza e arte non si possono dividere. La scienza deve dare delle risposte di tipo formale e matematico, ma non può dare tutto. Non può dare ciò che invece l’arte può fare. Tuttavia le due cose viaggiano sullo stesso binario.

È un’indagine; un’indagine di cose che non conosciamo. La scienza è chiamata ad approfondire tutto questo e anche l’arte deve fare la sua parte. Deve dare una visione assolutamente immaginifica, filosofica. Senza l’immaginazione, né lo scienziato né l’artista arriverebbero a dare una risposta.

Però queste due risposte possono anche essere coincidenti, perché quando nelle mie opere cerco di realizzare gli atomi, li immagino in senso figurativo. Invece di avere un paesaggio classico vedo un paesaggio spaziale, vedo come siamo dentro; quindi devo immaginarmi gli atomi in un certo modo: che vibrano, che si rincorrono, si uniscono.

E poi vado a vedere un riscontro nelle immagini scientifiche, anche se inizialmente le ho immaginate nella mia testa.

A me la scienza piace perché dà delle risposte che puntano a trovare la verità e trattano fenomeni interessantissimi che non possono non affascinare l’artista. L’arte è chiamata ad occuparsi non solo della bellezza ma tutto di quello che ci circonda e più dello spazio cosa c’è? Noi alla fine cosa siamo? E mi riferisco alla trascendenza, siamo spirito e materia.

Quello che la scienza forse non può andare ad indagare è forse la spiritualità, ma è importante. Noi siamo su due linee, linea verticale, spirito, linea orizzontale, materia. Queste due unioni non possono sovrapporsi.

Io cerco di giocare con le forme sferiche, le mie opere sono molto dedicate allo spazio e alla scienza. Per me non c’è più niente da dipingere: con la fotografia e il digitale che senso ha, a mio parere, dipingere un viso o una persona nel suo aspetto esteriore. A me interessa quello interiore, che è quello spaziale, spirituale. Che è quello che ribadiva Valerio, in una citazione che a me piace molto “Noi siamo figli delle stelle”. Abbiamo dentro la polvere di stelle e qualcuno deve pur raffigurarla.

Una signora mi ha detto “ma è un arte strana, non l’ho mai vista “, io mi sono permesso di dire “è una arte figurativa dello spazio”; perché per me è importante andare a saldare questo ciclo, per questo metto le sfere. Il non inizio e la non fine. Che cosa è il nostro transito terrestre? La non morte e la non nascita, un continuo trasformarsi così come la materia è in continua trasformazione. Il nostro è solo un passaggio che ci porta ad un altro tipo di materia o alla non materia, quello che studiano loro, i fisici, l’antimateria.

Io ho concentrato tutto il mio lavoro negli ultimi 15 anni sullo studio della luce,sono partito dalle terre rare luminescenti; ho avuto la fortuna di testare, per primo in Italia, questo fenomeno. Sono terre che si nutrono di luce sia artificiale che naturale e la rimettono in perpetua al buio. Questo ti insegna che il buio non esiste, quindi quando si parla di buio nello spazio è in realtà il limite dei nostri occhi, quello che non siamo in grado di vedere. Da lì è nata l’esigenza di approfondire con l’utilizzo delle tecnologie cinematografiche sottili, le carte olografiche, che riflettono la luce ed ho tolto il colore.

Lo studio del ciclo lo lux racchiude la luce e l’olografia.

Noi stiamo andando verso l’olografia, tutto quello che vediamo è falso.

Ci sono cantanti che salgono sul palco proiettando solo la loro immagine ed il pubblico applaude questo.

L’immagine olografica diventerà realtà aumentata, immagini che non ci sono ma vediamo. Quindi la mia domanda è cosa e che vediamo veramente? Mi viene da dire che tutto quello che vediamo non corrisponde alla realtà. Se esiste una realtà viene allora rielaborata e da li possiamo collegare lo studio della cinetica rivisitata. Semi sfere che in realtà non ciò sono, cerchi perfetti che quando muovo il mio sguardo dal fianco dell’opera, non esistono.

Stesso fenomeno con l’olografia, come mai quando cambio posizione vedo colori diversi? La luce lavora in base alla posizione e l’opera si muove. Lo studio della cinetica e delle terre rare luminescenti e la luce pura, quindi trasparenze, ti convoglia la luce in modi particolari, attraverso le sfere in resina muove la luce e crea immagini diversi in base alla posizione. Tutto questo per me continua a confermare che tutto quello che vediamo non è corretto, è una nostra rielaborazione

Di conseguenza al suo discorso sulla luce voglio chiederle, se tutto quello che vediamo non è realtà, c’è un collegamento al suo uso ripetitivo della sfera o mezza sfera? Questa forma concava o convessa riflette ovviamente la realtà in modo differente da come noi la vediamo.

Beh, questa domanda è bellissima, ti sei già quasi risposta. Attraverso la sfera cambia l’immagine. Leonardo Da Vinci per primo disse “i nostri occhi sono sferici per cui noi vediamo le cose al contrario, io in questo momento ti vedo ribaltata e il mio cervello aggiusta la visione. È proprio grazie alla forma sferica, che io trovo ovunque nello spazio. Io adoro la sfera perché non ha angoli. Vorrei citare una frase di Telesio, un filosofo del 1500 che diceva “Il nostro pensiero è diretto dall’armonia e proporzione.”.

Cosa esiste di più armonioso della sfera? È senza inizio e fine, il nostro pianeta è una sfera, i nostri atomi sono sfere, le cellule sono cerchi, sfere. Questa forma, la forma in sostanza, la troviamo sempre nel nostro pianeta, è la forma perfetta. Io ne sono innamorato, ma credo si capisca e continuo a proporla perché non riesco a uscirne prima di tutto, ma ha un’attinenza precisa con la scienza. È nel nostro dna. Ho già realizzato un’opera del DNA usando la sfera che però non si trova qui. Il DNA è composto da sfere, con segmenti che tagliano.

Per me la sfera entra perfettamente nella scienza, la scienza non può stare senza questa forma che ritroviamo sempre.

Ritornando invece al Bosone di Higgs, che è di ispirazione di questa intera mostra. È successo ormai dieci anni fa, lei di quel momento cosa ricorda? E in che modo pensa che questa scoperta abbia influenzato la sua arte o la ricerca che viene prima della creazione delle sue opere?

Per me è stata una grande scoperta e come per tutti gli umani mi ha creato un po’ di sconvolgimento. Quando si arriva alla particella di dio, dove potrà arrivare l’uomo?

Il mio primo pensiero è sempre che utilizzino queste conoscenze nella maniera buona e purtroppo non possiamo dire che sia sempre il caso. Queste scelte che hanno molto a che fare con il profitto al contrario di una progressione universale, a volte mi fanno paura.

Io la vorrei sempre interpretare in una maniera trascendente, se mi è concesso. Lasciarla anche lì dove è. Una particella di Dio, intaccata dall’uomo.

Il mio sconvolgimento sarebbe l’uomo che arrivi a credersi dio, la scienza deve andare avanti ed è una parte fondamentale ma io la vedo da artista. L’opera si fa per essere venduta o perché si sente il bisogno di farla e comunicare qualcosa? Per me la seconda. Se è fatta per essere venduta, l’opera non possiede più amore né passione ed è diventata un utilizzo, un profitto. Forse mi ha fatto un po’ paura, sono sincero.

Io dico “Lasciate che fluisca tutto come è stato disegnato.” E adesso e dopo?

Le mie opere sono partite prima però. Mi sono ritrovato in quelle immagini e ho riconosciuto di essere sulla strada giusta per averlo immaginato

Da quanti anni lavora su questo?

Un quarto di secolo tutto sulla resina, anche se i miei primi dipinti, quadri di olio su tela risalgono al 1986; avevo 13 anni: non compravo i giochi, compravo i colori ad olio e i pennelli. Mio padre non voleva. Ma a me piaceva disegnare.

Alla fine degli anni novanta è successo qualcosa, ho detto basta, non dipingo più. Per me non c’è più nulla da disegnare. So che gli artisti si arrabbiamo.

Sono andato su un altra materia perché poi l’arte cosa deve comunicare? Un linguaggio odierno. Possiamo continuare ad usare olio e tela? Con tutto il rispetto per chi ancora lavora con questi strumenti. Per me l’arte di oggi bisogna adattarla ad un linguaggio moderno. La resina mi dà quella possibilità su un altro livello. E quindi mi sono innamorato follemente all’inizio degli anni novanta. Da quel momento tutte le mie opere sono state prodotte con l’utilizzo della resina.

Questa è una lastra unica, un esperimento unico nel suo genere. Sono andato a togliere tutto, non c’è più supporto, tavola, tela. Non c’è nulla. Una lastra totalmente in resina. A me piace moltissimo sperimentare, non bastano tre vite. Per quell’opera l’ho lasciato al sole. La resina è un prodotto che si muove e quindi nel processo di solidificazione subisce alte temperature e si è piegata, prendendo quella forma. Irripetibile perché non sarei più in grado di rifarla, un pezzo unico nel suo genere. L’intervento esterno e la resina in sé non ti permettono un controllo totale della materia. Devi sempre trovare un compromesso. Non è possibile renderla docile totalmente. A quell’opera in particolare ci sono molto affezionato.

INTERVISTA A VALERIO GRASSI

di Valentina Facchinetti

Prima di tutto vorrei iniziare con una domanda su come è nata questa collaborazione tra arte, scienza e, come dice il titolo, trascendenza.  Quindi tra lei e l’artista Giuseppe Portella.

All’inizio io l’artista non lo conoscevo. È stata un’idea dei curatori, un’idea molto felice perché penso da sempre che il mondo dell’arte e della scienza abbiano un grandissimo connubio. Molti artisti sono residenti a Ginevra e prendono ispirazione dall’ambiente che li circonda e hanno dei mentori. Io stesso sono stato un mentore in questo caso per uno spettacolo di danza che seguiva le linee di ciò che io studiavo.

Ho passato buona parte della mia vita nel rendere visibile quello che è invisibile, l’arte figurativa come puoi capire è molto fruibile e genera emozioni immediate: mi piace ed è bella oppure non mi piace o la devo ancora capire. È raro che l’arte non lasci qualche reazione immediata

Quello che facciamo noi invece non può piacere o non piacere. È una realtà fisica che compone ognuno di noi, ma non così relativamente fruibile. Bisogna trasformarla in un’immagine, c’è un connubio forte con queste opere.

Trascendenza perché non si può rimanere totalmente insensibili a concetti così importanti. Di cosa siamo fatti? Come l’universo si evolve? Viviamo in un mondo in cui ci è dato tutto; quello che tocchiamo esiste, è nostro. Le nostre vite sono molto brevi rispetto all’intera storia del nostro mondo.

Percepire noi stessi che percepiamo, è un concetto molto importante, trascendente e bello. Le domande devono scaturire dalla meraviglia, nello stesso modo in cui guardi un’opera e ti fa scaturire delle emozioni (angoscia piuttosto che meraviglia) e ci portano a riflettere. Questa mostra per me è un bellissimo esperimento sociale.

Cosa intende con esperimento sociale?

Esperimento sociale perché quello che vedo, prendendo ad esempio le persone con cui ho parlato poco prima, loro sono venute a Vigevano per mangiare un gelato in piazza, poi hanno notato questa mostra, entrano e vogliono parlare con l’artista e in realtà trovano me, senza capire subito se sono quello delle foto al CERN. Alcune persone con cui ho parlato sono rimaste qui per più di un ora con domande che non pensavano nemmeno di avere dentro di loro. Questa mostra è stata per loro il pretesto per riuscire in quel tipo di ricerca interiore. In realtà non ho pretesa che chiunque venga qui comprenda tutto perfettamente, non siamo all’università.

È più un’esperienza che si fa per piacere.

Quando stavamo guardando il video mi ha indicato il reattore e me lo ha descritto come un mandala, possiamo quindi dire che lei è stato immerso nella scienza, ovviamente, ma anche nell’arte o comunque in una bellezza estetica e simmetrica.

La questione del mandala. Mi occupavo di fare le visite guidate quando ero al CERN e alla fine del tour c’era una domanda che mi aspettavo sempre “Dieci miliardi di dollari, ma alla fine come possiamo usarlo?” La risposta è tutta intorno a noi. Utilizziamo ora tecnologie che vengono sviluppate grazie alle conoscenze prese dal CERN. Ma cosa è? Noi lo abbiamo sviluppato come un mandala tibetano, che viene distrutto dopo anni, per ricordare la caducità delle cose terrene. La trascendenza è forte in questa similitudine.

Il Bosone di Higgs, come dico spesso, è di tutti, siamo tutti. È Chiara, sono le mie figlie. In realtà lo posso monetizzare? No, ma rimane uno strumento importante. Senza di esso non esistiamo. Quindi perché dobbiamo portarlo ad una dimensione terrena e pensare che senza un valore monetario non sia importante.

“A cosa serve?” Mi serve ad esistere, che non è poco.

L’acceleratore di particelle e il detector servono per guardare i componenti più intimi del nostro universo, la cosa bella è che è magnifico pensare come l’uomo sia arrivato ad un livello tale da poter ricostruire una parte della creazione dell’universo in laboratorio.

Sai da cosa sei composta tu? Così, velocemente?

Non saprei, atomi?

Il due percento di te è stato creato direttamente dal Big Bang, il novantotto percento di te è stata creato facendo esplodere una supernova. Il tuo di dna è uno in tutta la storia dell’universo. Quindi tu sei: parte del Big Bang, parte di una supernova, polvere di stella e unica ed irripetibile in tutta la storia dell’universo.

Ognuno di noi è veramente importante, e non possiamo sprecare la nostra vita in carolate. É un po’ brutto pensare che le nostre decisioni siano così materialistiche. Noi abbiamo il dovere di partecipare pensando allo sviluppo della cultura generale, e quindi non può non essere un’esperienza trascendente. Si parla dell’evoluzione del nostro sapere collettivo.

Il tramonto visto attraverso una fotografia appartiene a te tanto quanto al fotografo che l’ha scattata. Così la mia conoscenza appartiene a te tanto quanto a me. Il sapere deve essere qualcosa che appartiene a tutti. Al CERN, le informazioni e i lavori sono scaricabili gratuitamente da tutti dal web. Chiunque abbia bisogno di quelle informazioni può scaricarle in base al suo studio.

Anche perché come ho già detto il Bosone di Higgs siamo tutti noi, appartiene a tutti.

A dieci anni dalla scoperta, se ripensa a quel momento, a quella mattina, cosa prova e cosa le è rimasto impresso?

Allora, in realtà non c’è stato un giorno in cui abbiamo scoperto questa cosa, nel senso che vedevamo un picco di energia che come una fotografia diventava sempre più nitida. Abbiamo poi deciso di fare una conferenza al CERN il 4 luglio, con tutti i big e sembrava fosse un concerto, talmente tanta la gente venuta da istituti di ricerca affiliati.

Io ho detto “Io lì non vado” e sono stato esattamente sopra il rivelatore. Perché stava ancora funzionando, c’è ancora molto da scoprire, ma sentivo di dover stare proprio lì, proprio sopra il Bosone di Higgs.

Mi sentivo di avere questa capacità che quando mi trovavo lì, sopra il rivelatore, potevo chiudere gli occhi e esattamente percepire la collisione delle particelle quando avvenivano 40 milioni di volte per secondo. Ero arrivato ad un punto di non solo conoscere i dati ma tramutarli in una percezione reale di quelle collisioni. Non sono matto, è un po’ come quando gli atleti arrivano ad avere capacità insuperabili durante le gare dove danno il massimo di loro stessi. Tutti i loro emisferi del cervello operano in sintonia.

Immagino abbia aiutato anche l’esperienza, dopo anni di lavoro.

Beh ovviamente.

Era un mondo fantastico, però era un po’ come andare sulla luna. Come il secondo uomo che andò sulla luna, descrisse l’esperienza come una magnifica desolazione. Non c’è nulla, è desolato e magnifico allo stesso tempo.

Io mi sono reso conto che quel mondo è assolutamente magnifico ma desolato, io sono andato lì in vetta, che una buona parte del percorso, ma importante è anche saper tornare. Il rischio di non tornare tutti interi è alto.

Ho iniziato a pensare che mi mancasse qualcosa, in generale l’esperienza richiede molto da te, è quasi impossibile pensare di avere una famiglia, è troppo complicato. Dentro di me sapevo di voler diventare anche un papà e ho pensato che la mia vita potesse anche cambiare, quel mondo non è tutto dorato.

Ho portato con me molto di quello che ho trovato a Ginevra, il colore delle pareti del mio ufficio ora sono come quelli del CERN. Molte delle tecnologie della mia azienda sono state ricostruite basate su quelle del CERN per fare altre cose.

Una volta mi raccontava un mio amico, generale dell’aeronautica, personaggio notevole, primo a selezionare donne tra cui Samanta Cristoforetti; lui mi diceva che per via dell’età ha smesso di pilotare uno dei suoi aerei preferiti, della guerra fredda, impressionante da vedere; ma mi diceva che nessuno avrebbe potuto togliere dentro di lui le emozioni di volare.

C’è anche un altro fatto. Dopo che sono andato via dal CERN non è stata fatta nessun’altra scoperta, se vogliono torno come porta fortuna.

È un mondo bello ma da cui è bello anche tornare.

Io sono Cavaliere dell’Ordine del Merito della Repubblica e forse molti altri saranno più bravi di me, non ne dubito, ma io ho questo titolo perché ho designato buona parte della mia carriera a raccontare queste cose ed esperienze affinché fossero disponibili a tutti.

È un modo per dire ce l’ho fatta anche io, avevo un sogno che ho perseguito e ho realizzato. Non dico quale sogno tu debba avere, è il tuo ma è importante credere in se stessi, in fondo siamo polvere di stelle e parte del Big Bang.

Lei ha lavorato al CERN durante gli anni della scoperta e per il suo lavoro è stato insignito di un riconoscimento di cavaliere dell’ordine del merito, per quanto riguarda le opere che vediamo qui, tra la sua ricerca e il modo in cui l’artista le ha rappresentate che riscontro vede?

La scoperta per me è stata conoscere questo artista ed è stato merito dei curatori che hanno fatto un ottimo lavoro dal punto di vista interdisciplinare. Secondo me l’artista Giuseppe Portella ha un repertorio di opere in resina che sono davvero molto affini perché ricordano un mondo particellare non solo dal punto di vista geometrico ma anche guardandole come sfere che si creano a vicenda. Una sola di loro non avrebbe molto senso, ma sono una moltitudine con una disposizione ben precisa che compone un disegno. Trovo un connubio molto forte.

Questa mostra vogliamo portarla anche in altre città. Molto probabilmente a Siena con cui ho un legame molto forte e nella bergamasca a Bergamo Scienza, quindi sarò presente il più possibile.

Secondo me è importante capire come le persone reagiscono e interagiscono, anche perché c’è questo concetto che circonda l’accademia e la scienza che la fa sembrare distante dalla gente. In realtà appartiene a tutti, ma deve esserci un lavoro dietro di creare un linguaggio comune.

“La Giornata dell’Orto e del Riciclo”

di Silvia Vercelli

In occasione della Giornata della Terra, vi vogliamo raccontare della nostra partecipazione alla Giornata dell’Orto e del Riciclo, svoltasi sabato 9 Aprile e organizzata dal Comitato Quartiere Boschetto, di Trezzano sul Naviglio, presso il Parco dei Sorrisi: un percorso per scuole e famiglie finalizzato alla presa di consapevolezza, da parte di ciascuno, delle potenziali azioni concrete, individuali e collettive, per salvaguardare il benessere di tutti noi e delle nuove generazioni.

La risposta da parte del Pianeta è stata caratterizzata da un sole alto e splendente, ma anche da un forte vento. Forse a voler mettere alla prova la determinazione di organizzatori, ospiti e partecipanti o forse a ricordare a tutti l’esistenza di potenti fonti di energia rinnovabile.

Vento che non ha però impedito agli alunni della scuola elementare IC Roberto Franceschi, insieme alle loro maestre, di mettersi all’opera, sotto la guida degli esperti ranger del Comitato, per far rivivere l’orto didattico, grazie all’attività di semina di ben 4 tipi di insalate e prezzemolo e di messa a dimora di piantine di insalata, pomodori, peperoncini piccanti, arrivando così a completare due aiuole su tre. Il resto sarà portato avanti e curato, a rotazione, da tutti gli alunni della stessa scuola, attraverso un programma di incontri che si snoda fino alla fine dell’anno scolastico.

I più resilienti si sono poi uniti, a turno, insieme ad altri avventurieri, al gioco sul tema del riciclo: indossando collane a tema, realizzate creativamente per l’occasione, hanno interpretato con grande spirito competitivo il ruolo delle principali tipologie di rifiuti – plastica, carta e umido e sperimentato in prima persona il beneficio della raccolta differenziata. Al suono della trombetta a indicare, inesorabile, la fine gioco, righelli e calendari eco – sostenibili a disposizione per tutti.

Per poi passare all’angolo lettura, dove poter riflettere e disquisire su quali effetti può produrre sul nostro ambiente, un gesto superficiale come quello di gettare un rifiuto dal finestrino di un’auto, rispetto a quelli di azioni dal significato più profondo e consapevole, come quella intrapresa da Wangari Maathai, ad esempio, che, ispirata dal desiderio di risanare la sua terra e sensibilizzare le persone della sua comunità, ha dato vita al movimento “Green Belt”, grazie al quale sono stati piantati, nel tempo, ben oltre 51 milioni di alberi ! E qui gli occhi dei bimbi si sono illuminati al pensiero di cosa potesse nascere dalla loro semina della giornata. Ci teniamo a ringraziare la Biblioteca delle Storie Infinite di Trezzano, per i suggerimenti e le indicazioni sui testi consigliati per la lettura, per le diverse fasce d’età.

E i genitori ? Lo spazio predisposto per la condivisione e il confronto sui 17 obiettivi di sostenibilità ha risentito della potenza del vento, che ne sosteneva la danza in giro per il parco.  Un sentito grazie a chi ha contribuito a raccoglierli ! Anche l’intervento previsto da parte di AMSA non è stato possibile. Come ringraziamento finale per la partecipazione e messaggio da portare a casa con sé e condividere con gli amici, il relatore, ha però potuto consegnare ai bimbi la borraccia con su scritto “Siamo fatti di acqua, e non di plastica”.

Nonostante gli impedimenti, siamo stati felici di constatare che, chi ha partecipato è tornato a casa facendo tesoro dei preziosi semi della giornata. Noi comprese, con la mente proiettata verso la prossima occasione per agire localmente, pensando globalmente e con l’augurio che venga data continuità a quanto avviato.

Stai sempre vicino a qualcosa che cresce. Che sia un bambino, un progetto, un’idea, o un nuovo giorno. Senza mai dimenticare la terra, la cura di una pianta. L’incanto, di un fiore che sboccia.

(Anna Maria Ortese)