Michelangelo Pistoletto. Premio Lorenzo il Magnifico 2021

Michelangelo Pistoletto riceve il Premio alla Carriera Lorenzo il Magnifico alla 13a Florence Biennale 2021. Il premio aè stato attribuito all’artista per la continuità della ricerca, condotta per oltre sessant’anni in ambito artistico e interdisciplinare,  che ha portato contributi  di fondamentale importanza non solo alle discipline artistiche ma anche a quelle umanistiche, scientifiche, e sociali. Un’arte, quella di Michelangelo Pistoletto,  che ha dato avvio a  pratiche  e percorsi di militanza in tutto il mondo,  in cui l’ Arte è al centro di una trasformazione responsabile e sostenibile della società. Principi, questi, su cui si fonda il progetto di Cittadellarte, organizzazione non profit con sede a Biella, che pone l’arte in diretta  interazione con i diversi settori della società, attraverso l’attuazione di programmi orientati   alla promozione delle differenze culturali come sistema di arricchimento dei  valori individuali e sociali, della salvaguardia ambientale, della responsabilità dell’artista e della sua opera nei confronti della società. Michelangelo Pistoletto è premiato per il suo eccellente lavoro di diffusione, attraverso le arti, della demopraxia, quindi della partecipazione attiva dei cittadini ai processi di progettazione, sviluppo e gestione della società. Michelangelo Pistoletto viene insignito da questa onorificenza alla carriera per il suo costante contributo alla costruzione del dialogo fra le parti sociali, perseguito con determinazione, con la convinzione che per completare l’opera di umanizzazione planetaria è necessario considerare prioritari la difesa dei diritti umani, la tutela delle biodiversità e del loro habitat,  la promozione della giustizia e della pace nel mondo.

MESSICO – ITALIA FORUM 2021

Ornamento semantico

Advento: Pensiero e pratica costruttiva nel corpo sociale

Questo progetto consiste nel presentare una mostra legata all’ornamento in senso semantico e identitario, riunendo il lavoro di esempi rappresentativi della cultura messicana e italiana, coinvolgendo designer, artigiani, imprenditori e università.
Così come l’organizzazione di una mostra, workshop e conferenze organizzate da Advento A.C. e con la collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura dell’Ambasciata Italiana, il Governo dello Stato di Puebla attraverso la Segreteria della Cultura di Puebla e il Museo d’Arte San Pedro.

IL PROGETTO
Questo progetto mira a rafforzare le relazioni culturali, professionali e commerciali tra Italia e Messico, con l’obiettivo di collegare azienda, designer (artista), mercato e accademia, creando così un impatto sull’economia delle aziende che partecipano e che infine rappresentano i rispettivi paesi.
In questo modo siamo interessati a creare alleanze che permettano alle aziende italiane e messicane di costruire ponti di innovazione in diversi settori, sia dal punto di vista commerciale che culturale, aspirando a un futuro possibile e da questa piattaforma creare nuovi mercati.
Il Forum solleva nozioni come identità, innovazione e globalizzazione.
Per questo motivo, la designer italiana Francesca Valan è stata invitata nell’ambito dell’evento a tenere un workshop, oltre a una conferenza intitolata “Semiotica del colore e dell’ornamento”.
Così come la partecipazione dell’architetto Michele De Lucchi, che terrà una serie di conferenze a Città del Messico e Puebla.

PIATTAFORMA PER LA COLLABORAZIONE
La mostra sarà inaugurata il 22 ottobre 2021 al San Pedro Museo de Arte della città di Puebla.
Il workshop rivolto ad aziende, università, professionisti si svolgerà dal 19 al 23 ottobre.
Organizzato e prodotto in collaborazione con le seguenti istituzioni:

• ADVENTO A.C.
• Gobierno del Estado de Puebla
• Secretaría de Cultura y Turismo de Puebla
• Secretaría de Economía de Puebla
• Dirección de Museos Puebla
• San Pedro Museo de Arte
• Embajada Italiana en la Ciudad de México
• Instituto Italiano de Cultura en la Ciudad de México
• Fundación Michelangelo Pistoletto, Cittadellarte

Le università partecipanti:

• Benemérita Universidad Autónoma de Puebla – BUAP
• Universidad Anáhuac Ciudad de México – Campus Norte
• Universidad Anáhuac Campus Puebla
• Universidad Autónoma Metropolitana UAM
• Universidad del Valle de México UVM
• Universidad de Monterrey UDEM

SEDI UFFICIALI
Puebla:
Museo d’arte di San Pedro
Città del Messico:
Istituto Italiano di Cultura, Città del Messico
Universidad Anáhuac México – Campus Norte (conferenze)

PARTECIPAZIONE UNIVERSITARIA
L’intenzione di coinvolgere le università è fondamentalmente quella di creare nuove opportunità di collaborazione che leghino le istituzioni italiane e messicane in iniziative comuni che permettano lo scambio non solo di esperienze ma anche di idee che possano trasformarsi in progetti reali, sia a livello culturale che commerciale.
La partecipazione delle università sarà anche presentata in uno spazio curato sotto il concetto di “Quando l’arte del saper fare si incontra / Messico – Italia”, cercando di mostrare attraverso un concetto integrale che le opere esposte sono i principali protagonisti della mostra.
Lo spazio cercherà di mostrare, museograficamente parlando, un concetto integrale in senso pedagogico come esperienza educativa.
Tutti i disegni esposti sono il prodotto di workshop organizzati da Advento A.C. e tenuti da Raymundo Sesma e José Luis Contreras.

IMPATTO SOCIALE
L’evento mira a creare ponti tra i diversi settori economici, accademici e culturali, coinvolgendo obiettivi di innovazione nella creazione di nuovi prodotti che corrispondono a criteri ed estetica contemporanei, rafforzando l’identità di questi paesi.
questi paesi. Comprendere la globalizzazione nel senso della differenza e non nell’omologazione delle idee. L’innovazione come prodotto nel rispetto della sostenibilità e professionalizzazione. Elementi indispensabili nella creazione e proiezione del futuro negli aspetti estetici, economici e sociali.
Questo legame tra Italia e Messico ha lo scopo di associarci nella creazione responsabile a livello creativo ed economico dove i diversi settori partecipanti come i designer professionisti, gli artigiani e le aziende sono coinvolti in un obiettivo comune.
Dodici aziende parteciperanno dall’Italia e dal Messico*.

ALLEANZE STRATEGICHE
Ambasciata italiana in Messico
Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico
Camera di Commercio Italiana in Messico
Ministero degli Affari Esteri
FORBES Messico
Fondazione Cittàdellarte Pistoletto
BUAP- Benemérita Universidad Autónoma de Puebla
Università Anáhuac Campus Puebla
Campus Nord dell’Università di Anáhuac México
Università Metropolitana Autonoma di Azcapotzalco – UAM
Università di Monterrey UDEM
Arte Artigiano Design di Gabriele Radice
Prof. Ana María González Luna
Museo d’arte moderna
Secretaría de Cultura, Gobierno del Estado de Puebla (Segretario della Cultura, Governo dello Stato di Puebla)
Direzione dei Musei Puebla
Museo Internazionale del Barocco
Governo municipale della città di Puebla
Galleria Ego Cuore
Parco Fundidora, Monterrey, N.L.
PROGRAMMA
Mostra: Ornamento semantico
Sede: Museo Internazionale del Barocco

Autori di Advento: Raymundo Sesma, Jesús Rentería, José Luis Contreras, Violeta Cervantes, Karla Martinez, Mejía Gerardo Cuevas, Raúl López de la Cerda, Gabriela López, Sandra Suarez, Arreola Karla Mendoza, Felix Daniel Couttolenc, Ricardo Salas, Rebecca Olmos, Soledad Galicia Argüello Alejandra Jiménez Palacios German Montalvo Alberto Kalach, Xsamy Vergara
Jesús Moctezuma, Alejandro Ramírez, Giovanni Troconni, Paula Bello, Sergio Sotelo, Jaime Martinez, Isaías Loaiza, Jessica Cabrera, Arturo Verastegui, Ernesto Alva, Alberto Cervantes, Baqué Pablo Banderas, Pablo Kunst, Mariana Silva Márquez, Alejandro Meza, Laura Elvíra Serratos, Federico Stefanovich, Adrián Rosado
Autori italiani: Francesca Valan, Michele De Lucchi, Alessandro Mendini

Autori studenti: Universidad Anáhuac Puebla:
Abigail Gushiken, Jennifer Mendoza, Michelle Capetillo, Paola Davila, Paulina Debernardi, Silvia Perez, Valeria Lopez, Daniel García, Meredith Berber,Paula de la Barrera, Raymundo Liebano
Laboratori: José Meza, Studio Tsimani, Laboratorio FAB DESIGN, CONTRERASALEJO, Studio Sesma, SC Design, Laboratorio di Gustavo Tanuz, Raúl de la Cerda, Laboratorio di ossidiana
Aziende italiane:
Magis, Studio Mendini, Lechler, Cittàdellarte Fondazione Pistoletto, Studio Massimo Zucchi, Studio Francesca Valan, D Casa
Fortuny, Fabio Stramare, Antonio Arrico, Lamborgini, San Lorenzo, Faoflex, Alessi, Kartell, Pierre Cardin x Zanotta, Zanotta, Fornasetti, Missoni, Dondina studio

Aziende Messicane:
Talavera Santa Fe
Talavera Uriarte
Breuer
La Fabriquita
Blas Cernicchiaro Maimone / Integrarte Enigma Diseño
Giflex
MESSICO ITALIA FORUM DIRECTORY
Organizadores: Advento A.C

Talavera Santa Fe
Talavera Uriarte
Breu
La Fabriquita
Blas Cernicchiaro Maimone / Integrarte Enigma Diseño
Giflex

Curatela e direzione artistica Messico: Raymundo Sesma
Curatela e direzione artistica Italia: Francesca Valan Direzione generale: Marcela López Enríquez
Co-curatore: Gabriele Radice, Fortunato D’Amico
Coordinamento: José Luis Contreras, Violeta Cervantes Gianni, Vinciguerra Riccardo Canelli
Stampa: Sopramaresotto, Studio Lofft, Communita, Secretaria de Cultura de Puebla, Galería Heart Ego


Centosettantaperottanta | What comes first? Progetto di ricerca artistica di Sara Conforti

Testo di Fortunato D’Amico

Centosettantaperottanta | What comes first? è un progetto di ricerca artistica di Sara Conforti.
Nato dalla collaborazione con Moleskine Foundation e ispirato dal tema del progetto educativo AtWork 2022, questo lavoro è diventato un installazione site e context specific, a cura di Fortunato D’Amico, ora in esposizione al VI Festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare, in corso a Palazzo Barolo di Torino dal 1 al 14 ottobre 2021.
Sara Conforti concepisce il lavoro artistico come momento di interpolazione e di intreccio tra la dimensione etica e quella estetica. La sua attività creativa è strettamente connessa ad un operatività relazionale e ad un’arte che potremmo definire di psicoanalisi interpersonale, motivata dal desiderio di portare un reale contributo al cambiamento sociale, spirituale, finalizzata al raggiungimento di una felicità da condividere senza sensi di colpa. Il campo di azione artistica su cui si muove Sara Conforti è ampio e articolato, difficile da circoscrivere nelle stereotipate visioni dell’arte da salotto del Secolo breve. Il campo di indagine su cui ha scelto di approfondire le sue esperienze artistiche nell’ultimo decennio transita nel misterioso mondo della fashion-sfashion a quello dell’universo femminile,
spesso vittima di ingiustizie e soprusi. Anche in questo progetto di ricerca artistica, Centosettantaperottanta | What comes first?, di fatto realizzato durante l’emergenza pandemica, sono state coinvolte diverse associazioni e Comunità, attivate attraverso i workshop che si sono
tenuti sia in modalità remota che in presenza, e hanno visto la partecipazione di ben 70 persone.


E’ stato un serio impegno di militanza artistica messo in atto per mezzo di pratiche condivise, utili a districare la matassa dei nodi e dei sentimenti attorno ai quali si addensano i blocchi annodati dei fili, intesi anche come feelings, che se non sono slegati e liberati impediscono agli stati emozionali inibitori del benessere interiore di dissolversi, annullarsi o trasformarsi in pratiche di guarigione.
Insieme all’impianto strutturale sopra descritto, su cui si fondano le pratiche artistiche di Sara Conforti, convive, in modo altrettanto sistematico, anche quello più prettamente semantico, con una decisa predisposizione verso l’aspetto, poetico, magico-simbolico, mitologico. Così, nella sua modalità installativa di porsi al pubblico, Centosettantaperottanta | What comes first? si presenta come
un’ulteriore occasione per indagare un mondo parallelo a quello dell’apparenza, ed esplorare universi di conoscenze eteree, spesso tralasciati dalla prassi artistica contemporanea. A seguito di poche e semplici regole il pubblico potrà interagire con le opere, i ricami rilegati nel libro di fortuna ed i taccuini realizzati dalle partecipanti ai workshop, tirando a sorte un numero da un insieme di piccoli sassi cifrati. L’utente potrà così rivolgere verso sé stesso la domanda what comes first? Cosa viene prima? Verrà così incoraggiato ad aprire il libro ed a scoprire una possibile risposta da approfondire accedendo alla lettura del taccuino cifrato e realizzato da una delle protagoniste verso la quale è stato inevitabilmente trascinato dalla sorte. Egli dovrà entrare in empatia con una storia scritta e istoriata da una sconosciuta e dovrà trarne auspici riferendoli ad una situazione di vita che gli appartiene.

Sara Conforti giocando con le regole della sorte richiama ai cosiddetti Libri della Fortuna in gran voga nel periodo del Rinascimento, compilati per gli aristocratici per i personaggi dell’allora nascente borghesie, da parte di studiosi, docenti universitari, filosofi. Quello che ora può sembrare eccentrico ed esoterico è stato invece propedeutico alla formazione di una cultura umanistica interdisciplinare nel periodo della rinascita, per la capacità di trovare analogie e produrre visioni di conoscenza e di rielaborazione inaspettate. Nel Rinascimento, infatti si assiste al fiorire di un rinovato interesse per il Mito, l’Astrologia, la Cabala, la Geometria, l’Alchimia, i Tarocchi. La diffusione della stampa consentì una larga diffusione della cultura filosofica in generale di quella scientifica e analitica. Questo fu possibile, in un’epoca in cui la fotografia era ancora la protagonista della produzione libraria, grazie alle arti grafiche, che ebbero grande sviluppo proprio in questo periodo. Utilizzando tecniche in gran parte artigianali, gli editori, insieme agli autori e ai grafici, riuscirono a dare corpo e visione a teoremi, a volte difficili da comprendere, espressi dal contenuto dalle parole scritte e facilitati dall’uso delle immagini.

E questo senza ricorrere alla tecnica pittorica tradizionale, ideale per l’istorizzazione delle parte architettoniche, ma certo non compatibili con la produzione editoriale di tipo seriale. Insieme ai filosofi classici e agli scienziati del passato, Platone, Aristotele, Pitagora, Plutarco, Euclide, Torquato Severino Boezio, e tanti altri, emergono anche i nomi degli autori contemporanei del rinascimento, tra i quali quelli di Leonardo, Fibonacci, Leon Battista Alberti, Giovanni Pico della Mirandola. In questo periodo scienza, filosofia e arte incrociano i loro percorsi in chiave multiculturale nelle produzioni editoriali delle prime case editrici, come Aldo Manunzio a Venezia, che tra le altre cose pubblicherà il Triompho di Fortuna di Sigismondo Fanti nel 1526, di recente riscoperto da Renucio Boscolo, in cui insieme le quartine profetiche sono accompagnate dall’immagine di un’oroscopo realizzato su base quadrata. E’ un anticipo straordinario, e anche più completo rispetto alle quartine o alle sestine, del libro di profezie più famoso dal mondo, Le Centurie di Nostradamus, pubblicate anni dopo, nel 1555, ma, senza l’ausilio di immagini a commento del testo. Il libro di sorte che anticipa entrambe le pubblicazioni e di Lorenzo Gualtieri detto Spirito, scritto nel 1482; il libro fu miniato solo nel primo decennio del XVI secolo, da artisti umbri provenienti dalla scuola del Perugino e del Raffaello.

Ne seguiranno molti altri, ma qui non è possibile recensirli tutti, ma ci è utile ricordare che i Libri di Sorte o di Fortuna sono caratterizzati dalla formulazione di una domanda e dalla ricerca di una conseguente risposta che possa chiarire le trame e i fili del destino. Allora come non collocare Centosettantaperottanta | What comes first?, e l’esperienza artistica di Sara Conforti nel file rouge di una cultura artistica umanistica che tesse e disfa tele, rigenera il mito dei viaggi di conoscenza mistica, straordinari voli che ci guidano verso la comprensione del Sè e dell’Universo in cui galleggiano i destini umani? L’augurio non può che essere, per tutti i curiosi e gli intrepidi che decideranno di affrontare il viaggi di ventura insieme a Sara Conforti e alla sua arte combinatoria, che uno solo: Buona Fortuna.


Sara Conforti (Torino – 1973)
Sara Conforti è un’artista militante – attivista. La sua pratica esplora le complessità del tessuto sociale e di genere unitamente a tematiche sociali, politiche e ambientali. Autrice di progetti performativi, di ricerca artistica e di scultura sociale che hanno come focus l’abito che da oggetto-simbolo della nostra vorace società del consumo, diventa soggetto-perno capace di stimolare riflessioni profonde intorno all’identità individuale e collettiva grazie alla riattivazione del processo di reminiscenza. Una pratica per la costruzione di processualità condivise, mnemoniche e manuali che passano dalla dimensione biografica e confluiscono in opere corali per la generazione di nuovi rituali e legami. Per guardare insieme gli ingranaggi di questo tempo di mezzo che non riesce più a sopportare nulla che duri e
rappresentato così minutamente dal rapporto spaziale e temporale con i nostri indumenti. Un impegno morale e politico che Sara Conforti persegue grazie alla funzione salvifica di quell’arte che si lega alla comunità e che si pone al centro di luoghi e momenti in cui il gruppo si riconosce e costruisce relazioni. Una necessità che si rivolge alle contingenze del tempo presente con profonde riflessioni e mappature che coinvolgono habitus e abito nel terreno dell’arte antropologica. L’indumento si fa totem e diventa così elemento privilegiato di una ricerca nel sociale e per il sociale volta alla raccolta di tasselli per la rilettura di quell’eterna ricerca di armonia tra l’umanità e la disumanità dei gesti quotidiani. Uno dei tanti è il feroce acquisto compulsivo contemporaneo. Per questo, da quasi un ventennio, Sara persegue i suoi studi volti alla comprensione del complesso sistema moda, dei suoi impatti sociali, sanitari, ambientali e psicologici per generare un prisma di conoscenze che definisce la sua pratica artistica indirizzata alla ricerca di forme di preservazione dei valori e dei diritti umani. Per Sara Conforti i nostri abiti sono metafore, sintomi o motori di scelte – di identità perdute o ritrovate – testimoni di luoghi, rappresentanti ufficiali di stereotipi, di traumi, di gioie. La sua pratica – la sua poetica – si articola intorno al centro vuoto del sistema moda attraverso un’esplorazione sulla semantica della vestizione come fenomeno che caratterizza una società contemporanea alla ricerca di identità. Conduce la sua indagine attraverso il progetto Centosettantaperottanta inaugurato negli spazi del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea nel 2012. Titolo che deriva dalla misurazione di una camicia “da uomo”, ma che identifica uno spazio di esplorazione dedicato all’ universo femminile dove il valore pubblico e privato della memoria e del vissuto incontra la possibilità di svelarsi. Centosettantaperottanta è una prassi tassonomica che declina e moltiplica i diversi capitoli di una ricerca che scava nei guardaroba per cercare e condividere risposte. Diretta conseguenza delle indagini di Centosettantaperottanta è infatti il progetto performativo 13600HZ Concert for sewing machines che dal 2013 l’artista costruisce attorno al suono delle macchine per cucire. Ogni volta un Tableau Vivant site specific focalizzato sul tema della ricerca genera una nuova costruzione scenica. Un lavoro corale in cui le partecipanti ai workshop vengono ulteriormente coinvolte nell’espressione corporea e drammaturgica per elaborare i contenuti delle proprie indagini personali che confluiscono nell’atto performativo. L’agire e la spettacolarizzazione delle riflessioni diventano gesto politico e di consapevole denuncia rivolta alle distorsioni produttive del fashion system che fagocita identità. Per colmare il gap informativo rispetto agli impatti ambientali, sociali del turbo sistema moda Sara Conforti nel 2011, fonda hòferlab ass. cult. Piattaforma multidisciplinare per connettere la cultura della moda etica con il sistema sociale, artistico e produttivo; per stimolare il dibattito sui principali driver di innovazione sostenibile portandoli all’attenzione di un’opinione pubblica sempre più consapevole delle criticità ambientali e sociali del sistema globale della moda. Con un lavoro in networking con importanti stakeholder della cultura, dell’istruzione e della produzione presenti sul territorio regionale e nazionale hòferlab ass. cult. organizza workshop, corsi di formazione, incontri, seminari, convegni e rassegne periodiche per stimolare un cambiamento nello stile di vita, consumo e produzione a favore di modelli più responsabili e rispettosi dei diritti umani e dell’ambiente. Il volano per una diretta azione educativa itinerante è il progetto ànticasartoriaerrante laboratori nomadi per una moda sostenibile dedicato al circular-design e all’auto produzione. Un network al femminile per aprire un “discutere” critico attraverso un fare artistico e manuale per amplificare il protagonismo femminile nelle scuole, nel cuore dei quartieri cittadini, nelle periferie, nelle piazze, nei luoghi di aggregazione, ma anche nei luoghi di cura e di marginalità dove il perseguimento del riscatto di genere si esprime con forza e coraggio travolgenti: centri di accoglienza, centri psichiatrici, carceri, centri oncologici, comunità terapeutiche. Quelle città invisibili dove è fondamentale saper praticare il passo di fianco e dove l’approccio arte e welfare entra nella
relazione d’aiuto per rispondere all’urgenza. Nel 2017 Sara Conforti fonda Lalàgeatelier – Dispositivi Vestimentari. Un progetto per la ricollocazione sociale e professionale dedicato a donne in stato di fragilità che coniuga arte, moda e produzione, didattica e cura, territorio, responsabilità sociale d’impresa ed economia circolare per la produzione di Capsule Collection in Upcycling. Realizzato in cooperazione con Fragole Celesti – Comunità doppia diagnosi femminile per la cura di abusi, maltrattamenti e violenze e Fermata d’Autobus onlus beneficia del patrocinio dell’associazione Tessile e Salute e del coinvolgimento delle aziende tessili dell’eccellenza biellese certificate.
http://www.saraconforti.net

ALDO PALLANZA. Movimenti dinamici e altri astrattismi



Aldo Pallanza nasce in una famiglia di calzolai a Vigevano, ma già da bambino mostra un grande talento per il disegno e in generale per i lavori artistici. Nelle vacanze estive va ad aiutare i decoratori locali dai quali acquisisce le tecniche e capacità lavorative. Si diploma con il professor Luigi Barni, all’Istituto Arti e Mestieri Roncalli vincendo anche un premio, che gli avrebbe garantito l’accesso all’Accademia di Brera che però non frequenterà perché il padre gli impone di iniziare a lavorare nell’azienda di famiglia. In breve diventerà un apprezzatissimo “designer” della calzatura, anche se nell’Italia di allora alla sua professione si attribuiva il titolo di “modellista”. Lavorerà per decenni alla creazione di scarpe che verranno indossate da milioni di donne in tutto il mondo.

Dall’universo femminile estrapola “l’anima del sentire” e dell’emozione; questo gli permetterà di stabilire un dialogo profondo con quelle sensibilità del gusto che altri non sono mai riusciti a eguagliare. La trasposizione di quest’abilità è evidente anche nel suo percorso artistico, completamente connesso all’universo di conoscenze tecniche e creative di cui è stato portatore. Una caratteristica che lo ha reso esigente e anche diverso dagli altri artisti che hanno operato in Lomellina negli anni in cui decide di confrontarsi con loro e di proporsi per oltre un decennio in alcune mostre collettive. Sarà determinante in questo senso la sua amicizia con Fulvio Belmontesi, artista marchigiano, uno dei protagonisti dell’arte geometrica lombarda che gravitava attorno alla Galleria Sincron di Brescia, anche lui residente a Vigevano per la sua lunga collaborazione con l’industria della calzatura, che lo spingerà a estremizzare le ricerche sull’arte astratta. Un’amicizia che sfocerà in un contenzioso che avrebbe portato all’abbandono da parte di Aldo Pallanza di ogni esibizione pubblica. Deluso da questa vicenda, dalle attività espositive e dalla necessità di confrontarsi con altri artisti, decide di continuare a sperimentare da solo.


ALDO PALLANZA

Aldo Pallanza non era un “modaiolo dell’arte” anche se il suo mestiere di designer induce a considerarlo tale. Potremmo dire invece che era un’inventore di “moda” e con le sue calzature ha certamente influenzato il gusto estetico di quegli anni che a partire dalla scarpa contagiava il resto dell’abbigliamento, le tappezzerie di casa, lo stile di vita e con esso l’immaginario su cui ci siamo formati noi cittadini di questo millennio.

Nel 1989 vince il 3°Trofeo Sacro Cuore, concorso nazionale di Pittura e Grafica presso la chiesa Sacro Cuore di Vigevano: inaugura la stagione della sua presenza agli eventi artistici.

Numerose sono state negli anni le partecipazioni a mostre collettive, tra le personali da ricordare le più importanti: nel 1994, 1995 e 1996 alla Galleria Sincron di Brescia; nel 1996, la mostra antologica presso palazzo Roncalli di Vigevano, le mostre allo studio d’arte La Corte di Abbiategrasso, al Palazzo Del Moro di Mortara, alla Sala delle Colonne di Corbetta, allo studio Web Agency Area51Lab di Milano e nella chiesa delle Sacramentine di Vigevano.

Nel 2006, la personale è stata ospitata nella Sala dell’Affresco del Castello di Vigevano, durante la manifestazione Elementi Musicali.

Le sue opere sono esposte negli Emirati Arabi presso lo Sharjah Art Museum, a New York al Museum of Modern Art, e a Caracas presso la Galleria Graphica.

La sua carriera, iniziata con le prime tempere nel 1930, si conclude con le sua ultima serie di opere nel 2014.

(Rita Viarenghi)


ALDO PALLANZA. MOVIMENTI DINAMICI E ALTRI ASTRATTISMI

a cura di Fortunato D’Amico

Strada Sotterranea del Castello Visconteo e SforzescoPortone di via XX Settembre

dal 4 al 22 settembre 2021

Patrocinio: Comune di Vigevano

Catalogo: Editoriale Giorgio Mondadori

Inaugurazione: Sabato 4 settembre ore 17.00

Orari di apertura: sabato e domenica ore 10.00 – 12.30 e 15.00 – 19.00

Ingresso libero


Un nuovo nodo, un nuovo seme

Articolo di Maria Francesca Rodi

Il 19 giugno 2021 Il nostro Collettivo Artistico iL NODO Social Art LaChicca&LeSciure si è riunito in un luogo magico, nel giardino sociale Milano Green Way in Via Italo Svevo 3 a Milano, su invito della Cooperativa Opera in Fiore e Orto Cucito, un progetto curato da Caterina Fumagalli.

Il programma si è svolto nell’ atmosfera conviviale che caratterizza il nostro gruppo e tutte LeSciure dell’ Associazione Coltivare la Città, è stato bello incontrarsi tra i sorrisi di sempre nonostante la pandemia ci abbia messi tutti a dura prova, ancora una volta LeSciure hanno dato dimostrazione della loro resilienza, una comunità esempio per il mondo intero.

La giornata è iniziata con il collegamento audio del curatore Fortunato D’Amico, il quale si trovava a Genova per discutere di sostenibilità in occasione della Genova Design Week, una settimana dedicata alle innovazioni nel campo del design. Il suo discorso, al nostro Collettivo, ha introdotto la giornata con riflessioni su temi etici quali, gli obiettivi dell’ Agenda 2030 dell’ ONU rivolti ad uno sviluppo sostenibile, come la tutela dell’ ambiente, la riduzione delle diseguaglianze, le parità di genere (solo per citarne alcuni). Sono gli stessi temi che promuove l’ artista e maestro Michelangelo Pistoletto con il simbolo del Terzo Paradiso, un simbolo che ricerca l’ equilibrio tra le cose, come tra natura e tecnologia, per suggerire un futuro migliore. I medesimi temi li ritroviamo nei progetti artistici abbracciati da LeSciure con l’ artista Maria Francesca Rodi (LaChicca) dal 2017 e altri a seguire. Un esempio di questi valori lo possiamo trovare nell’ opera scultorea “LA BANDIERA DELLA SPERANZA”, esposta dal 19 giugno nel suddetto orto, realizzata dal nostro Collettivo Artistico iL NODO insieme ai ragazzi di WeWorld del progetto ReAct, su disegno di Maria Francesca. Un’opera concepita nel 2018, che comincia a prendere forma nel 2019, durante gli incontri settimanali di laboratorio in cui ci si dedicava al taglio, allo strappo, al nodo e ai gomitoli suddivisi per colore di tessuti riciclati. Ragazzini e signore hanno tessuto nuove relazioni fino alla prima performance insieme, presso ParkMi nel Parco La Spezia a maggio 2019 , la Bandiera ha continuato a tenerci uniti nel 2020 con l’arrivo della Rai in Via Russoli per documentarne l’elaborato, fino ad oggi per rivederci in un luogo rigenerato, trasformato da discarica a giardino, con l’occasione di viverlo insieme nell’ armonia dei colori della Bandiera, uniti ai colori della natura.


La BANDIERA DELLA SPERANZA racconta chi siamo e cosa promuoviamo, come l’importanza dell’incontro tra le generazioni, la rigenerazione dei tessuti, tagliati in strisce e poi annodati, sancisce l’ unione tra le persone e le cose, in un mondo dove tutto è collegato si è deciso di dare spazio alla speranza, forza motrice dei nostri sogni. Attraverso la rigenerazione dei materiali si giunge alla rigenerazione delle idee e delle possibilità. La lettura dell’ opera, da sinistra verso destra, suggerisce una visione ottimistica di pensiero; dai colori più scuri metafora delle paure e dei problemi di ognuno, si scorre attraverso un susseguirsi di colori sempre più vividi e chiari, fino a giungere al bianco simbolo di leggerezza e nuove possibilità, come un foglio bianco su cui scrivere nuovi capitoli della propria vita.


LeSciure hanno continuato e continuano a scrivere capitoli della loro vita aderendo a svariati progetti collettivi, come Viva Vittoria, un progetto a sostegno di donne che hanno subito violenza, per il quale sono state realizzate decine di copertine a maglia e che al momento della performance di sabato scorso, sono state disposte ricalcando la sagoma del Terzo Paradiso oOo, in tributo al maestro Michelangelo Pistoletto e a promozione di obiettivi come, la collaborazione di diverse realtà attraverso l’ integrazione e la cooperazione. Stesso concetto alla base della terza opera presentata , “CUORE DI MAMME” un’opera scultorea che racconta la rinascita attraverso il lavoro artigianale del Collettivo Artistico iL NODO LaChicca&LeSciure. Ognuno di noi può essere mamma nell’ atto creativo di qualcosa. La molteplicità di colori rispecchia l’ unicità di ogni persona all’ interno della collettività e la sua importanza nel lavoro di squadra. I tessuti di recupero suggeriscono la necessità di rigenerazione delle risorse. Anch’essa un’opera ideata da Maria Francesca e realizzata con il prezioso contributo artigianale de LeSciure.

State collegati per ulteriori progetti!
Vi auguriamo una buona estate, senza più fermate!..si spera!!

Ringraziamo tutti gli amici che hanno reso possibile questo evento, tra questi:
Cooperativa dell’ Abitare
I ragazzi della Cooperativa Sociale Opera in Fiore con Elisabetta Ponzone e Federica Dellacasa
Il progetto Orto Cucito curato da Caterina Fumagalli
Le Sciure dell’ Associazione Coltivare la Città coordinate da Tina Monaco
Il Collettivo Artistico iL NODO Social Art LaChicca&LeSciure con l’artista Maria Francesca Rodi & INSIEMEproject
Fortunato D’Amico curatore
Michelangelo Pistoletto & Cittadellarte per Ambasciata Terzo Paradiso
Viva Vittoria per collaborazione
Francesco Cortazzi videomaker
Al Mercatino “Tra Noi e Voi” , Francesca Talia, Gelmetti per supporto tecnico e logistico

Festival della Poesia Vigevano. Daniela Pellegrini: Manuale di Sopravvivenza Poetica

Domenica 6 Giugno 2021, ore 17.00. Strada Sotterranea del Castello Visconteo Sforzesco di Vigevano. All’interno della mostra di Cesare Giardini “A riveder le stelle, sulle strade di Beatrice”

Presentazione del Manuale di Sopravvivenza Poetica di Daniela Pellegrini con la partecipazione di Giovanni Ronzoni  e Fortunato D’Amico. Presenta: Vito Giuliana.


Daniela Pellegrini artista romana dedita a percorsi trasversali sulla parola poetica, riceverà nei prossimi giorni l’onorificenza del Premio Internazionale di Poesia e Letteratura Arte Visuale, per il terzo posto raggiunto nella sezione Poesia Silloge Inedita a Tema Libero.Il premio, giunto alla  quarta edizione, ha raggiunto la quota i oltre 350 partecipanti,  ha tra i suoi giurati nomi eccellenti della cultura internazionale, tra questi Rodolfo Vettorello, candidato al Premio Nobel della Letteratura 2020, Hafez Haidar, candidato al Premio Nobel per la Pace 2017, tra i principali curatori e traduttori in italiano dell’opera di Khalil Gibran, Giovanni Ronzoni, poeta e promotore culturale, vincitore di numerosissimi premi, e curatore della rassegna Festival della Poesia Vigevano. La cerimonia di premiazione si svolgerà il 12 giugno 2021 all’Isola d’Elba.

La raccolta poetica di Daniela Pellegrini, è frutto di un lavoro collettivo, in cui vengono coinvolti passanti e persone conosciute solo occasionalmente. E’ stata realizzata a tra Roma e Parigi nei periodi precedenti, durante e dopo gli attentati terroristici all’ormai noto locale  Bataclan. Scrive nel saggio di presentazione Fortunato D’Amico: La poesia collettiva, qui proposta nelle espressioni di una scrittura immediata, non mediata dalla razionalità ma sospinta dall’istinto precoce dal piglio uraniano, è stata elaborata nel corso delle esperienze che Daniela Pellegrini e le sue compagne di viaggio hanno inteso intraprendere per sperimentare l’ebrezza della parola poetica, estetizzante, inebriante. Un’immersione nella poesia di gruppo rivelata come un rosario tra le strade e le piazze che uniscono Romae Parigi, alla ricerca di un punto medio di equilibrio difficile da conseguire, accessibile solo a chi, dopo l’accadere di eventi destabilizzanti, ha deciso di soffermarsi a sviluppare, con grande cura, attente e mediate riflessioni sulla natura dell’Essere.

La pubblicazione è accompagnata dalle fotografie scattate negli stessi periodi da Daniela Pellegrini. Vito Giuliana, promotore del Festival della Poesia di Vigevano, attento cultore della poesia ed esso stesso poeta, ci guiderà in questo particolare  sentiero della prosa poetica, che si sviluppa fuori dagli ordinari percorsi ordinari della letteratura di settore, per comprendere come oggi la parola poetica si confronta con la società del terzo millennio

Le ali non sono in vendita

Sala dell’Affresco del Castello Visconteo-Sforzesco di Vigevano
1 maggio 2021, ore 16.00

Le ali non sono in vendita, viaggio nel labirinto della fast fashion

Un film di Paolo Campana
con la supervisione artistica di Sara Conforti

Sabato Primo Maggio, presso la Sala dell’Affresco del Castello Visconteo-Sforzesco di Vigevano verrà proiettato il docufilm Le ali non sono in vendita, viaggio nel labirinto della fast fashion, diretto da Paolo Campana, con la supervisione artistica di Sara Conforti e prodotto da FAIR, che racconta un percorso durato un anno per riflettere insieme a ragazzi e ragazze sul fenomeno della fast fashion. Il film interseca arte e attivismo: al documentario con interviste su temi complessi si affianca infatti il viaggio onirico ed estetico degli studenti e il loro percorso di riappropriazione dei propri vestiti.

Da tempo la Campagna Abiti Puliti denuncia l’insostenibilità di questo modello di sviluppo: la produzione continua di nuove collezioni e la vendita a basso costo impone alle lavoratrici tessili ritmi di lavoro disumani per paghe da fame. Turni estenuanti, violenze fisiche e psicologiche, straordinari non retribuiti, libertà di associazione violata sono alcune delle caratteristiche alla base del ciclo della fast fashion. Inoltre, come ultimo anello di una catena di potere fortemente sbilanciata a favore dei marchi committenti, le lavoratrici stanno pagando in larga parte il conto della crisi.

Consapevoli che il cambiamento passi anche attraverso l’educazione alla cittadinanza attiva al consumo critico delle nuove generazioni, FAIR in collaborazione con hòferlabproject ha promosso una serie di workshop di approfondimento in quattro Istituti di Milano, Genova, Foggia e Torino seguiti da due masterclass a Genova e Torino, coinvolgendo i giovani studenti attraverso un approccio sperimentale che unisse la pratica artistica e l’attivismo.

Il docufilm, arricchito da interviste ad esperti, infografiche e approfondimenti, racconta questo percorso dando voce ai ragazzi e alle ragazze che lo hanno vissuto. Attraverso una metafora onirica, che passa da Dedalo e dal filo di Arianna, i giovani aprono al mondo la loro riflessione sul presente e sul futuro della moda, e lanciano una chiamata all’azione che si fa appello corale al cambiamento. Un percorso corale che ha coinvolto anche l’artista e rapper AME 2.0 con la canzone Cambiare ispirata alle dichiarazioni raccolte dai giovani durante i workshop e ai principi della Campagna Abiti Puliti.

È stato un viaggio emozionante che ci ha permesso di osservare da vicino il punto di vista dei ragazzi e delle ragazze che acquistano i capi della fast fashion e ne frequentano i luoghi. Attraverso un viaggio a cavallo fra l’arte e l’attivismo, siamo riusciti a costruire con loro uno spazio di confronto al contempo intimo e politico sugli impatti multidimensionali della moda, sulle persone e sul tema del consumo critico. Sono loro i veri protagonisti di questo film, sono loro che domandano un cambiamento radicale del modello di produzione e consumo- ha dichiarato Deborah Lucchetti, presidente di Fair e coordinatrice della Campagna Abiti Puliti.

Il docufilm è stato realizzato con i contributi dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e dell’Unione Europea e grazie ai contributi derivanti dalla campagna 5 per mille 2017 e 2018.
Le ali non sono in vendita, viaggio nel labirinto della fast fashion è disponibile in visione gratuita su questo sito https://streeen.org/film/le-ali-non-sono-in-vendita/

Ingresso sino ad esaurimento posti.
Per prenotazioni: info@sopramaresotto.it

UFFICIO STAMPA
Francesco Verdolino +39 339 8129813 francesco.verdolino@hotmail.it
Isabella Rhode +39 320 0541543 info@isabellarhode.com

Marcella Gabbiani a Dynamic Culture

Rubrica DYNAMIC CULTURE: Fortunato D’Amico incontra Marcella Gabbiani, con il Patrocinio del Comune di Milano RICOSTRUIRE SENZA SOSTA LA SPERANZA – Neruda @LibreriaBocca1775 CANALE YOUTUBE – oltre 650 incontri con la CULTURA #socialtvlbocca​ 2021