ALDO PALLANZA. Movimenti dinamici e altri astrattismi



Aldo Pallanza nasce in una famiglia di calzolai a Vigevano, ma già da bambino mostra un grande talento per il disegno e in generale per i lavori artistici. Nelle vacanze estive va ad aiutare i decoratori locali dai quali acquisisce le tecniche e capacità lavorative. Si diploma con il professor Luigi Barni, all’Istituto Arti e Mestieri Roncalli vincendo anche un premio, che gli avrebbe garantito l’accesso all’Accademia di Brera che però non frequenterà perché il padre gli impone di iniziare a lavorare nell’azienda di famiglia. In breve diventerà un apprezzatissimo “designer” della calzatura, anche se nell’Italia di allora alla sua professione si attribuiva il titolo di “modellista”. Lavorerà per decenni alla creazione di scarpe che verranno indossate da milioni di donne in tutto il mondo.

Dall’universo femminile estrapola “l’anima del sentire” e dell’emozione; questo gli permetterà di stabilire un dialogo profondo con quelle sensibilità del gusto che altri non sono mai riusciti a eguagliare. La trasposizione di quest’abilità è evidente anche nel suo percorso artistico, completamente connesso all’universo di conoscenze tecniche e creative di cui è stato portatore. Una caratteristica che lo ha reso esigente e anche diverso dagli altri artisti che hanno operato in Lomellina negli anni in cui decide di confrontarsi con loro e di proporsi per oltre un decennio in alcune mostre collettive. Sarà determinante in questo senso la sua amicizia con Fulvio Belmontesi, artista marchigiano, uno dei protagonisti dell’arte geometrica lombarda che gravitava attorno alla Galleria Sincron di Brescia, anche lui residente a Vigevano per la sua lunga collaborazione con l’industria della calzatura, che lo spingerà a estremizzare le ricerche sull’arte astratta. Un’amicizia che sfocerà in un contenzioso che avrebbe portato all’abbandono da parte di Aldo Pallanza di ogni esibizione pubblica. Deluso da questa vicenda, dalle attività espositive e dalla necessità di confrontarsi con altri artisti, decide di continuare a sperimentare da solo.


ALDO PALLANZA

Aldo Pallanza non era un “modaiolo dell’arte” anche se il suo mestiere di designer induce a considerarlo tale. Potremmo dire invece che era un’inventore di “moda” e con le sue calzature ha certamente influenzato il gusto estetico di quegli anni che a partire dalla scarpa contagiava il resto dell’abbigliamento, le tappezzerie di casa, lo stile di vita e con esso l’immaginario su cui ci siamo formati noi cittadini di questo millennio.

Nel 1989 vince il 3°Trofeo Sacro Cuore, concorso nazionale di Pittura e Grafica presso la chiesa Sacro Cuore di Vigevano: inaugura la stagione della sua presenza agli eventi artistici.

Numerose sono state negli anni le partecipazioni a mostre collettive, tra le personali da ricordare le più importanti: nel 1994, 1995 e 1996 alla Galleria Sincron di Brescia; nel 1996, la mostra antologica presso palazzo Roncalli di Vigevano, le mostre allo studio d’arte La Corte di Abbiategrasso, al Palazzo Del Moro di Mortara, alla Sala delle Colonne di Corbetta, allo studio Web Agency Area51Lab di Milano e nella chiesa delle Sacramentine di Vigevano.

Nel 2006, la personale è stata ospitata nella Sala dell’Affresco del Castello di Vigevano, durante la manifestazione Elementi Musicali.

Le sue opere sono esposte negli Emirati Arabi presso lo Sharjah Art Museum, a New York al Museum of Modern Art, e a Caracas presso la Galleria Graphica.

La sua carriera, iniziata con le prime tempere nel 1930, si conclude con le sua ultima serie di opere nel 2014.

(Rita Viarenghi)


ALDO PALLANZA. MOVIMENTI DINAMICI E ALTRI ASTRATTISMI

a cura di Fortunato D’Amico

Strada Sotterranea del Castello Visconteo e SforzescoPortone di via XX Settembre

dal 4 al 22 settembre 2021

Patrocinio: Comune di Vigevano

Catalogo: Editoriale Giorgio Mondadori

Inaugurazione: Sabato 4 settembre ore 17.00

Orari di apertura: sabato e domenica ore 10.00 – 12.30 e 15.00 – 19.00

Ingresso libero


NON C’E’ DUE SENZA TRE

Sabato 31 luglio 2021, alle ore 18.30, all’interno dell’affascinante cornice del Castello Visconteo Sforzesco di Vigevano si terrà, nella Strada Sotterranea – finalmente in presenza, e con la partecipazione speciale di Fortunato D’Amico e Alfredo Rapetti Mogol – la presentazione della Season 03 del progetto curatoriale Abbi cura di te, concepito da  Giulia Mura e Maddalena d’Alfonso durante il primissimo lockdown, nella primavera 2020,  come strumento creativo per affrontare le difficoltà dell’isolamento coatto. 

Lo spazio domestico, infatti, col passare dei mesi e il comparto culturale completamente congelato, è divenuto scenografia di nuove ritualità, private ma soprattutto pubbliche. Lo spazio dove dare sfogo alla creatività, dove inventare, riscoprire, riflettere, dare vita ad esperimenti, imposti dal nuovo passo lento globale. Un modo per continuare a nutrire lo spirito a fronte delle tante privazioni, in primis sociali e culturali, intessendo relazioni differenti con l’intorno: se le mostre non possono svolgersi ed essere visitate nei loro luoghi deputati, allora, valeva la pena trovare il modo per farle uguale, ma in autonomia. 

Prodotto in sinergia tra Md’A Design Agency (Milano) e Superficial Studio (Roma),  Abbi cura di te – che finora ha pubblicato, sul suo profilo Instagram @abbicuradite_2020, 60 contributi, nazionali e internazionali – rappresenta una riflessione sul ruolo della creatività diffusa scaturita dalle curiosità e competenze delle diverse agenzie, quella romana e quella milanese. 

I venti contributi della Season 03 aggiungono un ulteriore tassello di valore al progetto, che nel tempo sempre di più ha rappresentato una vera e propria mappatura di resilienza, coraggio e creatività, mettendo in luce una community trasversale, diffusa e molto sensibile. 

La  disclosure dei contributi prosegue progressivamente a blocchetti di venti lavori per stagione. La quarta partirà a settembre e sarà rivolta a temi nuovi, come l’internazionalità, l’inclusività e la gender equality. A curarla, insieme al team originario, anche Farah Piriye,  curatrice london based. 

/ CONTRIBUTORS (until now)

STUDIO ALGORITMO, GIACOMO ARDESIO, NAZANIN BEHROOZIAN, FRANCESCA BRIZZI, EMANUELE CAPPELLI, VALERIA CARULLO, ROSSELLA CARUSO, DANUSA CASTRO, STAVROS CHRAS, VINCENZO CORVINO, SAMUEL COLLE DOMINGUEZ MALDONADO, ERNESTO D’ALFONSO, FORTUNATO D’AMICO, LORENZO DEGLI ESPOSTI , ENRICO DELITALA, MARCO DOLERA, ELENA DONAGGIO, ALICE FALCO, NAZIN FARAHBOD, ALFONSO FEMIA, MARZIA FERRARI, IMMACOLATA CONCEZIONE FORINO, MARIA FRATELLI, JACOPO GALLI, LUCA GAROFALO, JUAN ALONSO GORDOA, MARICA GUCCINI, JEAN HILGERSOM, DINULLAH IBRAHIM, MARCO INTROINI, IOCOSE PREMIUM, BEGUM KADIOGLU, ALESSANDRO KRAUS, JACQUES LEENHARDT, CRISTIANO LEONE,  FRANCESCA LIBERATORE, ELENA LO PRESTI, LUCA LUPO, ROBERTO MALFATTI, YURI MASTROMATTEI, COLLETTIVO METADIAPASON, MARCO MILIA, MARCO MINOJA, ARUN MIRCHANDANI, MYP CREATTIVI PROJECT, PAOLA MULAZZANI, AZALEA NAZEMI, RATNA ODATA, INGRID PAOLETTI, CLAUDIA PIGNATALE, FARAH PIRIYE, LORENZO PIAZZI, LUIGI PRESTINENZA PUGLISI, RADMEHR RADZAGHI, ANDREA RUSSO, PINO SCAGLIONE, TILLY SLIGHT, GIORGIO TARTARO, RAFFAELLA TROCCHIANESI, ELIZABETH ZHIVKOVA.

/ PARTNERS : ICAMT (International Committee for Architecture and Museum Techniques) / ICOM ITALIA ( International Council of Museums) / FARM CULTURAL PARK / VENTO & ASSOCIATI / MARIOTTI FULGET / ALLESTIMENTI PORTA NUOVA / YOURSTORY / CHIRALE / EASY HOLIDAYS

/ MEDIA PARTNER : ARTRIBUNE

Contatti

info@abbicuradite2020.com

www.abbicuradite2020.com

EARTHPHONIA. Le voci della terra

di Chiara Crosti

Nel contesto della mostra di Alfredo Rapetti Mogol, abbiamo incontrato Max Casacci, chitarrista italiano, produttore e fondatore dei Subsonica.
Ci presenta il suo libro “Earthphonia. Le voci della terra”, testi accompagnati da brani sonori che si acquisiscono semplicemente attraverso il QRcode a fianco al titolo di ogni capitolo, accompagnando la lettura con composizioni sonore riprodotte direttamente da Spotify oppure al contrario sonorità accompagnate da testi che raccontano la provenienza del suono e ne svelano la sua natura, un viaggio verso la sua pura essenza, l’atto creativo dell’autore diviene mezzo con cui indagare la natura per conoscere e riconoscerci.
Un libro multimediale fin dalla copertina che collegandosi al profilo istagram di Max Casacci ci proietta nella dimensione della realtà aumentata.
Earthphonia è il risultato di un percorso di ricerca di suoni prodotti dalla natura, un viaggio alla scoperta di luoghi che conservano un’antica sacralità dove esistono pietre che diventano “…un’orchestra preistorica che attendeva di essere suonata”.
Max Casacci dapprima raccoglie suoni provenineti dai mondi che costituiscono i 4 elementi dell’Universo: Acqua , Terra, Fuoco e Aria e li trasforma in strumenti musicali; attraverso un sintetizzatore li campiona e poi compone nuove trame, dando vita a strumenti inediti come il pianoforte costituito dai suoni emessi dalle balene, flauti e batterie e motli altri strumenti che prendono vita ad esempio dal battito delle ali delle api o dal suono di un fiume filtrato dalla geometria di un’opera d’arte…un vero alchimista che come Alfredo Rapetti Mogol si pone all’ascolto, l’uno di suoni provenienti dalla natura e l’altro del suono inteso come verbo= parola…dapprima scomponendolo e poi inserendolo in un processo creativo che lo porta a far parte di un racconto, di una canzone, di un suono che si fa racconto, plasmando nuovi mondi e riscoprendo archetipi sonori, riconnettendoci con la natura e rivitalizzando le nostre radici, quelle che ci riportano in relazione con la natura e con il principio di tutto l’Universo che ha generato tutte le forme di vita: il Suono.

ALFREDO RAPETTI MOGOL. LE MIE PAROLE

di Valentina Facchinetti

Alfredo Rapetti Mogol, in arte Cheope, noto autore di testi musicati, pittore e scultore italiano espone al castello sforzesco di Vigevano in provincia di Pavia, alcune delle sue opere riunite in una mostra curata da Fortunato D’Amico.
La mostra intitolata “Le Mie Parole” espone le sue opere contraddistinte dal tema di scomposizione alfabetica, lasciando all’osservatore il compito di ricomporre la frase e comprenderla.
L’obiettivo principale, come ha raccontato lui stesso all’inaugurazione della mostra è quello di dare un nuovo senso a frasi semplici, che conosciamo tutti, sia dal punto di vista estetico che concettuale, dividendole in isole letterarie in modo che trascendano lo spazio e il tempo attuale.
Data la sua prolifera carriera di autore risulta naturale che le sue opere rimangano nell’ambito del linguaggio e del suono. Una scomposizione alfabetica, la sua, che a tratti lascia trasparire un ritmo e una musicalità visiva che ricorda la metrica della poesia.
Come racconta lui stesso durante il workshop introduttivo Scrivere una canzone, nella sua vita l’arte gioca un ruolo di mantra e ispirazione; se normalmente in musica si ritrova a collaborare con altri artisti, lo spazio creativo del suo studio diventa un momento individuale, dove si ritrova con se stesso e le sue creazioni pittoriche.

GENOVA DESIGN WEEK 2021

In occasione della Genova design week 2021 ecco alcuni appuntamenti organizzati da Pensare Globalmente Agire Localmente:

📌 Venerdì 18 giugno ore 16:00 SLOW ARCHITECTURE con Enrico Frigerio e Fortunato D’Amico – Palazzo Marc’Antonio Sauli, Genova

📌 venerdì 18 giugno ore 17:00 FIFTY SHADED OF GREEN con Giorgio Scianca e Fortunato D’Amico – Palazzo Marc’Antonio Sauli, Genova

📌 sabato 19 giugno ore 15:00 IL DESIGN E L’ARCHITETTURA DELLE SMART CITIES con Giulio Ceppi , Massimo Facchinetti e Fortunato D’Amico – Palazzo Marc’Antonio Sauli, Genova

📌 sabato 19 giugno ore 16:00 AGENDA 2030 PENSARE GLOBALMENTE AGIRE LOCALMENTE con Enzo Eusebi e Fortunato D’Amico – Palazzo Marc’Antonio Sauli, Genova

Festival della Poesia Vigevano. Daniela Pellegrini: Manuale di Sopravvivenza Poetica

Domenica 6 Giugno 2021, ore 17.00. Strada Sotterranea del Castello Visconteo Sforzesco di Vigevano. All’interno della mostra di Cesare Giardini “A riveder le stelle, sulle strade di Beatrice”

Presentazione del Manuale di Sopravvivenza Poetica di Daniela Pellegrini con la partecipazione di Giovanni Ronzoni  e Fortunato D’Amico. Presenta: Vito Giuliana.


Daniela Pellegrini artista romana dedita a percorsi trasversali sulla parola poetica, riceverà nei prossimi giorni l’onorificenza del Premio Internazionale di Poesia e Letteratura Arte Visuale, per il terzo posto raggiunto nella sezione Poesia Silloge Inedita a Tema Libero.Il premio, giunto alla  quarta edizione, ha raggiunto la quota i oltre 350 partecipanti,  ha tra i suoi giurati nomi eccellenti della cultura internazionale, tra questi Rodolfo Vettorello, candidato al Premio Nobel della Letteratura 2020, Hafez Haidar, candidato al Premio Nobel per la Pace 2017, tra i principali curatori e traduttori in italiano dell’opera di Khalil Gibran, Giovanni Ronzoni, poeta e promotore culturale, vincitore di numerosissimi premi, e curatore della rassegna Festival della Poesia Vigevano. La cerimonia di premiazione si svolgerà il 12 giugno 2021 all’Isola d’Elba.

La raccolta poetica di Daniela Pellegrini, è frutto di un lavoro collettivo, in cui vengono coinvolti passanti e persone conosciute solo occasionalmente. E’ stata realizzata a tra Roma e Parigi nei periodi precedenti, durante e dopo gli attentati terroristici all’ormai noto locale  Bataclan. Scrive nel saggio di presentazione Fortunato D’Amico: La poesia collettiva, qui proposta nelle espressioni di una scrittura immediata, non mediata dalla razionalità ma sospinta dall’istinto precoce dal piglio uraniano, è stata elaborata nel corso delle esperienze che Daniela Pellegrini e le sue compagne di viaggio hanno inteso intraprendere per sperimentare l’ebrezza della parola poetica, estetizzante, inebriante. Un’immersione nella poesia di gruppo rivelata come un rosario tra le strade e le piazze che uniscono Romae Parigi, alla ricerca di un punto medio di equilibrio difficile da conseguire, accessibile solo a chi, dopo l’accadere di eventi destabilizzanti, ha deciso di soffermarsi a sviluppare, con grande cura, attente e mediate riflessioni sulla natura dell’Essere.

La pubblicazione è accompagnata dalle fotografie scattate negli stessi periodi da Daniela Pellegrini. Vito Giuliana, promotore del Festival della Poesia di Vigevano, attento cultore della poesia ed esso stesso poeta, ci guiderà in questo particolare  sentiero della prosa poetica, che si sviluppa fuori dagli ordinari percorsi ordinari della letteratura di settore, per comprendere come oggi la parola poetica si confronta con la società del terzo millennio

Cesare Giardini. A riveder le stelle,sulle strade di Beatrice

a cura di Fortunato D’Amico

dal 5 al 27 giugno 2021

Inaugurazione Sabato 5 Giugno – Ore 11.30

A riveder le stelle, alla ricerca di Beatrice è il titolo della mostra di Cesare Giardini , curata da Fortunato D’Amico, che sintetizza perfettamente il lavoro sin qui compiuto dall’artista, proiettato in una dimensione della pittura sempre più fluttuante in un universo favolistico, dove vita reale e fantasia diventano una cosa sola.
E se a Dante spetta il titolo di poeta “pellegrino”, altrettanta candidatura e onorificenza è da attribuire a Cesare Giardini, che attraverso la sua arte ha costantemente elaborato il tema del viaggio, intessendo trame narrative appropriate all’ esplorazione di paesaggi fantastici, immaginati in un dimensione onirica proiettata verso una possibile Terra Promessa.
Come nella Divina Commedia la percezione del viaggiare in luoghi impossibili, surreali ed estremi, si sottrae alla condizione temporale. L’orizzonte degli eventi è sospeso in una immaginaria linea di equilibrio tra passato e futuro e condiziona le movenze dei personaggi rappresentati, non più assoggettate alla caducità stagionale ma innalzati in una sfera della metafisica per diventare essi stessi il tramite per la comunicazione di messaggi ancestrali nella dimensione umana.
La vita dell’artista stresso è il suo percorso sono lo specchio di questa ricerca della Verità, aggrovigliata nell’intrigo enigmistico dei sui racconti pittorici.
La Donna ideale, la Beatrice dantesca che apre spiragli su universi paradisiaci e infiniti è il tema attorno a quale ruota il senso di questa mostra allestita all’interno della Strada Sotterranea del Castello Visconteo Sforzesco di Vigevano. Cesare Giardini rimanda ai sui personaggi femminili, già conosciuti in altre occasioni espositive ma che oggi nella loro rilettura, ispirata dalle celebrazioni dantesche e dalle recenti clausure forzate dalla pandemia, acquisiscono un’are più ampia di significati inducendo nuove letture. Un omaggio anche alle donne cantate nei testi delle canzoni scritte da Alfredo Rapetti Mogol, raffigurate in un trittico e in dialogo con due nuovi olli su tela che presentano Dante e Beatrice in ambientazioni vigevanesi. Altri quadri storici di Cesare Giardini, come quelli ispirati alla Gilda del Mac Mahon o ad alle protagoniste di canzoni celebri del passato, completano l’universo della femminilità sublimata dall’artista e accompagnano il visitatore nel magico modo delle meraviglie illustrato dall’artista anche nelle altre tele in mostra che hanno come tema il viaggio in luoghi dove solo al pensiero fantastico e concesso avvicinarsi.


Strada Sotterranea del Castello Visconteo – Sforzesco di Vigevano
dal 5 al 27 giugno 2021
Inaugurazione Sabato 5 Giugno – Ore 11.30

CESARE GIARDINI

A RIVEDER LE STELLE,
SULLE STRADE DI BEATRICE

a cura di Fortunato D’Amico

Orari
Da Martedì al Venerdì ore 11.15-12.30 | 17.15-19.30
Sabato e Domenica ore 10.30-12.45| 15.15-19.30
email: art@cesaregiardini.com




Julia Krahn. L’eterno ritorno

Hilde + Lutz: viaggio dentro la resilienza
di Cynthia Penna

Sembrerebbe una storia d’amore e in effetti lo è ; ma a me è sembrata molto di più quando lo scorso anno sono entrata casualmente in contatto con due scritti che Lutz aveva inviato a Hilde dal gulag sovietico in cui era stato imprigionato sul finire della II Guerra Mondiale.
Un storia di caparbietà, di resilienza, di persone che hanno creduto fortemente nella vita e nei loro sentimenti più di ogni difficoltà o accadimento contingente; che hanno superato solitudine, distanza, carcerazione, dolore fisico e morale, paura, straniamento e che hanno voluto con la loro fede modificare il destino. Eppure non vorrei chiamarlo amore: mi sembra di sminuirlo adoperando un termine super-caricato di ambiguità, di falsità e di banali aspettative. Ma quello tra Hilde e Lutz è stato tanto più di un amore: devozione, cura, ardore, meraviglia, solidarietà, complicità, vicinanza, perseveranza, calore, dolcezza, affetto, bene; e poi ancora religiosità, morale, filosofia, ideale, fede, coscienza, Natura.

Julia Krahn, artista di origine tedesca e nipote di Lutz, ha ritrovato le cartoline da lui inviate a sua moglie Hilde e per anni si è dedicata ad una ricerca che dal personale/familiare ha assunto prospettive tematiche più universali e si è poi codificata in un corpus di opere molto vasto e tutt’ora in produzione .
Siberia: gulag: per interminabili anni Lutz è stato imprigionato in un mondo ostile da tutti i punti di vista: ambientale e politico ma non relazionale con altri esseri umani che come lui subivano l’internamento o, come sua moglie, ne assistevano ab externo.
Ispirata dalla resistenza di Lutz e Hilde che hanno lottato contro la barbarie della sopraffazione e non hanno lasciato che le loro menti e i loro spiriti si imprigionassero dentro la perdita di identità morale, Krahn investiga i vari modi alternativi di essere nel mondo e di atteggiarsi nell’attuale situazione globale come atto di resistenza della mente, della propria spiritualità e della propria area sentimentale messe a dura prova da situazioni di isolamento e di paura. Concetti quali l’empatia e la solidarietà sono espansioni o modalità esecutive del concetto di resilienza che oggi appare come un nuovo spirito del Tempo, come una condizione che afferisce direttamente alle nostre vite, indicando una modalità di espressione e di esecuzione del nostro quotidiano percorso.
Krahn suddivide il lavoro per “capitoli” corrispondenti a serie di opere diversificate per materiali ed espressione estetica.

RISONANZE
Prendendo a prestito la parola dalla scienza musicale la Krahn crea forme organiche di argilla bianca che da un lato si riconnettono alla natura e dall’altro posseggono una propria anima data da una sensualità marcata che riconduce all’idea di amore come metafisica del pensiero amoroso.
Hilde da un lato è donna, dall’altro è puro ideale; un concetto di amore che prende a pretesto, ma solo a pretesto, una persona fisica, per esprimere un sentimento globale e universale di affezione e attaccamento alla vita.
Da un gulag e dalla reclusione, dalla mancanza di libertà, dalla sofferenza fisica e morale, nasce un pensiero universale filosofico relativo all’amore che si oggettualizza in una persona più per focalizzarne il contenuto e dargli quell’aura di tangibilità e di realtà che lo rende meno evanescente e più concreto.
La sensualità delle sculture di Krahn materializza il sentimento in un oggetto reale così come ha fatto Lutz materializzando il suo pensiero attraverso il ricordo di Hilde.
Materia plasmata lentamente, come impastata sotto le mani dell’artista così come il pensiero d’amore è stato plasmato da Lutz lentamente negli anni .
L’oggetto materializza quell’atto di donazione di sé fatto da Lutz a Hilde e dall’artista all’arte.
ORGANI li chiama Krahn, ma sono piuttosto oggetti snaturati della loro realtà funzionale per assumere piuttosto un forte valore simbolico.
La forma organica serve all’artista proprio per esprimere attraverso la sensualità dell’oggetto, la propria carica emotiva. Le forme organiche così elaborate rimandano immediatamente a parti del corpo ; cuori, vagine, organi che presentano tutti delle aperture, dei canali di comunicazione; aperture che devono essere colmate di fluidi , acqua, sangue, sperma, suono, vita insomma. O piuttosto delle “stanze di attesa”, luoghi dove si determina, si definisce e si perpetua un accadimento della vita. Il passaggio di onde, fluidi, suoni attraverso quelle cavità pronte a riceverli, determina la nascita di un accadimento che dallo stato fisico assume proporzioni estetiche, filosofiche ed emozionali.
Le vie di accesso, di uscita, di comunicazione sono presenti a definire la funzione vitale del tutto.
L’amore in sé è vita .
Indissolubilmente legati insieme, concetto e oggetto sono interconnessi nel profondo; una sensualità tattile dell’oggetto; una struttura scultorea dove la plasticità si fonde alla sensualità.
Un’esperienza tattile oltre che visiva.
Un lavoro su quel che il ricordo, la memoria può creare nella mente umana e un lavoro sul Tempo come elemento di trasformazione e radicamento di sentimenti.

ETERNO RITORNO o a-temporalità di un sentimento
Il corpo di opere che conferisce il titolo alla mostra L’Eterno Ritorno, è costituito da incisioni su vetro dal titolo “ETERNO” che riproducono le originarie lettere inviate da Lutz a sua moglie Hilde incise su lastra di vetro e da “RITORNO”, stampe in serigrafia delle medesime lettere che, come afferma l’artista: “riprendono l’estetica mozzafiato della scrittura originale”.
Nelle incisioni su vetro l’artista ha voluto come fissare per sempre attraverso una forma di scultura e di incisione il contenuto degli scritti di Lutz. Oltre alla bellezza della grafia in sé che ha un valore estetico di per se stessa, nelle opere si risolve la necessità di rendere a-temporale un contenuto simbolico che non è più afferente all’intimità di due persone ma acquisisce tout court un accento universale. Scavare nel vetro quella grafia così particolare di Lutz non è soltanto un omaggio all’individuo, bensì un atto di comunicazione universale e a-temporale col quale si “congela” nel tempo un’idea, un sentimento, un atto di resistenza e li si trasmettono alle generazioni a venire.
Nelle stampe serigrafiche si procede invece per sovrapposizione di immagini e scrittura: agli scritti inviati da Lutz a Hilde vengono sovrapposte immagini di luoghi tratte da fotografie che la stessa Krahn ha scattato in un suo viaggio in Siberia nel 2006/2007, sulle tracce di suo nonno. In queste opere si effettua una sovrapposizione non più solo fisica e reale di due oggettività (la cartolina e l’immagine fotografica), bensì si opera una traslazione temporale e spaziale di un evento dando vita ad una fusione di tempi, luoghi e personalità. La Krahn opera attraverso se stessa quel “ritorno” di Lutz non solo nella sua vita, ma nella vita di chiunque si accosti alle opere. Un lasciar rivivere Lutz e Hilde in ognuno di noi spettatori di un evento e di un sentimento perpetuo.
Le opere inoltre vengono immerse in una colorazione Pop/Fluo che ne sdrammatizza il contenuto e ne attualizza la forma estetica e le rende avulse dalla loro stessa temporalità. Il dinamismo del colore le astrae da qualsiasi collocazione temporale e le proietta in un presente/futuro conferendo universalità al loro contenuto.

LACRIMOSA
Le opere di questo ciclo sono dedicate alla madre dell’artista che “qui diventa tassello che la connette, attraverso la carne, ai suoi nonni”.(Krahn)
La dicotomia tra pesantezza della base in metallo e la levità della lacrima che si libra in aria come una pietra preziosa nel suo alloggiamento, ci danno il senso di un sentimento di integrità e resilienza morale ed esistenziale a fronte di ogni avversità che mira ad annullare perfino l’identità morale ed affettiva.
La trasformazione attraverso l’atto artistico della lacrima dallo stato liquido allo stato solido diventa simbolo di sentimenti che si possono esprimere con lacrime: dolore, godimento, gioia, tristezza: tutti sentimenti forti, potenti che fanno sì che le lacrime pesino, diventino pesanti, corporee, corpi solidi che hanno uno spessore e un peso.
La struttura sferica, che è anche presidio di cura dalle malattie nella cultura cinese, diventa simbolo di “pausa dal dolore”, ovvero mezzo per curare una malattia che afferisce all’anima e non al corpo. Ma la
struttura sferica nella cultura occidentale è sinonimo di scorrimento, di flusso di liquido che muovendosi si trasforma costantemente: tutto scorre, tutto si trasforma: la rotazione, il moto rotante della sfera è l’accadimento cui la nostra vita è costantemente sottoposta: simbolo del Tempo, dello scorrimento del tempo, del moto del tempo, inarrestabile e continuo.

Dedalo Minosse – Edizione 2020/2021

Dialogo con i protagonisti dell’architettura

Luca Molinari. Raccontare l’architettura: mostre, musei ed eventi. Nuove prospettive

  • LUOGO:Conferenza online
  • DATA:26 maggio 2021 ore 17.00

Settimo appuntamento per i Dedalo Minosse Talk!

In “Raccontare l’architettura: mostre, musei ed eventi. Nuove prospettive” Luca Molinari si interrogherà, con l’aiuto del giornalista Giorgio Tartaro, su come parlare di architettura fuori dall’emergenza della pandemia.

Biennali, mostre permanenti, musei, installazioni, monumenti, luoghi comuni: ogni spazio può diventare occasione per raccontare l’architettura e la sua complessità.

In un tempo di profonda trasformazione ogni evento deve diventare un laboratorio partecipato di sperimentazione che veda nel progetto un centro necessario di rigenerazione.

Conduttore dell’evento Giorgio Tartaro, giornalista e autore televisivo per Rai e Sky Leonardo / Alice / Case Design Stili. Amico del Premio Dedalo Minosse, si occupa di progetti per la comunicazione di architettura e design.

Iscriviti anche se non potrai partecipare all’evento per ricevere il video della diretta da vedere quando vorrai!

https://www.dedalominosse.org/ita/2021_nuove_prospettive.php