โLa Gaia Madreโ รจ una mostra di arti visive e performative in esposizione nella Sotterranea Nuova del Castello di Vigevano, dal 1ยฐ al 17 maggio, organizzata dal collettivo Evuz Art e curata da Fortunato DโAmico. Il progetto mette in primo piano il rapporto tra umanitร e pianeta a partire da una visione critica dellโecologismo contemporaneo: la Terra รจ evocata come madre generativa e al tempo stesso ferita, corpo sfruttato e superficie ridotta a merce, fino a rivelare il suo volto di โInfelice Madreโ, esposta a economie predatorie e retoriche che mascherano il saccheggio del vivente. Lโesposizione adotta uno sguardo interdisciplinare sui sistemi di relazione tra ambiente, societร , tecnologia e modelli di produzione, narrando la Madre Terra nella sua dimensione archetipica ma anche dentro reti di processi materiali, cicli biologici, infrastrutture, conflitti geopolitici ed economie estrattive. Lโarte assume una funzione civile e conoscitiva: opere, performance e materiali documentari sono chiamati a rendere percepibili le emergenze del presente e a riattivare consapevolezza verso il pianeta e chi lo abita.Tre sono gli assi narrativi:
Terra corpo vivente, che mette a fuoco lโorganismo materiale attraversato da crisi climatica, sfruttamento delle risorse e tecnologie di controllo;
Terra spazio delle comunitร , che guarda ai territori abitati, alle pratiche di cura, alle migrazioni e alle disuguaglianze;
Terra matrice simbolica e relazionale, che esplora la dimensione spirituale, mitica e affettiva del legame tra umano e pianeta. In questo quadro, Gaia Madre enuncia anche il proprio contrario, diventando Infelice Madre: madre generativa ma insieme corpo sfruttato, esposto a narrazioni consolatorie che coprono la violenza sistemica e lโegocentrismo umano.
Lโallestimento รจ concepito come una sorta di cattedrale laica, che articola dimensione sacra e ambito profano in una sequenza narrativa progressiva. I percorsi guidano il pubblico da aree legate alla materialitร della Terra, verso zone dedicate alle pratiche simboliche, rituali e cosmologiche, intrecciando conoscenza empirica e visione spirituale.Lo spazio espositivo favorisce una lettura stratificata: dati, opere visive, installazioni materiche, performance rituali e archivi documentali convivono in un ambiente pensato per un attraversamento lento, segnato da diversi fuochi di attenzione. La progressione degli spazi attiva una narrazione che tiene insieme dimensione ambientale, sociale e mitologica, ampliando la percezione del pianeta dal dato geologico alle cosmologie culturali, dalle economie terrestri alle pratiche di cura del vivente.
GLI ARTISTI
Giรฒ Cacciatore โCarlo Caldara- Gero Canalella- Giuliana Consilvio- Mario De Leo โ Giulietta Faccioli โ Max Falsetta Spina โ Antonella Gerbi โ Giuse Iannello โ Valerio Incerto- Lorenzo Lucatelli โ Davide Macaluso โ Max Marra โ Paolo Matteucci โ Veronica Menchise- Luca Paladino โ Nik Palermo โ Nadia Pelร โ Mauro Pinotti โ Marco Raimondo โ Paola Rizzi โ Giovanni Ronzoni โ Pierangelo Russo โ Alex Sala โ Agata Sand โ Jessica Ticozzelli โ Elisabetta Ubezio โ Valeriangelini โ Isabella Vierzi.
L’ APOKรLYPSIS DI MAX FALSETTA SPINA A TIMES SQUARE
Max Falsetta Spina porta โApokรกlypsisโ nel cuore pulsante di Times Square, su uno degli schermi piรน iconici del pianeta, campo di sperimentazione artistica dove arte, cinema e intelligenza artificiale si incontrano. Dal 13 al 15 maggio 2026, allโaltezza tra 7th Avenue e 42nd Street, un teaser di 20 secondi del suo nuovo cortometraggio invade il flusso visivo della comunicazione pubblicitaria globale, interferendo con esso e riconfigurandolo con un apropria narrativa Per Max Falsetta Spina โApokรกlypsisโ รจ un processo di rivelazione di ciรฒ che era nascosto e ora diventa visibile. Attraverso immagini ad alta intensitร evocativa, lโopera affronta i temi del potere, della percezione e della realtร , attraversata da archetipi e simboli universali. Numeri e figure assumono valore concettuale. Il nuemro dela Bestia, 666, รจ la manifestazione sistemica del potere, mentre i quattro cavalieri (guerra, carestia, conquista e morte) appaiono come condizioni permanenti della storia umana. La Bestia รจ una struttura invisibile, strumento di consenso che invade la societร dei media. Il progetto si articola su due livelli: il teaser di 20 secondi, pensato specificamente per i grandi billboard digitali Dooh e un cortometraggio di 6 minuti che ne sviluppa la trama visiva in forma compiuta. Lโintera opera รจ realizzata con intelligenza artificiale, a partire da prompt originali e da una precisa regia di inquadrature, tempi e atmosfere.
LโAI viene utilizzata strumento di un linguaggio profondamente autoriale, in continuitร con il percorso artistico di Falsetta Spina, scenografo e fotografo. Si riconoscono lโattenzione alla composizione, la cura della luce, la costruzione dello spazio e un respiro cinematografico costante. La scelta di Times Square รจ parte integrante del concep critico con cui รจ costruita lโopera. In un luogo-simbolo della sovrapproduzione di immagini e della pressione pubblicitaria, Apokรกlypsis รจ una frattura, unโinterferenza che rompe la continuitร del messaggio commerciale e diventa cosรฌ un campo di tensione tra consumo e visione, tra intrattenimento e rivelazione, invitando lo spettatore urbano a un gesto inatteso: alzare lo sguardo e interrogare ciรฒ che vede. Dopo New York, il progetto proseguirร a Milano nellโautunno 2026, con una mostra in una location di forte impatto. Qui il cortometraggio sarร affiancato da una trentina di scene tratte dal film, trasformate in tele.
Il passaggio dal flusso luminoso del display alla fisicitร della pittura sposta il dialogo dallโimmagine digitale allโopera materica, accentuando la percezione del rapporto tra movimento e la sua fissazione e amplificando i significati che si generano tra visione pubblica ed esperienza ravvicinata.Apokรกlypsis si inserisce allโinterno di Over The Rainbow, piattaforma internazionale ideata da Max Falsetta Spina che esplora i circuiti Dooh come nuovi spazi espositivi per lโarte contemporanea, ridefinendo i confini tra ambito pubblicitario e ricerca artistica. โLโApocalisse non รจ la fine del mondoโ dichiara lโartista. โร la fine dellโillusione. ร il momento in cui ciรฒ che รจ nascosto diventa visibile.
Designer di successo, Franco Perrotti ha firmato arredi e progetti per i piรน grandi brand del design internazionale ma in contemporanea ha avviato una ricerca artistica personale che lo ha condotto verso installazioni e sculture di grande impatto, capaci di affrontare temi profondi, anche politici e sociali. Nella mostra curata da Fortunato DโAmico โFranco Perrotti: From Object to Visionโ, di scena in MyOwnGallery, design, arte e artigianato si intrecciano fino a diventare un unico linguaggio espressivo, un dialogo continuo tra funzione e percezione, tra artificio e natura. Superfici, luci e sedute abbandonano la funzione per diventare “visione”. Non sono piรน solo arredi, ma ponti tra corpo e ambiente, bussole che orientano il nostro comportamento collettivo. Cuore pulsante della mostra รจ โDissuaderโ collocato allโesterno nella Piazza dellโArte, un monumentale piccione metallico trafitto da punte e sospeso in aria, simbolo potente delle barriere invisibili che disciplinano le nostre cittร . A dialogare con esso, la sua controparte in legno lamellare, adagiata a terra. In un cielo ormai saturo di droni e satelliti, lโopera di Perrotti ci invita a riflettere, trasformando il progetto tecnico in una responsabilitร etica condivisa. Lโarte diventa cosรฌ una pratica consapevole dellโabitare, un invito a riscoprire la bellezza della condivisione e della relazione. La forma smette di essere solo struttura e diventa espressione di una nuova coscienza del vivere contemporaneo.
Con il patrocinio di: Segretariato Permanente dei Premi Nobel per la Pace, ALA – Assoarchitetti & Ingegneri. In collaborazione con Nesite, Brondelloerminio, Quadruslight.ย
Grafiche “Olimpichetto. Il ritorno di un ambasciatore”, Basilica Palladiana, Vicenza (ยฉ Studio Gabbiani & Associati)
Il Teatro Olimpico di Vicenza, come รจ noto, รจ lโultima opera di Andrea Palladio, che non ne ha visto la realizzazione e per la quale Vincenzo Scamozzi ha progettato la magnifica scena per lโEdipo Re di Sofocle e che, nata effimera nel 1585 per inaugurare il Teatro, fa ancora mostra di sรฉ e da sfondo a tanti spettacoli, ancora oggi dopo ben cinque secoli.
In tempi recenti si รจ riscoperto fortuitamente nei magazzini Comunali un grande manufatto del 1948, del quale negli ultimi decenni si era quasi perduta la memoria: il cosรฌ detto Olimpichetto, ovvero la ricostruzione della scena del Teatro Olimpico, realizzata nel 1948 in scala quasi reale. Da qui nasce lโiniziativa di realizzare un Mostra, promossa dal Comune di Vicenza con la co-organizzazione di Intesa Sanpaolo ed รจ curata da Musei Civici Vicenza, Fondazione Teatro Comunale Cittร di Vicenza e Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio.
LโOlimpichetto, ideato dal regista teatrale Guido Salvini, รจ realizzato con materiali leggeri e pensato per essere smontata, trasportata e rimontata. Una macchina scenica di straordinaria raffinatezza e qualitร , concepita per riprodurre in ogni luogo lโatmosfera del teatro palladiano. Salvini ne promosse la costruzione mentre preparava la messa in scena proprio dellโEdipo Re, rappresentato nel settembre 1948, come primo grande evento teatrale del dopoguerra vicentino. Con la stessa scenografia e parte della medesima troupe โ la compagnia teatrale italiana della Biennale di Venezia, che annoverava interpreti affermati e giovani promettenti come Vittorio Gassman e Nino Manfredi โ Salvini portรฒ la produzione in tournรฉe a Londra e Parigi, offrendo allโEuropa lโimmagine rinnovata di unโItalia che riscopriva il proprio genio teatrale e architettonico. Olimpichetto fu, a tutti gli effetti, un teatro palladiano itinerante: lโunico mai realizzato, la cui storia si intreccia con la volontร di rinascita artistica e civile di un Paese e di una cittร che uscivano dalle rovine del conflitto.
Nel corso del 2025 il Comune ha commissionato ad Engim un attento lavoro di restauro dellโOlimpichetto e ha avviato una rigorosa indagine documentaria preliminare negli archivi, integrata da testimonianze dirette, che ha permesso di ricostruirne la genesi, i percorsi delle tournรฉe e la ricezione critica, restituendo un quadro sorprendentemente vitale della cultura teatrale del dopoguerra.
A fine 2025 lo Studio Gabbiani รจ stato invitato dal Comune di Vicenza a progettare un allestimento che ospitasse lโOlimpichetto allโinterno del Salone della Basilica Palladiana e ne raccontasse la storia, sotto la guida di Valeria Cafร , dirigente dei Musei Civici e regista di questa ambiziosa iniziativa.
Progetto allestimento “Olimpichetto. Il ritorno di un ambasciatore”, Basilica Palladiana, Vicenza (ยฉ Studio Gabbiani & Associati)
La sfida era creare non solo un racconto, ma riproporre un piccolo universo nel quale unโarchitettura compiuta fosse contenuta in una ulteriore architettura compiuta, generando unโalchimia nuova di rimandi tra i dettagli autentici della Basilica e quelli in riproduzione della scena, tra la felice proporzione delle logge della Basilica e gli archi e le vie di Tebe. Il tutto poi intrecciato al fattore tempo, in cui la prima e lโultima opera di Palladio entrassero in un gioco circolare di rimandi che ricomponessero un ciclo creativo.
Si trattava quindi di dare vita a questa straordinaria convergenza di forme, contenuti e intenzioni.
Questa mostra รจ lโoccasione per svelare al pubblico la macchina della finzione, di poter vedere il portento di ciรฒ che sta dietro alla scena, unโoccasione unica di poter girare attorno ad essa, in un percorso di solito precluso agli spettatori, ai quali di prassi si offre lo spettacolo della finzione. Lโallestimento propone lโesperienza dello spettacolo del saper costruire, del saper ingannare lโocchio e del saper accendere la fantasia, pur nella sospensione dellโincredulitร .
Si doveva inserire una scena di poco inferiore a quella originale, lunga 16 metri e alta 8, una struttura allโinterno di un salone di 19 metri di larghezza e 16 di altezza, con ampie finestre e aldilร di esse, una splendida architettura di pietra di Piovene, candida e in continuo gioco con la luce. Lunghe discussioni hanno portato a privilegiare la luce naturale e il rapporto di questa quinta con il suo contenitore, per creare una scena inedita e sempre cangiante, venendo anche in contrasto anche con lโidea delle mostre corrente, di un controllo totale della luce artificiale e accettando il naturale e la sua mutevolezza. Anche grazie alla collaborazione con Mario Nanni, che ha letteralmente โscritto le luciโ e con il curatore Ivan Stefanutti, che ha fatto un enorme e colto lavoro di ricerca e ha dettato una trama sicura e coerente, ne รจ emersa la visione di un organismo vivente in dialogo continuo con il luogo, i visitatori, il tempo e la storia.
Restava poi il tema del racconto dellโavventura della costruzione di questa riproduzione, dei suoi viaggi in tutto il mondo e delle tante storie dei protagonisti che ne hanno calcato la scena.
Lo sforzo รจ stato quello di snodare un racconto coerente che fosse anche esso parte di uno spettacolo e di una scena e non creasse una crasi rispetto allโesperienza di stupore che lโOlimpichetto determina. Di qui la scelta di restaurare ed esporre i costumi originali – ancora custoditi dallโAccademia Olimpica e sapientemente restaurati da Paola Girardi – come fossero attori e protagonisti che guardano la scena nei loro splendidi colori e tessuti. A partire da Edipo naturalmente, che con il suo vivido mantello rosso ad inizio percorso accoglie visitatori e fa da tramite verso una Tebe, che si palesa come una vera cittร , senza sipario.
In tale ottica lo Studio ha concepito tutto lโallestimento, anche grazie a Studio Mama che ha curato la grafica, secondo un sistema di quinte, che dialogano da un lato con il mondo del teatro e che dallโaltro attraverso differenti altezze, volumi e colori, richiamano il tema delle due cittร , quella reale fuori dal salone e quella della finzione nel salone. Cerniera e sintesi di tutto, la Basilica Palladiana.
Per tutta la durata della mostra lโOlimpichetto, rispettando la propria vocazione, ospiterร spettacoli, concerti, conferenze, secondo un ricco programma, perchรฉ questa non รจ soltanto una mostra.
Credits
Direzione: Valeria Cafร , Musei Civici
Curatela: Ivan Stefanutti
Progetto Allestimento: Studio Gabbiani & Associati
La luce รจ stata scritta da marionanni
Progetto grafico: Studio Mama
Crediti fotografici: Studio Gabbiani & Associati
Marcella Gabbiani
Marcella Gabbiani, laureata a Venezia allo IUAV, si occupa, attraverso la professione di architetto e un’intensa attivitร culturale e associativa, della promozione dell’architettura e dell’interazione tra diverse discipline e arti. Titolare dello Studio Gabbiani & Associati, si occupa di progetti integrati di grandi strutture, abitazioni, allestimenti, oltre che di restauro e di progetto urbano.
Dedica particolare attenzione al tema dell’inclusione e dell’accessibilitร intesa in senso lato, attraverso il Design for All, un approccio progettuale che fa degli utilizzatori il centro della progettazione. ร direttore del Premio Internazionale Dedalo Minosse alla Committenza di architettura.
Box
Ilaria Fantin _ Assessore alla cultura, al turismo e allโattrattivitร della cittร di Vicenza
โLโemozione di accedere ai depositi comunali insieme a ENGIM e, successivamente, con la Soprintendenza, e di scoprire lโeccezionale stato di conservazione dellโOlimpichetto dopo tanti anni di riposo, si รจ trasformata subito nella consapevolezza di avere tra le mani una storia straordinaria da raccontare alla cittร e ai turisti: quella della grande tournรฉe dellโOlimpichetto, una parentesi di storia mai narrata prima.
Lo abbiamo affrontato come si fa con unโopera dโarte: non a caso IUAV ne ha realizzato rilievi e studi approfonditi. Eppure lโOlimpichetto รจ soprattutto una macchina scenica da viaggio, un oggetto unico e speciale che ha portato Vicenza e Palladio nel mondo.
La Basilica Palladiana si รจ rivelata il luogo ideale per ospitarlo, quasi a ricordare che, prima della costruzione del Teatro Olimpico, proprio la Basilica accoglieva apparati scenografici effimeri. Lโesposizione sta regalando grandi soddisfazioni e un riscontro straordinario: ad oggi oltre 25.000 persone hanno potuto ammirare lโOlimpichetto e lโallestimento della mostra-racconto.
Il commento piรน ricorrente e sentito รจ che lโOlimpichetto sembra essere nato per ospitare spettacoli sotto la carena della Basilica Palladiana!โ
Galata Musei del Mare, Geneva – dal 6 febbraio al 5 marzo 2026
Inaugurazione:ย giovedรฌ 5 febbraio 2026, ore 17:00.
Dal 5 febbraio al 5 marzo 2026, il Galata Museo del Mare ospita la mostra Cucire il mondo, progetto dellโartista Luigi Dellatorre (Movimento Arte Etica), a cura di Sandro Orlandi Stagl. Lโesposizione presenta una selezione di opere realizzate negli ultimi anni dallโartista, su tela jeans, materiale simbolico scelto da Dellatorre per la sua forte valenza universale: nato come tessuto da lavoro e divenuto emblema di condivisione culturale, il denim diventa nella sua opera la โpelle del mondoโ, metafora di un pianeta da ricucire e rigenerare. Il progetto Cucire il mondo nasce da una riflessione profonda sui grandi temi contemporanei โ migrazioni, crisi ambientali, conflitti, disuguaglianze e responsabilitร collettiva โ e trasforma lโumile atto del cucire in gesto artistico e simbolico di connessione. Le cuciture presenti nelle opere non rappresentano semplici mappe, ma astrazioni poetiche che evocano lโunitร , la fragilitร e lโinstabilitร di un mondo interconnesso, invitando lo spettatore a pensare oltre i confini. Questa mostra offre al pubblico unโesperienza visiva e concettuale che unisce estetica e impegno etico, riflettendo la convinzione dellโartista che lโarte contemporanea sia uno strumento di sensibilizzazione, educazione e dialogo. Il gesto di cucire โ umile, quotidiano eppure profondamente simbolico โ diventa invito a considerare ciascuno di noi parte attiva nel processo globale di cura e rigenerazione del nostro pianeta.
Dove: Galata Museo del Mare, Genova โ Museo dedicato alla storia e alla cultura del mare nel Mediterraneo e oltre, tra i piรน importanti in Italia.
Apertura mostra: 5 febbraio โ 5 marzo 2026 Opening: 5 febbraio 2026, ore 17:00 La mostra sarร visitabile negli orari di apertura del Museo, offrendo a cittadini, studenti, turisti e appassionati dโarte contemporanea lโopportunitร di immergersi in un percorso di riflessione su identitร , relazioni e responsabilitร globale.
Per maggiori informazioni: Contatti stampa: Paolo Mozzo paolo.mozzo@artantide.com +39 3471048959
Aeroporto Milano Malpensa, Terminal 1, Area Food Court
A seguito del successo della mostra tenutasi allo Sheraton di Malpensa,
Lunedรฌ 27 ottobre 2025 alle ore 12, presso il Terminal 1 di Malpensa Area Food Court, avrร luogo lโinaugurazione della mostra personale di Silvia Rastelli dal titolo Stellar Flights. Portraits For The Four Directions, a cura di Fortunato DโAmico, da unโidea di Luciano Bolzoni. La mostra, allestita nello spazio espositivo ARTHUB disegnato dallโarchitetta Chiara Alberghina, sarร aperta al pubblico e visitabile tutti i giorni, 24h, fino al 7 gennaio 2026.
Ospitato da SEA Milan Airports, il progetto รจ altresรฌ patrocinato e supportato dallโass. cult. Sopramaresotto, dallโass. cult. Pensare globalmente e agire localmente, dalla galleria dโarte L2Arte e dallโag. di comunicazione multisensoriale UN1CA.
โSilvia Rastelli dispone i volti come mappe sensibili che aprono percorsi di orientamento umano. Le superfici lignee raccolgono tracce di tempo e restituiscono immagini che rivelano la densitร culturale inscritta nei tratti delle persone. Ogni ritratto appartiene a una dimensione individuale e al tempo stesso a una costellazione collettiva.
Le quattro direzioni cardinali assumono valore di coordinate simboliche. Nord, Sud, Est e Ovest disegnano un campo dinamico che contiene forze, genealogie, energie migranti. I colori e le forme si articolano come dispositivi che guidano lo sguardo verso la pluralitร dei linguaggi. Le installazioni con gli uccelli intensificano questa dinamica, generano presenze che evocano il viaggio come condizione originaria della vita.
Stellar Flights. Portraits for the Four Directions orienta un principio etico che riconosce la differenza come matrice generativa. I volti diventano segni di un sistema planetario in cui la pluralitร dei tratti, delle culture e delle storie compone lโorizzonte di un presente condiviso nelle sue interconnessioni. Lโarte di Silvia Rastelli รจ una piattaforma di incontro, lo spazio in cui la convivenza trova direzione e apre traiettorie verso una civiltร fondata sulla relazione.โ
Fortunato DโAmico
Informazioni Mostra:
Aeroporto Milano Malpensa, Terminal 1, Area Food Court
Mostra Visitabile Dal 12 Ottobre 2025 Al 7 Gennaio 2026, 24h, Ingresso Libero
VICENZAย BASILICA PALLADIANA | ย dal 12 ottobre al 2 novembre 2025
INAUGURAZIONE Sabato 11 ottobre ore 20.00
Allโinterno della Basilica Palladiana di Vicenza, Mater Materia รจ una mostra dโarte che affianca lโesposizione dei progetti del Premio Internazionale Dedalo Minosse alla Committenza di Architettura.
A cura di Fortunato DโAmico e Rosa Cascone, la rassegna collettiva espone le installazioni di Paola Greggio, Pina Inferrera, Marica Moro, Daniela Pellegrini, Antonella Quacchia, Silvia Rastelli, Ludovica Sitajolo, Chiara Vellini e Giuditta Vettese. Ogni opera รจ affiancata da un pannello retroilluminato che riporta soggetti fotografici realizzati dalle stesse artiste.
Lโesposizione intende ripensare il mondo dellโarchitettura nella sua dimensione interiore e in quella piรน ampia e macroscopica, come spazio di trasformazione della natura in artificio e quindi in creazione, e al tempo stesso come grembo capace di accogliere e generare la vita. La materia madre รจ soggetto vivo e generativo.
La nuova condizione femminile, nelle sue molte sfaccettature, si esprime attraverso linguaggi dellโarte che intrecciano corpi, memorie e luoghi, dallโinstallazione alla fotografia, dalla tessitura alla scultura, in una prospettiva che alimenta la rigenerazione del pianeta in direzione della sostenibilitร ambientale e sociale.
La mostra intreccia il linguaggio dellโarchitettura con le forze della materia, della matrice e della terra. Lโartificio umano รจ il gesto creativo che trasforma i materiali della natura in spazi artificiali per custodire la vita e la memoria.
Lโetica dellโesposizione richiama i progettisti e le committenze ad assumere a una responsabilitร diretta verso le proprie proposte progettuali, che incidono sulla trasformazione del paesaggio, del territorio e dellโarchitettura, e in particolare sulle condizioni di vita degli esseri umani e delle biodiversitร .
La conferenza, oltre ad approfondire i percorsi artistici, offre al pubblico una riflessione condivisa sulla visione femminile del progetto, che si intreccia con lโarchitettura, con le prospettive dellโAgenda 2030 e quindi anche con lโidea di una committenza etica capace di riconoscere nelle pratiche artistiche strumenti sensibili di trasformazione.
Dal 20 settembre al 26 ottobre 2025, loย Spazio [A]tmosferaย di Codroipo ospitaย Tiliment โ Tagliamento tra arte e scienza, a cura di Giacomo Bassmaji รจ una mostra immersiva e multidisciplinare che invita a riscoprire il Tagliamento non solo come elemento naturale, ma come patrimonio culturale, scientifico ed emotivo.
Il Tagliamento: un fiume, mille storie
La mostra โTiliment โ Tagliamento tra arte e scienzaโ, unisce tre artisti, Roberto Ghezzi, Eugenio Novajra e Renato Rinaldi, in unโindagine polifonica su questo fiume indomabile e identitario. Ognuno con il proprio linguaggio, ognuno a un livello diverso di immersione. Novajra lo osserva dallโalto, restituendone la struttura, lโampiezza e la bellezza liquida attraverso fotografie e riprese aeree che rendono visibile ciรฒ che al suolo si percepisce solo come flusso e mutamento. Rinaldi cammina lungo gli argini, ne ascolta i suoni, raccoglie memorie e voci in un paesaggio sonoro che fonde il paesaggio naturale con quello umano, evocando lโintimitร , il mistero e le leggende del Tagliamento. Ghezzi, invece, vi entra fisicamente, lasciando che sia il fiume stesso a creare lโopera: nelle sue Naturografie, la tela diventa pelle viva, supporto su cui lโacqua, i sedimenti e il tempo scrivono la propria lingua silenziosa. Insieme, questi tre sguardi generano una geografia interiore del Tagliamento: non una descrizione, ma unโesperienza. โTilimentโ diventa cosรฌ un dispositivo di ascolto, uno spazio liminale tra arte e scienza, tra documentazione e poesia, dove il fiume non รจ oggetto, ma soggetto. Unโopera collettiva che invita a riscoprire un patrimonio ambientale e culturale straordinario, fragile, da custodire. Un invito, soprattutto, a lasciare che sia la natura, per una volta, a raccontarsi da sรฉ. Il Tagliamento non รจ solo un fiume, รจ un confine mobile, uno spazio soglia tra civiltร e natura, tra memoria e cambiamento. ร il luogo in cui i friulani hanno costruito parte della propria identitร , attraversato da storie intime e collettive, teatro di battaglie storiche e teatro delle prime esperienze, dei primi amori, delle prime fughe. ร anche un luogo che esige rispetto e consapevolezza: le sue acque possono diventare pericolose, il suo paesaggio puรฒ ingannare. Ma รจ proprio in questa ambivalenza, tra bellezza e rischio, tra stabilitร e mutamento, che risiede il suo fascino piรน profondo. โTilimentโ รจ anche un invito a pensare il paesaggio come luogo di responsabilitร . Le opere esposte non raccontano solo lโestetica del fiume, ma ci parlano della sua vulnerabilitร : lโimpatto dellโuomo, il cambiamento climatico, la necessitร di una tutela attiva. Il progetto si fa cosรฌ narrazione ambientale, civile, politica. Un atto dโamore verso un fiume che non si lascia addomesticare, ma che chiede di essere ascoltato. E forse proprio da qui, da questo ascolto, puรฒ nascere un nuovo modo di abitare il territorio: piรน lento, piรน consapevole, piรน rispettoso.
Un laboratorio naturale e culturale: lo sguardo della scienza
Oltre allโapproccio artistico, la mostra si arricchisce del contributo scientifico della ricercatrice Chiara Scaini, che definisce il Tagliamento un โlaboratorio naturale per il mondoโ e un caso di studio riconosciuto a livello internazionale.
ร infatti lโunico fiume alpino europeo che ha conservato la sua morfologia naturale, ed รจ citato in oltreย 6.000 pubblicazioni scientifiche.
ร uno dei primi luoghi in cui sono stati riconosciuti scientificamente iย servizi ecosistemici culturali: benefici immateriali come identitร , spiritualitร , educazione e ricreazione.
ร un simbolo di convivenza difficile ma necessaria: molte comunitร hanno dovuto adattarsi, spostarsi, ricostruire dopo le sue piene. Da qui nasce la socio-idrologia, una disciplina che analizza i fiumi non solo come entitร fisiche, ma anche come spazi sociali, ecologici, etici.
Un invito allโascolto e alla responsabilitร
Come sottolinea Giacomo Trevisan, vicesindaco di Codroipo:
“Il Tagliamento รจ parte integrante della nostra identitร . Con questa mostra vogliamo rinnovare lโimpegno per la sua tutela e valorizzazione, affinchรฉ le future generazioni possano continuare a vivere in armonia con esso.”
La mostra diventa cosรฌ un invito a ripensare il paesaggio come responsabilitร condivisa. Le opere esposte non sono solo contemplative, ma portano in sรฉ la consapevolezza della vulnerabilitร ambientale: parlano di cambiamento climatico, impatto umano, fragilitร degli ecosistemi. Un atto d’amore e, insieme, un grido d’allarme.
Programma eventi
Durante lโesposizione, sono previsti anche incontri e momenti di approfondimento:
Sabato 20 settembre, ore 21:00 Tagliamento tra ricerca scientifica e immaginario storico, artistico e culturale Con Chiara Scaini e Angelo Floramo, modera Giacomo Bassmaji Biblioteca Civica Don Gilberto Pressacco โ Codroipo
Domenica 26 ottobre, ore 15:30 Finissage della mostra Tiliment โ Tagliamento tra arte e scienza Spazio [A]tmosfera
A seguire, ore 16:00: Tagliamento bene comune: dallโarte allโimpegno civile Con CeVI, CeFAP, Tagliamento.org e attivisti locali Biblioteca Civica Don Gilberto Pressacco
Uno spazio partecipativo
Alla fine della mostra, i visitatori troveranno una parete per lasciare post-it con riflessioni, emozioni, ricordi legati al fiume. Sarร anche disponibile un questionario per contribuire alla ricerca scientifica in corso.
Perchรฉ ogni sguardo conta. E ogni voce, come ogni goccia, costruisce il fiume.
Gli artisti in mostra
Roberto Ghezziย (1978, Cortona) Pittore e sperimentatore, autore delleย Naturografieยฉ. Collabora con istituti scientifici in Italia e allโestero. Attualmente รจ presente nelย Padiglione Italia della 19ยช Biennale Architettura.
Eugenio Novajraย (1978, Torino) Fotografo professionista da oltre 30 anni. Ha esposto in tutto il mondo e vinto nel 2018 ilย Premio FVG Fotografiaย con โBerlino Altroveโ.
Renato Rinaldiย (1966, Codroipo) Compositore, attore, autore radiofonico. Lavora tra suono, ambiente e voce. Collabora conย Radio Rai, portando in onda reportage e radiodrammi.
Tiliment โ Tagliamento tra arte e scienza รจ promosso dal Comune di Codroipo, in occasione della Fiera di San Simone, con il patrocinio di: Regione Friuli Venezia Giulia, CeVI, Ecomuseo delle Acque del Gemonese, Tagliamento.org e il sostegno della Cantina Pitars.
Dal 6 al 9 marzo 2025 a Morbegno, presso il Chiostro S. Antonio, la mostraย Amazzoni,ย a cura della scultriceย Martina Fontana
Testo a cura di Giovanna Brambilla Foto di Daniela Pellegrini
Indossare cicatrici. ร in questo gesto che la pratica dell’artista Martina Fontana incontra il vissuto e l’esperienza del gruppo “Amazzoni” fondato nel 2008 dalla Dott.ssa Patrizia Franzini, che supporta chi sta vivendo un percorso di malattia oncologica al seno. Elemento centrale del progetto รจ la scultura collettiva/scudo, realizzato attraverso una serie di incontri e un workshop. Sulla sua superficie prendono forma le riproduzioni di nodi e tagli campionati da alberi presenti sul territorio che le Amazzoni hanno scelto e catturato. Indossare cicatrici. ร in questo gesto che la pratica dell’artista Martina Fontana incontra il vissuto e l’esperienza del gruppo “Amazzoni” fondato nel 2008 dalla Dott.ssa Patrizia Franzini, che supporta chi sta vivendo un percorso di malattia oncologica al seno. Elemento centrale del progetto รจ la scultura collettiva/scudo, realizzato attraverso una serie di incontri e un workshop. Sulla sua superficie prendono forma le riproduzioni di nodi e tagli campionati da alberi presenti sul territorio che le Amazzoni hanno scelto e catturato.
Questo oggetto, ideato da Martina Fontana, non solo protegge le donne ritratte nelle foto allโinterno della mostra, ma rappresenta anche la loro capacitร di rigenerarsi e rinascere dopo la malattia. Gli alberi, infatti, sono noti per la loro capacitร di guarire le ferite e continuare a crescere, simboleggiando la resilienza e la forza.
โInsieme abbiamo lavorato sull’immagine e sul significato profondo delle cicatrici, visibili e invisibili. I calchi dei nodi degli alberi sono stati assemblati in un’unica scultura a forma di scudo con il quale ogni Amazzone ha scelto come rappresentarsi in relazione al proprio corpo e al proprio vissuto.โ racconta Martina Fontana.
โLa fotografia, in questo contesto, รจ uno strumento terapeutico e un rituale potente. L’atto di farsi ritrarre nude, vedendo ciรฒ che si ha piรน paura di vedere, puรฒ essere un modo per “ritrovarsi” superando frammentazioni interne e promuovendo un’accettazione profonda in una sorta di ricostruzione dello sguardo. I corpi diventano mappe e paesaggi del dolore e della rinascita.โracconta Daniela Pellegrini. Corpi nudi, semplici e reali, si mostrano o si nascondono, si fanno scudo e si sostengono tra loro, divenendo un corpo unico che attinge alle energie primordiali degli elementi e ad una forza interiore piรน segreta e sotterranea.
Allโinterno della mostra l’installazione 19 stelle celebra la forza del gruppo come punto di orientamento e guida per tutte le donne che ne fanno parte. I nodi argentei seguono la disposizione degli astri che compongono la costellazione di Orione, il gigante con lo scudo. Il dolore cede il passo alla bellezza, la luce e la forza delle compagne segnano una strada luminosa da percorrere verso la rinascita.
Naked. Behind the mirrorNaked, รจ una mostra di Silvia Rastelli curata da Luciano Bolzoni e Fortunato D’Amico. Silvia Rastelli, figlia d’arte e originaria diย Piacenza, ha ereditato la passione per l’arte dal padre scultore, trascorrendo la sua infanzia nella sua bottega. Questo ambiente ha plasmato la sua formazione artistica, che si snoda tra la pittura e la danza, culminando in una laurea in Pittura e successivamente in Area del Contemporaneo all’Accademia di Breraย diย Milano. L’arte diย Silvia Rastelliย รจ un ponte tra il passato e il presente, un dialogo costante tra il “Io” e il “Noi”. Il legno, materiale prediletto del padre, diventa la tela per raccontare storie personali, ma sempre in dialogo con la societร e le sue relazioni. I suoi ritratti, che interpretano i volti come aree geografiche emerse dall’inconscio, sono simboli di liberazione dai pregiudizi e dall’intolleranza razziale, come sottolineato daย Fortunato D’Amico. “Naked. Behind the Mirrorโ esposta presso la salaย Bipielle Arteย diย Lodiย rappresenta un momento di profonda introspezione per l’artista.ย Silvia Rastelliย si mette a nudo, esplorando la propria sfera personale e ponendola in relazione con la collettivitร . Questo percorso artistico รจ un viaggio attraverso uno specchio magico verso il cambiamento, senza perdere se stessa. L’arte diventa uno strumento di scoperta e di espressione, come sottolineaย Luciano Bolzoni. Lโ approccio multisensoriale, coinvolge tutti i sensi: olfatto, vista, gusto, tatto, udito e propriocezione. In collaborazione con il musicistaย Denny Cavalloni,ย Silvia Rastelliย crea un’esperienza sensoriale che invita il visitatore a interagire con il mondo circostante e a sperimentare nuove prospettive. Questo gioco di specchi riflette il “noi”, mettendo in luce il sรฉ e l’altro in un’esperienza unica e coinvolgente.