GENOVA DESIGN WEEK 2021

In occasione della Genova design week 2021 ecco alcuni appuntamenti organizzati da Pensare Globalmente Agire Localmente:

📌 Venerdì 18 giugno ore 16:00 SLOW ARCHITECTURE con Enrico Frigerio e Fortunato D’Amico – Palazzo Marc’Antonio Sauli, Genova

📌 venerdì 18 giugno ore 17:00 FIFTY SHADED OF GREEN con Giorgio Scianca e Fortunato D’Amico – Palazzo Marc’Antonio Sauli, Genova

📌 sabato 19 giugno ore 15:00 IL DESIGN E L’ARCHITETTURA DELLE SMART CITIES con Giulio Ceppi , Massimo Facchinetti e Fortunato D’Amico – Palazzo Marc’Antonio Sauli, Genova

📌 sabato 19 giugno ore 16:00 AGENDA 2030 PENSARE GLOBALMENTE AGIRE LOCALMENTE con Enzo Eusebi e Fortunato D’Amico – Palazzo Marc’Antonio Sauli, Genova

Festival della Poesia Vigevano. Daniela Pellegrini: Manuale di Sopravvivenza Poetica

Domenica 6 Giugno 2021, ore 17.00. Strada Sotterranea del Castello Visconteo Sforzesco di Vigevano. All’interno della mostra di Cesare Giardini “A riveder le stelle, sulle strade di Beatrice”

Presentazione del Manuale di Sopravvivenza Poetica di Daniela Pellegrini con la partecipazione di Giovanni Ronzoni  e Fortunato D’Amico. Presenta: Vito Giuliana.


Daniela Pellegrini artista romana dedita a percorsi trasversali sulla parola poetica, riceverà nei prossimi giorni l’onorificenza del Premio Internazionale di Poesia e Letteratura Arte Visuale, per il terzo posto raggiunto nella sezione Poesia Silloge Inedita a Tema Libero.Il premio, giunto alla  quarta edizione, ha raggiunto la quota i oltre 350 partecipanti,  ha tra i suoi giurati nomi eccellenti della cultura internazionale, tra questi Rodolfo Vettorello, candidato al Premio Nobel della Letteratura 2020, Hafez Haidar, candidato al Premio Nobel per la Pace 2017, tra i principali curatori e traduttori in italiano dell’opera di Khalil Gibran, Giovanni Ronzoni, poeta e promotore culturale, vincitore di numerosissimi premi, e curatore della rassegna Festival della Poesia Vigevano. La cerimonia di premiazione si svolgerà il 12 giugno 2021 all’Isola d’Elba.

La raccolta poetica di Daniela Pellegrini, è frutto di un lavoro collettivo, in cui vengono coinvolti passanti e persone conosciute solo occasionalmente. E’ stata realizzata a tra Roma e Parigi nei periodi precedenti, durante e dopo gli attentati terroristici all’ormai noto locale  Bataclan. Scrive nel saggio di presentazione Fortunato D’Amico: La poesia collettiva, qui proposta nelle espressioni di una scrittura immediata, non mediata dalla razionalità ma sospinta dall’istinto precoce dal piglio uraniano, è stata elaborata nel corso delle esperienze che Daniela Pellegrini e le sue compagne di viaggio hanno inteso intraprendere per sperimentare l’ebrezza della parola poetica, estetizzante, inebriante. Un’immersione nella poesia di gruppo rivelata come un rosario tra le strade e le piazze che uniscono Romae Parigi, alla ricerca di un punto medio di equilibrio difficile da conseguire, accessibile solo a chi, dopo l’accadere di eventi destabilizzanti, ha deciso di soffermarsi a sviluppare, con grande cura, attente e mediate riflessioni sulla natura dell’Essere.

La pubblicazione è accompagnata dalle fotografie scattate negli stessi periodi da Daniela Pellegrini. Vito Giuliana, promotore del Festival della Poesia di Vigevano, attento cultore della poesia ed esso stesso poeta, ci guiderà in questo particolare  sentiero della prosa poetica, che si sviluppa fuori dagli ordinari percorsi ordinari della letteratura di settore, per comprendere come oggi la parola poetica si confronta con la società del terzo millennio

Cesare Giardini. A riveder le stelle,sulle strade di Beatrice

a cura di Fortunato D’Amico

dal 5 al 27 giugno 2021

Inaugurazione Sabato 5 Giugno – Ore 11.30

A riveder le stelle, alla ricerca di Beatrice è il titolo della mostra di Cesare Giardini , curata da Fortunato D’Amico, che sintetizza perfettamente il lavoro sin qui compiuto dall’artista, proiettato in una dimensione della pittura sempre più fluttuante in un universo favolistico, dove vita reale e fantasia diventano una cosa sola.
E se a Dante spetta il titolo di poeta “pellegrino”, altrettanta candidatura e onorificenza è da attribuire a Cesare Giardini, che attraverso la sua arte ha costantemente elaborato il tema del viaggio, intessendo trame narrative appropriate all’ esplorazione di paesaggi fantastici, immaginati in un dimensione onirica proiettata verso una possibile Terra Promessa.
Come nella Divina Commedia la percezione del viaggiare in luoghi impossibili, surreali ed estremi, si sottrae alla condizione temporale. L’orizzonte degli eventi è sospeso in una immaginaria linea di equilibrio tra passato e futuro e condiziona le movenze dei personaggi rappresentati, non più assoggettate alla caducità stagionale ma innalzati in una sfera della metafisica per diventare essi stessi il tramite per la comunicazione di messaggi ancestrali nella dimensione umana.
La vita dell’artista stresso è il suo percorso sono lo specchio di questa ricerca della Verità, aggrovigliata nell’intrigo enigmistico dei sui racconti pittorici.
La Donna ideale, la Beatrice dantesca che apre spiragli su universi paradisiaci e infiniti è il tema attorno a quale ruota il senso di questa mostra allestita all’interno della Strada Sotterranea del Castello Visconteo Sforzesco di Vigevano. Cesare Giardini rimanda ai sui personaggi femminili, già conosciuti in altre occasioni espositive ma che oggi nella loro rilettura, ispirata dalle celebrazioni dantesche e dalle recenti clausure forzate dalla pandemia, acquisiscono un’are più ampia di significati inducendo nuove letture. Un omaggio anche alle donne cantate nei testi delle canzoni scritte da Alfredo Rapetti Mogol, raffigurate in un trittico e in dialogo con due nuovi olli su tela che presentano Dante e Beatrice in ambientazioni vigevanesi. Altri quadri storici di Cesare Giardini, come quelli ispirati alla Gilda del Mac Mahon o ad alle protagoniste di canzoni celebri del passato, completano l’universo della femminilità sublimata dall’artista e accompagnano il visitatore nel magico modo delle meraviglie illustrato dall’artista anche nelle altre tele in mostra che hanno come tema il viaggio in luoghi dove solo al pensiero fantastico e concesso avvicinarsi.


Strada Sotterranea del Castello Visconteo – Sforzesco di Vigevano
dal 5 al 27 giugno 2021
Inaugurazione Sabato 5 Giugno – Ore 11.30

CESARE GIARDINI

A RIVEDER LE STELLE,
SULLE STRADE DI BEATRICE

a cura di Fortunato D’Amico

Orari
Da Martedì al Venerdì ore 11.15-12.30 | 17.15-19.30
Sabato e Domenica ore 10.30-12.45| 15.15-19.30
email: art@cesaregiardini.com




Julia Krahn. L’eterno ritorno

Hilde + Lutz: viaggio dentro la resilienza
di Cynthia Penna

Sembrerebbe una storia d’amore e in effetti lo è ; ma a me è sembrata molto di più quando lo scorso anno sono entrata casualmente in contatto con due scritti che Lutz aveva inviato a Hilde dal gulag sovietico in cui era stato imprigionato sul finire della II Guerra Mondiale.
Un storia di caparbietà, di resilienza, di persone che hanno creduto fortemente nella vita e nei loro sentimenti più di ogni difficoltà o accadimento contingente; che hanno superato solitudine, distanza, carcerazione, dolore fisico e morale, paura, straniamento e che hanno voluto con la loro fede modificare il destino. Eppure non vorrei chiamarlo amore: mi sembra di sminuirlo adoperando un termine super-caricato di ambiguità, di falsità e di banali aspettative. Ma quello tra Hilde e Lutz è stato tanto più di un amore: devozione, cura, ardore, meraviglia, solidarietà, complicità, vicinanza, perseveranza, calore, dolcezza, affetto, bene; e poi ancora religiosità, morale, filosofia, ideale, fede, coscienza, Natura.

Julia Krahn, artista di origine tedesca e nipote di Lutz, ha ritrovato le cartoline da lui inviate a sua moglie Hilde e per anni si è dedicata ad una ricerca che dal personale/familiare ha assunto prospettive tematiche più universali e si è poi codificata in un corpus di opere molto vasto e tutt’ora in produzione .
Siberia: gulag: per interminabili anni Lutz è stato imprigionato in un mondo ostile da tutti i punti di vista: ambientale e politico ma non relazionale con altri esseri umani che come lui subivano l’internamento o, come sua moglie, ne assistevano ab externo.
Ispirata dalla resistenza di Lutz e Hilde che hanno lottato contro la barbarie della sopraffazione e non hanno lasciato che le loro menti e i loro spiriti si imprigionassero dentro la perdita di identità morale, Krahn investiga i vari modi alternativi di essere nel mondo e di atteggiarsi nell’attuale situazione globale come atto di resistenza della mente, della propria spiritualità e della propria area sentimentale messe a dura prova da situazioni di isolamento e di paura. Concetti quali l’empatia e la solidarietà sono espansioni o modalità esecutive del concetto di resilienza che oggi appare come un nuovo spirito del Tempo, come una condizione che afferisce direttamente alle nostre vite, indicando una modalità di espressione e di esecuzione del nostro quotidiano percorso.
Krahn suddivide il lavoro per “capitoli” corrispondenti a serie di opere diversificate per materiali ed espressione estetica.

RISONANZE
Prendendo a prestito la parola dalla scienza musicale la Krahn crea forme organiche di argilla bianca che da un lato si riconnettono alla natura e dall’altro posseggono una propria anima data da una sensualità marcata che riconduce all’idea di amore come metafisica del pensiero amoroso.
Hilde da un lato è donna, dall’altro è puro ideale; un concetto di amore che prende a pretesto, ma solo a pretesto, una persona fisica, per esprimere un sentimento globale e universale di affezione e attaccamento alla vita.
Da un gulag e dalla reclusione, dalla mancanza di libertà, dalla sofferenza fisica e morale, nasce un pensiero universale filosofico relativo all’amore che si oggettualizza in una persona più per focalizzarne il contenuto e dargli quell’aura di tangibilità e di realtà che lo rende meno evanescente e più concreto.
La sensualità delle sculture di Krahn materializza il sentimento in un oggetto reale così come ha fatto Lutz materializzando il suo pensiero attraverso il ricordo di Hilde.
Materia plasmata lentamente, come impastata sotto le mani dell’artista così come il pensiero d’amore è stato plasmato da Lutz lentamente negli anni .
L’oggetto materializza quell’atto di donazione di sé fatto da Lutz a Hilde e dall’artista all’arte.
ORGANI li chiama Krahn, ma sono piuttosto oggetti snaturati della loro realtà funzionale per assumere piuttosto un forte valore simbolico.
La forma organica serve all’artista proprio per esprimere attraverso la sensualità dell’oggetto, la propria carica emotiva. Le forme organiche così elaborate rimandano immediatamente a parti del corpo ; cuori, vagine, organi che presentano tutti delle aperture, dei canali di comunicazione; aperture che devono essere colmate di fluidi , acqua, sangue, sperma, suono, vita insomma. O piuttosto delle “stanze di attesa”, luoghi dove si determina, si definisce e si perpetua un accadimento della vita. Il passaggio di onde, fluidi, suoni attraverso quelle cavità pronte a riceverli, determina la nascita di un accadimento che dallo stato fisico assume proporzioni estetiche, filosofiche ed emozionali.
Le vie di accesso, di uscita, di comunicazione sono presenti a definire la funzione vitale del tutto.
L’amore in sé è vita .
Indissolubilmente legati insieme, concetto e oggetto sono interconnessi nel profondo; una sensualità tattile dell’oggetto; una struttura scultorea dove la plasticità si fonde alla sensualità.
Un’esperienza tattile oltre che visiva.
Un lavoro su quel che il ricordo, la memoria può creare nella mente umana e un lavoro sul Tempo come elemento di trasformazione e radicamento di sentimenti.

ETERNO RITORNO o a-temporalità di un sentimento
Il corpo di opere che conferisce il titolo alla mostra L’Eterno Ritorno, è costituito da incisioni su vetro dal titolo “ETERNO” che riproducono le originarie lettere inviate da Lutz a sua moglie Hilde incise su lastra di vetro e da “RITORNO”, stampe in serigrafia delle medesime lettere che, come afferma l’artista: “riprendono l’estetica mozzafiato della scrittura originale”.
Nelle incisioni su vetro l’artista ha voluto come fissare per sempre attraverso una forma di scultura e di incisione il contenuto degli scritti di Lutz. Oltre alla bellezza della grafia in sé che ha un valore estetico di per se stessa, nelle opere si risolve la necessità di rendere a-temporale un contenuto simbolico che non è più afferente all’intimità di due persone ma acquisisce tout court un accento universale. Scavare nel vetro quella grafia così particolare di Lutz non è soltanto un omaggio all’individuo, bensì un atto di comunicazione universale e a-temporale col quale si “congela” nel tempo un’idea, un sentimento, un atto di resistenza e li si trasmettono alle generazioni a venire.
Nelle stampe serigrafiche si procede invece per sovrapposizione di immagini e scrittura: agli scritti inviati da Lutz a Hilde vengono sovrapposte immagini di luoghi tratte da fotografie che la stessa Krahn ha scattato in un suo viaggio in Siberia nel 2006/2007, sulle tracce di suo nonno. In queste opere si effettua una sovrapposizione non più solo fisica e reale di due oggettività (la cartolina e l’immagine fotografica), bensì si opera una traslazione temporale e spaziale di un evento dando vita ad una fusione di tempi, luoghi e personalità. La Krahn opera attraverso se stessa quel “ritorno” di Lutz non solo nella sua vita, ma nella vita di chiunque si accosti alle opere. Un lasciar rivivere Lutz e Hilde in ognuno di noi spettatori di un evento e di un sentimento perpetuo.
Le opere inoltre vengono immerse in una colorazione Pop/Fluo che ne sdrammatizza il contenuto e ne attualizza la forma estetica e le rende avulse dalla loro stessa temporalità. Il dinamismo del colore le astrae da qualsiasi collocazione temporale e le proietta in un presente/futuro conferendo universalità al loro contenuto.

LACRIMOSA
Le opere di questo ciclo sono dedicate alla madre dell’artista che “qui diventa tassello che la connette, attraverso la carne, ai suoi nonni”.(Krahn)
La dicotomia tra pesantezza della base in metallo e la levità della lacrima che si libra in aria come una pietra preziosa nel suo alloggiamento, ci danno il senso di un sentimento di integrità e resilienza morale ed esistenziale a fronte di ogni avversità che mira ad annullare perfino l’identità morale ed affettiva.
La trasformazione attraverso l’atto artistico della lacrima dallo stato liquido allo stato solido diventa simbolo di sentimenti che si possono esprimere con lacrime: dolore, godimento, gioia, tristezza: tutti sentimenti forti, potenti che fanno sì che le lacrime pesino, diventino pesanti, corporee, corpi solidi che hanno uno spessore e un peso.
La struttura sferica, che è anche presidio di cura dalle malattie nella cultura cinese, diventa simbolo di “pausa dal dolore”, ovvero mezzo per curare una malattia che afferisce all’anima e non al corpo. Ma la
struttura sferica nella cultura occidentale è sinonimo di scorrimento, di flusso di liquido che muovendosi si trasforma costantemente: tutto scorre, tutto si trasforma: la rotazione, il moto rotante della sfera è l’accadimento cui la nostra vita è costantemente sottoposta: simbolo del Tempo, dello scorrimento del tempo, del moto del tempo, inarrestabile e continuo.

Dedalo Minosse – Edizione 2020/2021

Dialogo con i protagonisti dell’architettura

Luca Molinari. Raccontare l’architettura: mostre, musei ed eventi. Nuove prospettive

  • LUOGO:Conferenza online
  • DATA:26 maggio 2021 ore 17.00

Settimo appuntamento per i Dedalo Minosse Talk!

In “Raccontare l’architettura: mostre, musei ed eventi. Nuove prospettive” Luca Molinari si interrogherà, con l’aiuto del giornalista Giorgio Tartaro, su come parlare di architettura fuori dall’emergenza della pandemia.

Biennali, mostre permanenti, musei, installazioni, monumenti, luoghi comuni: ogni spazio può diventare occasione per raccontare l’architettura e la sua complessità.

In un tempo di profonda trasformazione ogni evento deve diventare un laboratorio partecipato di sperimentazione che veda nel progetto un centro necessario di rigenerazione.

Conduttore dell’evento Giorgio Tartaro, giornalista e autore televisivo per Rai e Sky Leonardo / Alice / Case Design Stili. Amico del Premio Dedalo Minosse, si occupa di progetti per la comunicazione di architettura e design.

Iscriviti anche se non potrai partecipare all’evento per ricevere il video della diretta da vedere quando vorrai!

https://www.dedalominosse.org/ita/2021_nuove_prospettive.php

Giorgio e Silvia Rastelli.HUMAN GENERATION.Un viaggio dalla terra alle stelle

a cura di Fortunato D’Amico

Strada Sotterranea del Castello Visconteo-Sforzesco di Vigevano

8 – 30 maggio 2021

Inaugurazione Sabato 8 maggio Ore 17.00

Sono passati 700 anni dalla morte di Dante Alighieri e, nonostante la pandemia del Covid, il mondo intero celebra l’arte del Sommo Poeta e, con essa, la sua opera più importante: La Divina Commedia, uno dei maggiori capolavori della letteratura mondiale di tutti i tempi. Per questa occasione Vigevano gli dedica una mostra speciale, ispirata ad alcuni episodi narrativi del suo lavoro: una selezione di opere realizzata da una coppia di artisti, Giorgio e Silvia Rastelli, rispettivamente padre e figlia, che verranno esposte lungo il percorso della Strada Sotterranea del Castello Visconteo-Sforzesco di Vigevano.

Il viaggio che dalla terra conduce alle stelle, illustrato dalle sculture lignee di Giorgio e dai ritratti di Silvia, è un’avventura vissuta tra le insidie della natura umana e le vie della consapevolezza, della responsabilità individuale e collettiva. Una Divina Commedia rivisitata secondo una critica rilettura della contemporaneità del nuovo millennio, in cui le contraddizioni in essere, i conflitti e le ingiustizie generate dal cambiamento epocale, proiettano ombre inquiete sul futuro dell’umanità, in bilico verso il baratro, sulla soglia del non ritorno. Volti e corpi in movimento in cerca di equilibri stabili che raccontano drammi, felicità, storie e speranze di gente comune con dentro qualcosa di speciale. Un’umanità in pericolo così come la sua permanenza in un pianeta che un tempo era stato designato come luogo del paradiso terrestre.

Ampiamente vessato dai propri errori, giunto al capolinea dopo una lunga corsa autolesionista, il genere umano è oggi in cerca di soluzioni e rimedi più efficaci per purificare l’aria di casa e quella del pianeta. I protagonisti della Commedia in mostra, suddivisa in quattro sezioni, Foresta Oscura, Inferno, Purgatorio, Paradiso, sono descritti con l’abilità e la dovizia minuziosa dei due artisti, entrambi capaci di esaltare il talento di ciascuno dei soggetti presentati, privilegiando la pulizia dei dettagli, la semplificazione del linguaggio, la purezza dei colori, la discrezione e l’eleganza degli equilibri continuamente ricercati e intesi quale finalità stessa del lavoro artistico.

L’artista è il creatore di scenari surreali, ma di fatto possibili, di mondi fantastici in grado di volgere verso la redenzione e la trascendenza planetaria ciò che in precedenza è stato corrotto. Ma ora, che ha espiato tutte le sue colpe, Ã¨ pronto a generare nuove energie, impulsi e spinte per fare girare il mondo nella giusta direzione, fino a scendere nelle viscere della nostra amata terra per poi ascendere verso le alte stelle del cielo senza più paure, inibizioni ed ostacoli temporali provocati dall’ignoranza.

Le sculture lignee di Giorgio Rastelli creano concetti dalle forme dinamiche sospese, altalenanti, svolazzanti in ambienti atemporali frequentati da specie animali, elementi di natura e figure danzanti che insieme danno origine ad atmosfere connotate da un grande rigore estetico.

I personaggi di Silvia Rastelli e Giorgio Rastelli dialogano tra loro, immersi in questo clima rarefatto, ma intenso di contenuti e allegorie, sottraendo al tempo la caducità e la provvisorietà degli Esseri viventi anelando, una dietro l’altra, storie e visioni poetiche in virtù delle quali è possibile rigenerare i grandi topoi narrativi. Ispirati dal silenzio della loro presenza si possono udire le voci e le parole che risuonano empatiche con i versi e la poesia del Sommo Poeta, vaganti nell’etere e alla ricerca di una fratellanza ideale, un’amicizia universale, che ha la necessità di condividere, nel profondo dell’intimità e dei sensi, le aspirazioni più vere e sincere dell’anima.

Un linguaggio, quello di Silvia Rastelli, pronunciato da corpi di legno, teste, busti, braccia, gambe, mani, piedi, profili di persone che ogni giorno vivono la rappresentazione della commedia quotidiana della sopravvivenza e, a volte, nascondono le emozioni nel segreto, nell’indifferenza degli altri. Talvolta piangono, si arrabbiano disperate o ridono di gioia per una speranza mai sopita che dagli inferi li condurrà verso le stelle dove risiede il paradiso infinito, un luogo in cui sarà necessario tuffarsi e immergersi per ritornare purificati dal peccato per sentirci una cosa sola e indivisibile dall’universo di cui siamo parte. Torneremo così a mangiare e gustare le mele dall’albero originale del frutto peccaminoso, senza più essere esortati dall’inutile tentazione di generare una continua separazione tra noi e le cose divine, preludio di incessanti competizioni tra me e te, tra noi e voi, tra il bene e il male. 


Strada Sotterranea del Castello Visconteo-Sforzesco di Vigevano

8 – 30 maggio 2021

Inaugurazione Sabato 8 maggio Ore 17.00

GIORGIO E SILVIA RASTELLI

HUMAN GENERATION

un viaggio dalla terra alle stelle 

a cura di Fortunato D’Amico

dal 7al 30 maggio 2021

Aperto sabato e domenica: 10.00 /12.30 – 15.00/19.00

Prenotazione obbligatoria: whatsapp +39 328 410 8828

email:  info@silviarastelli.it


Le ali non sono in vendita

Sala dell’Affresco del Castello Visconteo-Sforzesco di Vigevano
1 maggio 2021, ore 16.00

Le ali non sono in vendita, viaggio nel labirinto della fast fashion

Un film di Paolo Campana
con la supervisione artistica di Sara Conforti

Sabato Primo Maggio, presso la Sala dell’Affresco del Castello Visconteo-Sforzesco di Vigevano verrà proiettato il docufilm Le ali non sono in vendita, viaggio nel labirinto della fast fashion, diretto da Paolo Campana, con la supervisione artistica di Sara Conforti e prodotto da FAIR, che racconta un percorso durato un anno per riflettere insieme a ragazzi e ragazze sul fenomeno della fast fashion. Il film interseca arte e attivismo: al documentario con interviste su temi complessi si affianca infatti il viaggio onirico ed estetico degli studenti e il loro percorso di riappropriazione dei propri vestiti.

Da tempo la Campagna Abiti Puliti denuncia l’insostenibilità di questo modello di sviluppo: la produzione continua di nuove collezioni e la vendita a basso costo impone alle lavoratrici tessili ritmi di lavoro disumani per paghe da fame. Turni estenuanti, violenze fisiche e psicologiche, straordinari non retribuiti, libertà di associazione violata sono alcune delle caratteristiche alla base del ciclo della fast fashion. Inoltre, come ultimo anello di una catena di potere fortemente sbilanciata a favore dei marchi committenti, le lavoratrici stanno pagando in larga parte il conto della crisi.

Consapevoli che il cambiamento passi anche attraverso l’educazione alla cittadinanza attiva al consumo critico delle nuove generazioni, FAIR in collaborazione con hòferlabproject ha promosso una serie di workshop di approfondimento in quattro Istituti di Milano, Genova, Foggia e Torino seguiti da due masterclass a Genova e Torino, coinvolgendo i giovani studenti attraverso un approccio sperimentale che unisse la pratica artistica e l’attivismo.

Il docufilm, arricchito da interviste ad esperti, infografiche e approfondimenti, racconta questo percorso dando voce ai ragazzi e alle ragazze che lo hanno vissuto. Attraverso una metafora onirica, che passa da Dedalo e dal filo di Arianna, i giovani aprono al mondo la loro riflessione sul presente e sul futuro della moda, e lanciano una chiamata all’azione che si fa appello corale al cambiamento. Un percorso corale che ha coinvolto anche l’artista e rapper AME 2.0 con la canzone Cambiare ispirata alle dichiarazioni raccolte dai giovani durante i workshop e ai principi della Campagna Abiti Puliti.

È stato un viaggio emozionante che ci ha permesso di osservare da vicino il punto di vista dei ragazzi e delle ragazze che acquistano i capi della fast fashion e ne frequentano i luoghi. Attraverso un viaggio a cavallo fra l’arte e l’attivismo, siamo riusciti a costruire con loro uno spazio di confronto al contempo intimo e politico sugli impatti multidimensionali della moda, sulle persone e sul tema del consumo critico. Sono loro i veri protagonisti di questo film, sono loro che domandano un cambiamento radicale del modello di produzione e consumo- ha dichiarato Deborah Lucchetti, presidente di Fair e coordinatrice della Campagna Abiti Puliti.

Il docufilm è stato realizzato con i contributi dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e dell’Unione Europea e grazie ai contributi derivanti dalla campagna 5 per mille 2017 e 2018.
Le ali non sono in vendita, viaggio nel labirinto della fast fashion è disponibile in visione gratuita su questo sito https://streeen.org/film/le-ali-non-sono-in-vendita/

Ingresso sino ad esaurimento posti.
Per prenotazioni: info@sopramaresotto.it

UFFICIO STAMPA
Francesco Verdolino +39 339 8129813 francesco.verdolino@hotmail.it
Isabella Rhode +39 320 0541543 info@isabellarhode.com

La Bandiera del Mondo 1+1=3 di Michelangelo Pistoletto e Angelo Savarese a Reggio Emilia.

Intervista di Giacomo Bassmaji in collaborazione con Tommaso Cabassi
SOMMARIO: Arte, Architettura, Multiculturalità, intervista a Luca Vecchi Sindaco della Città del Tricolore

Buongiorno a tutti. Sono Giacomo Bassmaji, curatore dell’istallazione collaborativa “Bandiera del Mondo 1 + 1 = 3” di Michelangelo Pistoletto e Angelo Savarese all’interno di Rigenera – Festival dell’Architettura. Sono con Luca Vecchi, Sindaco di Reggio Emilia per parlare di Arte, Architettura e Multiculturalità.

Giacomo Bassmaji – Buongiorno Luca Vecchi, esattamente 6 mesi fa a Reggio Emilia è stata realizzata la performance “Bandiera del Mondo 1 + 1 = 3” cosa ha significato per la città, che rapporto si è instaurato tra la Città del Tricolore e questo simbolo, quest’opera d’arte?

Luca Vecchi – Buongiorno a tutte e a tutti, credo sia stata un’iniziativa molto importante, con grande partecipazione, che porta con sé un significato culturale e valoriale davvero forte. Molto emozionante il modo in cui è stata collocata nel contesto di questo luogo, nei chiostri benedettini, di San Pietro a Reggio Emilia. È stata una performance molto coerente con l’identità contemporanea, la storia stessa di questa città, il sistema dei valori di questa comunità.
Una performance e un’istallazione che attraverso l’arte e la cultura manda all’Italia e al mondo un messaggio molto potente.

GB – L’arte del Maestro Pistoletto riesce a mandare messaggi etici. Qual è il ruolo, dell’arte contemporanea, in una città di medie dimensioni com’è Reggio Emilia?

LV – La risposta è inequivocabile, la cultura è creatività, è espressione di sapere, è pensiero critico, è dialogo ed è anche capacità di stimolare una discussione pubblica all’interno di una comunità. Quindi è del tutto evidente che quando i luoghi di una città riescono a nutrirsi di arte e di cultura, a beneficiarne non è soltanto la bellezza che già in sé è un elemento fondamentale, nel contesto a volte di una società che rischia di declinare verso dinamiche anche un po’ di degrado, ma soprattutto perché generativo di un processo di crescita civile di una comunità. Credo quindi che da questo punto di vista questa iniziativa è un ulteriore passo in avanti, per una città che ha sempre pensato che l’arte e la cultura debbano rappresentare un po’ una sorta di driver del proprio modello di sviluppo.

GB – Parlando di opera d’arte, Bandiera del Mondo e nell’infisso 1 + 1 = 3 vuole trasmettere l’importanza del sistema collaborativo tra persone. Il messaggio dei due artisti è espressione di dialogo interculturale, rompe realmente i confini geografici e culturali.

LV – Dall’opera di Pistoletto e Savarese credo valga lo sforzo di raccogliere il messaggio che vuole trasmettere, cioè che l’incontro tra le diversità genera una ricchezza e non invece timori e divisioni. L’Opera a mio avviso, ha un significato potente perché trasmette non soltanto un messaggio interculturale e interreligioso, ma fa incontrare le tante diversità del mondo e soprattutto un messaggio di pace. Questo perché noi viviamo in un mondo in cui le diversità sono ogni giorno rappresentate molto più nella loro dinamica di competizione e di contrapposizione. Di rado il mondo riesce a trasmettere un’immagine unitaria della propria diversità, acquisisce ancor più valore questa performance come elemento di coesione, e quindi come messaggio di fratellanza e di pace.

GB – Come Sindaco della Città del Tricolore hai posizionato l’ultima bandiera, quella italiana, insieme a me che ho messo la bandiera di un popolo in guerra, quella siriana. Ciò che dici ha ancora più valore, infatti la città di Reggio Emilia è sempre stata un modello di accoglienza. Il distanziamento fisico che stiamo vivendo può nuocere a questa peculiarità della nostra comunità?

LV – Io credo che al di là del distanziamento tra le persone In questa epoca di Covid, il distanziamento è un fenomeno molto attuale. Quando riflettiamo sulla relazione tra Reggio Emilia e la sua storia e le politiche di dialogo interculturali e tra religioni, io credo che dobbiamo allargare l’orizzonte per ripercorrere la storia, per certi versi anche recente, di una città che negli ultimi 25 anni ha attraversato un processo di cambiamento socio-demografico. Mi riferisco al fenomeno dell’immigrazione, che nell’ultimo quarto di secolo è arrivata a circa il 17% della popolazione residente nella nostra città e che al suo interno include quasi 100 nazionalità. In questo percorso penso che la città poteva esplodere nei presupposti fondamentali della sua coesione sociale e civile. La nostra comunità invece arriva nel 2021 alla fine di un percorso iniziato negli anni 90 del secolo scorso, potendosi presentare al mondo come una città che ha trovato le ragioni della propria unità anche a partire dai concetti di diversità. Recentemente il Consiglio Europeo ci ha inserito in un gruppo di 10 città europee del dialogo interculturale.
Questo vuol dire che la sua dimensione valoriale ha saputo essere virtuosa. Questa è stata l’epoca in cui, dal secondo dopoguerra, l’Europa si è trovata a misurarsi con il concetto di diversità vissuta in modo conflittuale, vissuta come generazione di muri. Questa è l’epoca della cultura sovranista e dell’approccio populista. In questo contesto Reggio Emilia è riuscita a fare argine contro questo tipo di penetrazione culturale e ha saputo diventare sempre più la città dei diritti della persona, i diritti civili e più in generale dei diritti umani, favorendo un dialogo interculturale e interreligioso.

GB – La città di Reggio Emilia ha voluto rigenerare i Chiostri di San Pietro in cui convivono attività sociali e culturali. L’architettura, come può investire per creare nuovi spazi fisici e digitali, per favorire rapporti sociali e culturali?

LV – Oltre quello che abbiamo detto poc’anzi, un altro dei percorsi importanti che la città ha fatto negli ultimi 15 anni, è il modo di ripensare e di rigenerare tanti luoghi e tanti spazi, soprattutto pubblici. È stato fatto sì che la rigenerazione di questi spazi fosse anche una grande occasione di rigenerazione dei legami sociali, nel senso stesso di appartenenza a una comunità.
Per citare alcuni esempi di rigenerazione recente, pensiamo alle tante piazze riqualificate in questa città nell’ultimi 10 anni, pensiamo a luoghi importanti come i Chiostri di San Pietro, o piuttosto a luoghi come la Reggia di Rivalta, di imminente riqualificazione. Luogo importante per la costruzione del modello economico di questo territorio, sono state le ex Officine Reggiane, dove si sta facendo un grande parco dell’innovazione. Ma anche luoghi apparentemente meno noti, come il Binario 49 nella zona stazione. Ne potrei citare tanti altri e potremmo andare ulteriormente più indietro, pensando per esempio quando l’ex fonderia diventa il luogo e la sede della fondazione nazionale della danza o quando invece all’inizio degli anni 2000 i locali dell’ex Locatelli diventano quello che oggi è il centro internazionale Loris Malaguzzi.

Se noi mettiamo in fila tutti questi interventi, vediamo una città che si è trasformata e che ha saputo cambiare grazie anche alla rigenerazione di questi luoghi, portando con sé sempre la ricostruzione dei legami sociali, rafforzando il senso di appartenenza alla città. I Chiostri di San Pietro credo che ne siano anche un po’ il paradigma. Pensiamo al fatto che fino al 2005 questo luogo era un portone chiuso. Un giorno quel portone è stato aperto ed è stato restituito alla città. Da lì è partito un percorso di recupero e di valorizzazione, insieme a tante iniziative culturali e sociali che lo rendono oggi probabilmente uno dei luoghi più belli della città. Se mettiamo insieme il percorso sul dialogo interculturale da un lato e dall’altro il grande percorso sulla rigenerazione urbana dello spazio pubblico che questa città ha compiuto negli ultimi anni, capiamo molto del modo in cui Reggio Emilia ha saputo concretizzare una propria originale e autonoma idea di innovazione dentro la contemporaneità.

GB – La guida Michelin in lingua francese indica Reggio Emilia come la città dell’architettura contemporanea all’interno di un sistema emiliano romagnolo. Gli investimenti citati nella rigenerazione urbana, hanno forse aiutato a portare in città una festa dell’architettura come è stata Rigenera. Questa manifestazione si è voluta anche per ridefinire la funzione e la figura dell’architetto, all’interno di un sistema sociale e cittadino, cosa ha portato alla città questa festa?

LV – Rigenera è stato un festival importante, ricco di iniziative di grande valore e qualità, peraltro organizzato in un’epoca difficilissima. Penso davvero che si debbano fare i complimenti agli organizzatori per essere riusciti a mettere insieme questo festival. Rigenera è stata poi occasione di incontro, ha avuto momenti di interesse collettivo, con molta partecipazione. Credo quindi che meriti un grande riconoscimento, non soltanto locale.

GB – Essendo uno degli organizzatori, confermo la difficoltà, ma al contempo le soddisfazioni sono state doppie. Credo che Andrea Rinaldi, il Presidente dell’Ordine degli architetti, colui che ha portato sulle spalle tutta la responsabilità dell’organizzazione, sarà molto contento di sentire queste parole. Potrebbe diventare Rigenera un appuntamento annuale o biennale a Reggio Emilia?

LV – È una valutazione che devono fare gli organizzatori primariamente, posso dire che l’amministrazione e la comunità, accoglierebbe positivamente la continuità annuale o biennale di questa esperienza. Il mio auspicio è che questo momento, fatto di iniziative e di incontri che hanno messo al centro il tema della città contemporanea con la rigenerazione urbana e gli aspetti valoriali rilevanti come il dialogo interculturale e la performance artistica Bandiera del Mondo, possa continuare a esserlo anche in futuro.


Il mio augurio è rivolto anche a un’altra cosa, che l’ambizione del progetto sia anche quella di riuscire a partire, come sempre in tutti i festival, dal mondo dei professionisti, degli stakeholder di riferimento, da una comunità riflessiva e consapevole su questi temi. Questo per riuscire a essere sempre più capace di coinvolgere la città nel suo insieme per discutere sui temi di attualità. Questa si è veramente una sfida del futuro, perché quando si innova in una città, non è affatto scontato che tutti i cittadini comprendano che riqualificare uno spazio pubblico urbano, sia un presupposto fondamentale per la rigenerazione di un sistema di relazioni. Il fatto che l’architettura parta dei propri temi per cercare di arricchire la società e di farla crescere, è un elemento che può trovare in Reggio Emilia un grande fondamento. Il mio auspicio e il mio incoraggiamento è che gli organizzatori pensino seriamente a proseguire questa esperienza e che possa essere integrato con le caratteristiche della quotidianità della nostra città.

GB – Ringrazio il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi per la sua disponibilità, ringraziamo la città intera perché sa essere una città accogliente non solo con le persone che arrivano da fuori ma anche con i propri cittadini, e gli permette di organizzare eventi e occasioni di dialogo e di dibattito. Io come organizzatore di Bandiere del Mondo, sono stato molto contento di portare un simbolo e un’opera d’arte che sa mettere insieme tutti i popoli del mondo con le loro bandiere, proprio nella Città del Primo Tricolore.

Intervista di Giacomo Bassmaji in collaborazione con Tommaso Cabassi.
Credits immagini:
Tommaso Cabassi, Chiara Nizzoli, Emiliano Paolucci e David Rubil.

Campus Party con Celeste Righi Ricco

” Campus Party, la più grande esperienza di innovazione e creatività al mondo per under 30, lancia Campus Party Spotlight, un format globale e totalmente digital incentrato su circolarità, sostenibilità, climate action ed energia pulita. Sul Main stage ci saranno decine di speaker internazionali, tra cui giovani leader che parleranno del ruolo che i giovani ricoprono nell’ assicurare una transizione sostenibile all’insegna dell’innovazione. Celeste Righi Ricco parteciperà all’evento come co-fondatrice e rappresentante dell’associazione Pensare Globalmente Agire Localmente, affiancata da Irene Ghaleb, vice presidente di Change For Planet, e Davide Paturno, presidente di Social Innovators. Seguiteci il 28 Gennaio dalle 19 alle 20 pm. ” Link:  https://spotlight.campus-party.org/agenda/