DANIELA PELLEGRINI | MARCO NEREO ROTELLI | Sotto il cielo di stelle

Castello Gamba di Châtillon dal 23 luglio al 18 ottobre 2026

Gli spazi suggestivi e sopraelevati dell’altana del Castello Gamba si trasformano nel palcoscenico di un intenso e raffinato dialogo poetico, che vede protagoniste le ricerche artistiche di Marco Nereo Rotelli e Daniela Pellegrini. Questo incontro non è una semplice accostamento formale, ma nasce da una profonda e fertile dialettica tra due alfabeti speculari che ridefiniscono i confini della comunicazione e della percezione visiva.

Il primo di questi codici espressivi è quello di Marco Nereo Rotelli, il cui lavoro si concentra da sempre sul potere evocativo del segno e della parola. Rotelli compie un atto di liberazione concettuale: sottrae la parola scritta alla bidimensionalità della pagina tipografica, scardina la rigidità del testo e la dispone liberamente nell’ambiente espositivo, lasciandola fluttuare lungo traiettorie puramente mentali ed emozionali. All’interno di questa dinamica, le superfici ovali della serie Ab Ovo smettono di essere semplici supporti pittorici per trasformarsi in vere e proprie orbite cosmiche. Questi spazi curvi vengono solcati da calligrafie dinamiche, frecce direzionali e improvvisi impulsi luminosi, frammenti di un discorso universale che si fa pittura e si propaga nello spazio come una radiazione di pensiero.

Il secondo alfabeto, elaborato da Daniela Pellegrini, compie un percorso concettuale inverso ma strettamente complementare. Se Rotelli espande la parola verso l’infinito, Pellegrini riconduce l’immensità dell’universo alla misura intima e profonda del vissuto personale, utilizzando il corpo come territorio di indagine. Nelle sue celebri Cielografie, l’autoritratto fotografico perde ogni connotazione puramente descrittiva o biografica per farsi mappa siderale e firmamento privato. L’epidermide dell’artista si offre allo sguardo come una costellazione segreta, dove i nei e le micro-tracce della sua geografia corporea si convertono in punti luminosi, coordinate astronomiche e astri lucenti impressi sulla materia vivente.

L’intera sala espositiva dell’altana si anima così di una tensione vibrante, sospesa nella dialettica costante tra l’incommensurabile immensità del cosmo e la vulnerabile concretezza della presenza fisica umana. Questa straordinaria prossimità di segni differenti – la parola-luce di Rotelli e il corpo-stella di Pellegrini – genera una fitta rete di poesie visive e nuove rotte astronomiche. L’operazione artistica riesce così a convertire i luoghi della realtà e i codici astratti (logos) in coordinate celesti e inediti campi astrologici, territori aperti alla pura intuizione e alla lettura del futuro. In questo modo, la mostra restituisce all’arte contemporanea la sua facoltà più autentica e ancestrale: quella di farsi strumento di orientamento spirituale, capace di rivelare e comunicare tutto ciò che sfugge alla rigidità dei linguaggi ordinari e razionali.

GRAZIA TODERI | GILBERTO ZORIO | Sotto il cielo di stelle

Castello Gamba di Châtillon dal 23 luglio al 18 ottobre 2026

Tre monitor affiancati proiettano nello spazio espositivo Rosso, l’opera video di Grazia Toderi. Si genera così un campo visivo continuo e magnetico, in cui bagliori improvvisi, addensamenti cromatici e vibrazioni luminose scandiscono il ritmo elettrico e pulsante di un’enigmatica metropoli notturna. Le immagini scuotono e dilatano la superficie, trasformandola in una vera e propria pelle urbana: un ordito artificiale sospeso alla ricerca di intime profondità interiori. Senza più coordinate stabili, lo sguardo dello spettatore viene risucchiato in una dimensione ipnotica e fluttuante.

Questa narrazione in continuo movimento dialoga idealmente con Torre Stella, la serie di disegni di Gilberto Zorio. Ogni lavoro custodisce un’anima mutevole e una doppia esistenza: una visibile alla luce del giorno, l’altra rivelata esclusivamente dal buio. L’uso strategico del fosforo e degli inchiostri fluorescenti interviene direttamente sulle planimetrie e sui progetti grafici degli ambienti installativi, facendo emergere geometrie inattese e lasciando affiorare l’astro come un fulcro radiante di pura energia. Il passaggio radicale tra luminosità e oscurità documenta non solo la metamorfosi tecnica, ma rende tangibile il tempo presente dell’opera.

Nel cuore della sala, le due ricerche si fondono: mentre Toderi espande la percezione sensoriale del cosmo tra cielo e terra, Zorio ne condensa la potenza in un segno grafico vibrante. Sotto l’effetto di questo incontro, lo spazio fisico perde ogni rigidità e il firmamento fa il suo ingresso nell’ambiente, trasformandosi in un evento totalmente immersivo

MIMMO PALADINO | FRANCO PERROTTI | Sotto il cielo di stelle

 Castello Gamba di Châtillon dal 23 luglio al 18 ottobre 2026

Franco Perrotti e Mimmo Paladino danno vita a una tensione dialogica che si sviluppa in due direzioni speculari e contrapposte.

Da un lato, i volatili di Dissuader firmati da Perrotti assumono sembianze tecnologiche e corazzate, evocando in modo immediato i droni che sorvegliano, controllano e colpiscono il paesaggio contemporaneo. Il comune volatile urbano perde così l’innocenza primordiale del proprio volo, portando impressi sul corpo i segni tangibili e brutali della guerra.

Dall’altro lato, opere come Icaro e stelle, Pieno di stelle e Carro stellare di Paladino spalancano cieli intensamente poetici, popolati da miti, apparizioni e alfabeti remoti. Paladino restituisce all’ascesa umana una dimensione immaginativa e spirituale, in cui l’astro torna a orientare il viaggio e a riaccendere il desiderio dell’infinito.

Al centro di questo percorso si colloca Corona, un’opera che agisce come un circuito attorno a un pianeta: un’orbita materica capace di raccogliere in sé presenze arcaiche e frammenti di filo spinato. Questo cerchio perfetto unisce in un unico elemento concetti opposti: protezione e limite, appartenenza e minaccia.

La sala espositiva si offre così a una doppia lettura che oscilla costantemente da Perrotti verso Paladino e viceversa. Il drone incontra la costellazione, l’arma si misura con la poesia, il confine si scontra con l’infinito. È proprio da questa dicotomia che si genera un campo di forze instabile, dove ogni promessa celeste porta con sé il rischio della conquista militare e ogni barriera conserva, nonostante tutto, la possibilità di essere oltrepassata.

MICHELANGELO PISTOLETTO | GEOGRAFIE DEL COSMO CONTEMPORANEO | Sotto un cielo di stelle


Arte e scienza per immaginare il futuro

La sezione allestita in Val Ferret è dedicata a Michelangelo Pistoletto. Davanti alle baite di Les Maisons de Judith, il suo pensiero unisce paesaggio alpino, innovazione, partecipazione civile e coscienza planetaria.Durante la missione VITA (Vitality, Innovation, Technology e Ability), l’astronauta Paolo Nespoli porta sulla Stazione Spaziale Internazionale il simbolo del Terzo Paradiso. Nel logo della spedizione, il DNA richiama l’indagine scientifica, il libro rappresenta la cultura, la Terra occupa il centro quale dimora condivisa dell’umanità. L’emblema conferisce carattere all’impresa e orienta la riflessione verso un progresso capace di ricomporre natura, tecnica e responsabilità. Dall’orbita l’astronauta fotografa la superficie terrestre. L’app SPAC3 accosta quegli scatti ai contributi inviati dai cittadini, inserendoli nella forma dei tre cerchi. Ciascun partecipante interviene nella costruzione di un’opera corale e incontra i diciassette Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Il dispositivo digitale favorisce consapevolezza sui cambiamenti climatici, sull’acqua, sul cibo, sulla salute, sull’uso del territorio e sulle decisioni necessarie alla salvaguardia del pianeta.

L’esperienza compiuta nello spazio ritorna fra le montagne. Sotto la corona del Monte Bianco, i tronchi recuperati dopo una tempesta disegnano sul prato la medesima icona. Il legno custodisce gli anni degli alberi, la forza dell’evento atmosferico e il lavoro della comunità che li ha raccolti. Ciò che sulla ISS racchiudeva la visione unitaria del mondo aderisce ora al terreno e registra la vicenda di un luogo. Fra queste due condizioni, il nucleo centrale indica il compito affidato all’essere umano nella ricerca di un equilibrio fra ambiente e artificio.

L’Autoritratto di stelle estende il corpo dell’artista in una moltitudine luminosa e riconduce l’identità individuale alla sostanza da cui provengono gli astri e gli organismi. Rotazione di corpiraccoglie invece le presenze in un moto comune, dove ogni elemento modifica l’assetto generale e rende percepibile il legame fra persona, società e sistemi celesti.

L’umanità coinvolta nelle nuove avventure spaziali dovrà mantenere in equilibrio la relazione tra dimensione terrestre ed extraterrestre, assumendola quale principio etico capace di orientare l’esplorazione verso la tutela della vita, la riduzione degli impatti e la responsabilità verso le generazioni future.

FRANCO PERROTTI | DISSUADER | Sotto un cielo di stelle

 Chiesa Valdese, Courmayeur dal 25 luglio al 27 settembre 2026

A Courmayeur, gli spazi interni ed esterni della Chiesa Evangelica Valdese ospitano una tappa della mostra diffusa Sotto il cielo di stelle. Protagonista di questa sezione è Dissuader. Il volo della colomba dall’Arca di Noè ai cieli antropizzati, un’installazione site-specific firmata da Franco Perrotti.

Attraverso questo intervento, l’artista mette coraggiosamente in parallelo i sistemi di controllo e le barriere fisiche usate per respingere i migranti durante i loro esodi con i dispositivi urbani installati per allontanare gli uccelli considerati molesti, come i piccioni. Al centro della narrazione si colloca la drammatica metamorfosi della colomba: da ancestrale messaggera biblica e universale icona di pace, si ritrova immersa in cieli contemporanei saturi di confini, sorveglianza e macchine volanti. Nelle opere della serie, i volatili subiscono un’inquietante evoluzione tecnologica. I loro corpi biologici vengono modificati da punte, innesti metallici e superfici taglienti, trasformandosi in pesanti droni d’attacco armati, specchio dei conflitti e delle tensioni della nostra società.

Nel piazzale antistante, la grossa scultura in legno di oltre 4,5 metri raffigurante un piccione nero si erge come un severo monito contro la disumanizzazione dei confini e l’indifferenza di una società che preferisce respingere ed escludere piuttosto che accogliere.

ANGELO BONELLO | Axis Mundi | Sotto un cielo di stelle

 MegaMuseo di Aosta dal 23 luglio al 18 ottobre 2026

La superficie luminosa bifacciale di Angelo Bonello domina il piano superiore del MegaMuseo, ponendosi come un ponte visivo e concettuale tra due dimensioni: i millenari scavi dell’Area Megalitica e gli spazi espositivi interni.

L’installazione dialoga a distanza con Orione, l’altra opera dello stesso artista esposta al Castello Gamba. Ma se in quel contesto la figura atletica del cacciatore mitologico solleva la lancia verso il firmamento per catturare una stella, qui, nel presidio museale, l’asta compie il percorso inverso. Il gesto è rivolto verso il basso, nell’atto di deporre l’astro o di riscoprirlo nelle profondità storiche del sito. Il titolo stesso dell’opera, Axis Mundi, evoca l’asse simbolico universale che connette la sfera siderale alla terra. Nei riti di fondazione antichi, questo centro geometrico e spirituale segnava l’inizio di ogni cosa: piantare un palo o tracciare un solco significava circoscrivere lo spazio sacro, il perno da cui avrebbe preso forma il mondo ordinato.

Questa straordinaria architettura di luce trova una risonanza profonda nel contesto archeologico di Saint-Martin-de-Corléans, un complesso monumentale persino antecedente all’Aosta romana. Qui, una delle storiche allineate di pali lignei e stele antropomorfe segue l’orientamento astronomico della levata di Betelgeuse, la supergigante rossa della costellazione di Orione. Attraverso questo “ombelico sacro”, l’invenzione dell’opera d’arte mette fine al caos primordiale, fissando nell’infinito un punto d’origine da cui misurare e comprendere l’intero ordine del creato.

MICHELANGELO PISTOLETTO | ROTAZIONE DEI CORPI (1989) | Sotto un cielo di stelle

 MegaMuseo di Aosta dal 23 luglio al 18 ottobre 2026

L’installazione si sviluppa attorno a un tavolo sul quale sono adagiate due lastre combacianti di plexiglass, entrambe impresse con immagini stellari provenienti dall’Osservatorio di Monte Palomar.

Invitato all’interazione, il visitatore appoggia un dito sul bordo superiore e imprime una lieve rotazione. Basta questo spostamento millimetrico perché l’assetto delle costellazioni cambi istantaneamente: i punti luminosi si sovrappongono in modi sempre nuovi, dando vita a inediti cerchi concentrici. L’opera trova la sua linfa in questo gesto semplice, un’azione che scardina l’equilibrio precedente e dimostra come nessun fulcro possa mai dirsi definitivo. Una volta concluso il movimento, il partecipante è chiamato a riportare la lastra nella sua posizione originaria, facendola coincidere esattamente con quella sottostante. Se l’azione apre una finestra sulle infinite possibilità del caos, il ritorno ne ristabilisce l’ordine iniziale, preparando la superficie a una nuova esplorazione.

Michelangelo Pistoletto traduce questa affascinante dinamica cosmica direttamente nella dimensione sociale. Nel momento in cui ogni singolo punto può trasformarsi nel fulcro dell’intero sistema, ogni individuo acquista una precisa responsabilità nel rapporto con gli altri. Il tavolo si trasforma così in uno strumento di conoscenza collettiva, mentre l’universo moltiplica i propri centri a ogni sfioramento del dito.

GIULIANA CUNÉAZ | COSTELLAZIONE | Sotto un cielo di stelle

 MegaMuseo di Aosta dal 23 luglio al 18 ottobre 2026

Le opere traggono la loro linfa vitale dall’ultimo, celebre verso di Un coup de dés jamais n’abolira le hasard di Stéphane Mallarmé.

Sulla parete, metacrilato e fibre ottiche si fondono per dare forma a una struttura che evoca catene molecolari, disposte secondo un disegno stellare. Da questa trama geometrica affiora un’entità enigmatica, sospesa nel limbo tra apparizione visiva e puro pensiero. A completare l’esperienza, il video approfondisce queste tematiche attraverso sequenze animate da una continua disgregazione e ricomposizione, capaci di mettere profondamente in crisi la percezione dell’osservatore. Entrambi i lavori interrogano il caso, interpretato come forza attiva che plasma sia i destini individuali sia i processi di mutazione della materia.

Il desiderio umano di assoluto si scontra così con il principio di indeterminazione, quel concetto che la fisica quantistica ha posto al centro del sapere contemporaneo, scardinando ogni certezza definitiva. In questo scenario riaffiora la celebre obiezione di Albert Einstein – secondo cui “Dio non gioca a dadi con l’universo” – come ultima, affascinante resistenza opposta al disordine e al caos. Il campo visivo si traduce in un mosaico di numeri, formule, simboli e ipotesi in cui convivono scienza, filosofia e intuizione artistica. La conoscenza si scopre intrinsecamente instabile, lasciando intravedere l’infinito segreto che si nasconde nel fluire della vita e nelle leggi ancora inesplorate della materia.

DANIELA PELLEGRINI | CIELOGRAFIE | Sotto un cielo di stelle

MegaMuseo di Aosta dal 23 luglio al 18 ottobre 2026

Un’imponente gigantografia retroilluminata, alta quattro metri, accoglie lo sguardo trasfigurando il ritratto in un’apparizione siderale. La figura si amplifica e si perde nel mito: la pelle diventa una porzione di volta celeste, dove i nei si trasformano in coordinate astronomiche, capaci di tradurre l’esperienza del singolo in un sapere universale e cosmico. Nel profilo, che evoca la grazia della Venere di Milo, risuona un’eco classica perfettamente integrata nell’estetica contemporanea.

La divinità si manifesta così come trasfigurazione del cielo, astro lucente della notte e chiarore del mattino sull’orizzonte marino, sovrana del firmamento e custode delle acque. Simbolo assoluto di arte, armonia e desiderio, nel IV secolo a.C. la dea venne immortalata da Apelle mentre emergeva dall’oceano strizzando i capelli bagnati. Un’immagine che ha consegnato alla cultura occidentale l’archetipo della nascita dal grembo primordiale, il luogo sacro dove la terra e l’immensità del mare si fondono sotto il suo eterno dominio.

Grazie a un’inversione cromatica digitale, un blu profondo e magnetico sottrae il corpo alla forza di gravità. L’anatomia stessa si fa matrice di un logos predittivo, un territorio di confine in cui convergono biografia personale, infinito e sostanza umana. In questa monumentalità, la memoria ancestrale incontra il destino: ogni minima traccia cutanea diventa la prova di un’appartenenza a un ordine superiore, a profondità celesti ancora tutte da esplorare.

GRAZIA TODERI | WE MARK | Sotto un cielo di stelle

MegaMuseo di Aosta dal 23 luglio al 18 ottobre 2026

Con We Mark, Grazia Toderi proietta sul suolo del MegaMuseo una complessa cartografia tracciata da strumenti di misurazione. I fasci di luce colpiscono i resti archeologici e assecondano le irregolarità del terreno, insinuandosi nelle cavità dei pozzi e lasciando l’impronta tangibile di un posizionamento, l’atto preciso di dichiarare un luogo.

Mentre nell’installazione originaria erano i visitatori a intercettare i raggi modificando l’immagine con le proprie ombre, qui la dinamica si sposta. Il pubblico osserva l’opera dalle passerelle e lascia che siano le pietre stesse, gli avvallamenti e i segni degli antichi scavi a interrompere la proiezione, rimodellandola secondo l’anatomia del sito.

Questo intervento luminoso fa dialogare due forme diverse di scrittura. La prima è quella storica, impressa dalle comunità del passato che hanno inciso, disposto e orientato gli elementi di questo spazio. La seconda è immateriale e temporanea, fatta di pura luce e legata ai dispositivi con cui la società contemporanea mappa il territorio e scruta la volta celeste. Al centro di questo reticolo spicca il mirino, un simbolo dalla forte ambivalenza: se da un lato evoca il controllo, il bersaglio e la guerra, dall’altro – se unito al telescopio, al goniometro o alla bussola – si trasforma in una guida per cercare stelle, pianeti e nuove direzioni. L’opera diventa così una profonda riflessione sul conflitto che abita la natura, il cosmo e l’esistenza umana, suggerendo la possibilità di trasformare quella stessa tensione in una lotta generatrice di vita.