L’ARTE CHE CREA DIALOGO

Ieri giovedì 16 dicembre, per la prima volta un’opera di arte sociale tra le mura di A.L.E.R. sede centrale Viale Romagna 26, l’opera sarà esposta fino al 15 gennaio 2022

SIAMO TUTTI FOGLIE DELLO STESSO ALBERO” 2021
Collettivo Artistico iL NODO LaChicca&LeSciure
Materiali di riciclo


L’albero è simbolo universale della vita, ponte tra il mondo materiale terrestre e l’immateriale celeste, nodo tra il sotterraneo inconscio e la luminosità della coscienza. Archetipo di resilienza, evoluzione e perpetua rinascita che vede ognuno di noi sbocciare come germogli del cosmo.
Solo insieme si crea l’universo.
Tutte le opere del Nodo sono conformi alle direttive e agli obiettivi dell’ Agenda 2030 dell’ ONU.
Nel 2017 nasce il Collettivo Artistico iL NODO LaChicca&LeSciure co-fondato dall’ artista e attivista Maria Francesca Rodi e le signore dell’ Associazione Coltivare la Città coordinate da Tina Monaco.

In foto: Alcuni inquilini e iscritti al Collettivo Artistico iL NODODomenico Ippolito, direttore AlerAngelo Sala, presidente Aler
Tina Monaco, coordinatrice Sciure Associazione Coltivare la CittàLucia Giannattasio, presidente autogestione Russoli
Fortunato D’Amico, curatore artisticoMaria Francesca Rodi, artista ideatrice del progetto e
co-fondatrice del Collettivo Artistico iL NODO insieme alle Sciure

Le Sciure sono donne in pensione, per lo più inquiline delle case popolari A.L.E.R. di via Franco Russoli, periferia sud di Milano, donne proattive che contribuiscono al benessere sociale collettivo da trent’anni a questa parte.
Il Collettivo crea relazioni virtuose tra gli abitanti, rigenera gli spazi, le materie e gli animi anche attraverso la magia dell’arte.
Con l’ augurio di una città più etica e sostenibile


Collaborazione alla Curatela: Fortunato D’Amico

Sponsor Tecnici: il Mercatino “Tra Noi e Voi”, C.E.L.C. Confederazione Europea del Lino e della Canapa, Antonio Marras

Ringraziamo tutti coloro che hanno reso possibile questa cosa
L’arte è speranza

Michelangelo Pistoletto. Premio Lorenzo il Magnifico 2021

Michelangelo Pistoletto riceve il Premio alla Carriera Lorenzo il Magnifico alla 13a Florence Biennale 2021. Il premio aè stato attribuito all’artista per la continuità della ricerca, condotta per oltre sessant’anni in ambito artistico e interdisciplinare,  che ha portato contributi  di fondamentale importanza non solo alle discipline artistiche ma anche a quelle umanistiche, scientifiche, e sociali. Un’arte, quella di Michelangelo Pistoletto,  che ha dato avvio a  pratiche  e percorsi di militanza in tutto il mondo,  in cui l’ Arte è al centro di una trasformazione responsabile e sostenibile della società. Principi, questi, su cui si fonda il progetto di Cittadellarte, organizzazione non profit con sede a Biella, che pone l’arte in diretta  interazione con i diversi settori della società, attraverso l’attuazione di programmi orientati   alla promozione delle differenze culturali come sistema di arricchimento dei  valori individuali e sociali, della salvaguardia ambientale, della responsabilità dell’artista e della sua opera nei confronti della società. Michelangelo Pistoletto è premiato per il suo eccellente lavoro di diffusione, attraverso le arti, della demopraxia, quindi della partecipazione attiva dei cittadini ai processi di progettazione, sviluppo e gestione della società. Michelangelo Pistoletto viene insignito da questa onorificenza alla carriera per il suo costante contributo alla costruzione del dialogo fra le parti sociali, perseguito con determinazione, con la convinzione che per completare l’opera di umanizzazione planetaria è necessario considerare prioritari la difesa dei diritti umani, la tutela delle biodiversità e del loro habitat,  la promozione della giustizia e della pace nel mondo.

MEMORABILIA e altri progetti intergenerazionali

Chiara Crosti e Silvia Vercelli intervistano Chiara Mignemi

Voglio essere un’anziana felice” è l’ispirazione che guida Chiara Mignemi, 30 anni, fondatrice di Kuroko s.n.c. e ideatrice del progetto Memorabilia, insieme al socio Riccardo Micheloni. 

E voglio che lo siano anche tutti gli altri” aggiunge. 

Da un bisogno individuale di rassicurazione e aspettativa di un futuro sereno per sé e per i propri familiari, nasce così un’impresa sociale operante nel terzo settore e per il bene dell’intera comunità.

Dedicata, nello specifico, a chi appartiene alla fascia della terza e quarta età, una fase della vita in cui le persone, libere da impellenze lavorative e dotate di un prezioso bagaglio di esperienza, possono beneficiare di una maggiore quantità di tempo a disposizione. Tempo che, se non accompagnato da strumenti e fattori ambientali favorevoli, può diventare però un grande limite, in cui si rischia addirittura di rimanere intrappolati, per poi ritrovarsi in situazioni di isolamento e solitudine.

Diverse sono le iniziative proposte attraverso il progetto multidisciplinare “Memorabilia”, che ci racconta Chiara in questo podcast, replicabili in diversi contesti e territori. 

La tua vita da leggere” – un’occasione di contatto tra chi desidera raccontare il proprio vissuto e persone capaci di accoglierlo ed elaborarlo in forma narrativa, dove l’idea di delegare il dialogo a qualcuno che non sia un familiare permette di creare uno spazio di spontaneità, in cui si esce dagli schemi imposti dai ruoli per lasciar emergere la vera identità della persona, in tutta la sua complessità, dando così modo di creare anche relazioni più autentiche con gli stessi familiari.

Operazione che assume un valore ancor più grande se rivolta alle donne comuni, nate in una cert’epoca, a cui l’espressione femminile dell’anzianità è stata difficilmente concessa. 

Lo stesso tipo servizio, dal nome “Una storia tira l’altra” si declina anche in forma laboratoriale, per RSA e centri diurni, con livelli di maggiore o minore stimolazione cognitiva e utilizzo di strumenti che portano ad attivare le memorie.

In un percorso che va al di là del prodotto artistico finale, lasciando dietro di sé un tesoro inestimabile, dal punto vista sociale e storico, mettendo sempre la persona al centro, nel totale rispetto della sua intimità e privacy. 

“Mashup Generazionale / Disegnare Alternative” – proposta per le scuole medie e superiori, volta, a partire da un semplice esercizio di proiezione identitaria (un elaborato dal titolo “Quando avrò ottant’anni”), a stimolare la riflessione su sé stessi in un’altra fascia d’età, partendo da una fase, quella adolescenziale, in cui la senilità è qualcosa di ancora inesplorato, pur presentando diversi punti in comune con la stessa, quali anche i sentimenti di solitudine e incomprensione. 

Una sperimentazione che porta esiti interessanti e costruttivi come le conclusioni sulla necessità di una società più inclusiva per gli anziani e l’attivazione di un dialogo intergenerazionale libero da preconcetti. 

“Ti passo a prendere” – servizio, con accompagnamento, in collaborazione con una rete di teatri di Milano per favorire la socializzazione e l’incontro con la cultura, che diventa così espediente di condivisione di vedute e interessi nonché punto di partenza per una conversazione piacevole e avvio di potenziali relazioni di amicizia e sostegno reciproco. 

“Meglio tardi” – programma radiofonico per sensibilizzare sul diritto all’affettività per chi vive la terza e quarta età e dar voce a chi ne ha diretta testimonianza, abbattendo così i tabù sull’argomento.  

Un insieme di iniziative accomunate da una fantasia rivoluzionaria, che si innesta su un lavoro sociale costante, fatto per piccoli passi, tra ostacoli burocratici da una parte e forte determinazione e solide competenze dall’altra. 

Proprio come i kuroko, quelle figure che nel teatro tradizionale giapponese, operano sulla scena vestiti completamente di nero e come ombre sistemano le cose. 

Non è un caso che lo stesso nome sia stato scelto per l’impresa sociale. 

Chiara, nel suo racconto ha citato e trasmesso più volte i concetti di dignità e inclusione, entrambi correlati ad un principio imprescindibile nell’ambito degli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030: “Non lasciare indietro nessuno

Nello specifico vediamo una connessione con l’Obiettivo 10 (Ridurre le Disuguaglianze), l’Obiettivo 3 (Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età), pensando ai benefici sul benessere della persona derivanti dalla riconquista della propria autonomia e dalla possibilità di nutrire la propria mente con nuovo cibo rispetto al rapporto passivo che può crearsi di fronte a un freddo schermo televisivo. 

E non ultimo, l’Obiettivo 17 (Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale). 

È soprattutto attraverso quest’ultimo che un progetto come questo può diventare sostenibile, a tutti gli effetti, ovvero accessibile a tutti, indipendentemente dalle possibilità economiche, attraverso una solida rete di associazioni e istituzioni a supporto. Ci auguriamo pertanto che da questi sforzi quotidiani compiuti nell’ombra si possano raccogliere presto i frutti per un’opera collettiva di cui possa beneficiare tutta la comunità nel suo insieme. 

Per chi volesse saperne di più e contattare direttamente Chiara, ecco il sito di riferimento https://progettomemorabilia.it/

Illustrazioni di Anna Micheloni

Ascolta l’intervista sul nostro Podcast Worldglocal

Premio alla carriera a Vivienne Westwood

Vivienne Westwood riceve il premio alla carriera alla 13a Florence Biennale ed è in visita al padiglione Cavaniglia Eternal Feminine Eternal Change curata da Fortunato D’Amico.
Il premio assegnato a Vivienne Westwood “in riconoscimento di una produzione creativa rivoluzionaria che ha segnato la storia del design della moda nel corso degli ultimi cinquant’anni, cambiando e ampliando il concetto di femminilità, e per aver ideato e promosso campagne innovative con l’obiettivo di proteggere la vita sulla nostra Madre Terra”.

Le è stato dedicato uno spazio espositivo che ripercorre le tappe principali della sua carriera, con una particolare attenzione alle sue campagne in difesa dei diritti umani e dell’ambiente.

13a Florence Biennale. Feminine Eternal Change

La 13ª Florence Biennale, ospiterà al Padiglione Cavaniglia dal 23 al 31 ottobre 2021, lo special concept curato da Fortunato D’Amico, dal titolo Eternal Feminine Eternal Change, che ospiterà esclusivamente le installazioni di oltre 60 artisti, selezionati dal curatore in chiave interdisciplinare e multiculturale,  i quali si sono impegnati a realizzare opere individuali e collettive, sul tema della mostra. 

Il Femminino è stato inteso come concetto trasversale, interpretato per dare volto a indagini artistiche sensibili alle tematiche sociali, ambientali, economiche,  esplorato da punti di vista differenti,  rilevati nel largo panorama espressivo delle arti. Le proposte elaborate da performer, fotografi, pittori, scultori,  architetti, designer, musicisti, poeti, video maker, sono state selezionate dal curatore, al fine di sollecitare sul pubblico riflessioni urgenti sulla condizione contemporanea della Grande Madre, un pianeta Terra collassato sotto la pressione dell’inquinamento e della cattiva gestione delle risorse, oltre che di una democrazia decadente, in un’epoca caratterizzata da economie ed epidemie globalizzate. Tra le proposte presentate dagli artisti emergono le problematiche legate all’universo femminile alle soglie del terzo millennio, alle differenze culturali e di genere e alla questione LGBTQ+

Il Padiglione Cavaniglia si propone quest’anno  come un grande laboratorio attivo per pratiche militanti e cambiamenti responsabili e sostenibili, che  il mondo dell’arte contemporanea deve necessariamente considerare, non solo da un punto di vista Estetico ma anche  Etico.

L’opera di Michelangelo Pistoletto e Angelo Savarese, La Bandiera del mondo- 1+1=3, che occuperà lo spazio centrale del padiglione,  e che verra composta attraverso una performance collettiva, è il simbolo di questa nuova consapevolezza di responsabilità,  esorta a Pensare Globalmente Agire Localmente,  ad Amare le Differenze per salvare il femminino che accoglie tutte le biodiversità: il pianeta Terra.

ARTISTI IN MOSTRA

Artiglieria – Change for Planet; Yuval Avital; Stefano Benedetti e Carlo Busetti; Marco Bertìn; Claudia Cantoni; Silvia Capiluppi – LenzuoliSOSpesi; Maria Cristina Carlini; Max Casacci; Giulio Ceppi; Andrea Cereda; Sara Conforti; Paola Crema; Mario De Leo; Chiara Del Sordo; Massimo Facchinetti; Valentina Facchinetti; Roberto Fallani; Andrea Felice; Manuel Felisi; Anna Ferrari e Piero Cademartori; Elia Festa; Enzo Fiore; Martina Fontana; Duilio Forte; Patrizia Benedetta Fratus; Marcella Gabbiani; Loredana Galante; Piero Gilardi; Rossella Gilli; Giuse Iannello; Pina Inferrera; Lorenzo Lucatelli; Maria Elisabetta Marelli; Max Marra; Marica Moro; Fabio Novembre; Fiammetta Parola e Ermanno Ivone; Daniela Pellegrini; Ercole Pignatelli, Giuliano Sangiorgi e Laura Zeni; Michelangelo Pistoletto e Angelo Savarese; Cristina Pistoletto; Giuseppe Portella; Sonja Quarone e Pablo Stomeo; Alfredo Rapetti Mogol “Cheope”; Giorgio e Silvia Rastelli; Paola Risoli; Paola Rizzi; Maria Francesca Rodi – Collettivo Artistico “iL NODO LaChicca&LeSciure”; Massimo Roj; Giovanni Ronzoni; Pierangelo Russo; Ludovica Sitajolo; Mari Terauchi; Oliveiro Toscani; Barbara Uccelli; Emmanuele Villani; Fiamma Zagara.


https://www.florencebiennale.org/

XIII Florence Biennale

23 – 31 ottobre 2021
Fortezza da Basso, Firenze


Info e prenotazione

Tel. +39 055 32 49 173
Dal lunedì al venerdì 10.00-18.00
info@florencebiennale.org


Orario mostra

Sabato 23 – 11:30-20:00
Tutti i giorni 10:00-20.00
Lunedì 25 ottobre – chiuso
Domenica 31 ultimo ingresso ore 18:00

Programma completo


Dove Siamo


Fortezza da Basso
V.le Filippo Strozzi 1
Firenze

CLIMATE CHANGE

Non solo un problema ecologico

di Chiara Crosti

In occasione dell’incontro “CLIMATE CHANGE. Non solo un problema ecologico”, tenutosi Sabato 9 Ottobre, presso l’Auditorium San Dionigi di Vigevano, sono stati invitati a questa prima conferenza di presentazione i relatori: 

Andrea Ballonegiornalista per la Provincia Pavese, l’Araldo, Senza Filtro e Tpi. Gianni Biondilloscrittore, architetto, docente universitario. Chiara Crostiattivista dell’Associazione Pensare Globalmente Agire Localmente ODV . Maria Francesca Rodiartista e attivista. Massimo FacchinettiArchitetto e designer docente del Politecnico di Milano. S.E. Monsignor Maurizio GervasoniVescovo di Vigevano. Ha introdotto e coordinato il dibattito Fortunato D’Amico.

Chiara Crosti ha presentato l’associazione “Pensare Globalmente Agire Localmente” e alcuni esempi di azioni concrete intraprese in ambito locale da parte di alcuni membri dell’Associazione, con l’intento di sensibilizzare i presenti sui temi di sostenibilità dell’Agenda 2030, far conoscere l’associazione stessa e condividere idee e progetti realizzabili su altri territori.

Di seguito una sintesi dei temi esposti:

“L’Associazione è nata circa due anni fa a Vigevano. I soci sono rappresentati da figure appartenenti a quella che oggi identifichiamo come CITTADINANZA ATTIVA, che operano in diversi contesti sociali e territoriali con la finalità condivisa di portare ad attuazione, a livello globale, quelli che sono gli obiettivi indicati dall’Agenda 2030 e, a livello locale, quella di creare una comunità partecipativa.

L’AGENDA 2030 è un documento che propone uno sviluppo sostenibile e si differenzia da quelli sottoscritti nel passato  perché chiama a partecipare al cambiamento direttamente la società civile; il concetto di PENSARE GLOBALMENTE E AGIRE LOCALMENTE muove ognuno di noi a portare nel proprio contesto, nel proprio territorio e negli ambiti sociali di cui facciamo parte, progetti, iniziative e trasformazioni con un ruolo attivo, partendo dalla creazione di reti, proprio come indicato nell’obiettivo N.17 dell’Agenda ed attivando altri cittadini, istituzioni, associazioni, comitati, scuole,ecc. alla creazione di progetti condivisi per realizzare gli altri obiettivi.

Diventa quindi un approccio che si amplifica in dimensioni sempre piùtiere, al proprio paese, città, e così via creando un modello di crescita basato sui princìpi dello sviluppo sostenibile in termini economici, sociali ed ambientali

L’associazione attraverso il suo blog worldglocal.com raccoglie eventi, progetti, iniziative in modo da proporre testimonianze reali e concrete di come ognuno di noi possa operare in questa trasformazione sociale, economica e ambientale.

Abbiamo avviato una serie di PODCAST per dare spazio ad esperienze in ambiti diversi di cittadinanza attiva in modo da fornire una ispirazione, un punto di partenza per chi ancora non ha preso parte al cambiamento.

Nelle prime tre puntate abbiamo affrontato temi come la salute e il benessere con Roberta Massei, il Social Housing e l’arte come luogo di incontro per far nascere riflessioni ed imparare a progettare insieme il futuro.

Ieri abbiamo registrato la quarta puntata incentrata sull’Obiettivo n.10, “Ridurre le Diseguaglianze”con Chiara Mignemi.

Il prossimo progetto relativo ai podcast prevederà la creazione di connessioni tra i soci dell’associazione stessa, a cui chiederemo nei prossimi mesi di condividere ai nostri microfoni i propri progetti così anche da mantenere attiva la relazione tra tutti i componenti dell’associazione.

In questo processo di co-progettazione è possibile partire partire da uno o più obiettivi e poi collegarsi a tutti gli altri poiché gli obiettivi sono tutti connessi, e tutti sono chiamati a partecipare.

Di seguito alcuni esempi di cittadinanza attiva per meglio spiegare cosa si intende per attuazione dell’Agenda 2030.

Nel corso di questi due anni sono stati numerosissimi gli eventi, workshop, conferenze, dibattiti, manifestazioni artistiche che hanno preso vita nei diversi territori in cui opera l’associazione.

  • A Vigevano, nella strada sotterranea del Castello Sforzesco si sono susseguiti eventi basati sulla interdisciplinarietà e temi declinati in molteplici linguaggi come il Design, l’Arte, l’Architettura, la Musica, la Danza, la Moda, il Teatro, la Poesia, tutti aventi l’obiettivo di promuovere la partecipazione della comunità.
  • A Trezzano sul Naviglio ho seguito personalmente diversi progetti, insieme a Silvia Vercelli, attivista dell’associazione che sta lavorando a livello locale insieme a me.

Ispirate da uno dei princìpi guida  promossi dall’Agenda 2030 per cui “E’ fondamentale lo sviluppo di nuovi programmi educativi per sostenere la formazione di uomini e donne in grado di diventare agenti di cambiamento”sono stati realizzati:

La rubrica “La Mamma Secchiona”, uno spazio di dialogo, avviato insieme all’Associazione “Lo Zainetto” (per genitori e bambini nella fascia della prima infanzia), durante il periodo di lockdown, dove c’è stata la possibilità di condividere spunti e approfondimenti da parte di esperti sulle differenti tematiche educative, che di volta in volta emergevano come rilevanti da parte dei genitori interessati, creare connessioni con i diversi obiettivi di sostenibilità, costante bussola nel processo educativo e concludere poi con un invito alla riflessione e domande aperte su quelle aree potenziali di miglioramento su cui l’adulto potesse intervenire nel proprio ambito familiare.

Cavalcando l’onda dell’interesse mostrato dai genitori rispetto a questa prima iniziativa, è stata poi avanzata la proposta ad un istituto scolastico del territorio di un programma più ampio, dal titolo “Educazione allo sviluppo sostenibile: genitori felici, figli felici, comunità felici“, che prevede un ciclo di 6 incontri, con interventi incentrati sulle “5P” intorno a cui ruotano gli obiettivi di sostenibilità e che fa leva su 4 elementi chiave:

  • Condivisione di temi di rilevanza globale e di esperienze o progetti in essere
  • Maieutica, come espediente per l’acquisizione di consapevolezza, la generazione di domande nuove e l’apprendimento reciproco.
  • Arte, che viene messa al servizio del sociale, non solo come strumento di trasformazione, ma anche di comunicazione, responsabilità sociale e sostenibilità.
  • Multidisciplinarietà, attraverso l’apprendimento di nuove competenze nelle diverse discipline proposte e la possibilità di metterle in relazione a differenti ambiti di applicazione

A Cusago, comune confinante a Trezzano, con altri genitori di bambini frequentanti il nidoscuola 0-6 anni Leonardo Da Vinci, con approccio educativo ispirato al metodo Reggio Children Approach, stiamo lavorando alla creazione di un Comitato di genitori per aprire un tavolo di lavoro con diversi interlocutori come l’amministrazione, la dirigente scolastica e la Fondazione Reggio Children con la finalità di costruire insieme un percorso formativo in continuità anche con la scuola elementare e che risponda ai requisiti dell’istruzione di qualità descritta nell’Obiettivo N.4 dell’Agenda 2030 partendo dalla creazione di una comunità educante con caratteristiche specifiche e adatte al territorio di riferimento.

Personalmente ho partecipato insieme al comitato del mio quartiere, il Comitato Boschetto, a diverse iniziative di tipo sostenibile: per l’ambiente attraverso la valorizzazione del parco di quartiere, il Parco dei Sorrisi, cercando di creare luoghi di aggregazione in un paese dove in passato la presenza della malavita è stata dominante per decenni ed ha sempre cercato di spezzettare e dividere, facendo perdere il senso di appartenenza dei residenti al proprio territorio dovuta anche alla mancanza di luoghi di incontro dove confrontarsi e creare insieme una realtà locale che rispecchi le reali esigenze di chi la vive.

Insieme a Legambiente, abbiamo partecipato ad un progetto di piantumazione di 100 tuje nel nostro parco, donate dall’azienda Siapi che ha offerto in questo modo una barriera alla CO2 emessa dal transito continuo dei tir nel confinante centro logistico. Grazie all’attività di censimento e nomenclatura degli alberi presenti nel parco, abbiamo poi avuto occasione di istruire i bambini della vicina scuola elementare sulla biodiversità; a beneficio degli stessi bambini, abbiamo creato un orto didattico di discrete dimensioni, in collaborazione con l’Amministrazione comunale ed Amsa che ci ha fornito il terriccio, per sensibilizzare i bambini sui temi dell’agricoltura e delegato poi alle insegnanti ad affrontare questi temi in maniera più ampia.

Abbiamo infine partecipato ad un bando per la riqualificazione di aree comuni dismesse o non curate, per creare nuovi spazi di gioco all’aperto per i bambini e percorsi di attività motoria, uniti alla conoscenza dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030 attraverso il gioco.

https://comitatoboschetto.wordpress.com/

In seguito a queste esperienze io stessa ho preso consapevolezza di vivere il mio territorio con molteplici ruoli da cui mi è possibile attivare iniziative a favore dello sviluppo sostenibile: come residente, genitore, membro del comitato di quartiere, ho attivato iniziative per la comunità e come titolare di un’azienda dello stesso quartiere ho partecipato ad un tavolo di lavoro di trasformazione urbanistica proposto dall’amministrazione comunale di Trezzano, finanziato dal Ministero dell’Ambiente e con principale partner il Politecnico di Milano. La proposta progettuale ha previsto la creazione di una inedita rete tra le aziende trezzanesi per co-progettare proposte in sinergia con la variante del PGT, sulle linee guida dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030. Un esempio di tavolo di lavoro e modalità di lavoro che sarà poi utilizzato come progetto pilota per essere applicato in altri contesti territoriali.

AP+A

In conclusione, una riflessione sul fatto che tutti gli esempi citati sopra costituiscono una prova concreta di come il processo di trasformazione abbia inizio innanzitutto con la condivisione, motivo per cui sono qui oggi a farvi questo racconto, attivando così altri interlocutori per progettare nuovi contesti e contribuire a migliorare la propria comunità a livello locale e di conseguenza contribuire anche all’attuazione dell’AGENDA 2030 a livello globale.”

Centosettantaperottanta | What comes first? Progetto di ricerca artistica di Sara Conforti

Testo di Fortunato D’Amico

Centosettantaperottanta | What comes first? è un progetto di ricerca artistica di Sara Conforti.
Nato dalla collaborazione con Moleskine Foundation e ispirato dal tema del progetto educativo AtWork 2022, questo lavoro è diventato un installazione site e context specific, a cura di Fortunato D’Amico, ora in esposizione al VI Festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare, in corso a Palazzo Barolo di Torino dal 1 al 14 ottobre 2021.
Sara Conforti concepisce il lavoro artistico come momento di interpolazione e di intreccio tra la dimensione etica e quella estetica. La sua attività creativa è strettamente connessa ad un operatività relazionale e ad un’arte che potremmo definire di psicoanalisi interpersonale, motivata dal desiderio di portare un reale contributo al cambiamento sociale, spirituale, finalizzata al raggiungimento di una felicità da condividere senza sensi di colpa. Il campo di azione artistica su cui si muove Sara Conforti è ampio e articolato, difficile da circoscrivere nelle stereotipate visioni dell’arte da salotto del Secolo breve. Il campo di indagine su cui ha scelto di approfondire le sue esperienze artistiche nell’ultimo decennio transita nel misterioso mondo della fashion-sfashion a quello dell’universo femminile,
spesso vittima di ingiustizie e soprusi. Anche in questo progetto di ricerca artistica, Centosettantaperottanta | What comes first?, di fatto realizzato durante l’emergenza pandemica, sono state coinvolte diverse associazioni e Comunità, attivate attraverso i workshop che si sono
tenuti sia in modalità remota che in presenza, e hanno visto la partecipazione di ben 70 persone.


E’ stato un serio impegno di militanza artistica messo in atto per mezzo di pratiche condivise, utili a districare la matassa dei nodi e dei sentimenti attorno ai quali si addensano i blocchi annodati dei fili, intesi anche come feelings, che se non sono slegati e liberati impediscono agli stati emozionali inibitori del benessere interiore di dissolversi, annullarsi o trasformarsi in pratiche di guarigione.
Insieme all’impianto strutturale sopra descritto, su cui si fondano le pratiche artistiche di Sara Conforti, convive, in modo altrettanto sistematico, anche quello più prettamente semantico, con una decisa predisposizione verso l’aspetto, poetico, magico-simbolico, mitologico. Così, nella sua modalità installativa di porsi al pubblico, Centosettantaperottanta | What comes first? si presenta come
un’ulteriore occasione per indagare un mondo parallelo a quello dell’apparenza, ed esplorare universi di conoscenze eteree, spesso tralasciati dalla prassi artistica contemporanea. A seguito di poche e semplici regole il pubblico potrà interagire con le opere, i ricami rilegati nel libro di fortuna ed i taccuini realizzati dalle partecipanti ai workshop, tirando a sorte un numero da un insieme di piccoli sassi cifrati. L’utente potrà così rivolgere verso sé stesso la domanda what comes first? Cosa viene prima? Verrà così incoraggiato ad aprire il libro ed a scoprire una possibile risposta da approfondire accedendo alla lettura del taccuino cifrato e realizzato da una delle protagoniste verso la quale è stato inevitabilmente trascinato dalla sorte. Egli dovrà entrare in empatia con una storia scritta e istoriata da una sconosciuta e dovrà trarne auspici riferendoli ad una situazione di vita che gli appartiene.

Sara Conforti giocando con le regole della sorte richiama ai cosiddetti Libri della Fortuna in gran voga nel periodo del Rinascimento, compilati per gli aristocratici per i personaggi dell’allora nascente borghesie, da parte di studiosi, docenti universitari, filosofi. Quello che ora può sembrare eccentrico ed esoterico è stato invece propedeutico alla formazione di una cultura umanistica interdisciplinare nel periodo della rinascita, per la capacità di trovare analogie e produrre visioni di conoscenza e di rielaborazione inaspettate. Nel Rinascimento, infatti si assiste al fiorire di un rinovato interesse per il Mito, l’Astrologia, la Cabala, la Geometria, l’Alchimia, i Tarocchi. La diffusione della stampa consentì una larga diffusione della cultura filosofica in generale di quella scientifica e analitica. Questo fu possibile, in un’epoca in cui la fotografia era ancora la protagonista della produzione libraria, grazie alle arti grafiche, che ebbero grande sviluppo proprio in questo periodo. Utilizzando tecniche in gran parte artigianali, gli editori, insieme agli autori e ai grafici, riuscirono a dare corpo e visione a teoremi, a volte difficili da comprendere, espressi dal contenuto dalle parole scritte e facilitati dall’uso delle immagini.

E questo senza ricorrere alla tecnica pittorica tradizionale, ideale per l’istorizzazione delle parte architettoniche, ma certo non compatibili con la produzione editoriale di tipo seriale. Insieme ai filosofi classici e agli scienziati del passato, Platone, Aristotele, Pitagora, Plutarco, Euclide, Torquato Severino Boezio, e tanti altri, emergono anche i nomi degli autori contemporanei del rinascimento, tra i quali quelli di Leonardo, Fibonacci, Leon Battista Alberti, Giovanni Pico della Mirandola. In questo periodo scienza, filosofia e arte incrociano i loro percorsi in chiave multiculturale nelle produzioni editoriali delle prime case editrici, come Aldo Manunzio a Venezia, che tra le altre cose pubblicherà il Triompho di Fortuna di Sigismondo Fanti nel 1526, di recente riscoperto da Renucio Boscolo, in cui insieme le quartine profetiche sono accompagnate dall’immagine di un’oroscopo realizzato su base quadrata. E’ un anticipo straordinario, e anche più completo rispetto alle quartine o alle sestine, del libro di profezie più famoso dal mondo, Le Centurie di Nostradamus, pubblicate anni dopo, nel 1555, ma, senza l’ausilio di immagini a commento del testo. Il libro di sorte che anticipa entrambe le pubblicazioni e di Lorenzo Gualtieri detto Spirito, scritto nel 1482; il libro fu miniato solo nel primo decennio del XVI secolo, da artisti umbri provenienti dalla scuola del Perugino e del Raffaello.

Ne seguiranno molti altri, ma qui non è possibile recensirli tutti, ma ci è utile ricordare che i Libri di Sorte o di Fortuna sono caratterizzati dalla formulazione di una domanda e dalla ricerca di una conseguente risposta che possa chiarire le trame e i fili del destino. Allora come non collocare Centosettantaperottanta | What comes first?, e l’esperienza artistica di Sara Conforti nel file rouge di una cultura artistica umanistica che tesse e disfa tele, rigenera il mito dei viaggi di conoscenza mistica, straordinari voli che ci guidano verso la comprensione del Sè e dell’Universo in cui galleggiano i destini umani? L’augurio non può che essere, per tutti i curiosi e gli intrepidi che decideranno di affrontare il viaggi di ventura insieme a Sara Conforti e alla sua arte combinatoria, che uno solo: Buona Fortuna.


Sara Conforti (Torino – 1973)
Sara Conforti è un’artista militante – attivista. La sua pratica esplora le complessità del tessuto sociale e di genere unitamente a tematiche sociali, politiche e ambientali. Autrice di progetti performativi, di ricerca artistica e di scultura sociale che hanno come focus l’abito che da oggetto-simbolo della nostra vorace società del consumo, diventa soggetto-perno capace di stimolare riflessioni profonde intorno all’identità individuale e collettiva grazie alla riattivazione del processo di reminiscenza. Una pratica per la costruzione di processualità condivise, mnemoniche e manuali che passano dalla dimensione biografica e confluiscono in opere corali per la generazione di nuovi rituali e legami. Per guardare insieme gli ingranaggi di questo tempo di mezzo che non riesce più a sopportare nulla che duri e
rappresentato così minutamente dal rapporto spaziale e temporale con i nostri indumenti. Un impegno morale e politico che Sara Conforti persegue grazie alla funzione salvifica di quell’arte che si lega alla comunità e che si pone al centro di luoghi e momenti in cui il gruppo si riconosce e costruisce relazioni. Una necessità che si rivolge alle contingenze del tempo presente con profonde riflessioni e mappature che coinvolgono habitus e abito nel terreno dell’arte antropologica. L’indumento si fa totem e diventa così elemento privilegiato di una ricerca nel sociale e per il sociale volta alla raccolta di tasselli per la rilettura di quell’eterna ricerca di armonia tra l’umanità e la disumanità dei gesti quotidiani. Uno dei tanti è il feroce acquisto compulsivo contemporaneo. Per questo, da quasi un ventennio, Sara persegue i suoi studi volti alla comprensione del complesso sistema moda, dei suoi impatti sociali, sanitari, ambientali e psicologici per generare un prisma di conoscenze che definisce la sua pratica artistica indirizzata alla ricerca di forme di preservazione dei valori e dei diritti umani. Per Sara Conforti i nostri abiti sono metafore, sintomi o motori di scelte – di identità perdute o ritrovate – testimoni di luoghi, rappresentanti ufficiali di stereotipi, di traumi, di gioie. La sua pratica – la sua poetica – si articola intorno al centro vuoto del sistema moda attraverso un’esplorazione sulla semantica della vestizione come fenomeno che caratterizza una società contemporanea alla ricerca di identità. Conduce la sua indagine attraverso il progetto Centosettantaperottanta inaugurato negli spazi del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea nel 2012. Titolo che deriva dalla misurazione di una camicia “da uomo”, ma che identifica uno spazio di esplorazione dedicato all’ universo femminile dove il valore pubblico e privato della memoria e del vissuto incontra la possibilità di svelarsi. Centosettantaperottanta è una prassi tassonomica che declina e moltiplica i diversi capitoli di una ricerca che scava nei guardaroba per cercare e condividere risposte. Diretta conseguenza delle indagini di Centosettantaperottanta è infatti il progetto performativo 13600HZ Concert for sewing machines che dal 2013 l’artista costruisce attorno al suono delle macchine per cucire. Ogni volta un Tableau Vivant site specific focalizzato sul tema della ricerca genera una nuova costruzione scenica. Un lavoro corale in cui le partecipanti ai workshop vengono ulteriormente coinvolte nell’espressione corporea e drammaturgica per elaborare i contenuti delle proprie indagini personali che confluiscono nell’atto performativo. L’agire e la spettacolarizzazione delle riflessioni diventano gesto politico e di consapevole denuncia rivolta alle distorsioni produttive del fashion system che fagocita identità. Per colmare il gap informativo rispetto agli impatti ambientali, sociali del turbo sistema moda Sara Conforti nel 2011, fonda hòferlab ass. cult. Piattaforma multidisciplinare per connettere la cultura della moda etica con il sistema sociale, artistico e produttivo; per stimolare il dibattito sui principali driver di innovazione sostenibile portandoli all’attenzione di un’opinione pubblica sempre più consapevole delle criticità ambientali e sociali del sistema globale della moda. Con un lavoro in networking con importanti stakeholder della cultura, dell’istruzione e della produzione presenti sul territorio regionale e nazionale hòferlab ass. cult. organizza workshop, corsi di formazione, incontri, seminari, convegni e rassegne periodiche per stimolare un cambiamento nello stile di vita, consumo e produzione a favore di modelli più responsabili e rispettosi dei diritti umani e dell’ambiente. Il volano per una diretta azione educativa itinerante è il progetto ànticasartoriaerrante laboratori nomadi per una moda sostenibile dedicato al circular-design e all’auto produzione. Un network al femminile per aprire un “discutere” critico attraverso un fare artistico e manuale per amplificare il protagonismo femminile nelle scuole, nel cuore dei quartieri cittadini, nelle periferie, nelle piazze, nei luoghi di aggregazione, ma anche nei luoghi di cura e di marginalità dove il perseguimento del riscatto di genere si esprime con forza e coraggio travolgenti: centri di accoglienza, centri psichiatrici, carceri, centri oncologici, comunità terapeutiche. Quelle città invisibili dove è fondamentale saper praticare il passo di fianco e dove l’approccio arte e welfare entra nella
relazione d’aiuto per rispondere all’urgenza. Nel 2017 Sara Conforti fonda Lalàgeatelier – Dispositivi Vestimentari. Un progetto per la ricollocazione sociale e professionale dedicato a donne in stato di fragilità che coniuga arte, moda e produzione, didattica e cura, territorio, responsabilità sociale d’impresa ed economia circolare per la produzione di Capsule Collection in Upcycling. Realizzato in cooperazione con Fragole Celesti – Comunità doppia diagnosi femminile per la cura di abusi, maltrattamenti e violenze e Fermata d’Autobus onlus beneficia del patrocinio dell’associazione Tessile e Salute e del coinvolgimento delle aziende tessili dell’eccellenza biellese certificate.
http://www.saraconforti.net

ALDO PALLANZA. Movimenti dinamici e altri astrattismi



Aldo Pallanza nasce in una famiglia di calzolai a Vigevano, ma già da bambino mostra un grande talento per il disegno e in generale per i lavori artistici. Nelle vacanze estive va ad aiutare i decoratori locali dai quali acquisisce le tecniche e capacità lavorative. Si diploma con il professor Luigi Barni, all’Istituto Arti e Mestieri Roncalli vincendo anche un premio, che gli avrebbe garantito l’accesso all’Accademia di Brera che però non frequenterà perché il padre gli impone di iniziare a lavorare nell’azienda di famiglia. In breve diventerà un apprezzatissimo “designer” della calzatura, anche se nell’Italia di allora alla sua professione si attribuiva il titolo di “modellista”. Lavorerà per decenni alla creazione di scarpe che verranno indossate da milioni di donne in tutto il mondo.

Dall’universo femminile estrapola “l’anima del sentire” e dell’emozione; questo gli permetterà di stabilire un dialogo profondo con quelle sensibilità del gusto che altri non sono mai riusciti a eguagliare. La trasposizione di quest’abilità è evidente anche nel suo percorso artistico, completamente connesso all’universo di conoscenze tecniche e creative di cui è stato portatore. Una caratteristica che lo ha reso esigente e anche diverso dagli altri artisti che hanno operato in Lomellina negli anni in cui decide di confrontarsi con loro e di proporsi per oltre un decennio in alcune mostre collettive. Sarà determinante in questo senso la sua amicizia con Fulvio Belmontesi, artista marchigiano, uno dei protagonisti dell’arte geometrica lombarda che gravitava attorno alla Galleria Sincron di Brescia, anche lui residente a Vigevano per la sua lunga collaborazione con l’industria della calzatura, che lo spingerà a estremizzare le ricerche sull’arte astratta. Un’amicizia che sfocerà in un contenzioso che avrebbe portato all’abbandono da parte di Aldo Pallanza di ogni esibizione pubblica. Deluso da questa vicenda, dalle attività espositive e dalla necessità di confrontarsi con altri artisti, decide di continuare a sperimentare da solo.


ALDO PALLANZA

Aldo Pallanza non era un “modaiolo dell’arte” anche se il suo mestiere di designer induce a considerarlo tale. Potremmo dire invece che era un’inventore di “moda” e con le sue calzature ha certamente influenzato il gusto estetico di quegli anni che a partire dalla scarpa contagiava il resto dell’abbigliamento, le tappezzerie di casa, lo stile di vita e con esso l’immaginario su cui ci siamo formati noi cittadini di questo millennio.

Nel 1989 vince il 3°Trofeo Sacro Cuore, concorso nazionale di Pittura e Grafica presso la chiesa Sacro Cuore di Vigevano: inaugura la stagione della sua presenza agli eventi artistici.

Numerose sono state negli anni le partecipazioni a mostre collettive, tra le personali da ricordare le più importanti: nel 1994, 1995 e 1996 alla Galleria Sincron di Brescia; nel 1996, la mostra antologica presso palazzo Roncalli di Vigevano, le mostre allo studio d’arte La Corte di Abbiategrasso, al Palazzo Del Moro di Mortara, alla Sala delle Colonne di Corbetta, allo studio Web Agency Area51Lab di Milano e nella chiesa delle Sacramentine di Vigevano.

Nel 2006, la personale è stata ospitata nella Sala dell’Affresco del Castello di Vigevano, durante la manifestazione Elementi Musicali.

Le sue opere sono esposte negli Emirati Arabi presso lo Sharjah Art Museum, a New York al Museum of Modern Art, e a Caracas presso la Galleria Graphica.

La sua carriera, iniziata con le prime tempere nel 1930, si conclude con le sua ultima serie di opere nel 2014.

(Rita Viarenghi)


ALDO PALLANZA. MOVIMENTI DINAMICI E ALTRI ASTRATTISMI

a cura di Fortunato D’Amico

Strada Sotterranea del Castello Visconteo e SforzescoPortone di via XX Settembre

dal 4 al 22 settembre 2021

Patrocinio: Comune di Vigevano

Catalogo: Editoriale Giorgio Mondadori

Inaugurazione: Sabato 4 settembre ore 17.00

Orari di apertura: sabato e domenica ore 10.00 – 12.30 e 15.00 – 19.00

Ingresso libero


Come le aziende dovrebbero approcciarsi alla sostenibilità ?

Secondo il Rapporto Brundtland della Commissione mondiale sull’Ambiente e lo Sviluppo, la sostenibilità si fonda sul principio di sviluppo sostenibile che consiste in “quello sviluppo che soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri” (Brundtland, 1987, p.43). Partendo da questa definizione, nel settembre del 2015, si è giunti, all’adozione da parte dei leader di 193 Paesi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile. L’Agenda 2030 individua 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs) a cui tutte le imprese di tutti i Paesi, sia sviluppati che in via di sviluppo, devono dare il loro contributo in quanto parte attiva della nostra società.

Il modo tradizionale di fare impresa, pertanto, definito anche come ‘Business as usual’, non è più perseguibile ormai in quanto ha prodotto enormi impatti negativi in termini di disuguaglianze sociali ed economiche, cambiamenti climatici e sfruttamento incontrollato delle risorse naturali. Considerando anche l’attuale crisi, non solo sanitaria ma anche sociale ed economica generata dal covid-19, la necessità di adottare un modello di business sostenibile è sempre più pressante.

Per un’azienda, essere sostenibile significa coniugare la profittabilità aziendale con le dimensioni ambientale e sociale (Elkington, 1997). L’obiettivo è generare valore nel lungo termine, combinando virtuosamente le tre sopracitate dimensioni. Questo significa che l’azienda deve operare nel rispetto della dimensione ambientale (ad esempio attraverso il controllo e la riduzione delle varie forme d’inquinamento, l’utilizzo razionale delle risorse naturali e l’adeguato smaltimento dei rifiuti) e sociale (rispettando, ad esempio, i criteri di inclusività, anticorruzione, uguaglianza, equa remunerazione), senza compromettere le performance economico-finanziarie.

PERCHÉ LE AZIENDE DOVREBBERO ADOTTARE UN APPROCCIO SOSTENIBILE?

Sono molteplici le motivazioni che spingono le imprese ad essere maggiormente sostenibili.

In primis, rappresenta una forma di tutela per il business in quanto diminuisce la probabilità di incorrere in rischi legali e reputazionali. Inoltre, oggi il mercato e l’opinione pubblica sono sempre più attenti al tema della sostenibilità, infatti, ciò si traduce anche in un cambiamento ormai visibile e concreto dei comportamenti di acquisto dei consumatori così come delle strategie di investimento degli investitori, sempre più orientati all’aspetto ‘green’ delle attività d’impresa. Per tale motivo, un modello di business orientato alla sostenibilità consente alle aziende di rispondere alle nuove esigenze di mercato.

In aggiunta, possiamo dire che fare sostenibilità conviene! Può trasformarsi in fonte di vantaggio competitivo! In particolare, può portare a: riduzione degli sprechi e conseguentemente dei costi grazie ad una gestione più attenta delle risorse; ottimizzazione dei processi; incremento della reputazione aziendale; rafforzamento del valore del brand e della fedeltà del cliente; creazione di nuove opportunità di crescita e sviluppo e maggiore competitività sul mercato; ambiente di lavoro percepito come più sicuro, aumento della motivazione del personale e della soddisfazione dei dipendenti, attrazione di nuovi talenti.

SOSTENIBILITÀ: DA “NICE TO HAVE” A “MUST DO”

Secondo quanto detto fino ad ora, si può affermare senza alcun dubbio che un approccio sostenibile rappresenta per le aziende un’opportunità di mercatoe un fattore di crescita aziendale. Di conseguenza, l’essere sostenibile non è solo la scelta più giusta e conveniente da fare per rispondere alle nuove richieste del mercato, ma deve diventare la scelta predefinita a tutela del proprio business e di tutta la società. Quanto esposto può essere sintetizzato attraverso il concetto di ‘Sustainability by default’, per il quale si intende la messa in atto di opportune misure e politiche interne, che rispondono a determinati principi di responsabilità sociale e ambientale, volte a garantire che strategie, processi, prodotti e tutte le attività che coinvolte nella vita dell’azienda rispettino i principi di Sviluppo Sostenibile.

Tuttavia, nello scenario competitivo attuale, non è così semplice e immediato riuscire ad adottare strategie orientate alla sostenibilità che abbiano effetti reali e positivi. Non basta più il mero adempimento di normative e regolamenti ambientali, o il dire di fare sostenibilità redigendo appositi report, ma è necessario un approccio che faccia la differenza e non sia semplice attività di “greenwashing”. Occorre, quindi, adottare strategie e soluzioni di business sostenibili che siano originali e concreti, per generare un impatto positivo sull’ambiente e sulla società e che allo stesso tempo costituiscano uno strumento di crescita e guadagno per l’azienda.

COME FARE?

Per essere autentica e non una semplice attività di «greenwashing», la sostenibilità deve partire dalla mission e dai valori di ogni singola azienda, coinvolgendo (Busco et al., 2020):

  • i modelli di governance e le strategie dell’azienda: tale integrazione risulta necessaria al fine di garantire che le aziende reindirizzino la propria attenzione su come creare e/o preservare valore per il business stesso ma anche per tutti i suoi stakeholders. Questo implica, da un lato, una gestione dei rischi economici, sociali e ambientali e, dall’altro, la necessità di integrare i temi di sostenibilità nelle discussioni del Cda, rendendoli a tutti gli effetti elementi cruciali per le decisioni strategiche di lungo termine.
  • i processi interni e le catene di fornitura: è necessario riorganizzarli in ottica sostenibile. Risulta indispensabile integrare le logiche di sostenibilità nelle diverse fasi produttive dell’azienda, adottando soluzioni ad hoc attraverso le quali poter ad esempio:
    • monitorare e ridurre le emissioni di GHG (greenhouse gases o gas effetto serra). Per quanto concerne la misurazione delle emissioni di GHG, i principali KPIs utilizzati sono Scope [1] (emissioni dirette) e Scope [2] e [3] (emissioni indirette). Dalla misurazione delle emissioni è possibile individuare l’area o l’attività aziendale più inquinante ed implementare eventuali azioni correttive, come ad esempio: incentivare l’utilizzo di veicoli elettrici, favorire l’approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili, prediligere la fornitura a Km 0, ottimizzare carichi e percorsi attraverso una corretta gestione della logistica e del magazzino, ecc.
    • razionalizzare l’utilizzo delle risorse e incentivare soluzioni di circular economy. Ciò richiede un ripensamento strutturale dell’intera value chain, generalmente considerata lineare, che dovrà invece cominciare ad omologarsi ad una logica circolare, sia per quanto concerne il flusso di materie prime e prodotti finiti, sia con riguardo alle relazioni tra i vari attori della filiera e i sistemi di produzione-consumo-smaltimento.
    • gestire in maniera sostenibile le filiere. Infatti, al di là del considerare fattori prettamente economici, anche quelli etici, sociali e ambientali risultano fondamentali nel processo di selezione dei propri fornitori. Dopo averli selezionati, inoltre, è necessario anche monitorarne periodicamente le performance, sulla base di diversi parametri (ad esempio: pratiche di gestione e smaltimento rifiuti pericolosi e non, modalità di produzione, possesso di certificazioni quali ISO9001 o ISO14001, rispetto dei diritti umani e dei lavoratori, ecc.);

Tale elenco non è tuttavia esaustivo circa le possibilità di intervento e le soluzioni applicabili per incentivare una produzione sostenibile. Diverse sono le soluzioni possibili anche a seconda della grandezza e del settore di appartenenza dell’azienda.

  • i prodotti e i servizi offerti: oggisi richiede alle aziende di offrire prodotti/servizi che siano ecosostenibili. Ciò implica un ripensamento e riorganizzazione delle dinamiche di business non solo nella fase di produzione, ma anche in quella di commercializzazione e smaltimento, affinché gli output aziendali siano a basso impatto ambientale. Al fine di misurare gli impatti ambientali associati a tutti gli stadi del ciclo di vita di un prodotto, processo o servizio, la metodologia del Life Cycle Assessment (LCA) rappresenta un valido strumento, il quale può anche favorisce un percorso di revisione dei processi industriali in ottica 4.0.
  • l’ambiente di lavoro: deve essereinclusivo, equo e rispettoso. Ciò implica la predisposizione di politiche interne e strumenti volti a garantire la sicurezza degli ambienti di lavoro, così come la cura e il benessere dei dipendenti. Una cultura aziendale inclusiva ed equa, infatti, può favorire una ambiente creativo e lo sviluppo di idee innovative. Nel far ciò, workshop e campagne di sensibilizzazione per i dipendenti circa i principi di sviluppo sostenibile, possono rappresentare armi efficaci a rendere la sostenibilità parte integrante del core business aziendale.

Un valido alleato all’adozione di un approccio originale, innovativo ed efficace al tema dello sviluppo sostenibile per le aziende è dato sicuramente dagli strumenti di Intelligenza Artificiale (IA). Poiché la sostenibilità è un concetto multidimensionale che coinvolge inevitabilmente tutte le attività e a tutti i processi aziendali, per implementare un approccio sostenibile e monitorarne i progressi, è necessario saper governare e interpretare una vasta mole di dati eterogenei sia interni che esterni all’azienda. In questo contesto, gli strumenti di IA rappresentano uno strumento essenziale per una migliore gestione, analisi e visualizzazione dei dati sia economici e sia sociali e ambientali.

L’utilizzo di queste tecnologie consente non solo di valutare le performance passate e monitorare in real-time lo stato attuale della gestione aziendale, ma grazie a ‘what-if analysis’, permetterà anche di prefigurare possibili scenari futuri. In questo modo, i manager aziendali hanno la possibilità di valutare in anticipo gli effetti di una strategia di business e adottare un approccio proattivo, arrivando così preparati ad affrontare possibili situazioni di criticità o anticipare particolari esigenze/opportunità di mercato.

Diversi sono gli ambiti di applicazione dell’IA a sostegno dello sviluppo sostenibile delle imprese: dalla gestione delle risorse umane, al controllo dei processi e delle risorse impiegate, dalla manutenzione predittiva alla gestione delle filiere.

Per concludere, si può affermare che nella società attuale, caratterizzata da una crisi sanitaria ma anche sociale ed economica, un approccio sostenibile può fare la differenza e riuscire nell’arduo compito di “salvare il mondo?”. Allo stesso tempo, però, produrre e consumare in maniera sostenibile è una delle più grandi sfide del nostro tempo e, pertanto, richiede le soluzioni migliori e più originali (Thiele, 2016).


BIBLIOGRAFIA

Brundtland, G. (1987). Our common future: The world commission on environment and development. Oxford, England: Oxford University Press.

Busco, C., Frigo, M. L., Riccaboni, A., Rossi, A., & Sofra, E. (2020). Reaping The Benefits of Business 2030. Strategic Finance, 101(8), 22-31.

Elkington, J. (1997). Cannibals with forks – Triple bottom line of 21st century business. Stoney Creek, CT: New Society Publishers.

Thiele, L. P. (2016). Sustainability. John Wiley & Sons.

AUTORI

Giulio Ancilli, è Head of Advanced Analytics, BigData & IoT Solutions presso Prometeo Srl. Ha conseguito la laurea in Matematica presso l’Università di Siena. Puoi contattare Giulio all’indirizzo giulio.ancilli@prometeonet.it

Loredana Rinaldi, Ph.D. è Business & Sustainability Analyst presso Prometeo Srl. In precedenza, ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Economia Aziendale e Management presso l’Università di Pisa. Puoi contattare Loredana all’indirizzo loredana.rinaldi@prometeonet.it

Viviana Cammarata, è Business Analyst presso Prometeo Srl. In precedenza, ha conseguito un MSc in Accounting and Management presso l’Università di Siena. Puoi contattare Viviana all’indirizzo viviana.cammarata@prometeonet.it

Valerio Grassi, è CEO di Atlas Advanced Technologies Srl. In precedenza, ha conseguito la Laurea in Fisica presso la Università degli Studi di Milano. E’ stato Senior Researcher a NY State e ha operato presso il CERN di Ginevra.  Puoi contattare Valerio all’indirizzo valerio.grassi@atlas-at.com .


NOTE

[1] emissioni di tipo Scope 1 sono emissioni GHG di tipo diretto e derivano dall’uso di combustibili, principalmente gas naturale, utilizzati per l’attività produttiva degli stabilimenti e impianti di riscaldamento-condizionamento all’interno degli uffici, oppure derivano da carburante per veicoli aziendali.

[2] emissioni di tipo Scope 2 sono emissioni GHG di tipo indiretto, derivanti dalla generazione di elettricità, vapore, calore o raffreddamento acquisiti e consumati dall’azienda e sono considerate indirette in quanto sono una conseguenza delle attività dell’azienda ma in realtà si verificano presso soggetti esterni, quali il fornitore (rete di distribuzione) dell’energia richiesta. Il calcolo di tali emissioni per l’acquisto di energia elettrica dalle reti di distribuzione può essere effettuato con due diversi approcci: location-based e market-based.La metodologia location-based per il calcolo delle emissioni effettua la conversione da KWh a tCO2 basandosi sul mix energetico nazionale per l’anno considerato, senza sottrarre la quantità di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili.La metodologia di calcolo market-based permette, invece, di quantificare le emissioni sulla base delle specifiche contrattuali stabilite con il fornitore di energia elettrica. Tale metodo applica un fattore di conversione da kWh a tCO2 pari a zero per la parte di energia elettrica acquistata da fonti rinnovabili poiché queste non generano emissioni. In assenza di queste informazioni, si utilizza come fattore di conversione il ‘residual mix’ che tiene conto del mix energetico nazionale.

[3] emissioni di tipo Scope 3 riguardano altre emissioni GHG di tipo indiretto. Questa categoria include le emissioni che non sono sotto il diretto controllo dell’azienda, ma che comunque sono indirettamente dovute all’attività aziendale (es. attività a monte e a valle della filiera, come le emissioni derivanti dalla produzione di materie prime o derivanti dal trasporto dei prodotti finali).

L’Agenda 2030 e il Dialogo in Azienda

di Silvia Vercelli

Nell’Azienda multinazionale presso cui lavoro, insieme ad altri colleghi e alla Direzione, abbiamo contribuito adideare ed avviare la creazione di uno spazio virtuale, su un portale interno, finalizzato alla condivisione di conoscenze e strumenti che, oltre all’apprendimento reciproco, possano allo stesso tempo favorire la costruzione di un network informale e mantenere viva l’interazione tra le persone, soprattutto in questo periodo in cui non c’è la possibilità di vedersi con continuità.

Ad oggi si tratta di un’iniziativa limitata a livello locale, che coinvolge i dipendenti delle sedi distribuite in Italia e la redazione è costituita, oltre a me, da altri quattro colleghi, che, nell’atto di proporre contenuti in base alle competenze e passioni personali, cercano di volta in volta di rendere protagonisti anche altri. Attraverso la condivisione di articoli, podcast, video, sessioni live con professionisti esterni, etc., sostenuti dalla Direzione delle rispettive funzioni. 

Confrontandomi con chi segue il canale “Mondo Esterno”,ho avuto l’occasione di accennare ai temi dell’Agenda 2030ed entrambi siamo arrivati alla conclusione che questo tipo di spazio potrebbe costituire terreno fertile per iniziare a sensibilizzare il singolo cittadino che è rappresentato da ciascun dipendente e avviare così un confronto generativo e continuativo sugli obiettivi di sostenibilità, senza dover necessariamente aspettare che sia l’Azienda, come istituzione, a mettere in campo iniziative di questo tipo. 

Come diceva Hannah Arendt, per quanto siamo colpiti dalle cose del mondo, per quanto profondamente possano scuoterci e stimolarci, esse diventano umane per noi solo quando possiamo discuterne con i nostri compagni, colleghi e amici.

Abbiamo così registrato e pubblicato sullo stesso canale, nel mese di luglio, un primo dialogo introduttivo tra noi due per far conoscere l’Agenda 2030, il concetto di sviluppo sostenibile, le 5 P, e abbiamo iniziato ad approfondire gli obiettivi legati al Pianeta, essendo quelli che arrivano più facilmente a toccare le vite di tutti. Impostando la conversazione dal globale al locale, dall’ideale al pratico, siamo così arrivati a lanciare una prima sfida. 

Utilizzando l’espediente della “Guida per Salvare il Mondo per Persone Pigre”, il mio collega ha invitato ciascuno a portarci un esempio, una proposta, un gesto quotidiano che ha già intrapreso in questo senso o che può avviare da oggi stesso.

Così da poter condividere il tutto insieme, in una sessione live, al rientro dalla pausa estiva, per una nuova ripartenza. 

È stata allo stesso tempo un’occasione per me, per accennare a WorldGlocal e per trasmettere l’importanza di far parte di una rete di persone che si uniscono per un obiettivo comune, al fine di sostenersi e arricchirsi reciprocamente attingendo ai contributi di ciascuno, nonostante non ci si conosca direttamente. 

Come motivo ispiratore, in chiusura, un estratto de “Il Terzo Paradiso” dei Subsonica, che ben si presta ad accompagnare questo nostro spazio, una sorta di terzo cerchio, in cui ciascuno è chiamato a contribuire e co-creare nella direzione della sostenibilità. 

Questo dialogo ci è sembrato un buon primo passo, che ha richiesto una piccola dose di coraggio, considerando la complessità del contesto e del momento storico in cui è stato compiuto e che non sappiamo che tipo di risposta ci porterà. Il solo fatto di averlo intrapreso ci ha però permesso di sprigionare un’ulteriore ondata di energia e fiducia per il futuro. 

«Se ci chiediamo quale fu l’origine del monte Sumeru – scriveva Nichiren Daishonin – troviamo che esso ha avuto origine da un singolo granello di polvere, così come il vasto mare si è originato da una sola goccia di rugiada».Ecco, tutto sta nel coraggio di fare il primo passo. E poi un altro e un altro ancora. Perché la distanza tra zero e uno è molto più grande di quella tra uno e cento, e anche un viaggio di mille miglia inizia da un primo passo.                – D. Ikeda – 

Per chi fosse interessato ad ascoltare la registrazione del primo passo, la trova a questo link https://youtu.be/dPRNzjotrZM