La poesia come strumento terapeutico per l’anima. Un viaggio verso la consapevolezza e la trasformazione

Coltivo la scrittura poetica come canale espressivo privilegiato e come strumento di lavoro, organizzo iniziative psico-sociali e gruppi d’incontro sulla funzione terapeutica della poesia. Dalle mie esperienze è nato il libro-progetto “Officina Poetica”, un chiaro esempio di poetry therapy (poesia come terapia) finalizzato alla crescita personale e al benessere. Il laboratorio “Alla ricerca delle emozioni nascoste” è tenuto presso l’UNITRE di Vinovo, (Università delle Tre Età). La poesia è da sempre considerata l’arte più potente… capace di toccare le corde più intime dell’animo umano. Oltre a rappresentare un mezzo estetico e creativo, essa può assumere una funzione terapeutica di grande rilevanza, soprattutto in contesti particolari come le Residenze Sanitarie Assistenziali (R.S.A.). Attraverso il laboratorio “Officina Poetica”, la poesia diventa uno strumento utilissimo per il benessere individuale, favorendo il processo di consapevolezza e trasformazione.
L’applicazione della poesia in ambito psico-sociale ha dimostrato di essere straordinariamente benefica, in particolare per gli ospiti delle R.S.A. La lettura e l’ascolto di versi poetici facilitano la connessione con le emozioni più profonde e spesso dimenticate, offrendo loro uno spazio sicuro e protetto per esplorare sentimenti nascosti o rimossi a causa di traumi o difficoltà. La poesia-terapia non solo “riapre il cuore,” ma aiuta anche a ricostruire l’unità del “Sé psicosomatico” frammentato dai conflitti interiori.
Nell’anti Vigilia di Natale (anno 2013), agli ospiti viene letta la poesia “Inno alla madre”, seguono alcuni loro commenti… I nomi di seguito riportati sono di pura fantasia.

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INNO ALLA MADRE
Scrigno prezioso… si apre alla vita,
si apre all’amore si apre alla pace.
Con purezza d’animo doni accoglienza
doni carezze… e sincerità.
Sorridi alla vita, offri speranza…
illumini d’amore ad ogni età.
Cuori legati… unica vita, unico amore.
Ancora oggi mi sostieni, mi proteggi, mi incoraggi.
L’ascolto della poesia… “Inno alla madre,” ha permesso agli ospiti di riaprire il cassetto della memoria autobiografica, facendo riaffiorare i ricordi più intimi e più cari.
Commenti:
-Rosanna alza la mano e racconta: “la mia mamma è stata sempre presente, specialmente nei momenti più difficili della mia esistenza. La sua vicinanza è stata fondamentale, l’affetto, l’amore, il sostegno che solo una mamma sa dare nei momenti più difficili è impossibile dimenticare tutto ciò, nonostante gli anni trascorsi, mi manca tanto.”
-Emiliana: “questa poesia mi riporta alla mente i ricordi della gioventù, l’energia, la forza, il coraggio che avevo, ero instancabile, e tutti i succulenti piatti che la mamma sapeva preparare con pochissimi ingredienti. Allora c’era la guerra, la fame. Noi eravamo fortunati, avevamo una mucca e abitavamo in campagna.”
Per l’anziano, riuscire a dare voce alle proprie emozioni, è un modo per aumentare la fiducia in se stessi, rafforzare l’autostima e facilitare le relazioni interpersonali.
Ho rivissuto con ognuno di loro le emozioni riprovate durante i loro racconti. Ho toccato con mano quanto sia importante per il benessere dell’anziano avere un supporto psicologico quando ancora può esprimersi e lo guardi e lo accompagni nel suo rileggersi dentro, oltre alla malattia o alle disabilità che inevitabilmente lo accompagnano… intendendo la poesia come arte benefica per l’anima.
La “poesia-terapia” mette insieme una serie di metodologie, fondate su tecniche specifiche di utilizzo delle poesie, al fine di favorire il processo di consapevolezza e supportare stati emotivi e cognitivi (pensieri) che sono importanti per la crescita e il benessere psicologico di una persona. Questo processo inizia con l’evocazione di emozioni tramite la poesia, prosegue con l’esplorazione del loro significato e culmina nella generazione di creatività e benessere. Il laboratorio “Officina Poetica” conduce gli individui passo dopo passo verso la consapevolezza emotiva, aiutandoli a riconoscere, accettare e trasformare le emozioni che spesso rimangono celate.

La poesia non è solo uno strumento di espressione, ma anche un mezzo per creare connessione e unità. In un’epoca caratterizzata da frenesia e disconnessione, essa offre un’opportunità unica per ritrovare la propria dimensione spirituale e intima. Attraverso le sue parole, la poesia può risvegliare sentimenti sopiti, alleviare il dolore e favorire il processo di guarigione interiore. Gli incontri di “Officina Poetica” rappresentano un rifugio dove l’individuo può esplorare se stesso, riscoprire la propria creatività e iniziare un autentico processo trasformativo.
Inoltre, in un mondo che corre senza sosta, la poesia-terapia si pone come un faro di speranza per coloro che cercano di ricostruire l’unità tra mente, corpo e spirito. Attraverso la lettura, l’ascolto e la creazione poetica, si intraprende un viaggio verso la consapevolezza e la trasformazione. L’arte poetica non solo suscita emozioni, ma le trasforma, permettendo all’individuo di riappropriarsi del proprio benessere emotivo e spirituale. “Officina Poetica” è un laboratorio che continua a dimostrare come il potere delle parole possa davvero cambiare la vita.

Antonietta Natalizio, Psicologa Clinica e di Comunità

Azelio Corni. Al riparo dal Cielo

Azelio Corni. Al riparo dal cielo
“Al riparo dal Cielo” è una raccolta di lavori iniziati nel 2004 in cui ricorre la forma della volta, che richiama il concetto di casa e di focolare. Azelio Corni affronta questo tema con uno sguardo quasi primitivo, in sintonia con il suo profondo interesse per ogni sfaccettatura del mondo arcaico. Decifrare l’universo primitivo non è semplice: spesso lo si approccia con una rigidità mentale fatta di schemi ideologici freddi e preconfezionati, che bloccano invece di liberare. Al contrario, nelle opere di Corni, i simboli e le intuizioni sprigionano un’energia incandescente e magmatica.

Le sue imponenti strutture architettoniche racchiudono il senso primario della vita e della morte. Il nero, scelto come unico colore, si trasforma in un’emozione pura, capace di condurre verso l’infinito.

Tema centrale dell’intera produzione di Azelio Corni è il dialogo Uomo – Natura. Una Natura interpretata come spazio di libertà e strumento di elevazione dell’Uomo, che si traduce in interpretazione architettonica delle forme. La rappresentazione della Natura diventa lo specchio attraverso cui l’essere umano riflette le sue passioni, la sua visione del mondo e il senso stesso della sua esistenza. Una sorta di “Paesaggio – Stato d’animo” contemporaneo, che riassume con chiarezza l’essenza di un itinerario dalle infinite diramazioni.
Un viaggio, quello attraverso le opere monumentali di Corni, che tratteggia non solo il volto della Natura, ma anche quello dell’Anima, perché la meta è sempre il cuore dell’uomo che oscilla costantemente tra i poli di Ragione e Tragedia, pilastri fondanti della nostra civiltà. 
 
Azelio Corni ha creato le sue opere per guidare l’anima oltre la dimensione terrena, in un orizzonte trascendente e segreto.

Le opere esposte sono visioni mastodontiche, definite da una pittura minimale e potentissima. Sono forme che sembrano emergere da antichi strati della coscienza collettiva, cariche di simbolismo e tensione. I volumi, quasi architettonici – Corni era particolarmente legato all’architettura e l’amava -, racchiudono lo spirito umano, come gusci sacri. Non c’è decorazione: solo materia, forma, e la ricerca costante dell’anima. «L’arte di papà è tribale, ma non arcaica; contemporanea, ma mai fredda. Si colloca in quello spazio sospeso in cui l’essere umano si confronta con i grandi interrogativi dell’esistenza, tra la razionalità̀ e il caos, la struttura e l’abbandono». L’allestimento è suggestivo e sembra fatto apposta per la prima scuderia del castello vigevanese, i canti mongoli gutturali di sottofondo rendono il tutto carico di pathos incutendo quasi una religiosità̀ dell’arte.

Articolo di Caterina Corni

Breve bio dell’artista

Originario di Sesto Calende (VA), Azelio Corni (1948 – 2023) ha conseguito la laurea in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha insegnato Comunicazione Visiva all’Accademia A.C.M.E. di Novara (NO) e Discipline Pittoriche presso il Liceo Artistico di Busto Arsizio (VA).
Ha operato nel campo delle arti visive, partecipando a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero (Stati Uniti, India, Giappone, Kingdom of Bahrain). Le sue opere sono state acquisite da istituzioni pubbliche e private e da Istituti di credito, tra cui UBI Banca.

Azelio Corni. Al riparo dal Cielo
Vigevano, Prima Scuderia del Castello
Inaugurazione: giovedì 17 aprile
Apertura: 18 aprile – 18 maggio 2025
Orari:
venerdì, sabato e festivi: dalle 10 alle 19
da martedì a giovedì: dalle 15 alle 18

Per informazioni e visite guidate per gruppi o scuole contattare: 331 8887605

Li Fangyuan. Fiori di Cotone Rosso: un Ponte tra Tradizione e Modernità

Li Fangyuan. Fiori di Cotone Rosso: un Ponte tra Tradizione e Modernità
Fortunato D’Amico

La magia del futuro nei paesaggi culturali della Cina

Li Fangyuan, nato nel 1930 nel quartiere di Dinghu della città di Zhaoqing, nella regione del Guangdong, è stato un artista sostanzialmente legato alla sua terra e al retaggio culturale cinese. Cresciuto in un contesto pedemontano e in una famiglia che valorizzava l’istruzione, ha sviluppato fin da piccolo un amore estremo per il paesaggio natio, che ha trovato espressione naturale nella sua pittura.
La sua formazione ha inizio presso la Scuola Tecnica Normale di Canton (Guangzhou, nota anche come Yangcheng, il cui simbolo è il fiore di cotone rosso, dove ha studiato a fondo gli stili pittorici delle dinastie Song, Yuan, Ming e Qing). Successivamente, ha avuto la fortuna di essere allievo del maestro Li Shouzhen, a sua volta discepolo di figure di spicco della Scuola Lingnan.
Un incontro che ha segnato un punto di svolta nella sua carriera, guidandola verso direzioni originali.
La Scuola Lingnan è un movimento artistico che ha influenzato grandemente la pittura non solo cinese ma anche nipponica. È considerata uno dei principali movimenti artistici della pittura cinese del XX secolo. La sua importanza si è estesa sia in Oriente che in Europa, contribuendo alla rinascita dell’arte figurativa cinese.
Li Fangyuan ha ereditato dal suo maestro i principi della Scuola Lingnan, adottando un approccio innovativo, evidente nelle oltre mille opere realizzate nella sua vita.
Le sue immagini con i fiori di cotone rosso, simbolo di Canton (in cinese Guangzhou), sono un esempio di come l’artista osservasse la natura e la decifrasse in codici e lemmi di allegorie visive riferite alla stagione gioiosa della primavera.
Ogni anno, tra marzo e aprile, questi alberi si ricoprono di fiori e foglie, assumendo un aspetto maestoso che comunica una forte energia e vitalità. I fiori di cotone rosso, vividi e grandi, catturano lo sguardo con il loro colore acceso.


Moderno cantore di Yangcheng, ha trasferito il proprio vigore spirituale sulla tela attraverso specifici e ingegnosi espedienti: colpi di pennello brevi ma coordinati per esprimere un’idea, uso di poche tracce e di elementi minuscoli interconnessi tra loro per generare dinamismo. Queste procedure, sapientemente combinate, creano un forte impatto emotivo. Il cotone rosso acquerellato da Li Fangyuan assume così una personalità distintiva, turgidamente inchiostrata. Gli strati cromatici sono identificabili ma fusi insieme esprimono forza e grazia. Nella pioggia d’inchiostro delle sue tele si percepiscono una potenza e una vitalità antiche, scaturenti dall’armoniosa unione di tratto, inchiostro, colore ed acqua. Il risultato è un’esplosione di vitalità che celebra la rinascita della natura, in cui traspare la completa padronanza dei sistemi pittorici storicamente sviluppati in Cina e una grande sensibilità nella traduzione attualizzata dei soggetti illustrati.
In un dipinto in cui il tema sono i fiori gialli, la fluidità delle campiture e l’equilibrio cromatico tra il giallo acceso e il blu-verde scuro creano un’armonia elegante, seppur con una composizione non perfettamente simmetrica, tipica di un punto di vista più coerente alla situazione odierna. Il polittico con uccelli e fiori rossi mostra una maggiore dinamicità, con pennellate rapide che suggeriscono movimento, contrapposte alla staticità dei fiori, creando un ritmo di calibrata tensione visiva.

In altre raffigurazioni, più volte Li Fangyuan ritrae un gallo con macchie ampie e sicure ma più leggere per descrivere il contesto circostante con un’atmosfera serena e intima.
L’artista utilizza la pittura come un pianista che suona il pianoforte, alternando segni decisi ad altri più leggeri, creando una consonanza visiva che risuona con la stessa profondità emotiva di una melodia suonata con maestria sulla tastiera.
In tutte le sue produzioni, la semplificazione delle forme e la maestria nell’uso dell’inchiostro e del colore sono evidenti, componendo scene animate da un grande impatto visivo.
L’artista ha prediletto l’utilizzo di pennelli realizzati con coda di cavallo selvatico, una scelta che gli ha consentito di ottenere un tratto particolarmente vivace e dinamico. Ha lavorato prevalentemente su carta cotta, un materiale che ha contribuito a mantenere una sensazione di vibrante umidità, sviluppando varianti originali della tecnica della “collisione acquea”, intervenendo sul colore con l’acqua per espanderlo prima che si asciugasse. Questo processo, apparentemente semplice, ha permesso a Fangyuan di creare effetti cromatici unici e intensi.
L’estetica della sua arte annota e trasfigura la realtà, animando nello spettatore l’esigenza di un ulteriore avvicinamento contemplativo alla dimensione interiore e spirituale.
La calligrafia presente nei dipinti, riporta frasi evocative e poetiche, e arricchisce il significato complessivo dell’opera, aggiungendo un’ulteriore fonte di stimolo e di curiosità.

Pittura e resilienza culturale nell’opera di Li Fangyuan

Gli anni ’50 hanno rappresentato un periodo di grandi difficoltà per Li Fangyuan. Come ha evidenziato Stefano Giovannini, l’artista è stato accusato ingiustamente di essere un oppositore del regime durante la campagna contro gli “elementi di destra”. “Quello era un periodo di caccia alle streghe”, ha affermato Giovannini, sottolineando l’ingiustizia subita dall’artista. Tale accusa, seppur infondata, ha avuto conseguenze dirette sulla sua vita. Li Fangyuan ha perso il suo posto di lavoro accademico, vedendo compromessa la sua posizione. Tuttavia, non si è arreso. Ha aperto un proprio studio privato, dove ha continuato a trasmettere le sue competenze a un piccolo gruppo di allievi. Questo studio è diventato un rifugio intellettuale, un luogo dove preservare la tradizione pittorica cinese in un periodo di repressione. “Fangyuan non era interessato alla politica”, ha spiegato Giovannini, sottolineando che si trattava di un artista che si esprimeva attraverso la pittura e che ha trovato nell’insegnamento una forma di resistenza culturale. Li Fangyuan non ha mai realizzato opere antigovernative. La revoca del suo titolo di docente è stata poi rivista, e le autorità probabilmente lo hanno ritenuto non pericoloso. La carriera di Li Fangyuan è costellata di attestazioni di merito.

Nel 1995, ha ricevuto il Premio “Per una vita dedicata alla pedagogia” da parte del Comune di Canton. Questo riconoscimento, come evidenziato in precedenza, è arrivato in un periodo congiunturale diverso. ma di grande valore anche se circoscritto a livello locale. Negli anni, ha tenuto numerose mostre, tra cui la sua prima personale nel 1982 al mercato floreale del quartiere di Yuexiu, e un’altra all’Accademia di Pittura del Guangdong nel 2008. Nel 2012, ha collaborato alla pubblicazione di una raccolta di lavori calligrafico-pittorici per celebrare il centenario della biblioteca della città di Zhongshan.
Il suo impegno ha iniziato ad essere stimato con ammirazione anche al di fuori della Cina, grazie alla figlia minore, Li Luyun. Con una determinazione che ricorda quella del padre, Li Luyun tramite l’Associazione Pedone fondata da Li Zhiying ha organizzato mostre in Italia, superando le iniziali resistenze delle sorelle maggiori, che consideravano le opere del padre un patrimonio familiare da proteggere. Sono recenti le mostre di Li Fangyuan in diverse gallerie italiane, tra cui quella ospitata nel 2022 dalla Galleria Casa di Dante a Firenze e dal titolo “Colori indelebili”. Questa iniziativa ha permesso di far conoscere l’opera di Li Fangyuan a un pubblico internazionale, aprendo nuove prospettive interpretative e di valorizzazione della sua unicità.
Nella visione artistica di Li Fangyuan, la relazione tra la storia e la modernità, tra l’espressione artistica e il contesto sociale, risulta fondamentale per arginare gli effetti devastanti di un’epoca globalizzata che in rapida ascesa sta cancellando l’ampia ricchezza di idiomi e linguaggi fioriti nelle diversità espressive di tutti i Paesi del mondo, sostituendo il DNA tipico di ogni territorio con modelli e modalità estranee alle realtà locali. L’opera di Li Fangyuan nel suo insieme costituisce un importante patrimonio da condividere perché dimostra come sia possibile mediare il sapere e la sapienza del passato con il presente, mantenendone viva l’essenza e integrandola a una visione personale del tempo attuale.

Amazzoni. Martina Fontana e le donne dell’Associazione Amazzoni di Morbegno

Dal 6 al 9 marzo 2025 a Morbegno, presso il Chiostro S. Antonio, la mostra Amazzoni, a cura della scultrice Martina Fontana

Testo a cura di Giovanna Brambilla
Foto di Daniela Pellegrini

Indossare cicatrici. È in questo gesto che la pratica dell’artista Martina Fontana incontra il vissuto e l’esperienza del gruppo “Amazzoni” fondato nel 2008 dalla Dott.ssa Patrizia Franzini, che supporta chi sta vivendo un percorso di malattia oncologica al seno.
Elemento centrale del progetto è la scultura collettiva/scudo, realizzato attraverso una serie di incontri e un workshop. Sulla sua superficie prendono forma le riproduzioni di nodi e tagli campionati da alberi presenti sul territorio che le Amazzoni hanno scelto e catturato.
Indossare cicatrici. È in questo gesto che la pratica dell’artista Martina Fontana incontra il vissuto e l’esperienza del gruppo “Amazzoni” fondato nel 2008 dalla Dott.ssa Patrizia Franzini, che supporta chi sta vivendo un percorso di malattia oncologica al seno.
Elemento centrale del progetto è la scultura collettiva/scudo, realizzato attraverso una serie di incontri e un workshop. Sulla sua superficie prendono forma le riproduzioni di nodi e tagli campionati da alberi presenti sul territorio che le Amazzoni hanno scelto e catturato.


Questo oggetto, ideato da Martina Fontana, non solo protegge le donne ritratte nelle foto all’interno della mostra, ma rappresenta anche la loro capacità di rigenerarsi e rinascere dopo la malattia. Gli alberi, infatti, sono noti per la loro capacità di guarire le ferite e continuare a crescere, simboleggiando la resilienza e la forza.

“Insieme abbiamo lavorato sull’immagine e sul significato profondo delle cicatrici, visibili e invisibili. I calchi dei nodi degli alberi sono stati assemblati in un’unica scultura a forma di scudo con il quale ogni Amazzone ha scelto come rappresentarsi in relazione al proprio corpo e al proprio vissuto.” racconta Martina Fontana.

“La fotografia, in questo contesto, è uno strumento terapeutico e un rituale potente. L’atto di farsi ritrarre nude, vedendo ciò che si ha più paura di vedere, può essere un modo per “ritrovarsi” superando frammentazioni interne e promuovendo un’accettazione profonda in una sorta di ricostruzione dello sguardo. I corpi diventano mappe e paesaggi del dolore e della rinascita.”racconta Daniela Pellegrini.
Corpi nudi, semplici e reali, si mostrano o si nascondono, si fanno scudo e si sostengono tra loro, divenendo un corpo unico che attinge alle energie primordiali degli elementi e ad una forza interiore più segreta e sotterranea.


All’interno della mostra l’installazione 19 stelle celebra la forza del gruppo come punto di orientamento e guida per tutte le donne che ne fanno parte. I nodi argentei seguono la disposizione degli astri che compongono la costellazione di Orione, il gigante con lo scudo. Il dolore cede il passo alla bellezza, la luce e la forza delle compagne segnano una strada luminosa da percorrere verso la rinascita.

SARA FORTE. L’EQUILIBRIO DI FORME E COLORI

Artist of the Year 2024: ecco i 30 finalisti. E il vincitore lo scegliete voi: https://artuu.it/artist-of-the-year-2024-ecco-i-30-finalisti-e-il-vincitore-lo-scegliete-voi/

Sara Forte nasce a Verbania. Autodidatta, fin da giovanissima si dedica alla pittura, e perfeziona la tecnica sperimentando tutte le pratiche pittoriche dal disegno con grafite, pastelli a olio e sanguigne all’incisione a punta secca, maniera nera e acquaforte, approdando alle soluzioni ad olio e in acrilico. Quella che era solo una passione diventa una professione e tutto ciò che propone è frutto della sua personale esperienza e ricerca. Un equilibrio di forme e colori, tradizione pittorica e innovazione sono gli elementi sempre presenti nelle opere dell’artista. Al gioco iniziale del gesto dettato dall’ispirazione, si è via via sostituito un segno che va alla ricerca di una pittura che possa farsi tramite di messaggi universali. I simboli espressi dalle forme delle opere sono mutati in funzione di una sorta di nouvelle vague simbolico-astratta che è divenuta, ormai, cifra riconoscibile della sensibilità dell’artista.

Una figura che si attorciglia, che la Forte chiama “papiro” e che nasce in foggia di metafora dell’essere umano, del suo costante vivere in fieri, in una incessante evoluzione. Ha collaborato con artigiani orafi disegnando pezzi unici di gioielleria, e realizzato stampe per tessuti applicati alla confezione di abiti e accessori. Da anni la sua ricerca è volta alla realizzazione di sculture in vetro create direttamente nelle più importanti fornaci di Murano, dove le forme proposte nei quadri assumono una valenza tridimensionale e allegorica con diversi riferimenti alle opere dei più noti letterati del 900. Attualmente, la ricerca si rinnova nelle più recenti opere realizzate su disco di silicio, materiale che fornisce moltitudini di informazioni.

Opere tridimensionali dove l’artista mette da parte il collage su tela e sceglie il silicio come elemento concettuale atto a raffigurare l’evoluzione della comunicazione, manufatto di testimonianza di un discorso sull’uomo, un oggetto di archeologia moderna e di sintesi della complessità del vivere postmoderno. Esso, infatti, è oggi utilizzato come elemento principale nella costruzione di tablet, smartphone e computer. Versatile sperimentatrice di tecniche e tematiche diverse, ha al suo attivo diverse partecipazioni a mostre collettive e personali in Italia e all’estero. Ha esposto in Italia, Austria e Francia. Vive e lavora a Milano.

L’ultimo numero della rivista l’Arca

Testo di Fortunato D’Amico

Chiude la rivista L’ARCA. È stata un punto di riferimento di eccellenza nella formazione di una nuova generazione di architetti, favorendo la diffusione e lo scambio di idee essenziali nel contesto professionale internazionale. Ha svolto un ruolo fondamentale nella promozione del dibattito architettonico e nell’innovazione tecnologica, grazie soprattutto alla dedizione e alla passione del suo direttore, Cesare Maria Casati. I suoi interessi interdisciplinari, la continua ricerca di soluzioni innovative nell’architettura e nel design, e l’infinita curiosità per tutto ciò che ruota attorno all’attività professionale hanno arricchito la rivista con punti di vista originali, sempre anticipando i tempi dell’innovazione. Dobbiamo riconoscere anche la notevole abilità del direttore nel riconoscere e promuovere talenti emergenti, che senza l’ARCA potrebbero non aver mai avuto una vetrina così competente per presentarsi al pubblico. Questo vale anche per il Premio Dedalo Minosse, che ha potuto emergere tra i tanti premi di architettura grazie alla qualità dei contenuti promossi dalla rivista. L’ARCA ha saputo raccogliere il filo storico del dibattito architettonico, ereditando le riflessioni delle riviste precedenti e contribuendo al dialogo internazionale in cui Cesare aveva già avuto un ruolo significativo. Cesare Casati ha traghettato nell’ARCA il dibattito architettonico iniziato negli anni ’60, portandolo nella contemporaneità. La sua esperienza con Domus, diretta da Gio Ponti, dove entrò nella redazione negli anni ’60 e ne assunse la direzione dal 1976 al 1979, ha ulteriormente arricchito il suo bagaglio culturale. In seguito, fino alla nascita dell’ARCA, ha diretto la rivista La Mia Casa. L’ARCA chiude proprio in un momento storico in cui è sempre più necessario riattivare spazi e luoghi per la discussione, l’incontro e il confronto. Viviamo in un’epoca di rapidi cambiamenti che investono ogni aspetto della nostra vita, un’evoluzione che ha privato di significato e valore l’etica che dovrebbe sostenere qualsiasi principio ispiratore di un progetto di design o di architettura. Questa condizione ha lasciato spazio a un’estetica superficiale, priva di sostanza, all’emergere di un corpo formale senza contenuto reale.

Cesare Casati ha ragione quando, nell’editoriale di uno degli ultimi numeri della rivista, evidenzia che a più di vent’anni dall’inizio del nuovo millennio, l’architettura sembra mancare di innovazione strutturale e formale, nonostante i progressi nelle tecnologie di comunicazione e nell’intelligenza artificiale. Sebbene il telefono portatile si sia evoluto in un potente strumento di lavoro e comunicazione, il panorama architettonico non ha visto emergere nuove proposte significative dopo il lavoro pionieristico di Zaha Hadid, che ha saputo reinterpretare le geometrie fluide. In un contesto globale in rapida evoluzione, dove le città e gli spazi abitativi devono diventare sempre più sostenibili, è cruciale rilanciare i concorsi di idee. Questi eventi rappresentano una piattaforma fondamentale per i giovani progettisti, che spesso si trovano a dover competere con nomi già affermati nel settore. È importante ricordare che molti architetti di successo hanno iniziato la loro carriera vincendo concorsi prestigiosi, come nel caso del Centre Pompidou a Parigi. Casati afferma con decisione che affinché le imprese e i committenti pubblici possano affrontare efficacemente le sfide attuali, è necessario promuovere una nuova cultura della competizione. Questa deve mirare a scoprire talenti freschi e soluzioni innovative per combattere il degrado delle periferie e rispondere alle esigenze della società contemporanea. In sintesi, per garantire un futuro architettonico ricco di innovazione e sostenibilità, è fondamentale valorizzare i giovani progettisti attraverso una rinnovata attenzione ai concorsi di idee. Solo così potremo affrontare le sfide di un mondo in continua evoluzione e costruire spazi urbani che rispondano alle esigenze future. Un ringraziamento particolare quindi a Cesare Casati e l’augurio che l’ARCA possa riaprire presto le pubblicazioni e che un editore lungimirante comprenda l’importanza di mantenere attiva questa rivista.

Universo Espanso di Raymundo Sesma

Intervento site specific di alla Biblioteca Pubblica Fernando Tola de Habich

Puebla (Messico)

L’Universo Espanso: Riflessioni su Arte, Architettura e Spazio Pubblico

L’idea di un universo espanso va oltre i confini e le convenzioni stabilite nella società contemporanea. In questo contesto, la lettura di un ambiente urbano degradato non può limitarsi a un’analisi puramente architettonica; deve abbracciare una visione artistica e futuristica. È fondamentale considerare come il paesaggio urbano possa trasformarsi non per imposizione, ma attraverso analogie che riflettono le esperienze umane.

Un Nuovo Approccio Critico

Il momento storico attuale richiede l’adozione di nuove categorie critiche e terapeutiche per affrontare le idee e la realtà urbana e sociale. Espandere le discipline e le idee diventa un atto di emancipazione necessario, un’emergenza che invita a riflettere su come pensare e agire in modo costruttivo all’interno del corpo sociale. Questa proposta si riferisce a un intervento site-specific presso la Casa della Cultura di Puebla, focalizzandosi sulla biblioteca e sulla letteratura del XIX e XX secolo. L’obiettivo è creare uno spazio dove diverse discipline si incontrano, arricchendo l’esperienza sensoriale e intellettuale degli utenti. La biblioteca diventa così un luogo di incontro per il pensiero umano, dove architettura, design, letteratura, scultura e pittura si fondono in un’unica esperienza.

La Biblioteca come Tempio della Conoscenza

Per l’artista, la biblioteca non è solo un luogo di venerazione, ma un tempio di incontro e rivelazione dei misteri della conoscenza. Questo spazio diventa cruciale nella costruzione di un ambiente pubblico che è anche privato, dove gli utenti possono esplorare la dialettica creata dai legami strutturali tra gli elementi del luogo. Lo spazio pubblico e domestico è concepito come un laboratorio suscettibile di intervento. Qui, arte e artificio convergono in un approccio multidisciplinare, liberando l’ordinario da una routine opprimente.

L’Universo Espanso: Comprensione e Impegno

Il concetto di universo espanso si basa su una comprensione poliangolare della realtà. Questa visione dinamica invita a considerare i sensi come strumenti per ampliare l’orizzonte della comprensione olistica del mondo. È una lettura multidimensionale che incoraggia un cambiamento di atteggiamento dall’estetica all’etica, coinvolgendo ciascuno di noi nella consapevolezza di essere parte di un continuum temporale. R. Sesma descrive la città come una mappa che genera conoscenza e certezza, trasformandosi in un laboratorio per il cambiamento sociale. La città è vista come soggetto suscettibile di intervento, pronta per essere avvolta da nuove idee e pratiche artistiche.

Spazio Empirico Multisensoriale

Questo lavoro si propone come uno spazio empirico multisensoriale che coesiste con arte e architettura. Diventa una porta d’accesso a se stessi, costruito come parte integrante dell’esperienza umana. L’interazione tra artista e spettatore evolve da semplice osservazione a partecipazione attiva. Benjamin Buchloh definisce questa esperienza come “scultorea”, sottolineando l’importanza dell’intervento nello spazio pubblico per poetizzare il luogo attraverso le relazioni dialettiche tra i diversi elementi del contesto.

La Scultura come Pratica Meditata dello Spazio

Nell’ambito della scultura, l’intento è quello di generare spazio nello spazio stesso. L’opera diventa trasparente attraverso proiezioni matematiche che esplorano forme geometriche ideali. Non si tratta solo di contemplazione; il focus è sul processo di trasformazione dell’opera stessa. L’opera scultorea manifesta una realtà propria che supera la sua identità oggettiva. Essa inizia e finisce come se stessa, rappresentando uno spazio partecipato e vissuto.

Testo: Fortunato D’Amico

Libertà alle donne vittime della violenza

CENA A PALAZZO – Evento benefico per celebrare i 122 anni dell’Asilo Mariuccia, Palazzo Reale di Milano , 11 novembre 2024

La Fondazione Asilo Mariuccia è un’organizzazione non lucrativa italiana, fondata nel 1902 a Milano da Ersilia Bronzini Majno, con l’obiettivo di recuperare bambine e ragazze vittime di abusi e a rischio di esclusione sociale. Nata come istituzione aconfessionale, la fondazione si è evoluta nel tempo per affrontare le sfide contemporanee legate alla violenza e alla vulnerabilità delle donne e dei minori. Oggi, la Fondazione gestisce diverse strutture, tra cui tre case d’accoglienza per donne con bambini e 19 alloggi per mamme con bambini nella città metropolitana di Milano, oltre a quattro alloggi per minori a Porto Valtravaglia. La missione principale dell’Asilo Mariuccia è quella di promuovere la crescita e il benessere fisico e psicologico delle madri e dei loro bambini, nonché dei minori accolti, attraverso percorsi di formazione e inserimento lavorativo. Le équipe educative offrono supporto concreto ed emotivo, aiutando gli ospiti a superare i traumi subiti e a sviluppare competenze personali e autostima. Nel corso della sua storia, la Fondazione ha accolto oltre 5.500 donne, bambini e minori soli, attivando progetti personalizzati che includono corsi di lingua italiana e percorsi di integrazione con le comunità locali. Inoltre, la Fondazione Asilo Mariuccia si impegna a creare un ambiente sicuro e riparativo, collaborando con i servizi sociali e le autorità giudiziarie per garantire il miglior percorso possibile per i suoi ospiti. Con oltre 120 anni di esperienza, l’Asilo Mariuccia continua a rappresentare un punto di riferimento importante per la solidarietà sociale in Italia.

http://www.asilomariuccia.com

Dedalo Minosse. Roadshow 2024

Il Premio Internazionale Dedalo Minosse alla Committenza di Architettura è l’unico Premio internazionalmente accreditato a livello internazionale, che si focalizza sul ruolo del Committente.
Fondato a Vicenza nel 1997 è promosso da ALA Assoarchitetti, l’associazione degli architetti e degli ingegneri liberi professionisti italiani è co-promosso dalla Regione del Veneto, dal Comune di Vicenza e dalla Confprofessioni.
In attesa della nuova tredicesima edizione del Premio che si svolgerà a Vicenza il prossimo autunno, Dedalo Minosse viaggia in forma itinerante ed atterra a Detroit, dove dal 3 al 6 settembre 2024, è esposto con una mostra e un convegno!


La mostra è allestita all’interno dell’Università Detroit Mercy, in occasione del Detroit Design Month, con più di 20 progetti di committenti selezionati dalla Giuria, provenienti da tutto il mondo.
Perché Detroit? Perché proprio uno dei premi attribuiti la scorsa edizione è stato commissionato e realizzato a Detroit. Un’occasione per raccontarlo sul posto con i protagonisti del processo che ha portato alla costruzione di un’opera eccellente, il Centro per l’educazione della prima infanzia, il Marygrove Early education Center, commissionato dalla Kresge Foudnation.
La Kresge, fondazione privata, lavora nelle città americane per estendere le opportunità delle comunità investendo in arte e cultura, istruzione, ambiente, salute, servizi umani, come fattori di crescita. Sviluppa le leadership della comunità – intese come fattori determinanti per sostenere e migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini – coltivando l’ecosistema artistico e culturale della Città.

La Kresge attribuisce la massima priorità alle organizzazioni di quartiere, che sono specchio delle comunità, per contribuire a metterle in grado d’impedire che il razzismo strutturale e il pregiudizio, determinino il futuro della Città.
La Kresge afferma l’importanza del design nell’educazione della prima infanzia, insistendo sul fatto che tutti, compresi i bambini, meritano di godere del beneficio di un buon progetto. Anche grazie a Kresge, Detroit è diventata un modello nazionale per i servizi offerti ai bambini e alle famiglie.
Durante tutto il processo di progettazione, la Fondazione è stata un partner determinante, che ha stimolato il team di progettazione a creare un luogo capace di offrire possibilità e dignità ai bambini e alle famiglie, un luogo che rifletta le diversità presenti nella comunità.
Così il Marygrove Early Education Center (Marygrove EEC), situato nel campus dell’ex Marygrove College riadattato al nuovo uso, è configurato come un centro educativo all’avanguardia, che sostiene 150 studenti, provenienti dai quartieri locali più sfavoriti.


La nuova estensione del Campus è situata nelle adiacenze dell’edificio principale, un edificio gotico “Tudor” a quattro piani, del 1927: un fabbricato insieme modesto e di carattere, rivestito in terracotta smaltata, con tre cortili ben organizzati e un interno semplice ma elegante. Il nuovo progetto fa riferimento ai dettagli, al peso materico e alla memoria delle strutture storiche in muratura di Detroit e la nuova facciata policroma costituisce un esempio di impiego progredito del ventunesimo secolo, di un materiale da costruzione tradizionale, quale il mattone.
In occasione dell’esposizione, il 4 settembre 2024 si tiene la conferenza di presentazione del Premio, moderata da Wendy Jackson, Managing Director della Kresge Foundation.
Intervengono: Dan Pitera, Preside e professore dell’Università Detroit Mercy e Giurato del Premio Dedalo Minosse, Marcella Gabbiani Direttrice del Premio, Marlon Blackwell progettista dell’opera, e Marco Magni dello studio Guicciardini & Magni già vincitore del Premio Speciale Caoduro Lucernari nel 2017, con l’opera di Santa Maria del Fiore di Firenze.
Ospite speciale la Console italiana di Detroit Allegra Baistrocchi, patrocinatrice della manifestazione.
Evento collaterale alla mostra, il Dedalo Cinema, quinta edizione, che incontra la città di Detroit con alcune proiezioni.
Dedalo Cinema è la manifestazione sorella del Premio alla Committenza, che racconta gli Architetti nel cinema, prendendo spunto dal volume di Giorgio Scianca e Steve della Casa “La recita dell’Architetto”, che racconta la figura dell’architetto in quasi 2000 film, in oltre cento anni di Cinema e centinaia di Paesi.


Accanto al committente quindi si celebra la seconda figura chiave del processo costruttivo: “Non c’è Dedalo senza Minosse o Palladio senza Trissino”, per citarne solo alcuni di ben noti.
Il Premio incontra finalmente la città di Detroit, dopo un dialogo a distanza di quasi due decenni, che grazie al Premio e alle sue manifestazioni, si è svolto tramite workshops di rigenerazione urbana, scambi di studenti, conferenze, lavori della Giuria, in USA e in Italia.
La Mostra itinerante Dedalo Minosse continuerà il suo Roadshow in autunno, con ulteriori tappe: a Parigi, presso il Batimat – il salone francese per i professionisti dell’edilizia, dal 30.09 al 3.10, presso il Parco del Valentino, in collaborazione con ALA Piemonte e il Politecnico di Torino, alla fine di novembre.

La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e la Vita nello spazio extraterrestre

L’ISS è stata in questi anni un simbolo di pace e cooperazione internazionale

All’inizio della stagione estiva in Valle d’Aosta e per il terzo anno consecutivo, l’instancabile animatrice culturale e Ambasciatrice del Terzo Paradiso, Glorianda Cipolla, organizza un incontro annuale sempre di grande interesse, ispirato ai temi proposti dall’installazione-simbolo Terzo Paradiso, opera dell’artista Michelangelo Pistoletto, presente in maniera permanente sul prato adiacente a Les Maisons de Judith in Val Ferret.
Ed è proprio qui che lo scorso 3 agosto 2024, si è svolto il dibattito a cui è stato dato come titolo”V.I.T.A. nello spazio extraterrestre”.
L’ incontro ha riunito esperti di vari settori per esplorare le opportunità legate alle missioni spaziali future e alle relazioni tra arte e scienza. Moderato da Fortunato D’Amico e presentato da Glorianda Cipolla, l’evento ha visto la partecipazione di un pubblico numeroso di oltre 200 persone, venute diverse regioni italiane per assistere a questa manifestazione.
Ad aprire l’evento con i saluti iniziali sono stati il Sindaco di Courmayeur, Roberto Rota, e la senatrice valdostana Nicoletta Spelgatti.

Gli oratori chiamati a dare i loro personale contributo alle tematiche proposte dalla conversazione sono stati:
Michelangelo Pistoletto, artista
Paolo Nespoli, ingegnere e astronauta che ha partecipato a ben3 missioni spaziali
Fabio Massimo Grimaldi, presidente di Altec, industria aeronautica e aerospaziale con sede a Torino.

I tre relatori sono stati in passato tra i protagonisti della missione Expedition 52/53, che ha avuto luogo nel 2017 sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e che ha preso il nome di VITA (Vitality, Innovation, Technology), ispirata al concetto del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto. La missione, sulla Iss, Stazione spaziale internazionale, come ha ricordato Massimo Grimaldi, ha segnato un’importante tappa nella cooperazione spaziale tra NASA e ASI Agenzia Spaziale Italiana, di cui Paolo Nespoli, astronauta dell’ESA, Agenzia Spaziale Europea, è stato il protagonista.
Michelangelo Pistoletto ha evidenziato che un aspetto innovativo della missione è stato l’uso dell’app SPAC3, sviluppata in collaborazione con RAM Radioartemobile e Fabrizio L’Abbate di ESA, Francesco Rea di ASI, per sensibilizzare il pubblico sulla conservazione del nostro pianeta. Grazie a questa applicazione, gli utenti hanno potuto partecipare attivamente alla creazione di un’opera d’arte sociale, coinvolgendo l’intera comunità internazionale che ha utilizzato l’app, e riflettere sui temi della sostenibilità e sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile proposti dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.
Paolo Nespoli ha ricordato che, negli ultimi sette anni, l’ambiente attorno alla ricerca scientifica e aerospaziale è cambiato notevolmente. L’arrivo di nuovi attori non istituzionali in questo mercato ha portato a una progressiva diminuzione degli investimenti da parte degli enti pubblici nella ricerca scientifica e nella progettazione di strumentazioni legate alle dinamiche aerospaziali. Se da un lato questa nuova condizione ha favorito rapidi sviluppi tecnologici, dall’altro ha sollevato importanti questioni riguardanti la privatizzazione imprenditoriale.
Tra gli ospiti era presente anche il fisico Roberto Battiston, che all’epoca della missione VITA era presidente dell’ASI. Battiston ha affermato che, a 60 anni dalla storica competizione tra Russi e Americani, stiamo assistendo a una nuova corsa allo spazio, dove le dimensioni economiche, geopolitiche e militari acquisiscono sempre più importanza. La lista delle nazioni coinvolte si è ampliata, includendo superpotenze come la Cina e l’India. Le destinazioni non si limitano più alle orbite terrestri, ma includono anche la Luna, vista come base per future esplorazioni verso Marte e altri corpi celesti. Questa nuova corsa allo spazio ha generato una crescente competizione per il dominio nello spazio, con implicazioni significative per il futuro dell’esplorazione spaziale e delle relazioni internazionali.

Fabio Massimo Grimaldi, Fabio Grimaldi  ha accennato alle opportunità offerte dall’industria spaziale per l’economia globale, sottolinenando il ruolo le ultime innovazioni e le ricadute nella società e le tendenze del settore. In questo contesto, ha ricordato, il ruolo internazionale di Torino come protagonista di queste ricerche.
Aneddoti divertenti sugli orari e sul tempo dedicato al sonno e al cibo destinato agli astronauti in orbita sulla sulla ISS sono stati raccontati da Paolo Nespoli, suscitando grande interesse da parte del pubblico. Michelangelo Pistoletto ha rammentato l’importanza dell’integrazione del progresso scientifico e della sostenibilità, supportata da considerazioni etiche, è fondamentale per costruire una prospettiva di pace preventiva. La cooperazione internazionale in ambito scientifico può superare le divisioni politiche e promuovere la fiducia tra le nazioni. Investire in tecnologie sostenibili e pratiche etiche aiuta a ridurre le tensioni legate alle risorse. È essenziale che le decisioni scientifiche siano guidate da principi etici, considerando l’impatto sulla società e sull’ambiente. Infine, promuovere una cultura della pace e della sostenibilità attraverso l’educazione contribuirà a creare un futuro più pacifico.

Infine, a commentato Fortunato D’Amico, come già commentato tutti quanti gli altri relatori, la ISS è e rimane un simbolo di pace e di cooperazione tra diverse nazioni, tra cui Stati Uniti, Russia, Europa, Giappone e Canada, anche se la guerra in Ucraina ha complicato le relazioni tra Russia e Occidente, portando a preoccupazioni sulla continuità della cooperazione spaziale.