Marcella Gabbiani a Dynamic Culture

Rubrica DYNAMIC CULTURE: Fortunato D’Amico incontra Marcella Gabbiani, con il Patrocinio del Comune di Milano RICOSTRUIRE SENZA SOSTA LA SPERANZA – Neruda @LibreriaBocca1775 CANALE YOUTUBE – oltre 650 incontri con la CULTURA #socialtvlbocca​ 2021

Laboratorio 2050. La regola del 3

Laboratorio 2050, il podcast ideato da NaturaSì in collaborazione con Hublab. Alessandro Isidoro Re, giornalista e Celeste Righi Ricco, agronoma, raccontano storie e ingredienti della Sostenibilità: un passaggio di conoscenza tra le generazioni, per costruire una fertile alleanza per il futuro.

Una nuova puntata in cui affrontiamo i concetti di “Olismo” con Marco Sartorato e di “Dialettica” con il fisico e filosofo Walter Tocci. Marisa Vernelli racconta la storia dell’omonima Azienda Agricola, ed entreremo poi nei segreti delle Fragole. Infine, una lettura da “L’effetto Farfalla”.

In viaggio con Fabio Morotti… nelle terre dello Spirito e del sangue

Rubrica DYNAMIC CULTURE: Fortunato D’Amico incontra Fabio Morotti con il Patrocinio del Comune di Milano #socialtvlbocca​ 2021… oltre
600 motivi per SEGUICI on YouTube: LibreriaBocca1775 ISCRIVITI/ARCHIVIO La #socialtvlbocca​ 2021 da un’idea di Giorgio Lodetti: Le Rubriche che ti terranno compagnia tutto il 2021, appuntamenti quotidiani con la Cultura… 5 incontri alla settimana fissi + TANTI EVENTI GIORNALIERI FUORI PROGRAMMA con la CULTURA Lunedì ore 17.00 FB Libreria Bocca dal 1775 Rubrica DYNAMIC CULTURE: Fortunato D’Amico da sempre interessato a navigare nella multidisciplinarietà e multiculturalità dei linguaggi, transitando dai territori dell’arte, del design e dell’architettura, coniugati con la filosofia, la scienza, l’astronomia, i sistemi di vita Martedì ore 17.00 FB Libreria Bocca dal 1775

Campus Party con Celeste Righi Ricco

” Campus Party, la più grande esperienza di innovazione e creatività al mondo per under 30, lancia Campus Party Spotlight, un format globale e totalmente digital incentrato su circolarità, sostenibilità, climate action ed energia pulita. Sul Main stage ci saranno decine di speaker internazionali, tra cui giovani leader che parleranno del ruolo che i giovani ricoprono nell’ assicurare una transizione sostenibile all’insegna dell’innovazione. Celeste Righi Ricco parteciperà all’evento come co-fondatrice e rappresentante dell’associazione Pensare Globalmente Agire Localmente, affiancata da Irene Ghaleb, vice presidente di Change For Planet, e Davide Paturno, presidente di Social Innovators. Seguiteci il 28 Gennaio dalle 19 alle 20 pm. ” Link:  https://spotlight.campus-party.org/agenda/

L’EDUCAZIONE DIGITALE: IL FUTURO È ADESSO Istruzione di qualità, per genitori

Silvia Vercelli e Chiara Crosti

Eccoci al secondo appuntamento con la rubrica “La Mamma Secchiona” dell’associazione culturale Lo Zainetto, in collaborazione con WorldGlocal. Il tema trattato è quello della tecnologia e del suo utilizzo, nelle diverse forme, con bambini appartenenti alla fascia d’età tra zero e sei anni (infanzia), periodo nel quale è fondamentale lasciare spazio allo sviluppo di competenze chiave legate alla sperimentazione manuale, alla relazione e alla creatività che rischiano, altrimenti, di rimanere mancate opportunità. E fase dell’educazione propedeutica all’apprendimento di comportamenti in quelle successivedella pre-adolescenza e adolescenza.

«In un videoclip ci possono essere più di cento immagini in un minuto, ci si abitua a vivere con intolleranza a quelle situazioni che richiedono invece lentezza e concentrazione»ci ricorda Grazia Honegger Fresco, ne “Il Bambino e la Tecnologia”.

In quest’occasione abbiamo avuto il prezioso contributo da parte di un’altra mamma di WorldGlocal, Chiara Crosti, che ha condiviso la sua testimonianza relativa alla sfida di regolare l’uso dei dispositivi tecnologici in modo responsabile e consapevole con le proprie figlie. Dopo averci raccontato come l’ha affrontata, la riflessione è stata incentrata sull’ispirazione che ha guidato la sua determinazione, ovvero la necessità di creare le condizioni per la crescita di futuri cittadini digitali, che abbiano sviluppato le competenze per utilizzare la tecnologia in modo sostenibile e al servizio dell’uomo. Basti pensare alla differenza a cui l’uso di uno stesso social network o dispositivo digitale può portare se orientato al bene comune, ad esempio a favore della conoscenza, dell’innovazione e dell’accesso ad informazioni attendibiliin modo democratico e responsabile, anziché a forme di comunicazione incentrate unicamente sull’ego dei singoli o atte a seminare odio e intolleranza. In questo senso è venuto spontaneo il collegamento con l’obiettivo numero 9 dell’agenda 2030 (Imprese, Innovazione e Infrastrutture).

E già a partire dalla prima infanzia, l’educazione digitale assume un ruolo chiave e una sfida importante per gli adulti di riferimento del bambino. Il testo, condiviso in apertura, è stato “Spegni la TV, Accendi la fantasia”, di Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva, da cui è stato letto un estratto dalla filastrocca a tema per i bimbi e sono stati condivisi alcuni spunti chiave dalla parte relativa alle linee guida per i genitori. Alla domanda “Qual è l’età giusta per dare il cellulare in mano ad un figlio?”, A. Pellai, nei suoi articoli e conferenze, risponde con un’altra domanda che può guidare ciascun genitore in questo senso: “Mio figlio è pronto a gestire la complessità associata all’uso di un cellulare, specie se Smartphone?”. 

È chiaro che tutti i bambini, a partire dall’infanzia, tenderanno a emulare i loro adulti di riferimento, ricercando l’utilizzo di quei dispositivi che vedono maneggiare proprio dagli stessi, nella loro quotidianità. La differenza, in questo caso, la fa la consapevolezza del genitore, la capacità di costruire un progetto educativo valido, autorevole e fase-specifico che permetta al minore di usufruire al meglio di ciò che la vita digitale può offrirgli, senza risentire dei molti rischi e limiti che la vita virtuale è in grado di portare nel percorso di crescita. Questo comporta avere idee chiare su quando è il momento in cui dare inizio alla vita digitale come regolarla, quale modello, ad esempio, rappresentare in questo ambito.

Sull’onda della citazione finale, sempre da G.H. Fresco, sull’importanza di ricongiungere natura e artificio, non potevamo non concludere con il riferimento a La Mela Reintegrata di Michelangelo Pistoletto.

I segreti dell’Antartide

Celeste Righi Ricco, Responsabile Relazioni Internazionali di Pensare Globalmente Agire Localmente, intervista la giovane chimica Giuditta Celli.
Un viaggio in Antartide raccontato da una giovane ricercatrice, che ci svela i segreti che i ghiacci hanno racchiuso dentro di sé per millenni. I cambiamenti climatici sono reali, ed in parte, noi umani ne siamo responsabili

L’abitare sospeso

Giulio Ceppi, Andrea Felice, Fortunato D’Amico, dialogano sui temi del cambiamento e degli stati d’animo, conseguenti, caratterizzati dall’ambiguità temporale di cui ogni i trasformazione è portatatrice . Nei momenti di crisi, di metamorfosi, d’incertezza, quando il nostro abitare il mondo sembra naufragare nella provvisorietà e nell’incapacità di vedere il futuro, come possiamo riprogettare le nostre città e il nostro modo di stare insieme ?

Non da tutti i rubinetti…

di Emmanuele Villani

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Non da tutti i rubinetti in ogni luogo del mondo esce acqua quando si aprono ma non perchè sono rotti. Vivere senz’acqua è la realtà quotidiana per un grande numero di persone ed è stato anche il tema di ricerca di un workshop intitolato NanoVision Design@2025 con gli studenti del Laboratorio di Sintesi Finale della laurea magistrale in Integrated Product magistrale preso la Scuola di Design del Politecnico di Milano coordinato da Giulio Ceppi, Emmanuele Villani e Irene Lia Schlacht. Il tema proposto esplorava e immaginava nuove prestazioni da sviluppare per il nostro corpo cercando di estenderne le potenzialità innanzitutto nel sostenere ed eventualmente nell’aumentare la capacità di adattamento in situazioni estreme, in particolare in assenza di acqua potabile.

Le risposte alle tante domande che ci siamo fatti nel corso del laboratorio ci hanno portato a cercare nelle tecnologie del’infinitamente piccolo e comprendono, come ipotesi di ricerca, lo sviluppo di device intra/extracorporei, sviluppati sulla base di nanotecnologie oggi disponibili, di cui dotarsi per vivere su questa terra nel prossimo futuro del 2025.

L’obiettivo é mostrare come tematiche legate a sviluppo di tecnologie innovative per affrontare problemi reali, come l’assenza di acqua potabile, possano essere fattori chiave per formare le vision dei designer del futuro.

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Alcuni anni fa mi raccontarono di un progetto a Niamey, la capitale del Niger. Si trattava di rendere sicuro dal punto di vista edilizio uno dei centri economici più importanti del paese: i mercati generali, un agglomerato di più di 2000 attività commerciali addensate in poco più di 50mila mq. Progettare per questa realtà è impegnativo, ma soprattutto è difficile costruire perchè l’acqua è un bene prezioso e molto scarso in Niger, in compenso ci sono soprattutto sabbia e sole, oltre che uranio. Il progetto venne abbandonato, ma mi restò in mente l’immagine di questo luogo e soprattutto di quanto sia importante l’acqua per la nostra vita. Può sembrare un’ovvia banalità ma non lo è per Richard P.Feynmann che nel 1959 presenta all’American Physical Society un intervento dal titolo “There’s Plenty of Room at the Bottom”. E’ la data di nascita ufficiale delle nanotecnologie. Immaginarsi un mondo che concentri l’attenzione sul “molto piccolo” è qualcosa di straordinariamente innovativo, e ancora oggi viene percepito come tale, nonostante siano passati quasi sessant’anni. L’aspirazione di questa ricerca è di utilizzare la stessa flessibilità e morbidezza scientifica di Feynmann per cercare di connettere le nanotecnologie con la mancanza d’acqua.

Nella mia infanzia mi colpiva molto il fatto che i marinai di un tempo affrontassero le traversate oceaniche ammalandosi per l’impossibilità di conservare l’acqua. Quindi, pensavo, l’acqua non si può conservare, il chè era abbastanza curioso per una nave.

L’obiettivo è stato di sviluppare una “vision” che permettesse di immaginare in un futuro non lontano l’utilizzo di nanotecnologie per costruire manufatti e attrezzature da utilizzare e da indossare per sopravvivere nel deserto. Non un deserto qualunque ma un ambiente estremo come il deserto del Sahara, nella fascia che comprende parte di Mauritania, Mali, Niger, Ciad e Sudan comprende la necessità di vivere senz’acqua.

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Viene da pensare se questi temi sono ambito del design. La risposta è affermativa e senz’altro farà parte del dibattito che affronteremo in futuro, sulla ragion d’essere di un design che cerca di trovare consistenza sia nell’indagine teorica sia nella progettazione di manufatti, utilizzando quanto si ha a propria disposizione come persone, materiali, tecnologie e risorse.

La ricerca ha preso il via da questi assunti e le ipotesi di lavoro hanno seguito diverse vie, tutte connesse dall’uso delle nanotecnologie, o più precisamente dall’utilizzo di alcune proprietà delle nanotecnologie per orientare i progetti degli studenti, sfruttandone le qualità per raggiungere l’obiettivo di avere a disposizione dell’acqua, potabile.

La maggior parte delle ricerche si sono orientate verso l’utilizzo di una proprietà dei nanotubi di respingere l’acqua. Questa caratteristica è stata applicata da uno studente per progettare frutti d’acqua che si possono raccogliere da alberi artificiali che a loro volta raccolgono l’acqua dall’umidità dell’aria. Disseminati lungo la città e gestiti con applicazioni appropriate possono dare sollievo a quanti si avventurino nelle giungle urbane. Analogo filone di un altra ipotesi di progetto sulle torri che racchiudono tutte le tecnologie per imbrigliare ogni minima goccia d’acqua disponibile e renderla disponibile a terra per irrigare terreni disperatamente aridi. L’ipotesi si spingeva fino a definire una vera e propria catena di “oasi di servizio” disseminate lungo i percorsi abitualmente frequentati nel deserto.

IS THIS REAL

Un altro filone di ricerca ha dato spazio alle situazioni di emergenza sviluppando droni per aiutare le persone in difficoltà nel deserto (delle specie di borracce volanti) e braccialetti salvavita.

Tute e maschere da indossare per filtrare e recuperare acqua sono state oggetto della ricerca di chi ha costruito soluzioni che rendessero l’utente il più possibile indipendente e autonomo da quanti sono alla ricerca di avventure in ambienti estremi.

Una soluzione apparentemente più convenzionale ha progettato biciclette costruite con tecnologie siliceo-solari, realizzabili con i soli mezzi a disposizione in un deserto.

Gli esiti di questa ricerca hanno portato alla definizione di progetti di ibridazione di tecnologie, vision e integrated product design e ci hanno permesso di focalizzare alcuni aspetti su cui organizzare una riflessione progettuale per il futuro.

Inaspettatamente la possibilità di fare innovazione, in una contemporaneità in cui l’apparenza sembra non offrire alcuna possibilità e spazio, si offrono ambiti di ricerca inaspettati e ricchi di prospettive risiede ancora nella capacità di utilizzare un approccio cross-technology, orientato dal design del processo e del prodotto e con ampi margini di innovazione e miglioramenti.

Foto: Riccardo Grancini