I segreti dell’Antartide

Celeste Righi Ricco, Responsabile Relazioni Internazionali di Pensare Globalmente Agire Localmente, intervista la giovane chimica Giuditta Celli.
Un viaggio in Antartide raccontato da una giovane ricercatrice, che ci svela i segreti che i ghiacci hanno racchiuso dentro di sé per millenni. I cambiamenti climatici sono reali, ed in parte, noi umani ne siamo responsabili

L’abitare sospeso

Giulio Ceppi, Andrea Felice, Fortunato D’Amico, dialogano sui temi del cambiamento e degli stati d’animo, conseguenti, caratterizzati dall’ambiguità temporale di cui ogni i trasformazione è portatatrice . Nei momenti di crisi, di metamorfosi, d’incertezza, quando il nostro abitare il mondo sembra naufragare nella provvisorietà e nell’incapacità di vedere il futuro, come possiamo riprogettare le nostre città e il nostro modo di stare insieme ?

Non da tutti i rubinetti…

di Emmanuele Villani

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Non da tutti i rubinetti in ogni luogo del mondo esce acqua quando si aprono ma non perchè sono rotti. Vivere senz’acqua è la realtà quotidiana per un grande numero di persone ed è stato anche il tema di ricerca di un workshop intitolato NanoVision Design@2025 con gli studenti del Laboratorio di Sintesi Finale della laurea magistrale in Integrated Product magistrale preso la Scuola di Design del Politecnico di Milano coordinato da Giulio Ceppi, Emmanuele Villani e Irene Lia Schlacht. Il tema proposto esplorava e immaginava nuove prestazioni da sviluppare per il nostro corpo cercando di estenderne le potenzialità innanzitutto nel sostenere ed eventualmente nell’aumentare la capacità di adattamento in situazioni estreme, in particolare in assenza di acqua potabile.

Le risposte alle tante domande che ci siamo fatti nel corso del laboratorio ci hanno portato a cercare nelle tecnologie del’infinitamente piccolo e comprendono, come ipotesi di ricerca, lo sviluppo di device intra/extracorporei, sviluppati sulla base di nanotecnologie oggi disponibili, di cui dotarsi per vivere su questa terra nel prossimo futuro del 2025.

L’obiettivo é mostrare come tematiche legate a sviluppo di tecnologie innovative per affrontare problemi reali, come l’assenza di acqua potabile, possano essere fattori chiave per formare le vision dei designer del futuro.

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Alcuni anni fa mi raccontarono di un progetto a Niamey, la capitale del Niger. Si trattava di rendere sicuro dal punto di vista edilizio uno dei centri economici più importanti del paese: i mercati generali, un agglomerato di più di 2000 attività commerciali addensate in poco più di 50mila mq. Progettare per questa realtà è impegnativo, ma soprattutto è difficile costruire perchè l’acqua è un bene prezioso e molto scarso in Niger, in compenso ci sono soprattutto sabbia e sole, oltre che uranio. Il progetto venne abbandonato, ma mi restò in mente l’immagine di questo luogo e soprattutto di quanto sia importante l’acqua per la nostra vita. Può sembrare un’ovvia banalità ma non lo è per Richard P.Feynmann che nel 1959 presenta all’American Physical Society un intervento dal titolo “There’s Plenty of Room at the Bottom”. E’ la data di nascita ufficiale delle nanotecnologie. Immaginarsi un mondo che concentri l’attenzione sul “molto piccolo” è qualcosa di straordinariamente innovativo, e ancora oggi viene percepito come tale, nonostante siano passati quasi sessant’anni. L’aspirazione di questa ricerca è di utilizzare la stessa flessibilità e morbidezza scientifica di Feynmann per cercare di connettere le nanotecnologie con la mancanza d’acqua.

Nella mia infanzia mi colpiva molto il fatto che i marinai di un tempo affrontassero le traversate oceaniche ammalandosi per l’impossibilità di conservare l’acqua. Quindi, pensavo, l’acqua non si può conservare, il chè era abbastanza curioso per una nave.

L’obiettivo è stato di sviluppare una “vision” che permettesse di immaginare in un futuro non lontano l’utilizzo di nanotecnologie per costruire manufatti e attrezzature da utilizzare e da indossare per sopravvivere nel deserto. Non un deserto qualunque ma un ambiente estremo come il deserto del Sahara, nella fascia che comprende parte di Mauritania, Mali, Niger, Ciad e Sudan comprende la necessità di vivere senz’acqua.

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Viene da pensare se questi temi sono ambito del design. La risposta è affermativa e senz’altro farà parte del dibattito che affronteremo in futuro, sulla ragion d’essere di un design che cerca di trovare consistenza sia nell’indagine teorica sia nella progettazione di manufatti, utilizzando quanto si ha a propria disposizione come persone, materiali, tecnologie e risorse.

La ricerca ha preso il via da questi assunti e le ipotesi di lavoro hanno seguito diverse vie, tutte connesse dall’uso delle nanotecnologie, o più precisamente dall’utilizzo di alcune proprietà delle nanotecnologie per orientare i progetti degli studenti, sfruttandone le qualità per raggiungere l’obiettivo di avere a disposizione dell’acqua, potabile.

La maggior parte delle ricerche si sono orientate verso l’utilizzo di una proprietà dei nanotubi di respingere l’acqua. Questa caratteristica è stata applicata da uno studente per progettare frutti d’acqua che si possono raccogliere da alberi artificiali che a loro volta raccolgono l’acqua dall’umidità dell’aria. Disseminati lungo la città e gestiti con applicazioni appropriate possono dare sollievo a quanti si avventurino nelle giungle urbane. Analogo filone di un altra ipotesi di progetto sulle torri che racchiudono tutte le tecnologie per imbrigliare ogni minima goccia d’acqua disponibile e renderla disponibile a terra per irrigare terreni disperatamente aridi. L’ipotesi si spingeva fino a definire una vera e propria catena di “oasi di servizio” disseminate lungo i percorsi abitualmente frequentati nel deserto.

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Un altro filone di ricerca ha dato spazio alle situazioni di emergenza sviluppando droni per aiutare le persone in difficoltà nel deserto (delle specie di borracce volanti) e braccialetti salvavita.

Tute e maschere da indossare per filtrare e recuperare acqua sono state oggetto della ricerca di chi ha costruito soluzioni che rendessero l’utente il più possibile indipendente e autonomo da quanti sono alla ricerca di avventure in ambienti estremi.

Una soluzione apparentemente più convenzionale ha progettato biciclette costruite con tecnologie siliceo-solari, realizzabili con i soli mezzi a disposizione in un deserto.

Gli esiti di questa ricerca hanno portato alla definizione di progetti di ibridazione di tecnologie, vision e integrated product design e ci hanno permesso di focalizzare alcuni aspetti su cui organizzare una riflessione progettuale per il futuro.

Inaspettatamente la possibilità di fare innovazione, in una contemporaneità in cui l’apparenza sembra non offrire alcuna possibilità e spazio, si offrono ambiti di ricerca inaspettati e ricchi di prospettive risiede ancora nella capacità di utilizzare un approccio cross-technology, orientato dal design del processo e del prodotto e con ampi margini di innovazione e miglioramenti.

Foto: Riccardo Grancini

Andrea Felice. La settimana dell’arte contemporanea natalizia in Fantacity

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Inaugurazione 13 dicembre 2019 ore 19.00
Studio Andrea Felice Art & Design
Via di Casal Bruciato 11 – Roma

Fino al 20 dicembre 2019

Venerdì 13 dicembre 2019 alle ore 19.00 inaugura la mostra Felice Fortunato Natale Anno Nuovo di Andrea Felice, a cura di Fortunato D’Amico. In esposizione una raccolta di opere ed oggettistica appartenenti alla numerosa collezione dei lavori – Fantaworld – che Andrea Felice ha realizzato in questi anni di intensa attività rivolta all’arte, al design e all’architettura.

Durante la serata interverranno Massimo Domenicucci, Claudio Crescentini, Giulio Ceppi, Fortunato D’Amico, nonché l’artista.

“[…] Fantaworld è un progetto elaborato su una nuova dimensione della realtà, in cui si coniugano più profondità temporali. La rappresentazione è caratterizzata dall’utilizzo di  molteplici media artistici: il fumetto, la grafica di Piranesi, la fotografia, il disegno architettonico e paesaggistico del mondo contemporaneo, il video. Il risultato è la visione di un’area del fantastico atemporale, in cui il passato e il futuro si uniscono al formare un continuo presente. E’ la condizione percettiva della nostra epoca, definita e profilata dall’uso di tecnologie multimediali. Un infinito proiettarsi di immagini che incrocia personaggi e momenti della storia con il contesto attuale, creando un continuo spaesamento cronologico assolutamente originale rispetto al sentire dei nostri antenati.

[…] Fantaworld è quindi un esercizio mentale, un allenamento corroborante per risvegliare menti pigre e lineari, alienate da pensieri bloccati e in preda alla difficoltà di compiere prassi e passi coraggiosi nella notte del cambiamento. In quest’ottica, Fantaworld si pone come un insieme di strumenti pensato per incoraggiare chi vuole davvero iniziare a camminare sui sentieri liberi e magici del mondo interiore, in comunione con altri temerari, per condividere una pratica reale verso l’equilibrio e l’armonia, verso il raggiungimento di un amore  reale di micro e macro cosmi temporali solo apparentemente distanti, ora  legati da un’unione più intima. E’ una filosofia che coniuga perfettamente non solo i livelli spirituali, ma anche quelli del vivere quotidiano nei suoi aspetti sociali, ambientali ed economici.

Per questa ragione l’attitudine al cambiamento incoraggiata dal lavoro di Andrea Felice risuonano in sintonia armonica con le richieste di sostenibilità globale dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Il compito è ora rimodellare il mondo attraverso gli oggetti esperienziali che ci circondano e ricordano ai renitenti le missioni individuali e collettive che dobbiamo compiere per permettere al nostro pianeta di salvarsi da un’immanente catastrofe, provocata da un uso incauto della cultura e della tecnologia e dalla dissoluzione di qualsiasi valore etico a favore di un edonismo consumistico autodistruttivo. Raggiungere gli obiettivi dello sviluppo sostenibile promulgati dall’ONU è il messaggio che le opere di Andrea Felice intendono promuovere, al fine di immaginare un’altra impostazione della vita. Per fare questo è necessario allenare la mente ad uscire dagli abituali schemi di ragionamento e a riattivare quei centri di consapevolezza che concorrono ad abituare la riflessione che tutto è possibile se davvero ci crediamo. […]” (dal testo critico di Fortunato D’Amico)


Andrea Felice (1961) artista e architetto. Il percorso prende avvio dalla fine degli anni ottanta, nel 1991 con una personale alla Galleria l’Ariete di Roma, nel 1995 partecipa alla Collettiva Presenza Inside – Progetto Europa 95, curata da Forum Interart Roma, a cui seguono altre mostre dal 2001 al 2011. Nel 2012 a Bergamo riceve un premio con l’opera Presenze al Concorso G. B. Moroni – La mia libera espressione. Realizza a Roma due personali: Fantacity, al Complesso dei Dioscuri al Quirinale, e Cuore che batte su Roma eterna al DAI Studio, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali del Comune di Roma e dell’Ordine degli Architetti. Da novembre 2012 ad aprile 2013 realizza a Berlino la personale Mondi del Terzo millennio presso la Sala Hoffmann del Plus Berlin. Sul finire dell’anno a Milano riceve il Premio della Critica d’Artenella XXIV edizione del Premio delle Arti Premio della Cultura. Da novembre 2015 a maggio 2016 è tra gli artisti che espongono al MACRO di via Nizza alla mostra EGOSUPEREGOALTEREGO – Volto e Corpo Contemporaneo dell’Arte. Nel 2018 a Palermo partecipa alla mostra internazionale «Nature is viral» Paradise lost ‐ artists support the green world – durante Manifesta 12 presso Palazzo Scavuzzo Trigona. Da marzo a ottobre 2019 realizza a Firenze la personale Il Presente Immaginario presso il Plus Florence. A novembre 2019 partecipa a Paratissima Torino con una sua personale Fantaworld, e inizia la sua produzione di gadget con le sue opere. Svolge anche la professione di architetto presso il suo studio associato; dal 2002 è docente di Produzioni Cinematografiche con animazione e SFX presso il Corso di Laurea in Scienza e Tecnologia per i Media all’Università “Tor Vergata” di Roma e di Scenografia Cinematografica presso il Corso di laurea Magistrale Mcu e in Architettura – Interni e Allestimenti alla Sapienza Roma. È stato docente presso l’Università Tor Vergata, presso la Facoltà di Architettura La Sapienza Roma e presso l’Università Federico II di Napoli. È esperto di cinema di animazione disneyano, dal 1928 al 1941. Dal 1999 al 2000, è nel direttivo di Immagine, associazione culturale che organizza le mostre Lucca Comics prima, ed Expocartoon (Roma) dopo. Scrive articoli per le riviste di grafica e cinema, architettura, design e comunicazione. Nel 2013 riceve il Premio all’Architettura per il recupero dell’Ex-Opificio Sonnino di Roma, Zona Ostiense, nella XXV edizione del Premio delle Arti Premio della Cultura a Milano. www.andreafelice.eu

RIFIUTI CLIMA E SOSTENIBILITA’: E’ TEMPO DI AGIRE

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Nell’aula magna di via Ravasi, presso l’Università dell’Insubria, si è tenuta la conferenza “Rifiuti, clima e sostenibilità: è tempo di agire”, organizzata dall’Università di Varese assieme ad altre associazioni ed istituzioni nazionali e internazionali. In collegamento streaming con la sede di Como, al mattino il professor Ruggieri ha aperto il dibattito presentando il progetto Green School, promosso da Agenda21 Laghi, ormai da un decennio, in tutte le scuole della provincia di Varese e della Lombardia. L’idea è quella di “rilasciare alle scuole partecipanti una certificazione di scuola ecologica” ha spiegato Paolo Sacchiero, del comitato scientifico del progetto, attraverso la promozione di un apprendimento attivo in seguito affiancato da una fase operativa.
Nel pomeriggio gli interventi delle attiviste climatiche Celeste Righi Rocco e Roberta Bonacossa che hanno portato alla conoscenza del pubblico le loro esperienze internazionali maturate in diverse associazioni come LCOY (Local Conference of Youth). Tra queste anche il progetto di training ambientale 24hoursofreality, promosso dall’ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore. Celeste Righi Rocco, attivista e biologa, ha partecipato in maniera attiva anche allo Agenda21tenutosi di recente a Brasilia. Il docente di scienze teoriche e applicate, Fabio Conti, ha incitato il pubblico ad occuparsi personalmente del problema dei rifiuti perché questo è il primo passo per cominciare realmente a ridurne l’impatto devastante nell’ambiente. L’intervento di Fortunato D’Amico, presidente dell’associazione Pensare Globalmente Agire Localmente, ha indagato il problema delle Ecomafie, ormai sempre più evidente sui tutti i territori i italiani e in particolare, come dimostrano le statistiche di Legambiente e dei Carabinieri, in Lombardia. Lo smaltimento dei rifiuti è diventato un affare di milioni di euro e quindi assolutamente capace di attirare tutte quelle organizzazioni criminali che agiscono nei settori dell’economia dove ancora è possibile costruire pratiche o illecite. «Pensare che il cambiamento sia impossibile è il primo passo per perdere queste battaglie». Le proposte di Giulia Pesaro, docente presso l’Università dell’Insubria e il Politecnico di Milano, sono state rivolte alla necessità di incrementare l’economia circolare, la resilienza e lo sviluppo territoriale, attraverso la pratica virtuosa dell’inclusione. Bisogna ridurre lo spreco e consentire ai materiali non più utilizzabili di ritornare in circolo evitando che questi vadano ad aumentare la massa dei rifiuti destinati ad espandere la superficie di quelle enormi isole di plastica che ormai caratterizzano tutti mari del pianeta.

LOCUS LOCI

Living on the Land

Daniela Pellegrini – Alfredo Rapetti Mogol – Raymundo Sesma

Vicenza. Premio Internazionale Dedalo Minosse alla Committenza di Architettura Basilica Palladiana

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Vicenza. 21 settembre – 6 ottobre 2019 – Come di consueto ogni due anni il Premio Dedalo Minosse affianca ai progetti dei committenti premiati una mostra d’arte dedicata ai temi dell’architettura e alle intuizioni, le suggestioni e le proposte elaborate dagli artisti, esposte nel grandioso salone superiore della Basilica Palladiana.

Pensare globalmente e agire localmente” è lo slogan adottato dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che incoraggia un forte cambiamento dell’attuale modello di sviluppo a favore di una consapevole produzione di tutti gli artefatti e del loro uso.

“Locus Loci – Living on the Land”,invita ad “ascoltare” i luoghi secondo logiche globali e locali, attitudini sensibili, atteggiamenti flessibili, adattabili alle interpretazioni culturali dei contesti specifici.

In un’epoca in cui la diffusione  delle Megacities  e delle Smart Cities promuove opportune riflessioni sulle tecnologie di costruzione da comparare al paradigma della sostenibilità, è necessario  prestare attenzione anche a come oggi si sviluppa in ambito sociale e territoriale il nuovo “atteggiamento verso l’architettura”. In quanto tale esso influenza i comportamenti dei cittadini e predispone la continua trasformazione e l’ adattamento dello dell’habitat umano alle recenti esigenze di comfort. “Pensare globalmente e agire localmente”.

Daniela Pellegrini

Le città e le architetture devono ora armonizzare le loro attività  in assonanza  con i principi della sostenibilità, valorizzare le differenze esistenti tra le molteplici  culture esistenti sul pineta, relazionarsi all’interno dell’ampio  scenario internazionale.

Le diversità,anche nell’architettura, costituiscono la vera ricchezza planetaria.

Tre artisti, provenienti da esperienze artistiche diverse, e uno studio di architettura, sono stati chiamati a rappresentare parte della molteplicità dei punti di ascolto e di osservazione degli spazi di vita. Raymundo Sesma, impegnato con la sua arte grafica a rigenerare e dare un nuovo volto alle periferie urbane del Messico e di altre nazioni, coinvolgendo i cittadini in pratiche di condivisione e rigenerazione del territorio. Daniela Pellegrini, artista “nomade” che coniuga alla pratica della fotografia, la scultura, la grafica, la poesia e congegna installazioni in cui la natura femminile restituendo il senso una profonda e illimitata intimità alla pratica quotidiana dell’abitare il pianeta.

Raymundo Sesma tra le sue opere

La parola è indagata da Alfredo Rapetti Mogol come luogo di origine del fenomeno artistico, piattaforma delle virtù umane, strumento per potenziare l’estensione emozionale dei suoni, traslitterati nella pittura e nella scultura sino a permeare la dimensione spaziale del vissuto quotidiano.

L’installazione di Alfredo Rapetti Mogol all’interno della scenografia curara da Gabbiani & Associati

L’installazione progetta dallo studio Gabbiani & Associati è la rappresentazione di un landscape urbano contemporaneo, che restituisce una prospettiva armonica e concertata del fenomeno architettonico del terzo millennio. Ispirata ad una visione corale dell’architettura, l’opera si inserisce nel dialogo del contesto artistico e porta ulteriori contributi agli intenti critici di questa mostra artistica curata da Fortunato D’Amico, presidente dell’associazioone Pensare Globalmente Agire Localmente.

Fortunato D’Amico e Marcella Gabbiani davanti all’installazione di Alfredo Rapetti Mogol inserita nella scenografia curata da Gabbiani & Associati