“La Giornata dell’Orto e del Riciclo”

di Silvia Vercelli

In occasione della Giornata della Terra, vi vogliamo raccontare della nostra partecipazione alla Giornata dell’Orto e del Riciclo, svoltasi sabato 9 Aprile e organizzata dal Comitato Quartiere Boschetto, di Trezzano sul Naviglio, presso il Parco dei Sorrisi: un percorso per scuole e famiglie finalizzato alla presa di consapevolezza, da parte di ciascuno, delle potenziali azioni concrete, individuali e collettive, per salvaguardare il benessere di tutti noi e delle nuove generazioni.

La risposta da parte del Pianeta è stata caratterizzata da un sole alto e splendente, ma anche da un forte vento. Forse a voler mettere alla prova la determinazione di organizzatori, ospiti e partecipanti o forse a ricordare a tutti l’esistenza di potenti fonti di energia rinnovabile.

Vento che non ha però impedito agli alunni della scuola elementare IC Roberto Franceschi, insieme alle loro maestre, di mettersi all’opera, sotto la guida degli esperti ranger del Comitato, per far rivivere l’orto didattico, grazie all’attività di semina di ben 4 tipi di insalate e prezzemolo e di messa a dimora di piantine di insalata, pomodori, peperoncini piccanti, arrivando così a completare due aiuole su tre. Il resto sarà portato avanti e curato, a rotazione, da tutti gli alunni della stessa scuola, attraverso un programma di incontri che si snoda fino alla fine dell’anno scolastico.

I più resilienti si sono poi uniti, a turno, insieme ad altri avventurieri, al gioco sul tema del riciclo: indossando collane a tema, realizzate creativamente per l’occasione, hanno interpretato con grande spirito competitivo il ruolo delle principali tipologie di rifiuti – plastica, carta e umido e sperimentato in prima persona il beneficio della raccolta differenziata. Al suono della trombetta a indicare, inesorabile, la fine gioco, righelli e calendari eco – sostenibili a disposizione per tutti.

Per poi passare all’angolo lettura, dove poter riflettere e disquisire su quali effetti può produrre sul nostro ambiente, un gesto superficiale come quello di gettare un rifiuto dal finestrino di un’auto, rispetto a quelli di azioni dal significato più profondo e consapevole, come quella intrapresa da Wangari Maathai, ad esempio, che, ispirata dal desiderio di risanare la sua terra e sensibilizzare le persone della sua comunità, ha dato vita al movimento “Green Belt”, grazie al quale sono stati piantati, nel tempo, ben oltre 51 milioni di alberi ! E qui gli occhi dei bimbi si sono illuminati al pensiero di cosa potesse nascere dalla loro semina della giornata. Ci teniamo a ringraziare la Biblioteca delle Storie Infinite di Trezzano, per i suggerimenti e le indicazioni sui testi consigliati per la lettura, per le diverse fasce d’età.

E i genitori ? Lo spazio predisposto per la condivisione e il confronto sui 17 obiettivi di sostenibilità ha risentito della potenza del vento, che ne sosteneva la danza in giro per il parco.  Un sentito grazie a chi ha contribuito a raccoglierli ! Anche l’intervento previsto da parte di AMSA non è stato possibile. Come ringraziamento finale per la partecipazione e messaggio da portare a casa con sé e condividere con gli amici, il relatore, ha però potuto consegnare ai bimbi la borraccia con su scritto “Siamo fatti di acqua, e non di plastica”.

Nonostante gli impedimenti, siamo stati felici di constatare che, chi ha partecipato è tornato a casa facendo tesoro dei preziosi semi della giornata. Noi comprese, con la mente proiettata verso la prossima occasione per agire localmente, pensando globalmente e con l’augurio che venga data continuità a quanto avviato.

Stai sempre vicino a qualcosa che cresce. Che sia un bambino, un progetto, un’idea, o un nuovo giorno. Senza mai dimenticare la terra, la cura di una pianta. L’incanto, di un fiore che sboccia.

(Anna Maria Ortese)

Arte sociale:strumento di trasformazione, e inclusione

Silvia Vercelli e Chiara Crosti intervistano Maria Francesca Rodi

Oggi parliamo di arte sociale, di come possa essere uno strumento di aggregazione sociale, un legante intergenerazionale e delle innumerevoli possibilità che offre per vivere esperienze di trasformazione e inclusione, porgendo spunti e riflessioni che nella condivisione e co-creazione mettono radici in luoghi apparentemente poco fertili, fino a far crescere nuove visioni e dar luce a nuove collaborazioni.

Abbiamo invitato una giovane artista, Maria Francesca Rodi, a raccontarci alcuni esempi di progetti che l’hanno vista nel ruolo di artista sociale, per capire meglio come nascono questi progetti e di quali energie e situazioni necessitano in modo da auspicare che prendano forma anche in altri luoghi ed occasioni.

Il punto di partenza è sempre l’innesco di collaborazioni e rete tra associazioni, istituzioni e cittadini, come espresso anche nell’obiettivo17 dell’agenda 2030.

I progetti artistici a cui ha partecipato o ideato, sono saldamente radicati nella realtà e volti a dare speranza, potrebbero inoltre in ambito educativo dare un contributo ad accompagnare e ispirare la crescita delle future generazioni.

Maria Francesca Rodi è legata fin dalla nascita al tema della rigenerazione, infatti, nella sua quotidianità si dedica al Mercatino “Tra Noi e Voi, fondato nel 1997 dalla nonna paterna Mariuccia insieme alla mamma Agata; qui si può trovare un vero e proprio polo di rigenerazione delle risorse, si può portare ciò che non si usa più per far sì che possa riacquistare nuova vita .

Il profondo bisogno di appartenenza e rivitalizzazione della materia sono gli stessi princìpi che caratterizzano i progetti artistici di cui ha fatto parte, focalizzati sul lavoro di squadra per non lasciare nessuno indietro, dove ritroviamo anche concetti chiave dell’Agenda 2030 dell’ONU come: i diritti umani, l’amore per l’ambiente, la ricerca di parità di genere e del dialogo intergenerazionale. 

Nel 2017, in occasione del Forum Rebirth di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, organizzato a Milano da Fortunato D’Amico, curatore artistico, per creare uno spazio di incontro tra diversi professionisti con obiettivi comuni, Maria Francesca conosce Tina Monaco, inquilina, attiva rappresentante degli abitanti delle torri di Via Russoli a Milano (case A.L.E.R.) e coordinatrice de “Le Sciure”dell’ Associazione Coltivare la Cittàdonne in pensione che contribuiscono al benessere sociale collettivo da trent’anni a questa parte.

Dall’incontro tra queste donne di valore, nasce il Collettivo Artistico: “IL NODO LaChicca&LeSciure” e l’idea di realizzare la prima opera collettiva: Per fare l’albero ci vuole Il Nodo, scultura multicolore realizzata partendo da strisce di tessuto riciclato e annodato. Questo è stato il primo seme piantato con il desiderio di dare una seconda vita ad abiti e tessuti dismessi, oggetti vissuti e quasi dimenticati, tramite il lavoro di squadra e la speranza, con materiali di riciclo, dove ogni partecipante ha donato una parte di sé cedendo qualcosa di dismesso, come vecchie stoffe, e laddove non è stato possibile, il mercatino “Tra Noi e Voi” si è impegnato a procurare il necessario. 

Attraverso questa prima esperienza con Le Sciure, Maria Francesca percepisce il loro spirito combattivo e proattivo che le sostiene da sempre nonostante le situazioni prevalentemente precarie in cui vivono. Già da tempo, infatti, quando il lavoro di squadra o l’integrazione non assumeva ancora il valore di oggi, avevano spontaneamente costituito un gruppo dinamico e affiatato per portare avanti insieme diversi tipi di attività, dalla ginnastica all’apprendimento di una nuova lingua, alla danza o terapia. 

A questo primo progetto di arte sociale, sono poi seguite altre iniziative, sempre accomunate dal desiderio di creare la squadra e fare insieme. Al collettivo artistico è stato dato il nome Il Nodo, a simboleggiare ciò che sancisce i rapporti e le relazioni, dove ciascuno contribuisce per la propria parte. Da cinque, sei persone si è arrivati, attraverso il passaparola, ad ingrandire la squadra, fino a raggiungere trenta membri. E a ingrandire anche lo spazio, di conseguenza: dalla sede della biblioteca condominiale, di via Russoli 18 ci si è spostati alla nuova sede de Il Nodo, di via Russoli 14, ex studio medico, sempre su concessione di A.L.E.R.  

Un paio di anni dopo, le stesse persone si uniscono in una performance in Piazza Duomo, a realizzare il simbolo de Il Nodo,un cerchio caleidoscopico composto da strisce di tessuto recuperato e annodato, in scala 1:1. rendendo partecipi della performance anche i passanti facendo passare di mano in mano dei gomitoli di stoffa annodata in precedenza che venivano passati di mano in mano creando nuove trame e narrazioni; l’evento ha suscitato anche l’interesse dei  media televisivi che hanno mandato in onda il relativo servizio, proprio l’8 marzo, 2020. Data significativa in cui vengono rese protagoniste proprio quelle donne che hanno vissuto quando la parità di genere non esisteva e la gestione dell’economia familiare pur essendo lasciata nelle mani delle donne non veniva resa visibile o valorizzata.

In sintonia con gli stessi valori, l’opera Cuore di Mamme, nata per celebrare la giornata dedicata alle stesse, coinvolge tutte in un lavoro manuale di squadra, nell’atto creativo di tagliare e annodare. Tutte, anche chi non è mamma fisicamente, perchè non c’è bisogno di essere mamma per creare qualcosa. Questa opera è esposta presso Orto Cucito in Via Italo Svevo 3 a Milano, terreno confiscato alla mafia e rigenerato grazie a Opera in Fiore.

Alla squadra delle Sciure, si uniscono in seguito i ragazzi del progetto ReAct di WeWorld, un progetto doposcuola volto all’ integrazione, protagonisti giovani figli di stranieri nati in Italia.

Due generazioni accomunate dalla sfida della ricostruzione, dopo la guerra la prima e verso un mondo sostenibile la seconda: una vera e propria esperienza di dialogo intergenerazionale e interculturale. 

Grazie all’incontro tra le donne e i ragazzi, sono state realizzate due opere significative nel 2020:  un Calendario Sociale dedicato all’arte al femminile, ogni mese dedicato ad un’opera di un’artista donna dove Le Sciure hanno posato come modelle insieme ai ragazzi, e la Bandiera della Speranza, un grande telaio umano con tanto di trama e ordito, due squadre di persone, e la spola, di mano in mano, a turno avanti e indietro, su e giù, a passare un gomitolo multicolore, in un percorso che parte dal nero fino a giungere alla luce attraverso uno spettro di colori, a simboleggiare il passaggio di un pensiero attraverso la speranza e alla creazione di nuove possibilità. Questa performance è stata realizzata al Parco Spezia, in una struttura anch’essa recuperata da EXPO 2015 e destinata ad un nuovo uso. 

Per concludere, altra opera significativa, che lancia un messaggio sulla profonda interconnessione di ciascuno di noi con la natura: Albero Siamo Tutti , incentrata sul tema dell’importanza di rigenerare, realizzata con scarti di tessuti canapa e lino, insieme ai valori del passato, appartenenti alle generazioni passate perchè non vadano persi nel tempo. Dai colori più cupi si passa ad una scala sempre più luminosa fino a giungere al verde chiaro, che esplode in questo respiro di foglie sospese. Un bisogno di ritornare a respirare che riguarda tutti: noi e la natura


Come nasce l’idea del progetto “Il Nodo”? E perché questo nome?

Il Nodo è il primo importante frutto di INSIEMEproject, un progetto nato per creare connessioni virtuose tra le persone attraverso la collaborazione e  l’arte etica.

Il nodo nasce come gesto istintivo durante Arte al Centro 2016 presso Cittadellarte Fondazione Pistoletto a Biella, dove con altre due artiste sono stata invitata a dare forma ad una performance estemporanea attraverso tessuti di scarto. Il nodo è ciò che sancisce i rapporti, gli eventi e le cose.

Un aneddoto curioso è che in realtà i nodi sono tra le primissime cose che ho creato ancor prima di venire alla luce, nel grembo di mia madre devo essermi divertita in grandi evoluzioni annodando il cordone ombelicale ripetute volte …sarei stata curiosa di vedere quella mia primissima opera!

Il nodo è unione. Attraverso la fusione di due discipline: arte e moda ho voluto creare coesione tra le persone. L’ anagramma della parola nodo è dono, il mio sogno è quello di portare speranza attraverso progetti artistici, l’ arte del fare, dove ognuno possa essere attivo protagonista attraverso un gesto semplice come il nodo.

Attraverso l’arte, abbiamo raggiunto l’importante obiettivo di portare la periferia in centro, dare spazio al potenziale creativo delle Sciure e far luce sulla situazione in cui vivono, cercando un equilibrio tra ciò che è stato e ciò che potrà essere.

Ci sono state delle difficoltà nel creare squadra tra persone e generazioni molto diverse tra loro, sia per età che per esperienze di vita? 

La squadra è nata spontaneamente dall’unione di individui che avevano gli stessi valori e obiettivi, il passaparola funziona sempre. LeSciure appartengono a una generazione speciale, quella della rinascita dopo la guerra, abituata a rialzarsi e andare avanti, a vivere la vita perchè bella. Ho ritrovato in loro un entusiasmo per la vita che non sempre vedo nei miei coetanei.  Nell’ultimo anno, pre-covid, la squadra si è allargata con l’ arrivo dei ragazzi del progetto ReAct, insieme abbiamo lavorato ad opere scultoree, installazioni, performance. La cosa più emozionante è stata veder nascere il tipico rapporto nonni-nipoti tra persone estranee, ognuno ha avuto la possibilità di donare una piccola parte di sé, sia materialmente come la merenda o vecchi abiti per le opere, che i propri saperi e valori. Le difficoltà in realtà le abbiamo trovate all’esterno della squadra. Da fuori l’arte sociale, infatti, non è sempre riconosciuta e valorizzata come tale. Nonostante qualche spiraglio che ci ha aperto questo periodo di pandemia in cui si è percepita la profonda interconnessione che ci lega. Oggi l’arte sociale può essere un potente strumento per creare spazi, occasioni e un nuovo modo di stare insieme costruttivo, dove i talenti e le esperienze di ciascuno possono essere condivisi. Il lato più creativo e sensibile di ognuno di noi ci da l’opportunità di cogliere dell’arte l’aspetto più nobile, che è quello di prendersi cura della collettività e camminare insieme su tematiche globali. Siamo felici e grate di espandere la nostra visione e i nostri progetti attraverso sempre nuove collaborazioni che portano al confronto, elemento fondamentale di crescita.

Come mi ha insegnato il maestro Michelangelo Pistoletto, l’artista non è solo colui che crea le opere d’arte, ma il suo ruolo si realizza proprio nel portare il cambiamento attraverso azioni concrete, colgo l’occasione per ringraziarlo della nomina ad ambasciatrice del Terzo Paradiso.

Quando mi chiedono cosa faccio, io rispondo che mi occupo di rigenerazione quasi a 360 gradi, tra l’ attività del Mercatino di famiglia e i progetti di arte sociale, il comune denominatore è la rigenerazione delle risorse, della materia, degli animi, delle possibilità. In quest’ottica fondamentale è ricordarsi che siamo tutti collegati col tutto, SOLO INSIEME SI CREA L’UNIVERSO.

Proprio la scorsa estate ero in Calabria, nostra terra d’origine, dove ho assistito aimè a diversi episodi di incendi dolosi. La prima riflessione è stata: “I nostri nonni non si sarebbero mai sognati di dare fuoco ad un albero, ritenuto sacro, ciò che dava sostentamento, vita al paese. Com’è possibile che questo rapporto di armonia sia andato perduto”. Da questa riflessione, è nata l’opera “ALBERO SIAMO TUTTI”. 

Che rilevanza potrebbero avere questi stessi princìpi in ambito educativo?  

Quando mi chiedono cos’è l’ arte per me, rispondo che l’ARTE è MAGIA, perché porta il cambiamento, attraverso l’arte siamo in grado di cambiare le cose, la vita. L’attività creativa ha la sensibilità di illuminare le risorse ancestrali che ognuno di noi ha già dentro di sé, la pratica attraverso il lavoro di squadra può portare allo sviluppo delle stesse, ricordandoci di essere tutti parte di un’unica grande opera collettiva.

Ogni scarto può essere risorsa, da cui possono nascere  fiori, rose, nodi…


Ascolta l’intervista sul nostro Podcast nella rubrica “Madre terra”

MEMORABILIA e altri progetti intergenerazionali

Chiara Crosti e Silvia Vercelli intervistano Chiara Mignemi

Voglio essere un’anziana felice” è l’ispirazione che guida Chiara Mignemi, 30 anni, fondatrice di Kuroko s.n.c. e ideatrice del progetto Memorabilia, insieme al socio Riccardo Micheloni. 

E voglio che lo siano anche tutti gli altri” aggiunge. 

Da un bisogno individuale di rassicurazione e aspettativa di un futuro sereno per sé e per i propri familiari, nasce così un’impresa sociale operante nel terzo settore e per il bene dell’intera comunità.

Dedicata, nello specifico, a chi appartiene alla fascia della terza e quarta età, una fase della vita in cui le persone, libere da impellenze lavorative e dotate di un prezioso bagaglio di esperienza, possono beneficiare di una maggiore quantità di tempo a disposizione. Tempo che, se non accompagnato da strumenti e fattori ambientali favorevoli, può diventare però un grande limite, in cui si rischia addirittura di rimanere intrappolati, per poi ritrovarsi in situazioni di isolamento e solitudine.

Diverse sono le iniziative proposte attraverso il progetto multidisciplinare “Memorabilia”, che ci racconta Chiara in questo podcast, replicabili in diversi contesti e territori. 

La tua vita da leggere” – un’occasione di contatto tra chi desidera raccontare il proprio vissuto e persone capaci di accoglierlo ed elaborarlo in forma narrativa, dove l’idea di delegare il dialogo a qualcuno che non sia un familiare permette di creare uno spazio di spontaneità, in cui si esce dagli schemi imposti dai ruoli per lasciar emergere la vera identità della persona, in tutta la sua complessità, dando così modo di creare anche relazioni più autentiche con gli stessi familiari.

Operazione che assume un valore ancor più grande se rivolta alle donne comuni, nate in una cert’epoca, a cui l’espressione femminile dell’anzianità è stata difficilmente concessa. 

Lo stesso tipo servizio, dal nome “Una storia tira l’altra” si declina anche in forma laboratoriale, per RSA e centri diurni, con livelli di maggiore o minore stimolazione cognitiva e utilizzo di strumenti che portano ad attivare le memorie.

In un percorso che va al di là del prodotto artistico finale, lasciando dietro di sé un tesoro inestimabile, dal punto vista sociale e storico, mettendo sempre la persona al centro, nel totale rispetto della sua intimità e privacy. 

“Mashup Generazionale / Disegnare Alternative” – proposta per le scuole medie e superiori, volta, a partire da un semplice esercizio di proiezione identitaria (un elaborato dal titolo “Quando avrò ottant’anni”), a stimolare la riflessione su sé stessi in un’altra fascia d’età, partendo da una fase, quella adolescenziale, in cui la senilità è qualcosa di ancora inesplorato, pur presentando diversi punti in comune con la stessa, quali anche i sentimenti di solitudine e incomprensione. 

Una sperimentazione che porta esiti interessanti e costruttivi come le conclusioni sulla necessità di una società più inclusiva per gli anziani e l’attivazione di un dialogo intergenerazionale libero da preconcetti. 

“Ti passo a prendere” – servizio, con accompagnamento, in collaborazione con una rete di teatri di Milano per favorire la socializzazione e l’incontro con la cultura, che diventa così espediente di condivisione di vedute e interessi nonché punto di partenza per una conversazione piacevole e avvio di potenziali relazioni di amicizia e sostegno reciproco. 

“Meglio tardi” – programma radiofonico per sensibilizzare sul diritto all’affettività per chi vive la terza e quarta età e dar voce a chi ne ha diretta testimonianza, abbattendo così i tabù sull’argomento.  

Un insieme di iniziative accomunate da una fantasia rivoluzionaria, che si innesta su un lavoro sociale costante, fatto per piccoli passi, tra ostacoli burocratici da una parte e forte determinazione e solide competenze dall’altra. 

Proprio come i kuroko, quelle figure che nel teatro tradizionale giapponese, operano sulla scena vestiti completamente di nero e come ombre sistemano le cose. 

Non è un caso che lo stesso nome sia stato scelto per l’impresa sociale. 

Chiara, nel suo racconto ha citato e trasmesso più volte i concetti di dignità e inclusione, entrambi correlati ad un principio imprescindibile nell’ambito degli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030: “Non lasciare indietro nessuno

Nello specifico vediamo una connessione con l’Obiettivo 10 (Ridurre le Disuguaglianze), l’Obiettivo 3 (Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età), pensando ai benefici sul benessere della persona derivanti dalla riconquista della propria autonomia e dalla possibilità di nutrire la propria mente con nuovo cibo rispetto al rapporto passivo che può crearsi di fronte a un freddo schermo televisivo. 

E non ultimo, l’Obiettivo 17 (Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale). 

È soprattutto attraverso quest’ultimo che un progetto come questo può diventare sostenibile, a tutti gli effetti, ovvero accessibile a tutti, indipendentemente dalle possibilità economiche, attraverso una solida rete di associazioni e istituzioni a supporto. Ci auguriamo pertanto che da questi sforzi quotidiani compiuti nell’ombra si possano raccogliere presto i frutti per un’opera collettiva di cui possa beneficiare tutta la comunità nel suo insieme. 

Per chi volesse saperne di più e contattare direttamente Chiara, ecco il sito di riferimento https://progettomemorabilia.it/

Illustrazioni di Anna Micheloni

Ascolta l’intervista sul nostro Podcast Worldglocal

Progetti Intergenerazionali per “Non lasciare indietro nessuno”

Voglio essere un’anziana felice” è l’ispirazione che guida Chiara Mignemi, 30 anni, fondatrice di Kuroko s.n.c. e ideatrice del progetto Memorabilia, insieme al socio Riccardo Micheloni. “E voglio che lo siano anche tutti gli altri” aggiunge. 

Da un bisogno individuale di rassicurazione e aspettativa di un futuro sereno per sé e per i propri familiari, nasce così un’impresa sociale operante nel terzo settore e per il bene dell’intera comunità.

Chiara, nel suo racconto ha citato e trasmesso più volte i concetti di dignità e inclusione, entrambi correlati ad un principio imprescindibile nell’ambito degli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030: “Non lasciare indietro nessuno”, nello specifico vediamo una connessione con l’Obiettivo 10 (Ridurre le Disuguaglianze), l’Obiettivo 3 (Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età), e non ultimo, l’Obiettivo 17 (Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale). 

Per chi volesse saperne di più  https://progettomemorabilia.it/

L’Agenda 2030 e il Dialogo in Azienda

di Silvia Vercelli

Nell’Azienda multinazionale presso cui lavoro, insieme ad altri colleghi e alla Direzione, abbiamo contribuito adideare ed avviare la creazione di uno spazio virtuale, su un portale interno, finalizzato alla condivisione di conoscenze e strumenti che, oltre all’apprendimento reciproco, possano allo stesso tempo favorire la costruzione di un network informale e mantenere viva l’interazione tra le persone, soprattutto in questo periodo in cui non c’è la possibilità di vedersi con continuità.

Ad oggi si tratta di un’iniziativa limitata a livello locale, che coinvolge i dipendenti delle sedi distribuite in Italia e la redazione è costituita, oltre a me, da altri quattro colleghi, che, nell’atto di proporre contenuti in base alle competenze e passioni personali, cercano di volta in volta di rendere protagonisti anche altri. Attraverso la condivisione di articoli, podcast, video, sessioni live con professionisti esterni, etc., sostenuti dalla Direzione delle rispettive funzioni. 

Confrontandomi con chi segue il canale “Mondo Esterno”,ho avuto l’occasione di accennare ai temi dell’Agenda 2030ed entrambi siamo arrivati alla conclusione che questo tipo di spazio potrebbe costituire terreno fertile per iniziare a sensibilizzare il singolo cittadino che è rappresentato da ciascun dipendente e avviare così un confronto generativo e continuativo sugli obiettivi di sostenibilità, senza dover necessariamente aspettare che sia l’Azienda, come istituzione, a mettere in campo iniziative di questo tipo. 

Come diceva Hannah Arendt, per quanto siamo colpiti dalle cose del mondo, per quanto profondamente possano scuoterci e stimolarci, esse diventano umane per noi solo quando possiamo discuterne con i nostri compagni, colleghi e amici.

Abbiamo così registrato e pubblicato sullo stesso canale, nel mese di luglio, un primo dialogo introduttivo tra noi due per far conoscere l’Agenda 2030, il concetto di sviluppo sostenibile, le 5 P, e abbiamo iniziato ad approfondire gli obiettivi legati al Pianeta, essendo quelli che arrivano più facilmente a toccare le vite di tutti. Impostando la conversazione dal globale al locale, dall’ideale al pratico, siamo così arrivati a lanciare una prima sfida. 

Utilizzando l’espediente della “Guida per Salvare il Mondo per Persone Pigre”, il mio collega ha invitato ciascuno a portarci un esempio, una proposta, un gesto quotidiano che ha già intrapreso in questo senso o che può avviare da oggi stesso.

Così da poter condividere il tutto insieme, in una sessione live, al rientro dalla pausa estiva, per una nuova ripartenza. 

È stata allo stesso tempo un’occasione per me, per accennare a WorldGlocal e per trasmettere l’importanza di far parte di una rete di persone che si uniscono per un obiettivo comune, al fine di sostenersi e arricchirsi reciprocamente attingendo ai contributi di ciascuno, nonostante non ci si conosca direttamente. 

Come motivo ispiratore, in chiusura, un estratto de “Il Terzo Paradiso” dei Subsonica, che ben si presta ad accompagnare questo nostro spazio, una sorta di terzo cerchio, in cui ciascuno è chiamato a contribuire e co-creare nella direzione della sostenibilità. 

Questo dialogo ci è sembrato un buon primo passo, che ha richiesto una piccola dose di coraggio, considerando la complessità del contesto e del momento storico in cui è stato compiuto e che non sappiamo che tipo di risposta ci porterà. Il solo fatto di averlo intrapreso ci ha però permesso di sprigionare un’ulteriore ondata di energia e fiducia per il futuro. 

«Se ci chiediamo quale fu l’origine del monte Sumeru – scriveva Nichiren Daishonin – troviamo che esso ha avuto origine da un singolo granello di polvere, così come il vasto mare si è originato da una sola goccia di rugiada».Ecco, tutto sta nel coraggio di fare il primo passo. E poi un altro e un altro ancora. Perché la distanza tra zero e uno è molto più grande di quella tra uno e cento, e anche un viaggio di mille miglia inizia da un primo passo.                – D. Ikeda – 

Per chi fosse interessato ad ascoltare la registrazione del primo passo, la trova a questo link https://youtu.be/dPRNzjotrZM

Obiettivo n.17 Agenda 2030: Partnership

MOTHER EARTH 

di Chiara Crosti e Silvia Vercelli

Dove ci porta la strada sotterranea del Castello Sforzesco di Vigevano nel mese di luglio?
Ci accompagna, attraverso la mostra “Le Mie Parole”, di Alfredo Rapetti Mogol, in un percorso creativo tra tele e isole letterarie, che l’osservatore stesso può ricomporre immergendosi così in un processo di interiorizzazione più profondo che lo porterà ad elaborare le proprie risposte nel tempo.

Arte che non è solo trasformazione, ma anche comunicazione. L’evento, infatti, come gli altri proposti in precedenza, è fruibile a tutti, al di là dei confini sociali ed economici, proprio per offrire la possibilità anche a chi non ne è alla ricerca, di entrare in contatto con realtà e riflessioni nuove.

Un’iniziativa locale, volta a favorire reti inclusive, dove le persone sono al centro, in linea con gli obiettivi di sostenibilità, in particolare, il numero 17 – Partnership per gli Obiettivi dell’Agenda 2030

E in questo podcast, diverse voci, tra cui quella dell’artista stesso, Sandra Beccaro e Valentina Facchinetti, si sono unite per raccontarci qualcosa di più.

Obiettivo n.10 dell’Agenda 2030: Ridurre le Diseguaglianze. SOCIAL HOUSING

MOTHER EARTH

di Chiara Crosti e Silvia Vercelli

“Il tempo è il bene più prezioso che abbiamo”, ci ricorda Alessandra F., docente di Lingue Straniere, e, in quanto tale, va condiviso.Insieme agli spazi e alle competenze che ciascuno di noi possiede e può mettere a disposizione degli altri.E in questo podcast, Alessandra, ci dedica il suo tempo per raccontarci la sua esperienza sul tema dell’housing sociale, come fenomeno sostenibile a tutti gli effetti, andando a toccare le tre dimensioni di società, economia e ambiente, senza lasciare indietro nessuno, in linea con l’obiettivo n.10 dell’agenda 2030 (“Ridurre le Diseguaglianze”). Da “Die grüne witwe” a “Die grüne familie”, da una realtà artificiale pensata per donne e animali che attendono il rientro della figura maschile dal lavoro, ad una più centrata sul rispetto del sé e degli altri, che ci invita ad un ritorno alla natura, alle radici, alla terra e alla condivisione.È solo grazie a questo passaggio che noi si potrà vincere e i nostri figli potranno salvare il pianeta.Il tutto coordinato e gestito attraverso l’utilizzo di un APP e adottando un modello definito ad hoc e replicabile anche su altri format già esistenti.Come quello del condominio, prima forma di comunità, dopo il nucleo familiare.

Obiettivo numero 3: Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età

MOTHER EARTH
di Chiara Crosti e Silvia Vercelli

OBIETTIVO NUMERO 3: ASSICURARE LA SALUTE E IL BENESSERE PER TUTTI E PER TUTTE LE ETA’
Coltivare il nostro livello di energia e di attenzione per compiere scelte responsabili e consapevoli, centrate sulla nostra unicità individuale e sugli effetti che hanno sul nostro corpo, profondamente interconnesso con la nostra mente. Ne parliamo con Roberta Massei, operatrice del Metodo Grinberg® e Fisioterapista

Lo Zainetto e WorldGlocal. La Mia Piccola Parte per il Nostro Grande Pianeta

In occasione del 22 Aprile, Giornata Mondiale della Terra, l’Associazione Culturale Lo Zainetto e WorldGlocal hanno voluto dedicare la rubrica de “La Mamma Secchiona”, al tema dell’educazione ambientale. Attraverso il racconto di due esperienze personali di cittadinanza attiva e creazione di reti locali da cui poter trarre esempio ed ispirazione per poi contestualizzarle in modo consapevole nella cornice globale degli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030.

EDUCAZIONE AMBIENTALE La MIA piccola parte per il NOSTRO Grande Pianeta

ISTRUZIONE DI QUALITÀ, PER GENITORI

di Silvia Vercelli e Chiara Crosti

In occasione del 22 Aprile, Giornata Mondiale della Terra, l’Associazione Culturale Lo Zainetto e WorldGlocal hanno voluto dedicare la rubrica de “La Mamma Secchiona”, al tema dell’educazione ambientale. 

Obiettivo primario quello di risvegliare in ciascun individuo la consapevolezza della profonda interconnessione tra l’essere umano e l’ambiente, traendo ispirazione dalle parole di T. Makiguchi, educatore e filosofo giapponese, che nella sua opera “Una Geografia della Vita Umana” ci trasmette:

E su questi stessi valori, alla base del suo sistema pedagogico, è importante oggi più che mai focalizzare l’attenzione in ambito educativo. 

L’educazione ambientale di bambini e ragazzi rappresenta, infatti, un fattore indispensabile per la sensibilizzazione e lo sviluppo di una capacità critica che possa influire sulle scelte di chi domani deciderà di dedicarsi alla scienza, alla ricerca, al mondo dell’agricoltura, della medicina o dell’insegnamento stesso. E anche per fornire gli strumenti necessari ad assumere un ruolo attivo di fronte alla prospettiva di un futuro ancora ignoto per quanto riguarda le problematiche ambientali e i potenziali effetti del cambiamento climatico.

Climate Psychology Alliance sensibilizza in questo senso tutti gli adulti della comunità educante sull’importanza di integrare Dialogo, Teoria ed Esempio Pratico, in un approccio volto a spiegare ai bambini e ragazzi di oggi, in termini semplici, non solo quello che sappiamo ma anche quello che non sappiamo su queste stesse tematiche, a chiedere ai bambini quali sono le loro impressioni e farli sentire ascoltati e, infine, a dare loro l’esempio con azioni quotidiane concrete. 

Su questi tre elementi di dialogo, teoria ed esempio pratico abbiamo voluto perciò incentrare la nostra intervista: Chiara Crosti (Comitato Boschetto e WorldGlocal) e Sonia Bottini (Salvambiente) hanno condiviso, in modo appassionato e competente, le loro testimonianze di azioni che hanno messo in campo per l’ambiente, sul territorio trezzanese, rispettivamente, dalla riqualificazione del Parco dei Sorrisi – trasformato nel tempo in luogo di cultura e aggregazione intergenerazionale – all’introduzione della pratica della permacultura e dell’utilizzo dei microorganismi al Lago Mezzetta, entrambe avvalendosi di una rete di cittadini consapevoli; il tutto contestualizzato nella teoria della cornice degli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030, con particolare riferimento alla ‘P’ di Pianeta e con in mente una meta ancora più a lungo termine: 

Un’Europa a impatto climatico zero entro il 2050”.

In chiusura, alcune proposte da condividere in ambito familiare:  la riflessione finale sul principio di equità intergenerazionale e sull’importanza di lasciare il mondo in condizioni migliori di come l’abbiamo trovato in modo da permettere agli adulti di domani di vivere in un ambiente sostenibile, garantendo loro un patrimonio di risorse naturali e culturali adeguate, alcuni suggerimenti di lettura per esplorare insieme diverse opzioni in quest’ottica e un breve estratto della fiaba del colibrì. 

Per chi fosse interessato all’ascolto dell’intervista, questo è il link al video:

Lo Zainetto e WorldGlocal La Mia Piccola Parte per il Nostro Grande Pianeta – YouTube