L’Arte del futuro

Che futuro inventerai?


Le questioni sollevate dai pronomi interrogativi “che, quale, quando, chi…”, soprattutto se stimolate per dare risposte individuali ad atteggiamenti condivisi all’interno di una comunità, mi mettono sempre in imbarazzo perché presuppongono risposte che spesso gli interlocutori non forniscono in maniera ponderata.
Tuttavia, l’evoluzione, l’antropizzazione del pianeta e, più in generale, il dialogo tra gli esseri, come insegna la storia della filosofia, si costruiscono sull’alternanza tra domanda e risposta. Due modalità che si alternano per dare ordine alla creazione e che è evidente anche nel segno del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, così come negli Specchi.
Se al convivio dei partecipanti in cui la nascente umanità pose a se stessa la prima domanda erano presenti Adamo, Eva e il Serpente, il quale prospetto le prime soluzioni all’interrogazione, il morso della mela fu “la prima risposta” risolutiva data per colmare le richieste dei nascenti bisogni del genere umano. Una risposta che determinò il passaggio dal Primo Paradiso al Secondo. Le domande costruiscono il futuro e il morso della mela inaugura un futuro che avrebbe visto l’umanità evolversi verso l’arte di fabbricare gli artifici avvicinandosi, in tal modo, ad un potere creativo quasi divino. Possiamo quindi rintracciare in questo particolare momento della storia mitologica a cui segue l’episodio della cacciata dal Paradiso Terreste, l’inizio in cui ha origine l’invenzione del futuro e il Secondo Paradiso.

Le domande presuppongono un cambiamento di direzione, un’alternativa alla situazione presente. Nuove domande sono lo specchio di rinnovati bisogni e trovarvi risposta produce nuovi progetti, oggetti e atteggiamenti.
Nella grandiosa capacità creativa nascosta negli interrogativi troviamo anche la ragione dell’inquietudine che essi generano. Appare chiara, di conseguenza, la necessità di evitare risposte impulsive o egoiste, che sanno soltanto disegnare futuri populisti e iniqui.
In altre parole, progettare il futuro affidandosi alle risposte di chi si appresta a risolvere un interrogativo problematico senza dar voce a un pensiero razionale, ponderato e orientato all’equilibrio, è il primo rischio di un’impresa affatto semplice. L’invenzione del futuro è il compito più complesso che la collettività ha affrontato lungo il percorso della sua evoluzione. Le visioni dei singoli individui devono incontrarsi e interagire con quelle di altri milioni di scenari disegnati osservando il mondo da punti di vista prospettici differenti. L’elaborazione di ognuno di essi, in cui sono identificati i nuovi ruoli delle persone,  presuppone un distaccamento tra l’io del presente e un “prossimo io” scaraventato in uno scenario temporale che deve ancora venire.
Quando il tentativo di mediare tra le diverse prospettive individuali fallisce, si apre lo spazio del conflitto e dello scontro, si dà inizio alle azioni di guerriglia per sconfiggere il nemico, contro colui che ha progettato un futuro diverso dal nostro.
Alle teorie filosofiche e scientifiche, così come alla ricerca sul senso del divino, spetta l’onere di colmare il vuoto tra il presente e il futuro immaginato. Strumenti concettuali raffinati hanno l’incarico di proiettare la prospettiva degli ideali futuribili sulla linea di accadimenti inediti, ancora da progettare e costruire. Un obiettivo a lungo termine, quindi, che per la sua realizzazione coinvolge diverse generazioni, stimolate a muoversi verso un orizzonte che si allontana ogni volta un po’ più avanti ogni volta che si cerca di raggiungerlo e che per questo costringe i contemporanei ad un continuo adattamento delle prospettive visionarie.

Tanto più il futuro progettato si avvicina, diventando presente, tanto più si mantiene fissa la distanza degli orizzonti  ideali, tanto più lontana si spinge l’immaginazione e con essa la sua elaborazione filosofica, scientifica, religiosa. Un processo di costruzione che si svolge nel tempo e che si riflette nel percorso di riflessione, prima individuale e poi collettiva, di Michelangelo Pistoletto, avviato dallo Specchio, transitato dal Terzo Paradiso e approdato alla Mela Reintegrata.
Che, quale, quando, chi…”, pronomi interrogativi promotori di un futuro sfuggente, che scivola via subito dopo che il compimento di un gesto, come un sorriso che lo specchio è riuscito a registrare per un’infinitesimale frazione di tempo. Un solo attimo attraverso il quale ci rendiamo conto che  il Terzo Paradiso, una combinazione equilibrata del tempo passato e del futuro, è già qui presente. Il Terzo Paradiso è il presente. Comprendiamo che è qui e ora che dobbiamo praticare il futuro. Più allontaniamo il futuro dal nostro “fare” presente, più il futuro si trasforma in uno spazio troppo grande da colmare e smette di appartenerci. Questa deduzione ci permette di affrontare con lucidità le trasformazioni in atto, rendendoci consapevoli della possibilità che ciascuno di noi ha di partecipare per migliorare il proprio presente e quello degli altri e di interagire, in questo modo, con il futuro che si consuma istante dopo istante è che sembra irraggiungibile.Partecipare consapevolmente è attivamente al proprio presente è anche il rimedio migliore per contrastare il pessimismo verso l’avvenire.
Per quanto mi riguarda, come regola per orientarmi nel  “fare” presente ho adottato, insieme ai principi del Terzo Paradiso,  l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e i suoi 17 obiettivi di sostenibilità. Milioni di persone stanno già facendo la stessa cosa in tutto il mondo. Sono convinto che condividere obiettivi comuni sia un po’ come suonare in una jazz band: una volta individuate le note della linea melodica iniziale il brano si costruisce e si sviluppa insieme,  attraverso variazioni al tema apportate con linguaggi timbrici, strumenti diversi, e la libertà di ognuno dei jazzisti di esprimersi tenendo fermi pochi vincoli necessari allo sviluppo della composizione. Tutti insieme alla fine della performance saranno consapevoli di avere suonato della buona musica prodotta grazie al contributo di ognuno.

Fortunato D’Amico

Tratto da Arte dell’equilibrio / Pandemopraxia cliccare qui.


Maria Francesca Rodi (Chicca) intervista Chicca (Maria Francesca Rodi)

MFR allo specchio _ oihcceps olla RFM

Classe 1986, Maria Francesca Rodi compie studi di arte, moda e design.

Dopo un’ esperienza di vita in Australia, decide di dedicarsi all’ arte con un taglio sempre più ecosostenibile, grazie alla sua sensibilità, ai consigli di Fortunato D’Amico suo curatore artistico e agli insegnamenti del maestro Michelangelo Pistoletto artista visionario.

E’ così che decide di mixare le sue passioni destrutturandole e riassemblandole in nuove forme. La moda diviene strisce colorate di tessuti rigenerati, strappati e annodati, spesso aggrappati a vecchi oggetti di design recuperati nello storico mercatino di famiglia “Tra Noi e Voi”, dove Maria Francesca trascorre gran parte del suo tempo, a caccia di vecchi cimeli da trasformare in nuovi tesori e a coinvolgere la clientela in azioni green collettive, come il riciclo di vecchi sacchetti ad uso della comunità.

La Rodi racchiude i suoi disegni di progetti di squadra, sotto il nome di INSIEMEproject come quello nato con LeSciure nel 2017, da questa collaborazione creativa nasce il Collettivo Artistico: “iL NODO LaChicca&LeSciure” . Sotto la guida della giovane artista, il gruppo si è sempre occupato di progetti di arte etica e sociale, etica perché usa materie di riciclo e sociale perché agisce attraverso il lavoro di gruppo. Da circa un anno a questa parte, la squadra si è allargata grazie all’ arrivo dei ragazzini del progetto ReAct.

Maria Francesca Rodi – Perché il nome “iL NODO” ?

Chicca – Perché il nodo è l’elemento che ci contraddistingue, i nodi sanciscono i rapporti tra le persone e attraverso di essi nascono e crescono i nostri progetti, come le sculture, le installazioni e le performance.

Maria Francesca Rodi –  Perché nasce questo progetto?

Chicca – Per creare delle relazioni virtuose tra i partecipanti attraverso la magia dell’ arte e per dare una nuova possibilità a materie dismesse, come vecchi indumenti che vengono tagliati e annodati per una nuova vita  e per dare luce a situazioni che necessitano una svolta, come le case delle Sciure in Via Russoli, smantellate dall’ amianto nel 2011 e non ancora ricoibentate, e come il loro orto sociale (uno in attivo sul tetto di Superstudiopiù in Via Tortona e uno in progetto per una prossima auspicata riqualificazione dei loro stabili)

Maria Francesca Rodi –  Volete portare dei messaggi attraverso le vostre azioni?

Chicca – Certo, dei messaggi che sono anche le basi delle nostre azioni, come appunto l’etica, il lavoro di squadra e la speranza. Sono concetti su cui lavorano anche il maestro Michelangelo Pistoletto con il Terzo Paradiso, l’ ONU con l’Agenda 2030, e ora forse anche il resto dell’ umanità con la risvegliata coscienza causa covid-19.

Maria Francesca Rodi –  Un’ idea di arte etica/sociale al tempo del coronavirus?

Chicca – Fortunatamente la tecnologia ci viene in aiuto in questo, permettendoci di mantenere delle relazioni a distanza ricche di interazioni. Il 98% delle Sciure usa WhatsApp giornalmente, questo ci permette di studiare dei programmi ad hoc.

La Chicca e Fortunato D’Amico, il curatore che ha invitato il Collettivo Artistico a partecipare ad eventi collettivi come mostre e performance, hanno preparato un progetto tra stelle e nodi per questo momento “speciale”.

Maria Francesca Rodi –  C’è un’opera che più vi rappresenta in questo momento?

Chicca – Oltre all’ opera “IL NODO” divenuta anche il nostro logo, in questo momento sentiamo particolarmente vicina “LA BANDIERA DELLA SPERANZA” una grande installazione di tre metri per otto (andata in onda su Rai Uno lo scorso 8 marzo) è al momento la più grande opera realizzata dal collettivo. Dalle sfumature di nero, viola, grigio, blu, che possono essere lette come gli aspetti negativi della vita ossia i problemi, si passa a colori più vividi come il verde, l’azzurro, il rosso, il rosa, l’arancione, il giallo, fino ad accendersi nel bianco che rappresenta la luce, la parte positiva, le nuove possibilità.

L’Arte è Speranza. Buona Speranza a tutti

LA BANDIERA DEL MONDO 1+1=3

Michelangelo Pistoletto e Angelo Savarese. A cura di Fortunato D’Amico

Lunedì 30 settembre alle ore 12.00 è stato presentato a Vigevano il progetto artistico culturale di Michelangelo Pistoletto e Angelo Savarese La Bandiera del Mondo 1+1=3, un’opera d’arte unica dove il ruolo dell’artista è al servizio della comunità.

L’opera intende sensibilizzare i cittadini sulla responsabilità e l’impegno di ciascuno nella costruzione di una società armoniosa e sostenibile, che esalti le differenze, in equilibrio con la natura, in accordo con gli intenti e gli obiettivi promossi dall’ Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

La Bandiera del Mondo 1+1=3, nasce dall’incontro di due artisti, Angelo Savarese e Michelangelo Pistoletto, e dalla volontà di entrambi di creare un evento compartecipato per dare al pubblico l’opportunità di riconoscere la propria identità nazionale insieme a quella degli altri, come parte di un contesto territoriale e culturale, ampio e unitario, dove ognuno ha un ruolo fondamentale per il corretto mantenimento degli equilibri.

Dopo essere stata ospitata a Roma, Milano, Matera e Monza, La Bandiera del Mondo 1+1=3, è giunta a Vigevano Città Ideale, città dell’arte rinascimentale, nel segno del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto e del progetto Flags di Angelo Savarese, simbolo di Cittadellarte, ma anche del Rebirth Day, manifestazione che viene celebrata ogni anno in tutto il mondo dalle Ambasciate del Terzo Paradiso.

27c4aa8d-2b33-42f7-af77-ddaf8a82a7a4

L’organizzazione dell’intera installazione ed esposizione è curata dall’Associazione “Pensare Globalmente Agire Localmente. Vigevano Global Local”, con il patrocinio del Comune di Vigevano, e la supervisione di Fortunato D’Amico, collaboratore di Cittàdellarte, che così ha presentato l’evento: “ Attraverso un gesto semplice ovvero l’apposizione di una bandiera realizzata sugli appositi supporti che disegnano la struttura del segno-simbolo, lo spettatore diventa partecipante attivo e assume la facoltà di ri-immaginare il mondo sotto un’altra luce”L’ associazione “Pensare Globalmente Agire Localmente. Vigevano Global Local” che si propone di promuovere il programma Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite e i suoi 17 Global Goals, in partnership con altre associazioni presenti sul territorio.L’installazione è stata poi collocata nelle Spazio Espositivo della Prima Scuderia Castello Sforzesco di Vigevano, dove è rimasta in mostra sino al al 10 ottobre 2019.

LOCUS LOCI

Living on the Land

Daniela Pellegrini – Alfredo Rapetti Mogol – Raymundo Sesma

Vicenza. Premio Internazionale Dedalo Minosse alla Committenza di Architettura Basilica Palladiana

locus_loci

Vicenza. 21 settembre – 6 ottobre 2019 – Come di consueto ogni due anni il Premio Dedalo Minosse affianca ai progetti dei committenti premiati una mostra d’arte dedicata ai temi dell’architettura e alle intuizioni, le suggestioni e le proposte elaborate dagli artisti, esposte nel grandioso salone superiore della Basilica Palladiana.

Pensare globalmente e agire localmente” è lo slogan adottato dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che incoraggia un forte cambiamento dell’attuale modello di sviluppo a favore di una consapevole produzione di tutti gli artefatti e del loro uso.

“Locus Loci – Living on the Land”,invita ad “ascoltare” i luoghi secondo logiche globali e locali, attitudini sensibili, atteggiamenti flessibili, adattabili alle interpretazioni culturali dei contesti specifici.

In un’epoca in cui la diffusione  delle Megacities  e delle Smart Cities promuove opportune riflessioni sulle tecnologie di costruzione da comparare al paradigma della sostenibilità, è necessario  prestare attenzione anche a come oggi si sviluppa in ambito sociale e territoriale il nuovo “atteggiamento verso l’architettura”. In quanto tale esso influenza i comportamenti dei cittadini e predispone la continua trasformazione e l’ adattamento dello dell’habitat umano alle recenti esigenze di comfort. “Pensare globalmente e agire localmente”.

Daniela Pellegrini

Le città e le architetture devono ora armonizzare le loro attività  in assonanza  con i principi della sostenibilità, valorizzare le differenze esistenti tra le molteplici  culture esistenti sul pineta, relazionarsi all’interno dell’ampio  scenario internazionale.

Le diversità,anche nell’architettura, costituiscono la vera ricchezza planetaria.

Tre artisti, provenienti da esperienze artistiche diverse, e uno studio di architettura, sono stati chiamati a rappresentare parte della molteplicità dei punti di ascolto e di osservazione degli spazi di vita. Raymundo Sesma, impegnato con la sua arte grafica a rigenerare e dare un nuovo volto alle periferie urbane del Messico e di altre nazioni, coinvolgendo i cittadini in pratiche di condivisione e rigenerazione del territorio. Daniela Pellegrini, artista “nomade” che coniuga alla pratica della fotografia, la scultura, la grafica, la poesia e congegna installazioni in cui la natura femminile restituendo il senso una profonda e illimitata intimità alla pratica quotidiana dell’abitare il pianeta.

Raymundo Sesma tra le sue opere

La parola è indagata da Alfredo Rapetti Mogol come luogo di origine del fenomeno artistico, piattaforma delle virtù umane, strumento per potenziare l’estensione emozionale dei suoni, traslitterati nella pittura e nella scultura sino a permeare la dimensione spaziale del vissuto quotidiano.

L’installazione di Alfredo Rapetti Mogol all’interno della scenografia curara da Gabbiani & Associati

L’installazione progetta dallo studio Gabbiani & Associati è la rappresentazione di un landscape urbano contemporaneo, che restituisce una prospettiva armonica e concertata del fenomeno architettonico del terzo millennio. Ispirata ad una visione corale dell’architettura, l’opera si inserisce nel dialogo del contesto artistico e porta ulteriori contributi agli intenti critici di questa mostra artistica curata da Fortunato D’Amico, presidente dell’associazioone Pensare Globalmente Agire Localmente.

Fortunato D’Amico e Marcella Gabbiani davanti all’installazione di Alfredo Rapetti Mogol inserita nella scenografia curata da Gabbiani & Associati

Total Tool, la società di visioning e design strategy fondata da Giulio Ceppi compie 20 anni

giulio-ceppi-web

Total Tool, la società di visioning e design strategy fondata da Giulio Ceppi compie 20 anni. Un compleanno speciale che Vigevano festeggia nei locali di spaziob a Palazzo Sanseverino con l’esposizione di alcuni dei lavori di design, architettura, arte, realizzati nelle ultime due decadi dal genio volitivo di Giulio Ceppi. Un viaggio nel mondo degli oggetti d’autore, ma anche in quello delle idee e delle invenzioni. Progetti innovativi nati all’insegna della sostenibilità ambientale, sociale, economica, che prestano una particolare attenzione all’estetica dell’apparire e alla forma e per questo ambiscono a divenire rappresentazioni reali dell’arte contemporanea del terzo millennio.

Gli oggetti di Giulio Ceppi sono icone della nostra epoca, testimonianze di una società sempre più orientata dalla necessità di inventare e produrre strumenti di valore tangibile in cui il contenuto e l’informazione intrinseca restituiscono durata e affidabilità alle cose, sollecitano un’interazione affettiva con i loro utilizzatori. Un design for allmodellato dalla pratica multidisciplinare e tradotto in linguaggio artistico per le sue peculiarità comunicative, idoneo ad aprire un dialogo multiculturale intorno a un futuro da visionare e da disegnare insieme, intrecciando e rispettando le storie di tutte delle persone. La mostra inaugura sabato 18 maggio 2019 alle ore 19.15.

Nella stessa giornata alle ore 22.00, presso i locali dell’associazione Arte il Faro, si terrà una rappresentazione performativa tratta dal libro di Giulio Ceppi Biogenie – People into design tales. Lo spettacolo, che ha per titolo Biogenie Sonore, è presentato da Vito Giuliana, curato da Valerio Incerto, che oltre alla regia si è occupato di scrivere musiche originali e dirigere il team degli attori composto da Daniela Colombi, Eleonora Cattaneo, Maurizio Donati.


biogenie-web

BIOGRAFIA

Giulio Ceppi, architetto e designer, studia alla Scuola Politecnica di Milano e consegue il Phd al Politecnico di Milano, dove è oggi ricercatore e professore incaricato dal 1994.

Già docente a contratto all’Interaction Design Institute Ivrea e nelle Facoltà di Architettura di Genova, Torino, Roma, all’Università Cattolica di Milano, fonda e dirige nel 2005 il Master in Business Design di Domus Academy.

Si occupa di progettazione sensoriale e design dei materiali, dello sviluppo di nuove tecnologie e di strategie di identitá.

Fino al 1997 coordina il Centro Ricerche Domus Academy e in seguito è senior design consultantdi Philips Design.

Nel 1999 fonda Total Tool, società di visioninge design strategy, con sedi oggi a Milano e Buenos Aires, con cui riceve 6 segnalazioni al Compasso d’Oro, menzione nella ICSID Hall of Fame, 2 vittorie al Premio Nazionale per l’innovazione di Confcommercio, il Premio Dedalo Minosse per la progettazione Design for all.

Collabora con aziende quali Auchan, Autogrill, Bhartyia, Coop, Deborah, Ikea, Luceplan, Mitsubishi, Nissan, Nike, PepsiCo, Pininfarina, Pirelli, SaporitiItalia, Unilever, Viacom, Versace, Vertu, 3M ed enti quali Archivio Disarmo, Comune di Milano, Comunità Europea, Federlegno, Reggio Children, Torino 2006.

Ha tenuto workshop e conferenze in oltre 25 Paesi e scritto diversi saggi sul design e la cultura del progetto.

Vive e lavora a Milano e sul Lago di Como, dove è nato nel 1965.