ARCHI E BRIVIDI ERRANTI SULLE SCALE DI AMORI SCIOCCANTI

Una mostra d’arte di Chiara Vellini a cura di Fortunato D’Amico – Documentazione fotografica di Alice Brizzi

Spazio vissuto, memoria e trasformazione. Il 10 settembre le porte di SPAZIO ERAN a Milano (via Plinio 48) si aprono per accogliere la ricerca artistica di Chiara Vellini, in un evento curato da Fortunato D’Amico e prodotto da Issues Production. La mostra mette in dialogo pittura, installazione, scultura, video e suono per esplorare un concetto universale: l’atto di abitare come riflesso della propria identità. All’interno del percorso espositivo, la dimensione autobiografica dell’artista incontra la collettività, anche grazie al racconto fotografico analogico di Alice Brizzi che ha catturato il dietro le quinte del lavoro e il processo di creazione delle opere.

Il termine “scala”, in italiano, può giocare su due registri. Potrebbe riferirsi a gradini fisici oppure a scale musicali, aggiungendo una dimensione sonora all’immagine delle installazioni di Chiara Vellini, quasi che l’amore stesso avesse una melodia dissonante. La scala fisica diventa scala musicale nel momento in cui la luce rossa la percorre freneticamente, come una vibrazione scandita da una frequenza che sale o scende, un tintinnio sonoro che, come una vela al vento, oscilla, quasi stonato, proprio come negli “amori scioccanti” che danno il titolo a questa esposizione, affiancata dalle opere fotografiche di Alice Brizzi, che testimoniano l’attività dell’artista. Nel suo lavoro l’architettura entra così nella geografia degli affetti. Gradini, aperture, passaggi e percorsi misurano distanze interiori, registrano attese, partenze, ritorni, incontri rimasti sospesi. Valigie accumulate segnano la fuga, il cambio di casa. Custodiscono partenze, eredità, separazioni, desideri, resti di esistenze che ci accompagnano. Le scale distribuiscono questi carichi in un moto verticale, dove salire e scendere diventano esperienze mentali. Amori dislessici, attraversano l’ambiente domesticolasciando scariche e vuoti sospesi, provocando frenate, attrazioni e accelerazioni improvvise. Lo shock misura l’intensità vissuta. Resta il movimento. Un corpo esita, forse cambia piano, poi riprende il cammino o la folle corsa. Le immagini non ospitano figure umane, e proprio in quel vuoto chi osserva può entrare e riempirlo immaginando lo svolgimento della storia, ma anche riconoscendo che al termine delle scale resta una luce, traccia che dal tunnel ci conduce fuori dal labirinto…

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