Crolla la frana sulla residenza Tana. Terranova Arte Natura ha bisogno di aiuto

Nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 2021, il versante est della collina sovrastante la residenza Tana, nella Frazione Terranova del comune di Arpaise, da cui prende il nome, è caduto, trascinando parte di un bosco secolare sull’officina/laboratorio e su parte della casa, sede della residenza d’arte e tutela ambientale, provocando danni ingenti ai tetti, al muro perimetrale e ai giardini terrazzati.

Nelle settimane precedenti i titolari hanno lottato strenuamente per evitare straripamenti e smottamenti ,dovuti ad una bomba d’acqua che si è abbattuta su tutta la zona del Sannio Beneventano (in 2 giorni è caduta la quantità d’acqua di un anno intero!). Per fortuna o per caso sono vivi e possono raccontare un dramma evitato. 

Dopo i primi momenti di sconforto, si sono rimboccati le maniche e hanno iniziato a rimuovere i detriti, i grossi tronchi e rami crollati sui tetti, con il pronto intervento dei Vigili del fuoco e poi con l’aiuto di un gruppo di amici e vicini del TANA , che hanno subito offerto il proprio concreto sostegno e che ringraziamo di cuore.

Con la consulenza di un geologo , è stato stimato complessivamente l’ammontare dei danni subìti e valutato i lavori più urgenti e necessari alla messa in sicurezza del pendio, del muro di cinta, della casa e dell’officina/laboratorio, che devono essere avviati al più presto.

E’ iniziato già il lavoro urgente di rimozione dei primi detriti crollati dal pendio sulla casa e sull’officina/laboratorio.
Ma, per  scongiurare ulteriori crolli o danni strutturali è URGENTE proteggere le strutture e il muro di cinta, in previsione di ulteriori piogge, rimuovendo tutto il terreno, le grosse pietre, i tronchi e i detriti caduti.

Cui si spera di far seguire la FASE 2, che prevede la messa in sicurezza del pendio franato, la regimazione delle acque superficiali e la palificazione dei terrazzamenti (costo previsto 30.000 euro), azioni necessarie per la messa in sicurezza del luogo. 

Infine si avvierebbe la FASE 3 (20.000euro) che prevede il necessario lavoro di consolidamento del muro perimetrale, che ha subìto dissesti, durante la frana, mediante la realizzazione di contrafforti di cemento armato, nonché l’impermeabilizzazione e copertura del tetto della casa, colpito dai tronchi crollati.

Per questo motivo Marco Papa e Tiziana De Tora chiedono a tutti sostegno concreto.
Sostenendo il TANA si supporteranno i lavori di messa in sicurezza, la ricostruzione delle strutture danneggiate, e ci darete una mano a riprendere quanto prima anche tutti i progetti culturali e di tutela ambientale, che erano programmati e purtroppo sono al momento sospesi.

Il mondo dell’arte, della cultura e dell’ambientalismo si sta mobilitando a sostegno del TANA. E’ partita la campagna #IOSOSTENGOILTANA, che vede la partecipazione di artisti, musicisti, curatori, associazioni culturali e ambientaliste, che inviteranno tramite brevi video-appelli, ad aderire al crowdfounding per aiutare il TANA a ricostruire quanto distrutto dalla frana e ripartire al più presto con i progetti di tutela ambientale in cantiere.

Tiziana De Tora e Marco Papa

Cosa è TANA Terranova Arte Natura

E’ l’idea di Marco Papa e Tiziana De Tora , attivisti, ambientalisti, dopo anni vissuti insieme all’estero, hanno scelto  di fare down-shifting, tornando alle proprie radici e al paese di origine della famiglia di Marco, e fondando il TANA Terranova Arte Natura , oasi di tutela ed educazione ambientale attraverso le arti, sita nel Sannio beneventano.

Il TANA, come descritto da Marco è “ Luogo – non luogo, dove l’ospite qualunque trova forza e sguardo lungo (che sia asparago o sia fungo, che sia volpe o sia poiana), pace e assetto creativo. Un polo dove fare, creare, partecipare. Un’isola responsabile, nella quale l’esistente è preesistente e persistente. L’uomo passa, annusa, sente, cerca e lascia la memoria del suo tempo. Nulla è sprecato! Un luogo di rispetto, dove il devo schiaccia il voglio, dove l’albero da spoglio rende alchemico lo spazio. Acqua, ossigeno, riserva. Accortezza e discrezione. Nel rifugio migrazione. Area di sosta, di ripresa, di ricarica. Residenza d’artista, officina, orto didattico, area socio-sperimentale. Ciò che avviene lascia memoria. Per chi ancora non è venuto”.

Marco Papa, Michelangelo Pistoletto, Tiziana De Tora

Con l’associazione Artstudio’93, da diversi anni svolgono laboratori di tutela ambientale e cura di giardini e parchi, progetti socio-culturali, e formazione dei giovani, e sono ideatori e curatori dell’evento internazionale Happy Earth Days , giunto alla sesta edizione, dedicato alla Giornata mondiale della Terra.

Marco e Tiziana, inoltre, come ambasciatori Rebirth/Terzo Paradiso hanno fatto loro e intrecciato a livello associativo e soprattutto personale i principi del segno-simbolo di Michelangelo Pistoletto, con progetti partecipati, che hanno avuto luogo sia al TANA che in importanti Musei, come il Madre di Napoli e il Macro di Roma. Sono stati anche protagonisti di un’impresa sostenibile in bicicletta, “Pedalando per il Terzo Paradiso“, lungo la Ciclabile del Reno, per portare i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 ONU .

ArtStudio’93 è un’associazione culturale senza scopo di lucro, ideata e fondata nel 1993 dall’artista Gianni De Tora , e ripresa da Marco e Tiziana, con Maria Stefania Farina , per promuovere e diffondere l’arte in tutte le sue declinazioni. ArtStudio’93 intende sensibilizzare l’opinione pubblica su tematiche di attualità attraverso la promozione di eventi di arte totale , nonché di numerose attività didattiche. In particolare, ha l’obiettivo di tutelare, promuovere e valorizzare i beni di interesse artistico, storico e paesaggistico , mediante attività di carattere socio-culturale, per sollecitare la partecipazione popolare, l’impegno civile e sociale dei cittadini .

Per sostenerli:

https://www.produzionidalbasso.com/project/sostieni-tana-terranova-arte-natura/

@tanaterranovaartenatura e gli hashtag #sostienitana #tanaterranovaartenatura

La Bandiera del Mondo 1+1=3 di Michelangelo Pistoletto e Angelo Savarese a Reggio Emilia.

Intervista di Giacomo Bassmaji in collaborazione con Tommaso Cabassi
SOMMARIO: Arte, Architettura, Multiculturalità, intervista a Luca Vecchi Sindaco della Città del Tricolore

Buongiorno a tutti. Sono Giacomo Bassmaji, curatore dell’istallazione collaborativa “Bandiera del Mondo 1 + 1 = 3” di Michelangelo Pistoletto e Angelo Savarese all’interno di Rigenera – Festival dell’Architettura. Sono con Luca Vecchi, Sindaco di Reggio Emilia per parlare di Arte, Architettura e Multiculturalità.

Giacomo Bassmaji – Buongiorno Luca Vecchi, esattamente 6 mesi fa a Reggio Emilia è stata realizzata la performance “Bandiera del Mondo 1 + 1 = 3” cosa ha significato per la città, che rapporto si è instaurato tra la Città del Tricolore e questo simbolo, quest’opera d’arte?

Luca Vecchi – Buongiorno a tutte e a tutti, credo sia stata un’iniziativa molto importante, con grande partecipazione, che porta con sé un significato culturale e valoriale davvero forte. Molto emozionante il modo in cui è stata collocata nel contesto di questo luogo, nei chiostri benedettini, di San Pietro a Reggio Emilia. È stata una performance molto coerente con l’identità contemporanea, la storia stessa di questa città, il sistema dei valori di questa comunità.
Una performance e un’istallazione che attraverso l’arte e la cultura manda all’Italia e al mondo un messaggio molto potente.

GB – L’arte del Maestro Pistoletto riesce a mandare messaggi etici. Qual è il ruolo, dell’arte contemporanea, in una città di medie dimensioni com’è Reggio Emilia?

LV – La risposta è inequivocabile, la cultura è creatività, è espressione di sapere, è pensiero critico, è dialogo ed è anche capacità di stimolare una discussione pubblica all’interno di una comunità. Quindi è del tutto evidente che quando i luoghi di una città riescono a nutrirsi di arte e di cultura, a beneficiarne non è soltanto la bellezza che già in sé è un elemento fondamentale, nel contesto a volte di una società che rischia di declinare verso dinamiche anche un po’ di degrado, ma soprattutto perché generativo di un processo di crescita civile di una comunità. Credo quindi che da questo punto di vista questa iniziativa è un ulteriore passo in avanti, per una città che ha sempre pensato che l’arte e la cultura debbano rappresentare un po’ una sorta di driver del proprio modello di sviluppo.

GB – Parlando di opera d’arte, Bandiera del Mondo e nell’infisso 1 + 1 = 3 vuole trasmettere l’importanza del sistema collaborativo tra persone. Il messaggio dei due artisti è espressione di dialogo interculturale, rompe realmente i confini geografici e culturali.

LV – Dall’opera di Pistoletto e Savarese credo valga lo sforzo di raccogliere il messaggio che vuole trasmettere, cioè che l’incontro tra le diversità genera una ricchezza e non invece timori e divisioni. L’Opera a mio avviso, ha un significato potente perché trasmette non soltanto un messaggio interculturale e interreligioso, ma fa incontrare le tante diversità del mondo e soprattutto un messaggio di pace. Questo perché noi viviamo in un mondo in cui le diversità sono ogni giorno rappresentate molto più nella loro dinamica di competizione e di contrapposizione. Di rado il mondo riesce a trasmettere un’immagine unitaria della propria diversità, acquisisce ancor più valore questa performance come elemento di coesione, e quindi come messaggio di fratellanza e di pace.

GB – Come Sindaco della Città del Tricolore hai posizionato l’ultima bandiera, quella italiana, insieme a me che ho messo la bandiera di un popolo in guerra, quella siriana. Ciò che dici ha ancora più valore, infatti la città di Reggio Emilia è sempre stata un modello di accoglienza. Il distanziamento fisico che stiamo vivendo può nuocere a questa peculiarità della nostra comunità?

LV – Io credo che al di là del distanziamento tra le persone In questa epoca di Covid, il distanziamento è un fenomeno molto attuale. Quando riflettiamo sulla relazione tra Reggio Emilia e la sua storia e le politiche di dialogo interculturali e tra religioni, io credo che dobbiamo allargare l’orizzonte per ripercorrere la storia, per certi versi anche recente, di una città che negli ultimi 25 anni ha attraversato un processo di cambiamento socio-demografico. Mi riferisco al fenomeno dell’immigrazione, che nell’ultimo quarto di secolo è arrivata a circa il 17% della popolazione residente nella nostra città e che al suo interno include quasi 100 nazionalità. In questo percorso penso che la città poteva esplodere nei presupposti fondamentali della sua coesione sociale e civile. La nostra comunità invece arriva nel 2021 alla fine di un percorso iniziato negli anni 90 del secolo scorso, potendosi presentare al mondo come una città che ha trovato le ragioni della propria unità anche a partire dai concetti di diversità. Recentemente il Consiglio Europeo ci ha inserito in un gruppo di 10 città europee del dialogo interculturale.
Questo vuol dire che la sua dimensione valoriale ha saputo essere virtuosa. Questa è stata l’epoca in cui, dal secondo dopoguerra, l’Europa si è trovata a misurarsi con il concetto di diversità vissuta in modo conflittuale, vissuta come generazione di muri. Questa è l’epoca della cultura sovranista e dell’approccio populista. In questo contesto Reggio Emilia è riuscita a fare argine contro questo tipo di penetrazione culturale e ha saputo diventare sempre più la città dei diritti della persona, i diritti civili e più in generale dei diritti umani, favorendo un dialogo interculturale e interreligioso.

GB – La città di Reggio Emilia ha voluto rigenerare i Chiostri di San Pietro in cui convivono attività sociali e culturali. L’architettura, come può investire per creare nuovi spazi fisici e digitali, per favorire rapporti sociali e culturali?

LV – Oltre quello che abbiamo detto poc’anzi, un altro dei percorsi importanti che la città ha fatto negli ultimi 15 anni, è il modo di ripensare e di rigenerare tanti luoghi e tanti spazi, soprattutto pubblici. È stato fatto sì che la rigenerazione di questi spazi fosse anche una grande occasione di rigenerazione dei legami sociali, nel senso stesso di appartenenza a una comunità.
Per citare alcuni esempi di rigenerazione recente, pensiamo alle tante piazze riqualificate in questa città nell’ultimi 10 anni, pensiamo a luoghi importanti come i Chiostri di San Pietro, o piuttosto a luoghi come la Reggia di Rivalta, di imminente riqualificazione. Luogo importante per la costruzione del modello economico di questo territorio, sono state le ex Officine Reggiane, dove si sta facendo un grande parco dell’innovazione. Ma anche luoghi apparentemente meno noti, come il Binario 49 nella zona stazione. Ne potrei citare tanti altri e potremmo andare ulteriormente più indietro, pensando per esempio quando l’ex fonderia diventa il luogo e la sede della fondazione nazionale della danza o quando invece all’inizio degli anni 2000 i locali dell’ex Locatelli diventano quello che oggi è il centro internazionale Loris Malaguzzi.

Se noi mettiamo in fila tutti questi interventi, vediamo una città che si è trasformata e che ha saputo cambiare grazie anche alla rigenerazione di questi luoghi, portando con sé sempre la ricostruzione dei legami sociali, rafforzando il senso di appartenenza alla città. I Chiostri di San Pietro credo che ne siano anche un po’ il paradigma. Pensiamo al fatto che fino al 2005 questo luogo era un portone chiuso. Un giorno quel portone è stato aperto ed è stato restituito alla città. Da lì è partito un percorso di recupero e di valorizzazione, insieme a tante iniziative culturali e sociali che lo rendono oggi probabilmente uno dei luoghi più belli della città. Se mettiamo insieme il percorso sul dialogo interculturale da un lato e dall’altro il grande percorso sulla rigenerazione urbana dello spazio pubblico che questa città ha compiuto negli ultimi anni, capiamo molto del modo in cui Reggio Emilia ha saputo concretizzare una propria originale e autonoma idea di innovazione dentro la contemporaneità.

GB – La guida Michelin in lingua francese indica Reggio Emilia come la città dell’architettura contemporanea all’interno di un sistema emiliano romagnolo. Gli investimenti citati nella rigenerazione urbana, hanno forse aiutato a portare in città una festa dell’architettura come è stata Rigenera. Questa manifestazione si è voluta anche per ridefinire la funzione e la figura dell’architetto, all’interno di un sistema sociale e cittadino, cosa ha portato alla città questa festa?

LV – Rigenera è stato un festival importante, ricco di iniziative di grande valore e qualità, peraltro organizzato in un’epoca difficilissima. Penso davvero che si debbano fare i complimenti agli organizzatori per essere riusciti a mettere insieme questo festival. Rigenera è stata poi occasione di incontro, ha avuto momenti di interesse collettivo, con molta partecipazione. Credo quindi che meriti un grande riconoscimento, non soltanto locale.

GB – Essendo uno degli organizzatori, confermo la difficoltà, ma al contempo le soddisfazioni sono state doppie. Credo che Andrea Rinaldi, il Presidente dell’Ordine degli architetti, colui che ha portato sulle spalle tutta la responsabilità dell’organizzazione, sarà molto contento di sentire queste parole. Potrebbe diventare Rigenera un appuntamento annuale o biennale a Reggio Emilia?

LV – È una valutazione che devono fare gli organizzatori primariamente, posso dire che l’amministrazione e la comunità, accoglierebbe positivamente la continuità annuale o biennale di questa esperienza. Il mio auspicio è che questo momento, fatto di iniziative e di incontri che hanno messo al centro il tema della città contemporanea con la rigenerazione urbana e gli aspetti valoriali rilevanti come il dialogo interculturale e la performance artistica Bandiera del Mondo, possa continuare a esserlo anche in futuro.


Il mio augurio è rivolto anche a un’altra cosa, che l’ambizione del progetto sia anche quella di riuscire a partire, come sempre in tutti i festival, dal mondo dei professionisti, degli stakeholder di riferimento, da una comunità riflessiva e consapevole su questi temi. Questo per riuscire a essere sempre più capace di coinvolgere la città nel suo insieme per discutere sui temi di attualità. Questa si è veramente una sfida del futuro, perché quando si innova in una città, non è affatto scontato che tutti i cittadini comprendano che riqualificare uno spazio pubblico urbano, sia un presupposto fondamentale per la rigenerazione di un sistema di relazioni. Il fatto che l’architettura parta dei propri temi per cercare di arricchire la società e di farla crescere, è un elemento che può trovare in Reggio Emilia un grande fondamento. Il mio auspicio e il mio incoraggiamento è che gli organizzatori pensino seriamente a proseguire questa esperienza e che possa essere integrato con le caratteristiche della quotidianità della nostra città.

GB – Ringrazio il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi per la sua disponibilità, ringraziamo la città intera perché sa essere una città accogliente non solo con le persone che arrivano da fuori ma anche con i propri cittadini, e gli permette di organizzare eventi e occasioni di dialogo e di dibattito. Io come organizzatore di Bandiere del Mondo, sono stato molto contento di portare un simbolo e un’opera d’arte che sa mettere insieme tutti i popoli del mondo con le loro bandiere, proprio nella Città del Primo Tricolore.

Intervista di Giacomo Bassmaji in collaborazione con Tommaso Cabassi.
Credits immagini:
Tommaso Cabassi, Chiara Nizzoli, Emiliano Paolucci e David Rubil.

In viaggio con Fabio Morotti… nelle terre dello Spirito e del sangue

Rubrica DYNAMIC CULTURE: Fortunato D’Amico incontra Fabio Morotti con il Patrocinio del Comune di Milano #socialtvlbocca​ 2021… oltre
600 motivi per SEGUICI on YouTube: LibreriaBocca1775 ISCRIVITI/ARCHIVIO La #socialtvlbocca​ 2021 da un’idea di Giorgio Lodetti: Le Rubriche che ti terranno compagnia tutto il 2021, appuntamenti quotidiani con la Cultura… 5 incontri alla settimana fissi + TANTI EVENTI GIORNALIERI FUORI PROGRAMMA con la CULTURA Lunedì ore 17.00 FB Libreria Bocca dal 1775 Rubrica DYNAMIC CULTURE: Fortunato D’Amico da sempre interessato a navigare nella multidisciplinarietà e multiculturalità dei linguaggi, transitando dai territori dell’arte, del design e dell’architettura, coniugati con la filosofia, la scienza, l’astronomia, i sistemi di vita Martedì ore 17.00 FB Libreria Bocca dal 1775

DYNAMIC CULTURE: Fortunato D’Amico incontra Stefano Boldorini con Elena D’Incerti

Rubrica DYNAMIC CULTURE: Fortunato D’Amico incontra Stefano Boldorini con il Patrocinio del Comune di Milano #socialtvlbocca​ 2021…
oltre 500 motivi per SEGUICI on YouTube: LibreriaBocca1775

Stefano Boldorini, Elena D’Incerti, Fortunato D’Amico
Partner: Sopramaresotto, Pensare Globalmente Agire Localmente, Festival delle Trasformazioni – Rete Cultura Vigevano

La #socialtvlbocca​ 2021 da un’idea di Giorgio Lodetti:
Le Rubriche che ti terranno compagnia tutto il 2021,
appuntamenti quotidiani con la Cultura…

5 incontri alla settimana fissi + TANTI EVENTI GIORNALIERI FUORI PROGRAMMA con la CULTURA

Enzo Maolucci: una vita di avventure

“Le note in libertà” di un rocker, idolo della cultura giovanile degli anni ’60, ’70, ’80, suonate dalle chitarre elettriche e amplificate da una Torino operaia del secolo scorso, che non era certamente New York ma come dicevano le statistiche di allora “la seconda città del Sud Italia dopo Napoli”, oggi sono diventate le pratiche armoniche e le esperienze di survival del Salgari Campus. L’intervista di Fortunato D’Amico


FDA- Enzo Maolucci: nato, cresciuto, diventato grande artista rock e della parola cantata per la “bella generazione perduta nella via” del secondo millennio, quello che ormai ci siamo lasciati alle spalle, è oggi l’uomo di “survival”. In questo trapasso epocale, dove tutto non è, e non sarà più, come prima, come si è mimetizzato e chi è l’artista rivoluzionario in questo scorcio di terzo millennio?


EM- Mene sono fatto un’idea interessante che però vorrei solo cantare. Se uscirà mai il mio nuovo album “Quand’ero vecchio” lo scoprirete in una delle mie nuove canzoni proprio su questo. Siamo ladri di pensieri e centrifughe di parole, ma siamo l’unica “PRAXICRAZIA” che può salvare il mondo, perché le parole sono profezie e, come le frecce, non tornano indietro.


FDA- Intravedo un senso di ironia in queste parole che hai appena pronunciato, ma d’altra parte intuisco anche che in questi anni, essendoti immerso nella natura del Salgari Campus alla ricerca di nuovi stimoli e percorsi di sopravvivenza, hai certamente maturato una profonda comprensione del rapporto uomo natura, dell’utilità dell’arte, del ruolo suoi praticanti all’interno di in una società contemporanea, sempre più complessa e globalizzata, in rapida e continua trasformazione.

EM- Il termine “arte”, come la parola “sopravvivenza”, ha assunto un significato generico, ormai usurato e poco classificabile. Gli artisti invece credo che si possano distinguere in almeno tre classi diverse che provo a definire utilizzando la mia recente mania per le classificazioni “tassonomiche” in campo non solo biologico e antropologico, ma anche sociale o musicale. a) Gli artisti INNOVATIVI. Sono quelli che spostano davvero orizzonti, o li inventano, o li trovano per caso; quelli che possiedono dunque “originalità” . Ma l’innovazione è rara anche nell’arte, e diventa virale solo un paio di volte ogni secolo (inoltre “il nuovo non è mai bello, mentre il bello non è mai nuovo”). b) Gli artisti CREATIVI. Sono quasi sempre “predatori” e/o trasformatori di idee che sono nell’aria e che cercano di rendere più belle, divulgabili e di successo. c) Gli artisti ARTIGIANI. Sono replicanti di idee altrui o loro. Per questi il talento, la tecnica e la competenza non sono solo valori aggiunti o facoltativi come per gli altri , ma indispensabili per il loro riconoscimento. Tra questi generi esistono ovviamente anche delle ibridazioni. Salgari ad esempio, in campo letterario, è stato solo occasionalmente un innovatore, ma era un creativo e anche un buon artigiano (per necessità).

FDA- Forse hai ragione, ma chi leggerà quest’articolo potrebbe anche chiedersi, indispettito da tanta tassonomia : “ma chi è Enzo Maolucci per dire tutto questo?

EM- La Regina Rossa chiede ad Alice: “Non raccontarmi la tua storia, dimmi chi sei”. E Alice risponde: “Ma io sono la mia storia!”. Siccome non ho mai lavorato un giorno nella vita e me la sono sempre sfangata mettendo a frutto le mie idee, posso anche io bollarmi come “artista creativo”, anche se generico, cioè senza un campo specifico. Sono anche un buon artigiano occasionalmente originale ma, come per Salgari, quello che più mi caratterizza è forse la mia stessa storia. Ho avuto un talento rockettaro sprecato, mi sono sinistrato scrivendo e cantando canzoni, mi sono divertito a fare il professore eretico di lettere e poi di Outdoor a Scienze motorie, ho brevettato un po’ di strumenti fortunati, ho scritto la prima tesi sui Beatles da musicologo mancato, mi sono inventato la sopravvivenza sportiva organizzando gare di successo e diventando Presidente della Federazione Survival, ho coniato neologismi per scherzo ma ora adottati sul serio, ho ideato cocktail fantastici, sono diventato un antropologo da spiaggia per mostre regionali e parchi a tema, sono guarito dal ’68 come anarchico “comunquista”, ho collezionato compulsivamente culture materiali primitive, realizzato ponti tibetani e impianti “eco-dinamici” con tre Guinness dei primati, organizzato spedizioni in Africa, scritto “manuali narrativi”, costruito archi e frecce che tiro solo virtualmente… E quant’altro sanno i pochi che mi conoscono e i molti che mi frequentano.


FDA- Hai una creatività compulsiva. Non è forse una malattia? Ma tra questi infiniti gesti, azioni, opere realizzate e frutto di una creatività incontrollabile, scagliate controvento e tirate a braccio teso come le frecce di un arco, quale pensi abbia davvero colpito il centro dei tuoi bersagli motivazionali?


EM – L’ opera che si è rivelata innovativa e mi ha dato maggior riscontro è il “Salgari Campus” di Torino: 10 ettari di bosco collinare spontaneo in perenne “precarietà disinvolta” e trovato per caso. “Il caso e la necessità” del SALGARI CAMPUS (l’avventura di conoscere, inventare e realizzare). Più di un secolo fa vi passeggiava Emilio Salgari per vederci le sue jungle nere e i suoi pirati (abitava nei pressi e ha deciso di farla finita lì vicino con un harakiri). Anche io per destino sono cresciuto in quella zona e lì ho iniziato da piccolo le mie prime avventure nei boschi. Nel 1989 l’ho riscoperto per caso e ora è frequentato da decine di migliaia di visitatori ogni anno: studenti, survivalisti, manager in team building, famiglie gitanti, eco-architetti, cinghiali, volpi, caprioli, scoiattoli e anatre a mollo nel rio che lo attraversa. E’ un tripudio di olmi, noccioli, querce e castagni autoctoni, ma anche di bambù, ailanti, paulonie e acacie aliene, in perfetta simbiosi caotica a tre chilometri dal centro città e a molte migliaia dall’esotico che ora rappresenta. E’ sotto-nominato “Parco di Ecologia Umana”, per chi sa cosa significa. Vi si tengono stage e corsi di paleo-etnologia, archeologia sperimentale, fitoalimurgia, Outdoor training, Animal Round , Trail Running, meeting scientifici e culturali, visite di istruzione, Surviving, Depriving, Tracking, Tree-climbing, Bushcraft, Eco-orienteering e altre attività emergenti con quelle denominazioni gerundive che esprimono entusiasmo e partecipazione. Tutto questo per riempire uno splendido… NULLA.


FDA- Ma cosa intendi per Nulla? E’ un posto così ricco di vita, di poesia, di ispirazioni selvaggie e poetiche che ti invadono appena pochi metri dal recinto di ingresso…


EM- Sì, è vero: ma intendo dire che non c’è nulla di stabilmente umano, tranne “ogni immaginabile altrimenti possibile”: qualche riparo neo-etnico, ponti e passaggi arborei in corda, attrezzi e labirinti eco-dinamici. Anche le poche e fatali concessioni alle normative obbligatorie, in fatto di servizi, luce e acqua, rivelano un’assertiva precarietà. Il luogo è sottoposto a un incubo di vincoli: paesaggistici, ambientali, idrogeologici e anche “stupidologici” (come le vie di fuga per il piano di sicurezza, mentre questo è un luogo di fuga, non da cui fuggire). Un vecchio piano regolatore l’ha considerata velleitariamente una zona a parco collinare, ma l’unico parco lì esistente è questo, un vuoto geograficamente interstiziale di proprietà della mia Associazione, circondato da ricche ville con proprietari imbufaliti e inclini a ormai inutili esposti. I problemi infatti sono stati acrobaticamente superati da una recente convenzione con la Città per l’uso pubblico dl questo centro, con grande imbarazzo di funzionari zelanti (oltre che nostro) e grazie alla sua fama ormai conclamata e i patrocini ottenuti anche dalla Regione per il servizio formativo, sportivo e ambientale che offre. Il Salgari Campus è impegnativo e costoso per noi, ma non per chi lo frequenta e che, diciamolo pure, ne esce sempre goduto come un fauno e ci ritorna volentieri.

FDA- Il Salgari Campus, forse grazie anche a questa precarietà dell’ Essere Natura, ma anche per essere oggetto e soggetto di inaspettate richieste di cambiamenti, è cresciuto sviluppando in sè una grande resilienza e una pronunciata attitudine all’adattamento, anche alle necessità espresse dagli stessi frequentatori della struttura.


EM- Pur avendolo pensato inizialmente come un campo per soli arcieri e survivalisti, il luogo mi ha suggerito presto l’idea di un parco antropologico antesignano per tutti, che pensavo di poter realizzare in un posto meno critico della nostra angusta Valle di Reaglie. Questa prospettiva ha tenuto l’Assessorato alla Cultura regionale impegnato per 10 anni nel mio “Progetto “Anthropos”, finito poi in un vicolo cieco per il cambio politico e approdato nel 2004 solo a una edizione speciale della la mostra scientifica “Experimenta”, intitolata “SopraVVivere”, che ha esibito tra l’altro il ponte tibetano più lungo del mondo rimasto per tre anni sul Po (375 metri, un’opera di “land art” passata sotto tono solo per via dell’endemico riduzionismo torinese). Ma tutto il progetto ho deciso di farlo ritornare al Salgari Campus, insieme ai pochi materiali e manufatti della mostra che sono riuscito a salvare e sono ancora presenti (una piroga, un labirinto vietnamita, chilometri di funi del ponte e altri cimeli). Così è iniziato il successo.


FDA- Un successo che mi pare abbia avuto tante richieste di replica?
EM – Questo format di “Eco-Campus” l’ho replicato in siti anche più belli in tutta Italia, ma non hanno ottenuto il successo dell’originale (come tutte le copie su commissione). Stiamo ora pensando invece di allargare gli orizzonti del Salgari inserendo al suo interno opere d’arte “site specific” di artisti in linea con l’Agenda 2030 dell’ONU per l’ambiente (una mostra outdoor permanente di “Arte, Natura e Avventura”), ma la prima opera artistica, forse concettuale o “povera”, è proprio il posto in sé, lo sgarruppato fascino che esprime e l’uso meta-disciplinare che ne facciamo con poche risorse ma con “passione, missione e convinzione” (l’unico requisito necessario per chi vuole comunicare, sedurre e coinvolgere il prossimo).


FDA – Oggi in un’Italia percorsa da problemi di ogni genere, non solo economici e ambientali, ma anche sociali e di adattamento, derivati dalla presenza di cittadini provenienti da Paesi stranieri, portatori di diversità culturali, che invece di essere considerate una ricchezza e un arricchimento da condividere all’interno della comunità sono spesso percepite come presenze portatrici di disagi e separazione, Salgari Campus oggi propone un suo modello di pratica comunitaria alternativa e di incontro riportando in primo piano la relazione uomo-ambiente naturale.


EM- Certo che facciamo “inclusione sociale” (e che altro potremmo fare senza un vasto target inclusivo?); certo che aboliamo le barriere (non quelle naturali e di sicuro non quelle architettoniche, ma quelle “mentali”); certo che educhiamo i ragazzi al rispetto dell’ambiente e alle pari opportunità (ma in realtà da noi è l’ambiente che ci istruisce, ci tollera e ci dà opportunità). “L’ecologia si vive, non si insegna”, dice uno dei progetti che abbiamo sviluppato ( “S.A.F.E.” -Salute Ambientale e Formazione Eco-logica”). L’immaginazione non ha bisogno di “servizi” e di “norme”. Il Salgari Campus si trova ai margini dell’impossibile, una sorta di terra di mezzo tra la mente e l’ambiente. Da noi gli intellettuali fanno anche i boscaioli e i boscaioli possono sfoggiare anche intelletto (non è una distopia maoista). Per le varie Associazioni che operano nell’hub del parco ci sono solo 4 imperativi survivalistici da rispettare: “inventare, adattarsi, risolvere complessità sociali e raggiungere lo scopo”.


FDA- Potresti dare una definizione di Survival coerente con le pratiche operative che svolgete a Salgari Campus?

EM- Il Survival per noi è una meta-disciplina olistica e proattiva, è scienza del pericolo (“supervivitur, sic vivitur” è il mio motto latino apocrifo). Non riguarda Rambo, ma la salvaguardia di individui, gruppi e comunità umane, inclusa la specie stessa e le sue culture materiali e cognitive (soprattutto quelle basiche e primitive). Chi non mi vede da 40anni si stupisce di questa mia svolta che sembra inedita o solo amatoriale, data la mia prediletta e nota vocazione a vivere in un attico di Manhattan. Ma il fatto di preferire gli antromi ai biomi e gli adulti ai bambini non mi ha esentato da un successo imprevisto proprio in questo campo per me alieno e serendipitico. Ho sempre sostenuto che la “natura” non esiste (al di fuori di noi che ne facciamo dannatamente parte) e che i bambini sono gli esseri più crudeli e insopportabili (lo so perché lo sono stato anch’io e lo sono ancora come tutti gli artisti). Eppure con loro ho sempre convissuto, appagandomi anche della loro esistenza, senza adattarmi a “comprenderli” ma cercando invece di capirli e riconvertendomi per relazionarmi con loro in modo utile e proficuo, per loro e per me (nell’evoluzione questo si direbbe “exaptation”). Anche se la “natura” e i bambini non mi divertono, vado sempre in Africa (che ne è piena) perché mi insegnano sempre qualcosa che non so, al contrario del mondo più strettamente umano ma inutilmente pensante (colto o ignorante che sia).

“ I COMANDAMENTI DI EMILIO ” (all’ingresso del suo Campus)
Fratelli e sorelle della costa, tigrotti del bosco e dell’avventura, siate i benvenuti.


1- Muovetevi leggeri, qui non ci sono aiuole che è vietato calpestare, ma la terra che calpestate è antica, come antica è la terra.

2- Non lasciate qui nulla di ciò che avete portato.

3- Non portate via nulla di ciò che è stato lasciato.

4- Questo luogo e la sua storia sono sopravvissuti come noi ai limiti della fantasia e ai margini della follia: godetene senza offenderli.

5- Rispettate le creature che lo abitano e le loro modeste creazioni: il nido del picchio, la tana del tasso, i ponti e le capanne di noi umani.

6- Condividete liberamente con noi e tra voi ogni presenza.

7- Toccate, esplorate, gustate ogni cosa e sentitevi bene.

8- Parlate quando vi piace, ma tacete quando le parole non servono e sappiate ascoltare.

9- Usate come sole armi i vostri talenti, come attrezzi i vostri pensieri, come veicoli i vostri corpi.

10-Gioite se tutto ciò può ancora esistere e rendete grazie di poter esistere per vederlo.

(Apocrifo di Emilio Salgari, nato a Verona nel 1862 e qui suicida il 25 aprile 1911)


Nell’arco della vita siamo noi le frecce: prima ci libriamo veloci con le nostre speranze e poi scendiamo lentamente, sotto il peso dei ricordi”

Enzo Maolucci – Torino, 30 gennaio 2021

Alfredo Rapetti Mogol incontra Fortunato D’Amico

Rubrica DYNAMIC CULTURE: Fortunato D’Amico incontra Alfredo Rapetti Mogol con il Patrocinio del Comune di Milano Il Salotto di Bocca in Libreria RICOSTRUIRE SENZA SOSTA LA SPERANZA – Neruda Dirette quotidiane dalla Galleria Vittorio Emanuele II @LibreriaBocca1775 CANALE YOUTUBE – oltre 500 incontri con la CULTURA #socialtvlbocca​ 2021 La #socialtvlbocca​ 2021, da un’idea di Giorgio Lodetti: Le Rubriche che ti terranno compagnia tutto il 2021, appuntamenti quotidiani con la Cultura… 5 incontri alla settimana fissi + TANTI EVENTI FUORI PROGRAMMA mi tengo le mani libere!!! ARCHIVIO incontri con la CULTURA @LibreriaBocca1775 CANALE YOUTUBE #socialtvlbocca​ Lunedì ore 17.00 FB Libreria Bocca dal 1775

Cesare Maria Casati dialoga con Fortunato D’Amico

Rubrica DYNAMIC CULTURE: Fortunato D’Amico incontra Cesare Maria Casati ARCA INTERNATIONAL con il Patrocinio del Comune di Milano #socialtvlbocca​ 2021… oltre 500 motivi per SEGUICI on YouTube ISCRIVITI – ARCHIVIO: LibreriaBocca1775 La #socialtvlbocca​ 2021 da un’idea di Giorgio Lodetti: Le Rubriche che ti terranno compagnia tutto il 2021, appuntamenti quotidiani con la Cultura… 5 incontri alla settimana fissi + TANTI EVENTI FUORI PROGRAMMA con la CULTURA Lunedì ore 17.00 FB Libreria Bocca dal 1775 Rubrica DYNAMIC CULTURE: Fortunato D’Amico da sempre interessato a navigare nella multidisciplinarietà e multiculturalità dei linguaggi, transitando dai territori dell’arte, del design e dell’architettura, coniugati con la filosofia, la scienza, l’astronomia, i sistemi di vita

Istruzione di qualità, per genitori

Il linguaggio dei bambini

di Silvia Vercelli

Nel 2014, Save the Children ha messo a punto la definizione di “povertà educativa”, per lanciare un allarme sulla situazione italiana di migliaia di bambini in stato di grave denutrizione culturale e sollecitare misure adeguate: bambini che non sono mai stati in un museo, in un teatro, a una mostra, a un concerto, bambini che non leggono libri e che non hanno adulti con cui parlare. Statisticamente questa povertà, spesso invisibile, viaggia a braccetto con la povertà materiale e diventa un debito ereditario in più, trasmettendosi inesorabile dai genitori ai figli. Ma incide anche una colpevole trascuratezza educativa, trasversale alle fasce di reddito delle famiglie di provenienza” G.H.Fresco, L’importanza dei Libri.

Il tema trattato nella terza puntata della rubrica “La mamma secchiona“, tenuta mensilmente dall’Associazione Culturale Lo Zainetto con la partecipazione di  WorldGlocal, è relativo al linguaggio dei bambini e al suo sviluppo, con particolare attenzione alla fascia d’età dell’infanzia (zero – sei anni).

Partendo dalla descrizione delle principali tappe evolutive, ho condiviso durante l’incontro le principali linee guida sui comportamenti più funzionali da parte degli adulti di riferimento, in ciascuna di esse, per sostenere il bambino ad apprendere una conoscenza che non può essere insegnata da nessuno, ma che viene assorbita dall’ambiente stesso. Di qui l’importanza per i genitori di creare le condizioni per favorire lo sviluppo del linguaggio, attraverso la relazione, la motivazione e la contestualizzazione nell’ambito di uno stile educativo orientato alla crescita di individui in grado di esprimere a pieno il proprio potenziale.

In risposta al bisogno di ascolto, rinforzo e interesse sincero da parte del genitore, ma anche di ordine e ripetizione, che caratterizza il bambino nel processo di apprendimento, assume un ruolo chiave la lettura, fondamentale a partire dalla gravidanza, per accompagnare e nutrire con la voce materna prima, con le immagini poi e con la narrazione vera e propria in seguito.

A questo proposito, Sara Colussi (Professional & Business Coach), nel ruolo di testimonial, racconta come, nella propria esperienza di madre, abbia fatto leva sul valore delle storie,  quali punti di ancoraggio alla realtà, espedienti per trattare temi più delicati e occasioni per lasciare spazio al pensiero magico e far viaggiare la fantasia, cimentandosi insieme alle sue figlie nell’invenzione di nuovi finali o nella digressione su possibili trame alternative.

Dopo i suggerimenti di lettura finali e in omaggio al giorno della memoria, da poco trascorso, l’incontro si è concluso con il riferimento a Jella Lepman, giornalista tedesca, che, nel periodo del dopo guerra, scommise sul potere generativo della letteratura, vedendo proprio nell’infanzia l’età in cui va riposta maggiore fiducia e nei libri un ponte possibile fra i bambini di tutto il mondo, per offrire loro visioni degne dell’infanzia, visioni di pace, rispetto, amicizia, gioco e lo slancio vitale del sogno, che le loro immagini alimentano.

Fonte d’ispirazione, più che mai attuale e da tenere a mente nel favorire lo sviluppo del linguaggio e valorizzare l’importanza della cultura, nell’ottica di crescere individui consapevoli, e dotati della capacità di esprimersi con libertà di parola e di pensiero. E in stretta correlazione con l’impegno contenuto nell’Agenda 2030, ai cui obiettivi si collega questa stessa rubrica, con particolare riferimento all’obiettivo n.4, istruzione di qualità

«Ci impegneremo ad assicurare  ad assicurare ai bambini e ai giovani un ambiente stimolante per la piena realizzazione dei loro diritti e la messa in pratica delle loro capacità, attraverso scuole sicure, comunità coese e le famiglie». Estratto da Risoluzione adottata dall’Assemblea Generale il 25 settembre 2015 

Per chi fosse interessato all’ascolto, questo è il link al video: