Centosettantaperottanta | What comes first? Progetto di ricerca artistica di Sara Conforti

Testo di Fortunato D’Amico

Centosettantaperottanta | What comes first? è un progetto di ricerca artistica di Sara Conforti.
Nato dalla collaborazione con Moleskine Foundation e ispirato dal tema del progetto educativo AtWork 2022, questo lavoro è diventato un installazione site e context specific, a cura di Fortunato D’Amico, ora in esposizione al VI Festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare, in corso a Palazzo Barolo di Torino dal 1 al 14 ottobre 2021.
Sara Conforti concepisce il lavoro artistico come momento di interpolazione e di intreccio tra la dimensione etica e quella estetica. La sua attività creativa è strettamente connessa ad un operatività relazionale e ad un’arte che potremmo definire di psicoanalisi interpersonale, motivata dal desiderio di portare un reale contributo al cambiamento sociale, spirituale, finalizzata al raggiungimento di una felicità da condividere senza sensi di colpa. Il campo di azione artistica su cui si muove Sara Conforti è ampio e articolato, difficile da circoscrivere nelle stereotipate visioni dell’arte da salotto del Secolo breve. Il campo di indagine su cui ha scelto di approfondire le sue esperienze artistiche nell’ultimo decennio transita nel misterioso mondo della fashion-sfashion a quello dell’universo femminile,
spesso vittima di ingiustizie e soprusi. Anche in questo progetto di ricerca artistica, Centosettantaperottanta | What comes first?, di fatto realizzato durante l’emergenza pandemica, sono state coinvolte diverse associazioni e Comunità, attivate attraverso i workshop che si sono
tenuti sia in modalità remota che in presenza, e hanno visto la partecipazione di ben 70 persone.


E’ stato un serio impegno di militanza artistica messo in atto per mezzo di pratiche condivise, utili a districare la matassa dei nodi e dei sentimenti attorno ai quali si addensano i blocchi annodati dei fili, intesi anche come feelings, che se non sono slegati e liberati impediscono agli stati emozionali inibitori del benessere interiore di dissolversi, annullarsi o trasformarsi in pratiche di guarigione.
Insieme all’impianto strutturale sopra descritto, su cui si fondano le pratiche artistiche di Sara Conforti, convive, in modo altrettanto sistematico, anche quello più prettamente semantico, con una decisa predisposizione verso l’aspetto, poetico, magico-simbolico, mitologico. Così, nella sua modalità installativa di porsi al pubblico, Centosettantaperottanta | What comes first? si presenta come
un’ulteriore occasione per indagare un mondo parallelo a quello dell’apparenza, ed esplorare universi di conoscenze eteree, spesso tralasciati dalla prassi artistica contemporanea. A seguito di poche e semplici regole il pubblico potrà interagire con le opere, i ricami rilegati nel libro di fortuna ed i taccuini realizzati dalle partecipanti ai workshop, tirando a sorte un numero da un insieme di piccoli sassi cifrati. L’utente potrà così rivolgere verso sé stesso la domanda what comes first? Cosa viene prima? Verrà così incoraggiato ad aprire il libro ed a scoprire una possibile risposta da approfondire accedendo alla lettura del taccuino cifrato e realizzato da una delle protagoniste verso la quale è stato inevitabilmente trascinato dalla sorte. Egli dovrà entrare in empatia con una storia scritta e istoriata da una sconosciuta e dovrà trarne auspici riferendoli ad una situazione di vita che gli appartiene.

Sara Conforti giocando con le regole della sorte richiama ai cosiddetti Libri della Fortuna in gran voga nel periodo del Rinascimento, compilati per gli aristocratici per i personaggi dell’allora nascente borghesie, da parte di studiosi, docenti universitari, filosofi. Quello che ora può sembrare eccentrico ed esoterico è stato invece propedeutico alla formazione di una cultura umanistica interdisciplinare nel periodo della rinascita, per la capacità di trovare analogie e produrre visioni di conoscenza e di rielaborazione inaspettate. Nel Rinascimento, infatti si assiste al fiorire di un rinovato interesse per il Mito, l’Astrologia, la Cabala, la Geometria, l’Alchimia, i Tarocchi. La diffusione della stampa consentì una larga diffusione della cultura filosofica in generale di quella scientifica e analitica. Questo fu possibile, in un’epoca in cui la fotografia era ancora la protagonista della produzione libraria, grazie alle arti grafiche, che ebbero grande sviluppo proprio in questo periodo. Utilizzando tecniche in gran parte artigianali, gli editori, insieme agli autori e ai grafici, riuscirono a dare corpo e visione a teoremi, a volte difficili da comprendere, espressi dal contenuto dalle parole scritte e facilitati dall’uso delle immagini.

E questo senza ricorrere alla tecnica pittorica tradizionale, ideale per l’istorizzazione delle parte architettoniche, ma certo non compatibili con la produzione editoriale di tipo seriale. Insieme ai filosofi classici e agli scienziati del passato, Platone, Aristotele, Pitagora, Plutarco, Euclide, Torquato Severino Boezio, e tanti altri, emergono anche i nomi degli autori contemporanei del rinascimento, tra i quali quelli di Leonardo, Fibonacci, Leon Battista Alberti, Giovanni Pico della Mirandola. In questo periodo scienza, filosofia e arte incrociano i loro percorsi in chiave multiculturale nelle produzioni editoriali delle prime case editrici, come Aldo Manunzio a Venezia, che tra le altre cose pubblicherà il Triompho di Fortuna di Sigismondo Fanti nel 1526, di recente riscoperto da Renucio Boscolo, in cui insieme le quartine profetiche sono accompagnate dall’immagine di un’oroscopo realizzato su base quadrata. E’ un anticipo straordinario, e anche più completo rispetto alle quartine o alle sestine, del libro di profezie più famoso dal mondo, Le Centurie di Nostradamus, pubblicate anni dopo, nel 1555, ma, senza l’ausilio di immagini a commento del testo. Il libro di sorte che anticipa entrambe le pubblicazioni e di Lorenzo Gualtieri detto Spirito, scritto nel 1482; il libro fu miniato solo nel primo decennio del XVI secolo, da artisti umbri provenienti dalla scuola del Perugino e del Raffaello.

Ne seguiranno molti altri, ma qui non è possibile recensirli tutti, ma ci è utile ricordare che i Libri di Sorte o di Fortuna sono caratterizzati dalla formulazione di una domanda e dalla ricerca di una conseguente risposta che possa chiarire le trame e i fili del destino. Allora come non collocare Centosettantaperottanta | What comes first?, e l’esperienza artistica di Sara Conforti nel file rouge di una cultura artistica umanistica che tesse e disfa tele, rigenera il mito dei viaggi di conoscenza mistica, straordinari voli che ci guidano verso la comprensione del Sè e dell’Universo in cui galleggiano i destini umani? L’augurio non può che essere, per tutti i curiosi e gli intrepidi che decideranno di affrontare il viaggi di ventura insieme a Sara Conforti e alla sua arte combinatoria, che uno solo: Buona Fortuna.


Sara Conforti (Torino – 1973)
Sara Conforti è un’artista militante – attivista. La sua pratica esplora le complessità del tessuto sociale e di genere unitamente a tematiche sociali, politiche e ambientali. Autrice di progetti performativi, di ricerca artistica e di scultura sociale che hanno come focus l’abito che da oggetto-simbolo della nostra vorace società del consumo, diventa soggetto-perno capace di stimolare riflessioni profonde intorno all’identità individuale e collettiva grazie alla riattivazione del processo di reminiscenza. Una pratica per la costruzione di processualità condivise, mnemoniche e manuali che passano dalla dimensione biografica e confluiscono in opere corali per la generazione di nuovi rituali e legami. Per guardare insieme gli ingranaggi di questo tempo di mezzo che non riesce più a sopportare nulla che duri e
rappresentato così minutamente dal rapporto spaziale e temporale con i nostri indumenti. Un impegno morale e politico che Sara Conforti persegue grazie alla funzione salvifica di quell’arte che si lega alla comunità e che si pone al centro di luoghi e momenti in cui il gruppo si riconosce e costruisce relazioni. Una necessità che si rivolge alle contingenze del tempo presente con profonde riflessioni e mappature che coinvolgono habitus e abito nel terreno dell’arte antropologica. L’indumento si fa totem e diventa così elemento privilegiato di una ricerca nel sociale e per il sociale volta alla raccolta di tasselli per la rilettura di quell’eterna ricerca di armonia tra l’umanità e la disumanità dei gesti quotidiani. Uno dei tanti è il feroce acquisto compulsivo contemporaneo. Per questo, da quasi un ventennio, Sara persegue i suoi studi volti alla comprensione del complesso sistema moda, dei suoi impatti sociali, sanitari, ambientali e psicologici per generare un prisma di conoscenze che definisce la sua pratica artistica indirizzata alla ricerca di forme di preservazione dei valori e dei diritti umani. Per Sara Conforti i nostri abiti sono metafore, sintomi o motori di scelte – di identità perdute o ritrovate – testimoni di luoghi, rappresentanti ufficiali di stereotipi, di traumi, di gioie. La sua pratica – la sua poetica – si articola intorno al centro vuoto del sistema moda attraverso un’esplorazione sulla semantica della vestizione come fenomeno che caratterizza una società contemporanea alla ricerca di identità. Conduce la sua indagine attraverso il progetto Centosettantaperottanta inaugurato negli spazi del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea nel 2012. Titolo che deriva dalla misurazione di una camicia “da uomo”, ma che identifica uno spazio di esplorazione dedicato all’ universo femminile dove il valore pubblico e privato della memoria e del vissuto incontra la possibilità di svelarsi. Centosettantaperottanta è una prassi tassonomica che declina e moltiplica i diversi capitoli di una ricerca che scava nei guardaroba per cercare e condividere risposte. Diretta conseguenza delle indagini di Centosettantaperottanta è infatti il progetto performativo 13600HZ Concert for sewing machines che dal 2013 l’artista costruisce attorno al suono delle macchine per cucire. Ogni volta un Tableau Vivant site specific focalizzato sul tema della ricerca genera una nuova costruzione scenica. Un lavoro corale in cui le partecipanti ai workshop vengono ulteriormente coinvolte nell’espressione corporea e drammaturgica per elaborare i contenuti delle proprie indagini personali che confluiscono nell’atto performativo. L’agire e la spettacolarizzazione delle riflessioni diventano gesto politico e di consapevole denuncia rivolta alle distorsioni produttive del fashion system che fagocita identità. Per colmare il gap informativo rispetto agli impatti ambientali, sociali del turbo sistema moda Sara Conforti nel 2011, fonda hòferlab ass. cult. Piattaforma multidisciplinare per connettere la cultura della moda etica con il sistema sociale, artistico e produttivo; per stimolare il dibattito sui principali driver di innovazione sostenibile portandoli all’attenzione di un’opinione pubblica sempre più consapevole delle criticità ambientali e sociali del sistema globale della moda. Con un lavoro in networking con importanti stakeholder della cultura, dell’istruzione e della produzione presenti sul territorio regionale e nazionale hòferlab ass. cult. organizza workshop, corsi di formazione, incontri, seminari, convegni e rassegne periodiche per stimolare un cambiamento nello stile di vita, consumo e produzione a favore di modelli più responsabili e rispettosi dei diritti umani e dell’ambiente. Il volano per una diretta azione educativa itinerante è il progetto ànticasartoriaerrante laboratori nomadi per una moda sostenibile dedicato al circular-design e all’auto produzione. Un network al femminile per aprire un “discutere” critico attraverso un fare artistico e manuale per amplificare il protagonismo femminile nelle scuole, nel cuore dei quartieri cittadini, nelle periferie, nelle piazze, nei luoghi di aggregazione, ma anche nei luoghi di cura e di marginalità dove il perseguimento del riscatto di genere si esprime con forza e coraggio travolgenti: centri di accoglienza, centri psichiatrici, carceri, centri oncologici, comunità terapeutiche. Quelle città invisibili dove è fondamentale saper praticare il passo di fianco e dove l’approccio arte e welfare entra nella
relazione d’aiuto per rispondere all’urgenza. Nel 2017 Sara Conforti fonda Lalàgeatelier – Dispositivi Vestimentari. Un progetto per la ricollocazione sociale e professionale dedicato a donne in stato di fragilità che coniuga arte, moda e produzione, didattica e cura, territorio, responsabilità sociale d’impresa ed economia circolare per la produzione di Capsule Collection in Upcycling. Realizzato in cooperazione con Fragole Celesti – Comunità doppia diagnosi femminile per la cura di abusi, maltrattamenti e violenze e Fermata d’Autobus onlus beneficia del patrocinio dell’associazione Tessile e Salute e del coinvolgimento delle aziende tessili dell’eccellenza biellese certificate.
http://www.saraconforti.net

ALDO PALLANZA. Movimenti dinamici e altri astrattismi



Aldo Pallanza nasce in una famiglia di calzolai a Vigevano, ma già da bambino mostra un grande talento per il disegno e in generale per i lavori artistici. Nelle vacanze estive va ad aiutare i decoratori locali dai quali acquisisce le tecniche e capacità lavorative. Si diploma con il professor Luigi Barni, all’Istituto Arti e Mestieri Roncalli vincendo anche un premio, che gli avrebbe garantito l’accesso all’Accademia di Brera che però non frequenterà perché il padre gli impone di iniziare a lavorare nell’azienda di famiglia. In breve diventerà un apprezzatissimo “designer” della calzatura, anche se nell’Italia di allora alla sua professione si attribuiva il titolo di “modellista”. Lavorerà per decenni alla creazione di scarpe che verranno indossate da milioni di donne in tutto il mondo.

Dall’universo femminile estrapola “l’anima del sentire” e dell’emozione; questo gli permetterà di stabilire un dialogo profondo con quelle sensibilità del gusto che altri non sono mai riusciti a eguagliare. La trasposizione di quest’abilità è evidente anche nel suo percorso artistico, completamente connesso all’universo di conoscenze tecniche e creative di cui è stato portatore. Una caratteristica che lo ha reso esigente e anche diverso dagli altri artisti che hanno operato in Lomellina negli anni in cui decide di confrontarsi con loro e di proporsi per oltre un decennio in alcune mostre collettive. Sarà determinante in questo senso la sua amicizia con Fulvio Belmontesi, artista marchigiano, uno dei protagonisti dell’arte geometrica lombarda che gravitava attorno alla Galleria Sincron di Brescia, anche lui residente a Vigevano per la sua lunga collaborazione con l’industria della calzatura, che lo spingerà a estremizzare le ricerche sull’arte astratta. Un’amicizia che sfocerà in un contenzioso che avrebbe portato all’abbandono da parte di Aldo Pallanza di ogni esibizione pubblica. Deluso da questa vicenda, dalle attività espositive e dalla necessità di confrontarsi con altri artisti, decide di continuare a sperimentare da solo.


ALDO PALLANZA

Aldo Pallanza non era un “modaiolo dell’arte” anche se il suo mestiere di designer induce a considerarlo tale. Potremmo dire invece che era un’inventore di “moda” e con le sue calzature ha certamente influenzato il gusto estetico di quegli anni che a partire dalla scarpa contagiava il resto dell’abbigliamento, le tappezzerie di casa, lo stile di vita e con esso l’immaginario su cui ci siamo formati noi cittadini di questo millennio.

Nel 1989 vince il 3°Trofeo Sacro Cuore, concorso nazionale di Pittura e Grafica presso la chiesa Sacro Cuore di Vigevano: inaugura la stagione della sua presenza agli eventi artistici.

Numerose sono state negli anni le partecipazioni a mostre collettive, tra le personali da ricordare le più importanti: nel 1994, 1995 e 1996 alla Galleria Sincron di Brescia; nel 1996, la mostra antologica presso palazzo Roncalli di Vigevano, le mostre allo studio d’arte La Corte di Abbiategrasso, al Palazzo Del Moro di Mortara, alla Sala delle Colonne di Corbetta, allo studio Web Agency Area51Lab di Milano e nella chiesa delle Sacramentine di Vigevano.

Nel 2006, la personale è stata ospitata nella Sala dell’Affresco del Castello di Vigevano, durante la manifestazione Elementi Musicali.

Le sue opere sono esposte negli Emirati Arabi presso lo Sharjah Art Museum, a New York al Museum of Modern Art, e a Caracas presso la Galleria Graphica.

La sua carriera, iniziata con le prime tempere nel 1930, si conclude con le sua ultima serie di opere nel 2014.

(Rita Viarenghi)


ALDO PALLANZA. MOVIMENTI DINAMICI E ALTRI ASTRATTISMI

a cura di Fortunato D’Amico

Strada Sotterranea del Castello Visconteo e SforzescoPortone di via XX Settembre

dal 4 al 22 settembre 2021

Patrocinio: Comune di Vigevano

Catalogo: Editoriale Giorgio Mondadori

Inaugurazione: Sabato 4 settembre ore 17.00

Orari di apertura: sabato e domenica ore 10.00 – 12.30 e 15.00 – 19.00

Ingresso libero


Come le aziende dovrebbero approcciarsi alla sostenibilità ?

Secondo il Rapporto Brundtland della Commissione mondiale sull’Ambiente e lo Sviluppo, la sostenibilità si fonda sul principio di sviluppo sostenibile che consiste in “quello sviluppo che soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri” (Brundtland, 1987, p.43). Partendo da questa definizione, nel settembre del 2015, si è giunti, all’adozione da parte dei leader di 193 Paesi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile. L’Agenda 2030 individua 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs) a cui tutte le imprese di tutti i Paesi, sia sviluppati che in via di sviluppo, devono dare il loro contributo in quanto parte attiva della nostra società.

Il modo tradizionale di fare impresa, pertanto, definito anche come ‘Business as usual’, non è più perseguibile ormai in quanto ha prodotto enormi impatti negativi in termini di disuguaglianze sociali ed economiche, cambiamenti climatici e sfruttamento incontrollato delle risorse naturali. Considerando anche l’attuale crisi, non solo sanitaria ma anche sociale ed economica generata dal covid-19, la necessità di adottare un modello di business sostenibile è sempre più pressante.

Per un’azienda, essere sostenibile significa coniugare la profittabilità aziendale con le dimensioni ambientale e sociale (Elkington, 1997). L’obiettivo è generare valore nel lungo termine, combinando virtuosamente le tre sopracitate dimensioni. Questo significa che l’azienda deve operare nel rispetto della dimensione ambientale (ad esempio attraverso il controllo e la riduzione delle varie forme d’inquinamento, l’utilizzo razionale delle risorse naturali e l’adeguato smaltimento dei rifiuti) e sociale (rispettando, ad esempio, i criteri di inclusività, anticorruzione, uguaglianza, equa remunerazione), senza compromettere le performance economico-finanziarie.

PERCHÉ LE AZIENDE DOVREBBERO ADOTTARE UN APPROCCIO SOSTENIBILE?

Sono molteplici le motivazioni che spingono le imprese ad essere maggiormente sostenibili.

In primis, rappresenta una forma di tutela per il business in quanto diminuisce la probabilità di incorrere in rischi legali e reputazionali. Inoltre, oggi il mercato e l’opinione pubblica sono sempre più attenti al tema della sostenibilità, infatti, ciò si traduce anche in un cambiamento ormai visibile e concreto dei comportamenti di acquisto dei consumatori così come delle strategie di investimento degli investitori, sempre più orientati all’aspetto ‘green’ delle attività d’impresa. Per tale motivo, un modello di business orientato alla sostenibilità consente alle aziende di rispondere alle nuove esigenze di mercato.

In aggiunta, possiamo dire che fare sostenibilità conviene! Può trasformarsi in fonte di vantaggio competitivo! In particolare, può portare a: riduzione degli sprechi e conseguentemente dei costi grazie ad una gestione più attenta delle risorse; ottimizzazione dei processi; incremento della reputazione aziendale; rafforzamento del valore del brand e della fedeltà del cliente; creazione di nuove opportunità di crescita e sviluppo e maggiore competitività sul mercato; ambiente di lavoro percepito come più sicuro, aumento della motivazione del personale e della soddisfazione dei dipendenti, attrazione di nuovi talenti.

SOSTENIBILITÀ: DA “NICE TO HAVE” A “MUST DO”

Secondo quanto detto fino ad ora, si può affermare senza alcun dubbio che un approccio sostenibile rappresenta per le aziende un’opportunità di mercatoe un fattore di crescita aziendale. Di conseguenza, l’essere sostenibile non è solo la scelta più giusta e conveniente da fare per rispondere alle nuove richieste del mercato, ma deve diventare la scelta predefinita a tutela del proprio business e di tutta la società. Quanto esposto può essere sintetizzato attraverso il concetto di ‘Sustainability by default’, per il quale si intende la messa in atto di opportune misure e politiche interne, che rispondono a determinati principi di responsabilità sociale e ambientale, volte a garantire che strategie, processi, prodotti e tutte le attività che coinvolte nella vita dell’azienda rispettino i principi di Sviluppo Sostenibile.

Tuttavia, nello scenario competitivo attuale, non è così semplice e immediato riuscire ad adottare strategie orientate alla sostenibilità che abbiano effetti reali e positivi. Non basta più il mero adempimento di normative e regolamenti ambientali, o il dire di fare sostenibilità redigendo appositi report, ma è necessario un approccio che faccia la differenza e non sia semplice attività di “greenwashing”. Occorre, quindi, adottare strategie e soluzioni di business sostenibili che siano originali e concreti, per generare un impatto positivo sull’ambiente e sulla società e che allo stesso tempo costituiscano uno strumento di crescita e guadagno per l’azienda.

COME FARE?

Per essere autentica e non una semplice attività di «greenwashing», la sostenibilità deve partire dalla mission e dai valori di ogni singola azienda, coinvolgendo (Busco et al., 2020):

  • i modelli di governance e le strategie dell’azienda: tale integrazione risulta necessaria al fine di garantire che le aziende reindirizzino la propria attenzione su come creare e/o preservare valore per il business stesso ma anche per tutti i suoi stakeholders. Questo implica, da un lato, una gestione dei rischi economici, sociali e ambientali e, dall’altro, la necessità di integrare i temi di sostenibilità nelle discussioni del Cda, rendendoli a tutti gli effetti elementi cruciali per le decisioni strategiche di lungo termine.
  • i processi interni e le catene di fornitura: è necessario riorganizzarli in ottica sostenibile. Risulta indispensabile integrare le logiche di sostenibilità nelle diverse fasi produttive dell’azienda, adottando soluzioni ad hoc attraverso le quali poter ad esempio:
    • monitorare e ridurre le emissioni di GHG (greenhouse gases o gas effetto serra). Per quanto concerne la misurazione delle emissioni di GHG, i principali KPIs utilizzati sono Scope [1] (emissioni dirette) e Scope [2] e [3] (emissioni indirette). Dalla misurazione delle emissioni è possibile individuare l’area o l’attività aziendale più inquinante ed implementare eventuali azioni correttive, come ad esempio: incentivare l’utilizzo di veicoli elettrici, favorire l’approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili, prediligere la fornitura a Km 0, ottimizzare carichi e percorsi attraverso una corretta gestione della logistica e del magazzino, ecc.
    • razionalizzare l’utilizzo delle risorse e incentivare soluzioni di circular economy. Ciò richiede un ripensamento strutturale dell’intera value chain, generalmente considerata lineare, che dovrà invece cominciare ad omologarsi ad una logica circolare, sia per quanto concerne il flusso di materie prime e prodotti finiti, sia con riguardo alle relazioni tra i vari attori della filiera e i sistemi di produzione-consumo-smaltimento.
    • gestire in maniera sostenibile le filiere. Infatti, al di là del considerare fattori prettamente economici, anche quelli etici, sociali e ambientali risultano fondamentali nel processo di selezione dei propri fornitori. Dopo averli selezionati, inoltre, è necessario anche monitorarne periodicamente le performance, sulla base di diversi parametri (ad esempio: pratiche di gestione e smaltimento rifiuti pericolosi e non, modalità di produzione, possesso di certificazioni quali ISO9001 o ISO14001, rispetto dei diritti umani e dei lavoratori, ecc.);

Tale elenco non è tuttavia esaustivo circa le possibilità di intervento e le soluzioni applicabili per incentivare una produzione sostenibile. Diverse sono le soluzioni possibili anche a seconda della grandezza e del settore di appartenenza dell’azienda.

  • i prodotti e i servizi offerti: oggisi richiede alle aziende di offrire prodotti/servizi che siano ecosostenibili. Ciò implica un ripensamento e riorganizzazione delle dinamiche di business non solo nella fase di produzione, ma anche in quella di commercializzazione e smaltimento, affinché gli output aziendali siano a basso impatto ambientale. Al fine di misurare gli impatti ambientali associati a tutti gli stadi del ciclo di vita di un prodotto, processo o servizio, la metodologia del Life Cycle Assessment (LCA) rappresenta un valido strumento, il quale può anche favorisce un percorso di revisione dei processi industriali in ottica 4.0.
  • l’ambiente di lavoro: deve essereinclusivo, equo e rispettoso. Ciò implica la predisposizione di politiche interne e strumenti volti a garantire la sicurezza degli ambienti di lavoro, così come la cura e il benessere dei dipendenti. Una cultura aziendale inclusiva ed equa, infatti, può favorire una ambiente creativo e lo sviluppo di idee innovative. Nel far ciò, workshop e campagne di sensibilizzazione per i dipendenti circa i principi di sviluppo sostenibile, possono rappresentare armi efficaci a rendere la sostenibilità parte integrante del core business aziendale.

Un valido alleato all’adozione di un approccio originale, innovativo ed efficace al tema dello sviluppo sostenibile per le aziende è dato sicuramente dagli strumenti di Intelligenza Artificiale (IA). Poiché la sostenibilità è un concetto multidimensionale che coinvolge inevitabilmente tutte le attività e a tutti i processi aziendali, per implementare un approccio sostenibile e monitorarne i progressi, è necessario saper governare e interpretare una vasta mole di dati eterogenei sia interni che esterni all’azienda. In questo contesto, gli strumenti di IA rappresentano uno strumento essenziale per una migliore gestione, analisi e visualizzazione dei dati sia economici e sia sociali e ambientali.

L’utilizzo di queste tecnologie consente non solo di valutare le performance passate e monitorare in real-time lo stato attuale della gestione aziendale, ma grazie a ‘what-if analysis’, permetterà anche di prefigurare possibili scenari futuri. In questo modo, i manager aziendali hanno la possibilità di valutare in anticipo gli effetti di una strategia di business e adottare un approccio proattivo, arrivando così preparati ad affrontare possibili situazioni di criticità o anticipare particolari esigenze/opportunità di mercato.

Diversi sono gli ambiti di applicazione dell’IA a sostegno dello sviluppo sostenibile delle imprese: dalla gestione delle risorse umane, al controllo dei processi e delle risorse impiegate, dalla manutenzione predittiva alla gestione delle filiere.

Per concludere, si può affermare che nella società attuale, caratterizzata da una crisi sanitaria ma anche sociale ed economica, un approccio sostenibile può fare la differenza e riuscire nell’arduo compito di “salvare il mondo?”. Allo stesso tempo, però, produrre e consumare in maniera sostenibile è una delle più grandi sfide del nostro tempo e, pertanto, richiede le soluzioni migliori e più originali (Thiele, 2016).


BIBLIOGRAFIA

Brundtland, G. (1987). Our common future: The world commission on environment and development. Oxford, England: Oxford University Press.

Busco, C., Frigo, M. L., Riccaboni, A., Rossi, A., & Sofra, E. (2020). Reaping The Benefits of Business 2030. Strategic Finance, 101(8), 22-31.

Elkington, J. (1997). Cannibals with forks – Triple bottom line of 21st century business. Stoney Creek, CT: New Society Publishers.

Thiele, L. P. (2016). Sustainability. John Wiley & Sons.

AUTORI

Giulio Ancilli, è Head of Advanced Analytics, BigData & IoT Solutions presso Prometeo Srl. Ha conseguito la laurea in Matematica presso l’Università di Siena. Puoi contattare Giulio all’indirizzo giulio.ancilli@prometeonet.it

Loredana Rinaldi, Ph.D. è Business & Sustainability Analyst presso Prometeo Srl. In precedenza, ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Economia Aziendale e Management presso l’Università di Pisa. Puoi contattare Loredana all’indirizzo loredana.rinaldi@prometeonet.it

Viviana Cammarata, è Business Analyst presso Prometeo Srl. In precedenza, ha conseguito un MSc in Accounting and Management presso l’Università di Siena. Puoi contattare Viviana all’indirizzo viviana.cammarata@prometeonet.it

Valerio Grassi, è CEO di Atlas Advanced Technologies Srl. In precedenza, ha conseguito la Laurea in Fisica presso la Università degli Studi di Milano. E’ stato Senior Researcher a NY State e ha operato presso il CERN di Ginevra.  Puoi contattare Valerio all’indirizzo valerio.grassi@atlas-at.com .


NOTE

[1] emissioni di tipo Scope 1 sono emissioni GHG di tipo diretto e derivano dall’uso di combustibili, principalmente gas naturale, utilizzati per l’attività produttiva degli stabilimenti e impianti di riscaldamento-condizionamento all’interno degli uffici, oppure derivano da carburante per veicoli aziendali.

[2] emissioni di tipo Scope 2 sono emissioni GHG di tipo indiretto, derivanti dalla generazione di elettricità, vapore, calore o raffreddamento acquisiti e consumati dall’azienda e sono considerate indirette in quanto sono una conseguenza delle attività dell’azienda ma in realtà si verificano presso soggetti esterni, quali il fornitore (rete di distribuzione) dell’energia richiesta. Il calcolo di tali emissioni per l’acquisto di energia elettrica dalle reti di distribuzione può essere effettuato con due diversi approcci: location-based e market-based.La metodologia location-based per il calcolo delle emissioni effettua la conversione da KWh a tCO2 basandosi sul mix energetico nazionale per l’anno considerato, senza sottrarre la quantità di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili.La metodologia di calcolo market-based permette, invece, di quantificare le emissioni sulla base delle specifiche contrattuali stabilite con il fornitore di energia elettrica. Tale metodo applica un fattore di conversione da kWh a tCO2 pari a zero per la parte di energia elettrica acquistata da fonti rinnovabili poiché queste non generano emissioni. In assenza di queste informazioni, si utilizza come fattore di conversione il ‘residual mix’ che tiene conto del mix energetico nazionale.

[3] emissioni di tipo Scope 3 riguardano altre emissioni GHG di tipo indiretto. Questa categoria include le emissioni che non sono sotto il diretto controllo dell’azienda, ma che comunque sono indirettamente dovute all’attività aziendale (es. attività a monte e a valle della filiera, come le emissioni derivanti dalla produzione di materie prime o derivanti dal trasporto dei prodotti finali).

L’Agenda 2030 e il Dialogo in Azienda

di Silvia Vercelli

Nell’Azienda multinazionale presso cui lavoro, insieme ad altri colleghi e alla Direzione, abbiamo contribuito adideare ed avviare la creazione di uno spazio virtuale, su un portale interno, finalizzato alla condivisione di conoscenze e strumenti che, oltre all’apprendimento reciproco, possano allo stesso tempo favorire la costruzione di un network informale e mantenere viva l’interazione tra le persone, soprattutto in questo periodo in cui non c’è la possibilità di vedersi con continuità.

Ad oggi si tratta di un’iniziativa limitata a livello locale, che coinvolge i dipendenti delle sedi distribuite in Italia e la redazione è costituita, oltre a me, da altri quattro colleghi, che, nell’atto di proporre contenuti in base alle competenze e passioni personali, cercano di volta in volta di rendere protagonisti anche altri. Attraverso la condivisione di articoli, podcast, video, sessioni live con professionisti esterni, etc., sostenuti dalla Direzione delle rispettive funzioni. 

Confrontandomi con chi segue il canale “Mondo Esterno”,ho avuto l’occasione di accennare ai temi dell’Agenda 2030ed entrambi siamo arrivati alla conclusione che questo tipo di spazio potrebbe costituire terreno fertile per iniziare a sensibilizzare il singolo cittadino che è rappresentato da ciascun dipendente e avviare così un confronto generativo e continuativo sugli obiettivi di sostenibilità, senza dover necessariamente aspettare che sia l’Azienda, come istituzione, a mettere in campo iniziative di questo tipo. 

Come diceva Hannah Arendt, per quanto siamo colpiti dalle cose del mondo, per quanto profondamente possano scuoterci e stimolarci, esse diventano umane per noi solo quando possiamo discuterne con i nostri compagni, colleghi e amici.

Abbiamo così registrato e pubblicato sullo stesso canale, nel mese di luglio, un primo dialogo introduttivo tra noi due per far conoscere l’Agenda 2030, il concetto di sviluppo sostenibile, le 5 P, e abbiamo iniziato ad approfondire gli obiettivi legati al Pianeta, essendo quelli che arrivano più facilmente a toccare le vite di tutti. Impostando la conversazione dal globale al locale, dall’ideale al pratico, siamo così arrivati a lanciare una prima sfida. 

Utilizzando l’espediente della “Guida per Salvare il Mondo per Persone Pigre”, il mio collega ha invitato ciascuno a portarci un esempio, una proposta, un gesto quotidiano che ha già intrapreso in questo senso o che può avviare da oggi stesso.

Così da poter condividere il tutto insieme, in una sessione live, al rientro dalla pausa estiva, per una nuova ripartenza. 

È stata allo stesso tempo un’occasione per me, per accennare a WorldGlocal e per trasmettere l’importanza di far parte di una rete di persone che si uniscono per un obiettivo comune, al fine di sostenersi e arricchirsi reciprocamente attingendo ai contributi di ciascuno, nonostante non ci si conosca direttamente. 

Come motivo ispiratore, in chiusura, un estratto de “Il Terzo Paradiso” dei Subsonica, che ben si presta ad accompagnare questo nostro spazio, una sorta di terzo cerchio, in cui ciascuno è chiamato a contribuire e co-creare nella direzione della sostenibilità. 

Questo dialogo ci è sembrato un buon primo passo, che ha richiesto una piccola dose di coraggio, considerando la complessità del contesto e del momento storico in cui è stato compiuto e che non sappiamo che tipo di risposta ci porterà. Il solo fatto di averlo intrapreso ci ha però permesso di sprigionare un’ulteriore ondata di energia e fiducia per il futuro. 

«Se ci chiediamo quale fu l’origine del monte Sumeru – scriveva Nichiren Daishonin – troviamo che esso ha avuto origine da un singolo granello di polvere, così come il vasto mare si è originato da una sola goccia di rugiada».Ecco, tutto sta nel coraggio di fare il primo passo. E poi un altro e un altro ancora. Perché la distanza tra zero e uno è molto più grande di quella tra uno e cento, e anche un viaggio di mille miglia inizia da un primo passo.                – D. Ikeda – 

Per chi fosse interessato ad ascoltare la registrazione del primo passo, la trova a questo link https://youtu.be/dPRNzjotrZM

Obiettivo n.17 Agenda 2030: Partnership

MOTHER EARTH 

di Chiara Crosti e Silvia Vercelli

Dove ci porta la strada sotterranea del Castello Sforzesco di Vigevano nel mese di luglio?
Ci accompagna, attraverso la mostra “Le Mie Parole”, di Alfredo Rapetti Mogol, in un percorso creativo tra tele e isole letterarie, che l’osservatore stesso può ricomporre immergendosi così in un processo di interiorizzazione più profondo che lo porterà ad elaborare le proprie risposte nel tempo.

Arte che non è solo trasformazione, ma anche comunicazione. L’evento, infatti, come gli altri proposti in precedenza, è fruibile a tutti, al di là dei confini sociali ed economici, proprio per offrire la possibilità anche a chi non ne è alla ricerca, di entrare in contatto con realtà e riflessioni nuove.

Un’iniziativa locale, volta a favorire reti inclusive, dove le persone sono al centro, in linea con gli obiettivi di sostenibilità, in particolare, il numero 17 – Partnership per gli Obiettivi dell’Agenda 2030

E in questo podcast, diverse voci, tra cui quella dell’artista stesso, Sandra Beccaro e Valentina Facchinetti, si sono unite per raccontarci qualcosa di più.

EARTHPHONIA. Le voci della terra

di Chiara Crosti

Nel contesto della mostra di Alfredo Rapetti Mogol, abbiamo incontrato Max Casacci, chitarrista italiano, produttore e fondatore dei Subsonica.
Ci presenta il suo libro “Earthphonia. Le voci della terra”, testi accompagnati da brani sonori che si acquisiscono semplicemente attraverso il QRcode a fianco al titolo di ogni capitolo, accompagnando la lettura con composizioni sonore riprodotte direttamente da Spotify oppure al contrario sonorità accompagnate da testi che raccontano la provenienza del suono e ne svelano la sua natura, un viaggio verso la sua pura essenza, l’atto creativo dell’autore diviene mezzo con cui indagare la natura per conoscere e riconoscerci.
Un libro multimediale fin dalla copertina che collegandosi al profilo istagram di Max Casacci ci proietta nella dimensione della realtà aumentata.
Earthphonia è il risultato di un percorso di ricerca di suoni prodotti dalla natura, un viaggio alla scoperta di luoghi che conservano un’antica sacralità dove esistono pietre che diventano “…un’orchestra preistorica che attendeva di essere suonata”.
Max Casacci dapprima raccoglie suoni provenineti dai mondi che costituiscono i 4 elementi dell’Universo: Acqua , Terra, Fuoco e Aria e li trasforma in strumenti musicali; attraverso un sintetizzatore li campiona e poi compone nuove trame, dando vita a strumenti inediti come il pianoforte costituito dai suoni emessi dalle balene, flauti e batterie e motli altri strumenti che prendono vita ad esempio dal battito delle ali delle api o dal suono di un fiume filtrato dalla geometria di un’opera d’arte…un vero alchimista che come Alfredo Rapetti Mogol si pone all’ascolto, l’uno di suoni provenienti dalla natura e l’altro del suono inteso come verbo= parola…dapprima scomponendolo e poi inserendolo in un processo creativo che lo porta a far parte di un racconto, di una canzone, di un suono che si fa racconto, plasmando nuovi mondi e riscoprendo archetipi sonori, riconnettendoci con la natura e rivitalizzando le nostre radici, quelle che ci riportano in relazione con la natura e con il principio di tutto l’Universo che ha generato tutte le forme di vita: il Suono.

ALFREDO RAPETTI MOGOL. LE MIE PAROLE

di Valentina Facchinetti

Alfredo Rapetti Mogol, in arte Cheope, noto autore di testi musicati, pittore e scultore italiano espone al castello sforzesco di Vigevano in provincia di Pavia, alcune delle sue opere riunite in una mostra curata da Fortunato D’Amico.
La mostra intitolata “Le Mie Parole” espone le sue opere contraddistinte dal tema di scomposizione alfabetica, lasciando all’osservatore il compito di ricomporre la frase e comprenderla.
L’obiettivo principale, come ha raccontato lui stesso all’inaugurazione della mostra è quello di dare un nuovo senso a frasi semplici, che conosciamo tutti, sia dal punto di vista estetico che concettuale, dividendole in isole letterarie in modo che trascendano lo spazio e il tempo attuale.
Data la sua prolifera carriera di autore risulta naturale che le sue opere rimangano nell’ambito del linguaggio e del suono. Una scomposizione alfabetica, la sua, che a tratti lascia trasparire un ritmo e una musicalità visiva che ricorda la metrica della poesia.
Come racconta lui stesso durante il workshop introduttivo Scrivere una canzone, nella sua vita l’arte gioca un ruolo di mantra e ispirazione; se normalmente in musica si ritrova a collaborare con altri artisti, lo spazio creativo del suo studio diventa un momento individuale, dove si ritrova con se stesso e le sue creazioni pittoriche.

Obiettivo n.10 dell’Agenda 2030: Ridurre le Diseguaglianze. SOCIAL HOUSING

MOTHER EARTH

di Chiara Crosti e Silvia Vercelli

“Il tempo è il bene più prezioso che abbiamo”, ci ricorda Alessandra F., docente di Lingue Straniere, e, in quanto tale, va condiviso.Insieme agli spazi e alle competenze che ciascuno di noi possiede e può mettere a disposizione degli altri.E in questo podcast, Alessandra, ci dedica il suo tempo per raccontarci la sua esperienza sul tema dell’housing sociale, come fenomeno sostenibile a tutti gli effetti, andando a toccare le tre dimensioni di società, economia e ambiente, senza lasciare indietro nessuno, in linea con l’obiettivo n.10 dell’agenda 2030 (“Ridurre le Diseguaglianze”). Da “Die grüne witwe” a “Die grüne familie”, da una realtà artificiale pensata per donne e animali che attendono il rientro della figura maschile dal lavoro, ad una più centrata sul rispetto del sé e degli altri, che ci invita ad un ritorno alla natura, alle radici, alla terra e alla condivisione.È solo grazie a questo passaggio che noi si potrà vincere e i nostri figli potranno salvare il pianeta.Il tutto coordinato e gestito attraverso l’utilizzo di un APP e adottando un modello definito ad hoc e replicabile anche su altri format già esistenti.Come quello del condominio, prima forma di comunità, dopo il nucleo familiare.

Un nuovo nodo, un nuovo seme

Articolo di Maria Francesca Rodi

Il 19 giugno 2021 Il nostro Collettivo Artistico iL NODO Social Art LaChicca&LeSciure si è riunito in un luogo magico, nel giardino sociale Milano Green Way in Via Italo Svevo 3 a Milano, su invito della Cooperativa Opera in Fiore e Orto Cucito, un progetto curato da Caterina Fumagalli.

Il programma si è svolto nell’ atmosfera conviviale che caratterizza il nostro gruppo e tutte LeSciure dell’ Associazione Coltivare la Città, è stato bello incontrarsi tra i sorrisi di sempre nonostante la pandemia ci abbia messi tutti a dura prova, ancora una volta LeSciure hanno dato dimostrazione della loro resilienza, una comunità esempio per il mondo intero.

La giornata è iniziata con il collegamento audio del curatore Fortunato D’Amico, il quale si trovava a Genova per discutere di sostenibilità in occasione della Genova Design Week, una settimana dedicata alle innovazioni nel campo del design. Il suo discorso, al nostro Collettivo, ha introdotto la giornata con riflessioni su temi etici quali, gli obiettivi dell’ Agenda 2030 dell’ ONU rivolti ad uno sviluppo sostenibile, come la tutela dell’ ambiente, la riduzione delle diseguaglianze, le parità di genere (solo per citarne alcuni). Sono gli stessi temi che promuove l’ artista e maestro Michelangelo Pistoletto con il simbolo del Terzo Paradiso, un simbolo che ricerca l’ equilibrio tra le cose, come tra natura e tecnologia, per suggerire un futuro migliore. I medesimi temi li ritroviamo nei progetti artistici abbracciati da LeSciure con l’ artista Maria Francesca Rodi (LaChicca) dal 2017 e altri a seguire. Un esempio di questi valori lo possiamo trovare nell’ opera scultorea “LA BANDIERA DELLA SPERANZA”, esposta dal 19 giugno nel suddetto orto, realizzata dal nostro Collettivo Artistico iL NODO insieme ai ragazzi di WeWorld del progetto ReAct, su disegno di Maria Francesca. Un’opera concepita nel 2018, che comincia a prendere forma nel 2019, durante gli incontri settimanali di laboratorio in cui ci si dedicava al taglio, allo strappo, al nodo e ai gomitoli suddivisi per colore di tessuti riciclati. Ragazzini e signore hanno tessuto nuove relazioni fino alla prima performance insieme, presso ParkMi nel Parco La Spezia a maggio 2019 , la Bandiera ha continuato a tenerci uniti nel 2020 con l’arrivo della Rai in Via Russoli per documentarne l’elaborato, fino ad oggi per rivederci in un luogo rigenerato, trasformato da discarica a giardino, con l’occasione di viverlo insieme nell’ armonia dei colori della Bandiera, uniti ai colori della natura.


La BANDIERA DELLA SPERANZA racconta chi siamo e cosa promuoviamo, come l’importanza dell’incontro tra le generazioni, la rigenerazione dei tessuti, tagliati in strisce e poi annodati, sancisce l’ unione tra le persone e le cose, in un mondo dove tutto è collegato si è deciso di dare spazio alla speranza, forza motrice dei nostri sogni. Attraverso la rigenerazione dei materiali si giunge alla rigenerazione delle idee e delle possibilità. La lettura dell’ opera, da sinistra verso destra, suggerisce una visione ottimistica di pensiero; dai colori più scuri metafora delle paure e dei problemi di ognuno, si scorre attraverso un susseguirsi di colori sempre più vividi e chiari, fino a giungere al bianco simbolo di leggerezza e nuove possibilità, come un foglio bianco su cui scrivere nuovi capitoli della propria vita.


LeSciure hanno continuato e continuano a scrivere capitoli della loro vita aderendo a svariati progetti collettivi, come Viva Vittoria, un progetto a sostegno di donne che hanno subito violenza, per il quale sono state realizzate decine di copertine a maglia e che al momento della performance di sabato scorso, sono state disposte ricalcando la sagoma del Terzo Paradiso oOo, in tributo al maestro Michelangelo Pistoletto e a promozione di obiettivi come, la collaborazione di diverse realtà attraverso l’ integrazione e la cooperazione. Stesso concetto alla base della terza opera presentata , “CUORE DI MAMME” un’opera scultorea che racconta la rinascita attraverso il lavoro artigianale del Collettivo Artistico iL NODO LaChicca&LeSciure. Ognuno di noi può essere mamma nell’ atto creativo di qualcosa. La molteplicità di colori rispecchia l’ unicità di ogni persona all’ interno della collettività e la sua importanza nel lavoro di squadra. I tessuti di recupero suggeriscono la necessità di rigenerazione delle risorse. Anch’essa un’opera ideata da Maria Francesca e realizzata con il prezioso contributo artigianale de LeSciure.

State collegati per ulteriori progetti!
Vi auguriamo una buona estate, senza più fermate!..si spera!!

Ringraziamo tutti gli amici che hanno reso possibile questo evento, tra questi:
Cooperativa dell’ Abitare
I ragazzi della Cooperativa Sociale Opera in Fiore con Elisabetta Ponzone e Federica Dellacasa
Il progetto Orto Cucito curato da Caterina Fumagalli
Le Sciure dell’ Associazione Coltivare la Città coordinate da Tina Monaco
Il Collettivo Artistico iL NODO Social Art LaChicca&LeSciure con l’artista Maria Francesca Rodi & INSIEMEproject
Fortunato D’Amico curatore
Michelangelo Pistoletto & Cittadellarte per Ambasciata Terzo Paradiso
Viva Vittoria per collaborazione
Francesco Cortazzi videomaker
Al Mercatino “Tra Noi e Voi” , Francesca Talia, Gelmetti per supporto tecnico e logistico