LONDRA INCONTRA MOGOL

INSIEME A NATALIA AUGIAS E FORTUNATO D’AMICO

All’Istituto Italiano di Cultura di Londra, Venerdì 12 aprile 2024, si terrà il talk “Mogol. Pensieri e Parole”.
La serata, condotta da Natalia Augias, avrà come ospiti Mogol e Fortunato D’Amico,
che racconteranno al pubblico il percorso artistico e umano dell’autore dei testi poetici più cantati della musica italiana. Un viaggio allo scoperta di Mogol, arricchito dalle performance musicali di Gioni Barbera e Massimo Satta, che interpreteranno alcuni dei brani più noti dell’artista.
Mogol si è contraddistinto nel panorama della musica italiana e internazionale dei decenni trascorsi per la capacità di vestire le melodie e delle canzoni con una scrittura di testi perfettamente adatta ad interpretare lo spirito e il messaggio musicale.

Le sue parole sono diventate uno strumento ideale per promuovere, insieme alla poesia, un contenuto culturale alto da diffondere nella musica popolare, lasciando una traccia duratura nel tempo e condivisa da più generazioni. La sua opera, apprezzata e studiata ancora oggi, rappresenta un elemento prezioso dell’eredità culturale italiana maturata a partire dalla fine degli anni cinquanta del secolo scorso.

La carriera di Mogol, che ha preso il via nel 1955, si è distinta per le numerose e importanti collaborazioni che hanno costellato il lungo cammino professionale, tra cui spicca quella con Lucio Battisti. Insieme, hanno creato brani che appartengono ormai al patrimonio musicale globale.

L’impatto dei testi di Mogol sulla musica e sulla cultura in generale ha raggiunto un livello di rilevanza tale, sia a livello nazionale che internazionale, che sempre di più gli vengono attribuiti riconoscimenti da parte del mondo accademico, di critici e letterati.
Grazie all’eccezionale abilità di utilizzare magistralmente la lingua italiana e i suoi lemmi, e a una consolidata competenza in materia di metrica, rima e tecniche poetiche, Mogol è riuscito a esprimere emozioni e storie universali. Parlando di quotidiano, amore, ricerca spirituale e relazione con l’ambiente e la società, ha dato vita a opere di grande spessore tematico e formale. Tali lavori hanno contribuito a valorizzare e diffondere la lingua italiana nel mondo, avvicinando al contempo diverse generazioni alla poesia mediante la musica.

SILVIA RASTELLI

FRAM | MENTI

Si apre alla Galleria Biffi Arte la prima antologica piacentina di Silvia Rastelli: una affascinante ricognizione dei temi più cari all’artista e vicini alla sua sensibilità, a cura di Fortunato D’Amico. In mostra, oltre ai ritratti, una serie di istallazioni che compongono il complesso percorso di ricerca della giovane artista piacentina, sviluppato attorno al concetto di identità (anche e non solo femminile) con tutti i suoi estuari e le sue complessità.
Figlia d’arte, Silvia Rastelli esordisce giovanissima sollevando l’interesse di Stefano Fugazza che ne coglie tutta l’intelligenza artistica:
“Silvia Rastelli si muove coerentemente, dando vita a un mondo visivo in cui, più che l’intera figura umana, compaiono porzioni di un volto, in cui un unico occhio si spalanca, lievemente sgomento di fronte all’irrazionalità e all’insensatezza che là, fuori dal sé, sembra prevalere”.
E’ già a fuoco il tema del “frammento”: partendo dal presupposto per il quale concepiamo la realtà in forma fratta, Silvia Rastelli dà vita a una sorta di distopia in cui la figura umana si muove a piccoli pezzi. Un concetto su cui Rastelli costruisce, come ancora rileva Fugazza “una riflessione di ordine espressivo: un’indagine dentro le forme, circa il rapporto tra la forma e lo spazio, circa la corrispondenza tra i colori. Un’indagine, tuttavia, non fine a sé stessa, non ammalata di tecnicismo ma attenta anche alle ragioni dei sentimenti, all’ascolto delle emozioni”.
E accanto a una ispirazione sensibile, si muove una capacità tecnica matura e consapevole, che lavora su stesure cromatiche contrastanti a cui il supporto, in dialogo con le ombre, aggiunge spessore. E della sua tecnica scrive Francesco Poli: “Queste opere, con solidi confini quadrati o rettangolari, nascono dalla combinazione fra tre fondamentali componenti che interagiscono fra loro in modo equilibrato e sinergico: il disegno, la superficie del supporto, e il colore.
Il disegno in bianco e nero, tracciato a graffite, emerge dalla chiara superficie lignea che viene percepita come l’incarnato dei volti, e viene circoscritto dalle stesure cromatiche che funzionano da sfondo, e che sono altrettanto essenziali nell’economia complessiva della composizione, come indispensabile contrappunto”.
Un percorso delicato eppure potente, che trova la sua sintesi più eloquente nella chiosa di Fortunato D’Amico: “La poetica di Silvia Rastelli, intensa, immensa, profondamente ancorata ad una sensibilità attenta a ristabilire equilibri sociali e sentimenti di solidarietà, abbraccia tutta l’umanità in un corale respiro pittorico”.

ALDO PALLANZA

La mostra allo Spazio Big di Via Santa Marta a Milano

Nel suggestivo Spazio Big Santa Marta a Milano, si tiene fino al 30 marzo 2024 una straordinaria personale milanese dell’artista e designer della calzatura, Aldo Pallanza, intitolata “Profumo di Donna”. Curata con maestria da Fortunato D’Amico, la mostra celebra la straordinaria carriera di Pallanza, figura di spicco dell’industria calzaturiera italiana, e espone le sue opere che testimoniano la sua profonda dedizione alla comprensione del mondo femminile. Fin dagli anni del dopoguerra, Aldo Pallanza ha dimostrato un’ampia gamma di talenti espressivi e creativi, mettendo al servizio dell’industria calzaturiera la sua ingegnosità, la sua maestria tecnica e la costante ricerca di soluzioni innovative. La mostra offre un viaggio nel tempo attraverso le calzature esclusive create da Pallanza che hanno decorato i piedi di innumerevoli donne, incluso icone di bellezza come Sophia Loren, contribuendo a esaltare e valorizzare la personalità di ciascuna di esse.

“Profumo di Donna” è il filo conduttore scelto quale tema dominante della mostra, ideato dal curatore per narrare l’opera di un vero maestro. Pallanza, specializzatosi in un’esplorazione dell’universo femminile, ha dedicato la sua arte alla creazione di calzature raffinate, su misura per una donna elegante e misteriosa. Attraverso le sue opere, l’artista dipinge con maestria l’universo della femminilità, celebrando la determinazione, la passione, la bellezza interiore e la sensibilità delle donne. Le opere esposte sono un tributo all’essenza e alla complessità del mondo femminile, riflettendo una varietà di emozioni e concetti che vanno dalla grazia alla passione, dalla determinazione alla sensibilità più profonda. Ogni rappresentazione femminile proposta da Pallanza è un ritratto unico che mette in risalto l’individualità e il fascino di ogni donna.

Al di là delle opere esposte, la mostra offre un’esperienza multisensoriale arricchita da un ciclo di conferenze aperte al pubblico, organizzate nel corso delle giornate di esposizione. Esperti del settore artistico e culturale hanno condiviso approfondimenti sul tema della femminilità nell’arte, con interventi di personaggi di spicco come Paola Greggio, Elisabetta Pieragostini, Pina Inferrera e Oronzo Russo.

La visione artistica di Aldo Pallanza, contraddistinta da un equilibrio armonico tra figurativismo e astrattismo, riflette la sua profonda interpretazione del ruolo dell’arte nella trasformazione della società e nella valorizzazione della figura femminile. L’esposizione milanese si pone come una testimonianza tangibile del suo impatto nei cambiamenti sociali e nella crescita culturale del mondo contemporaneo.

Il catalogo di Aldo Pallanza è pubblicato dall’ Editoriale Giorgio Mondadori

ROGER BALLEN E JOEL-PETER WITKIN

THE UNCANNY LENS | LA LENTE INQUIETANTE

Esplorando L’Inquietudine Visiva: La Mostra Fotografica di Roger Ballen e Joel-Peter Witkin a Castel Ivano

Nel suggestivo scenario della cornice medievale di Castel Ivano, in Trentino, ha preso vita una delle prime mostre in Italia del tour internazionale di Roger Ballen e Joel-Peter Witkin. Dal 16 marzo al 13 aprile 2024, l’esposizione “The Uncanny Lens/ La Lente Inquietante” ha aperto le porte agli amanti dell’arte per un viaggio nella mente e nella creatività di due maestri della fotografia in bianco e nero. Curata da Fortunato D’Amico e organizzata dall’associazione culturale Chirone con la direzione artistica di Fulvio de Pellegrin e Paolo Dolzan, questa mostra unica ha presentato 60 opere fotografiche, 30 per ciascun artista, che abbracciano decenni di carriera eccelsa.

Nel meraviglioso catalogo della mostra curato da Fallone Editore, contributi critici di autori illustri come i filosofi Sergio Fabio Berardini e Alessio Caliandro, il poeta Michelangelo Zizzi, e i critici Fiorenzo Degasperi e Mauro Zanchi hanno arricchito l’esperienza artistica. “The Uncanny Lens/ La Lente Inquietante” si propone di sfidare gli spettatori a esplorare l’inconscio attraverso l’inesauribile potenza della fotografia. Le opere di Witkin e Ballen, con il loro approccio non convenzionale alla condizione umana, alla psiche e al grottesco, aprono le porte a un nuovo mondo di percezioni e interpretazioni. L’aspetto perturbante delle immagini non fa che rinforzare l’impatto delle opere, creando un viaggio visivo e mentale unico e coinvolgente.

Attraverso la mostra, emerge chiaramente il profondo dialogo instaurato negli anni tra due giganti della fotografia. Joel-Peter Witkin, con le sue nature morte straordinarie e grottesche, e Roger Ballen, con il suo vocabolario visivo intriso di elementi decadenti e surreali, offrono uno spaccato unico e affascinante della condizione umana e della creatività umana. Ballen, con la sua importante carriera iniziata nel campo della fotografia documentaria e evolutasi verso mondi romanzati complessi e suggestivi, si distingue per i suoi “psicodrammi esistenziali” che esplorano il subconscio e le emozioni represse. Witkin, d’altro canto, con le sue tableaux elaborate e provocatorie, sfida costantemente i concetti di bellezza e normalità, portando l’osservatore in un viaggio nell’inquietante e nell’inaspettato. Il sostegno del Comune di Ivano-Fracena e di vari enti e sponsor ha reso possibile questa straordinaria esposizione che, gemellata con la mostra “Comunicare con l’Invisibile/ Tèchne, spirito, idea”, si pone come un tassello fondamentale nel panorama artistico contemporaneo.

IL POTERE DELLA CIRCOLARITA’

UN VIAGGIO VERSO IL TERZO PARADISO

Nel suggestivo scenario del Castello di Galliate, il cuore della creatività e dell’impegno collettivo ha pulsato con forza durante la manifestazione “Sintonie, il coraggio di essere liberi”. Organizzata dalla Fondazione Apri le Braccia, il 17 marzo 2024 è stata una giornata indimenticabile dedicata al Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto. Artisti, scuole e associazioni culturali hanno unito le proprie menti e mani per regalare al territorio una mostra straordinaria.

La circolarità dei concetti di speranza, armonia e responsabilità ha preso vita attraverso opere che richiamano alla mente il valore del consumo responsabile, della salvaguardia ambientale e della trasformazione dei pensieri in espressioni artistiche. Tra poesia e bellezza, l’impatto emotivo della mostra è stato travolgente, suscitando riflessioni profonde e cambiamenti interiori.

Un’encomiabile menzione va a Paolo Lo Giudice, protagonista dell’opera “Circolarità”, creata con il recupero di ruote di biciclette insieme ai ragazzi del centro. Le scuole e le associazioni coinvolte hanno dimostrato un impegno straordinario: l’Istituto Comprensivo Bellini e Antonelli di Novara, il Liceo Artistico-Musicale-Coreutico “Felice Casorati”, insieme a IPSEOA “Pastore” e molte altre realtà culturali che hanno contribuito con opere suggestive.

Il Comune di Vaprio D’Agogna merita un riconoscimento speciale per aver ospitato il primo dipinto sul Terzo Paradiso nella provincia di Novara, nel formidabile murale realizzato nel 2018 da Gianluca Raro. Il coinvolgimento del pubblico ha confermato il forte interesse verso gli ideali simboleggiati dal Terzo Paradiso, mostrando la potenza dell’unione nella promozione di valori di pace, solidarietà e sostenibilità.

In un mondo in cui la collaborazione e la condivisione sono fondamentali per costruire un futuro migliore, la manifestazione “Sintonie” ha spianato la strada per nuove iniziative che ispirino una comunità più consapevole e coinvolta. Grazia Simeone, con il suo impegno e la sua visione, ha illuminato il cammino verso un’armoniosa circolarità di idee e azioni che possa guidarci verso un domani più sereno.

Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questo straordinario evento e che continuano a diffondere speranza e positività attraverso la bellezza dell’arte e della collaborazione. Ci auguriamo che questo viaggio verso il Terzo Paradiso continui ad ispirare e guidare la nostra comunità lungo un sentiero di crescita e rigenerazione.


Espressioni d’arte contro il cambiamento climatico. L’Artivismo di Claudia Cantoni a Lugano

LUGANO – Nella lotta contro il cambiamento climatico, le proteste di massa e le azioni di disobbedienza civile hanno fatto sentire la loro voce nelle piazze. Tuttavia, c’è un altro potente mezzo per trasmettere il messaggio di urgenza che l’emergenza climatica richiede: l’arte.
Claudia Cantoni, artista ticinese, ha abbracciato l’Artivismo in collaborazione con Renovate Switzerland, ispirata dal coinvolgimento della figlia Francesca nell’attivismo climatico. Ha scelto di comunicare il loro messaggio in un modo unico che le rispecchia. “Senza togliere alcun merito alla resistenza civile, che è stata storicamente di fondamentale importanza e ha ottenuto grandi risultati, ritengo che l’Artivismo possa essere un’alternativa altrettanto efficace per sensibilizzare le persone,” ha spiegato a Tio/20 Minuti.
Pochi giorni fa, Claudia ha organizzato una performance a Lugano durante la mostra collettiva d’arte “arTIstica”. La performance, chiamata “Betulle,” è stata inizialmente creata nel 2021 e presentata alla Biennale di Firenze, ricevendo due premi. Essendo un’opera vivente, “Betulle” si evolve nel tempo e si adatta al contesto in cui viene presentata. “Durante il periodo del Covid, le quattro amiche che facevano parte del quadro vivente indossavano maschere, mentre stavolta le performers (artisti partecipanti alla collettiva) rappresentavano diverse nazionalità, a simboleggiare l’universalità del problema, e hanno annunciato concetti importanti per le loro vite nelle loro lingue madri (tradotti poi in italiano),” ha spiegato Claudia. La performance ha visto anche la partecipazione di Francesca, che ha portato avanti il messaggio del cambiamento climatico.
A differenza delle azioni di protesta di Renovate, questa performance ha ricevuto una sorprendente risposta positiva dal pubblico. In un breve lasso di tempo di soli 13 minuti, il messaggio è stato trasmesso con sorprendente efficacia, suscitando emozioni intense, scambi di affetto e calorosi applausi tra il pubblico. Al termine della performance, l’artista ha coinvolto con successo circa 40 persone invitandole a unirsi in un cerchio, stringendosi le mani.
L’obiettivo di Claudia è lo stesso di molti altri attivisti per il clima: sensibilizzare un pubblico ampio riguardo all’emergenza climatica. Tuttavia, vuole anche enfatizzare l’importanza dell’unità, sottolineando che tutti possono lavorare insieme per lo stesso obiettivo, indipendentemente dalle metodologie utilizzate. “Credo che ognuno di noi possa trovare un modo valido, nel rispetto delle vite delle donne, degli uomini e degli animali di questo pianeta, per proteggerlo,” ha affermato l’artista.
La partecipazione di Renovate Switzerland alla performance rappresenta una novità, ma non sarà l’ultima. Sia Claudia che Renovate Ticino stanno organizzandosi per portare altre opere artistiche simili per strada, nelle piazze, al fine di diffondere questo importante messaggio in forma artistica.”

ALDO PALLANZA. AL FEMMINILE

MyOwnGallery di SuperstudioPiù, in via Tortona a Milano ospita dal 17 al 27 novembre 2022, con la curatela di Fortunato D’Amico, la prima personale milanese di Aldo Pallanza, dal titolo “Al femminile”.


Cercasi Principe Azzurro. Dopo aver calzato una scarpetta, perfettamente adatta a modellare il suo grazioso piedino, la giovane, ragazza quotidianamente impegnata a lavorare come donna delle pulizie nella casa della matrigna e delle sorellastre, venne scelta dal Principe Azzurro in qualità di sua consorte e futura Regina del regno. Cenerentola è certamente la favola che meglio esprime la particolare valenza che questo accessorio del vestiario assume nella cultura femminile sul piano simbolico e su quello psicologico di chi la indossa. Certamente Aldo Pallanza conosceva così bene l’universo femminile al punto tale da diventare uno dei più richiesti e affermati designer della calzatura rivolta alle donne. Aldo Pallanza avrebbe compiuto 100 anni nel 2022. Rivedendo e rileggendo criticamente i modelli di scarpe femminili da lui progettati nel corso della lunga carriera di modellista, i primi realizzati da giovanissimo intorno alla metà degli anni trenta del secolo scorso, si rimane meravigliati dall’attualità con cui questi oggetti, si presentano ancora oggi agli occhi di noi contemporanei. Cosa sarebbe la moda senza designer geniali, come si usa adesso per definire i modellisti di una volta, capaci di elaborare soluzioni empatiche al sentire delle donne del proprio tempo? Aldo Pallanza non era solo un disegnatore di stile ma un tecnico completo, chiamato a sviluppare il progetto di industrializzazione del prodotto in tutta la sua filiera, anche quella di programmatore dei macchinari e delle attività lavorative. Insomma, era un vero designer a disposizione dell’industria dell’abbigliamento femminile con il compito di trasformare la scarpa in un accessorio prezioso e fondamentale nello stile di una donna. Il potere attrattivo delle scarpe è fortemente evidente, anche in altre opere di artisti contemporanei come Vanessa Beecroft che fotografa e performa con modelle nude o vestite di pochi ornamenti tra cui quasi sempre sono protagoniste. Aldo Pallanza, quando progetta i sui capolavori, sa che ogni donna vuole sentirsi unica, diversa dalle altre, sensuale, intelligente. Le sue scarpe, prodotte da diverse aziende nazionali e internazionali, sono state vendute in milioni di esemplari in tutto il mondo, hanno certamente influenzato la cultura, le posture, l’immaginario femminile per diversi decenni.
Un inventore di moda che ha lasciato un’impronta estetica influenzando gli stili di vita e i prodotti di altri settori produttivi, dai tessuti, alle tappezzerie, ad altri capi di abbigliamento. La sua creatività era sempre ispirata, al punto da inventare, oltre ai modelli di calzatura, tessuti e simil-pellami utilizzati per il loro ornamento, elaborati in modo originale, ottenuti da un’attenta e particolare lavorazione dei materiali.
La conoscenza tecnica acquisita nell’esercizio dell’attività professionale si riverserà in quella di artista, completamente connesso con l’universo femminile da cui estrapola l’anima del sentire e dell’emozione. L’intenzione pittorica trasborda spesso dalla tela per diventare scultorea o elemento tattile in cui il disegno, oggetto di trattamenti particolari, emerge in rilievo, in funzione dei supporti utilizzati, quasi mai ortodossi rispetto a quelli in uso nella pittura tradizionale.
Figurativismo e astrattismo sono sempre presenti nelle sue opere e anche la funzione decorativa dell’immagine trova gli equilibri armonici da cui attingere gli elementi di un linguaggio rivolto alla donna.
Le sue figure femminili sono, al passo con i cambiamenti culturali in atto nel mondo contemporaneo, sensibili ad una lettura sulla condizione della donna e del suo ruolo nella società moderna, periodicamente segnalata lungo il percorso che negli anni accompagna l’evoluzione politica e giuridica dei popoli.
Così nelle sue rappresentazioni, i corpi, le posture e le facce dei soggetti raffigurati portano i segni della diversità culturale e dei fattori geografici di appartenenza.
Una emancipazione femminile lenta e quasi sempre silenziosa che ha reso possibile in questi ultimi decenni la nascita di una nuova consapevolezza, sia maschile che femminile, che ha portato alcune radicali trasformazioni. Potrà sembrare strano, ma è realistico affermare, come hanno scritto eminenti antropologi e sociologi, che a queste dinamiche di riforma hanno contribuito tante componenti, tra cui anche quelle rivendicazioni agitate dall’universo che gravita intorno al sistema della moda. Dobbiamo così riconoscere anche ad Aldo Pallanza il merito di avere portato il suo piccolo contributo al progresso culturale di cui tutti stiamo testimoni.

ANTROPOCENE

Mario De Leo | Max Marra | Giovanni Ronzoni

ANTROPOCENE
a cura di Fortunato D’Amico

Siamo tutti consapevoli di essere giunti alla fine di un’epoca e che un’altra sta per cominciare. Preoccupati per un futuro che si presenta incerto, e apparentemente privo di direzioni, ci accingiamo a lasciarci alle spalle un passato intrappolato in una mole di problemi ambientali, sociali, economici, dai quali dovremmo svincolarci per progettare un nuovo modello di vita sociale.

Antropocene – Il Dramma – spazio gestito da Giovanni Ronzoni
L’Antropocene è un epoca di drammi e di conflitti. Basti pensare che nel corso degli ultimi 100 anni le dinamiche di trasformazione indotte dall’Uomo sul pianeta hanno provocato
l’estinzione dell’83% delle specie animali viventi. Inoltre è stata dimezzata la presenza degli alberi di circa il 50%. La corsa alla modernità ha creato conflitti e nazionalismi, superproduzioni di merci e guerre per conquistare il dominio dei territori. Il rosso, colore della vita, del cuore, dell’amore, dell’energia, nell’Era dell’Antropocene è diventato simbolo del sangue versato dall’Umanità in nome di una libertà caduta al rango di libertinaggio.

Mario De Leo, Max Marra, Giovanni Ronzoni, sono tre artisti che con le loro opere esposte nella Sala Leonardiana del Castello Visconteo Sforzesco di Vigevano intendono stimolare nel pubblico riflessioni, critiche, letture contemporanee di questa Era storica che molte organizzazioni internazionali di geologi, scienziati, climatologi, chiamano Antropocene.
Un periodo caratterizzato da un fortissimo impatto geologico sull’eco sistema, provocato dalle intensa attività tecnologica prodotta dall’Homo Sapiens nel corso dell’ultimo secolo, che ha alterato profondamente gli equilibri del pianeta e creato inevitabili disagi.
Le sculture, le installazioni, le opere grafiche, di Mario De Leo, Max Marra,
Giovanni Ronzoni, esplorano in chiave artistica alcuni degli ambiti in cui questi cambiamenti si stanno manifestando sempre più velocemente nelle nostre vite.
La mostra è scandita da tre momenti, organizzati i tre spazi contigui, ognuno dei quali gestito da uno degli artisti che a sua volta ospita e dialoga con gli altri due.
I tre temi che guidano il pubblico nel percorso espositivo sono quindi i seguenti:

Antropocene – L’Homo Sapiens – spazio gestito da Max Marra
L’Homo Sapiens, cosi come l’ambiente naturale che ha irresponsabilmente continuato a modificare, alterando insistentemente gli equilibri planetari in essere da tempi antichissimi, si è profondamente trasformato anche sotto il profilo genetico. Più che Homo Sapiens questo animale dal nome intelligente, dovremmo forse chiamarlo “Homo Ignorant”. L’antica saggezza, tramandata attraverso la filosofia, il racconto dei miti, il monito etico e morale del pensiero e delle pratiche spirituali, non sono serviti al moderno Uomo Tecnologico per un avanzamento democratico dell’opera di umanizzazione, disattendendo qualsiasi aspettativa di pacificazione, incrementando invece il desiderio di sopraffazione.

Antropocene – L’Homo Sapiens – spazio gestito da Mario De Leo
Durante L’Era dell’Antropocene la tecnologia ha avuto un ruolo fondamentale nella trasformazione dell’ambiente naturale in un sistema complesso e artificioso.
La depauperazione dell’ecosistema di risorse non più rinnovabili, utilizzate per il funzionamento di tecnologie preposte al consumo, ha favorito l’incremento di fenomeni catastrofici, dagli tsunami a oltre duemila miliardi di tonnellate di anidride carbonica riversate nell’aria, che hanno contribuito alla creazione di un enorme buco nell’ozono e accentuato i problemi derivati dal cambiamento climatico.
E’necessario ritornare all’utilizzo di tecnologie sostenibili che non producano inquinamenti.

Sala Leonardiana
Cortile del Castello Visconteo-Sforzesco di Vigevano
dal 20 Marzo al 18 Aprile 2022